Fabio Strinati: “Spiegare la poesia è come rivelare ad un estraneo tutta la nostra vita in un secondo.”

Incontro con un autentico artista versatile di origine Marchigiana, un talento straordinario che 'abbraccia' l'arte totalmente.

Quest’oggi, LF ha incontrato un personaggio di spessore, capace di trasporre ‘su carta’ ma anche musicalmente, tutta la sua interiorità, i tormenti dell’anima, le solitudini che gli consentono di dialogare con se stesso e con gli altri, Fabio Strinati.

Poeta, scrittore, musicista, Strinati è nato a San Severino Marche il 19 Gennaio 1983. Ama definirsi un artigiano della parola e del suono. Coltiva la passione per la poesia già da svariati anni, così come anche la passione per la musica, la prima, quella vera, iniziata con lo studio assiduo del genere classico su una pianola Roland e imparando le melodie ascoltate alla radio. A soli 15 anni, l’amore per il pianoforte e il suo linguaggio ha assunto contorni talmente assoluti, da spingerlo a fondersi con questo strumento in maniera indissolubile. Guidato dal maestro Fabrizio Ottaviucci, ha partecipato a diversi concorsi come pianista e compositore.

Come accennato, Fabio è un artista versatile, e contemporaneamente al campo musicale si è dedicato con grande dedizione e pathos a quello della poesia. La sua prima raccolta di versi è “Pensieri nello scrigno. Nelle spighe di grano è il ritmo”, seguita da “Dal proprio nido alla vita”, e rappresentano una miscellanea di stili differenti attribuibili al filone letterario italiano, soprattutto del futurismo e dell’ermetismo che hanno influenzato moltissimi nostri illustri poeti e Fabio Strinati stesso.

La sua profonda e complessa ispirazione, derivante dalla vita vissuta in prima persona, da elementi compresi ed anche ‘incompresi’ caratterizzano l’intero suo cammino poetico. Attraverso le parole di Fabio ho avuto la netta sensazione di trovare davanti a me un uomo dall’animo profondo, sensibile, introverso magari, ma propenso a rimettere tutto in discussione, amalgamando, sovente, la musicalità ai versi, due facce, se vogliamo, di una medesima medaglia. Una più impercettibile, l’altra più concreta e visibile.

Un bel personaggio che lascia ben sperare in successi futuri.

Come ti definiresti…poeta, scrittore, compositore?

“Solitamente mi definisco un artigiano della parola e del suono perchè sono talmente ossessionato dalle potenzialità che possono esprimere entrambi che tutto il resto poi passa in secondo piano. Adoro muovermi dentro questi mondi ascoltando tutto me stesso; mi piace molto l’idea che la penna possa fare da tramite tra la mia anima e il foglio, oppure, come da un pianoforte e da un pentagramma possano venir fuori suoni magici in grado di farci vibrare smisuratamente.”

Queste arti si fondono un po’ una nell’altra?

“Poesia e musica sono due arti che in qualche modo si completano a vicenda anche se ognuna ha vita propria. Nascono nello stesso punto ma poi sono costrette a prendere strade totalmente diverse. La musica è un arte che galleggia al di sopra di un qualcosa di indefinito, impercettibile, proprio perchè il suono è in grado di infilarsi in ogni angolo della nostra anima. La poesia invece è molto più presente, più concreta, visibile; la poesia non si nasconde mai. È responsabilità pura.”

Come hai iniziato?

“Sinceramente è un po’ come quando nasciamo, che non ricordiamo nulla. Canticchiavo alcune melodie, scrivevo qualche verso su qualche pezzetto di carta, filosofeggiavo qualche pensiero. Tutto qui. Ma sono sempre stato un avido lettore e ho ascoltato tantissima musica. Per me sono linguaggi terapeutici. Essendo un’anima tormentata e un po’ in disparte ho dovuto trovare un tramite per dialogare con il mondo e con gli altri. Ecco, forse ho iniziato proprio per questo motivo.”

Quanto c’è di personale nei tuoi versi?

“Leggo i miei versi e vedo me. Tutto ciò che tocco e che sento si trasforma in versi e questo mi affascina veramente tanto. Sono una persona molto curiosa, osservo ogni cosa e mi piace inventare storie dal nulla. Prediligo dar voce e vita a personaggi che non possono esprimersi perchè emerginati o bistrattati dalla società solamente perchè non hanno mezzi per vivere. Mi piace raccontare di storie che nascono ai margini proprio perchè ho sempre pensato che la poesia prenda forma in questi luoghi isolati, luoghi di periferia.”

Come vedi il ‘linguaggio’ poetico contemporaneo?

“Il linguaggio poetico contemporaneo lo trovo molto presente, profondo ed affascinante. Un linguaggio molto libero che permette alla nostra fantasia e ai nostri pensieri di andare oltre alcune percezioni che altrimenti, rimarrebbero un po’ come dire, sopite. La poesia ha un ruolo molto importante all’interno della nostra società anche se si tende a pensare che sia di nicchia ma non è assolutamente così. Come può essere di nicchia un linguaggio concreto come la poesia? Il poeta viene visto come un alieno ma in sostanza credo che sia la persona più normale di questo mondo. La realtà è che solamente attraverso la poesia possiamo guarire da alcuni malanni come dire, cronici.”

A cosa stai lavorando?

“Sto lavorando ad un libro di poesia scritto a quattro mani con Michela Zanarella che s’intitola “L’esigenza del silenzio”. Un’esperienza meravigliosa, un libro che ci sarà d’aiuto per guarire le nostre ferite. Poi, Michela è per me una sorella, una persona in grado di arricchirti con il solo sguardo.”

Progetti futuri?

“L’unico progetto che ho è vivere bene con me stesso e con gli altri e avere una buona salute che mi permette di andare avanti ma sempre con molta umiltà e parsimonia. Ho diversi libri nel cassetto e anche alcune composizioni pronte per essere suonate ma io sono abituato a non guardare oltre la settimana. Non ho un buon rapporto nè con il tempo, nè con l’imprevisto.”

Concludendo?

“Concludo dicendo: “Spiegare la poesia è come rivelare ad un estraneo tutta la nostra vita in un secondo.”

 

Scrivi un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*