“Fare teatro con gli Spiriti “.

Ci parla il conte di Wardal, musa di Fellini e discendente di Cleopatra VII .

Federico si siede su una panchina. E’ affabile, gentile, avvolto da un mantello scuro. Il viso è esotico, senza età e mostra a tratti ironia, intuizione. I suoi lunghi occhi hanno visto molte cose, segreti, misteri…

Lei per discendenza è molto legato all’Egitto, paese di segreti. Lei discende dalla regina più importante e potente  dell’antichità Cleopatra VII. Che idea si è fatto di lei ? Era cosi affascinante ?

“Sono talmente legato all’Egitto, che non potrei esistere, se l’Egitto non esistesse. Cleopatra VII è stata la creatura più potente del mondo, ma, tramite l’oracolo di Siwa ed alcuni suoi personali sacerdoti, era ben consapevole di non essere, certo, più potente del destino, un destino che conosceva, che conobbe prima che si compisse. Questo il suo dramma. Questo per me è Cleopatra VII. Anche se la sua dinastia era macedone, aveva l’antico Egitto nelle vene, dovunque. Era  “messaggero“  dell’antico Egitto, sapeva questo. Conosceva il suo compito e su come era destinata a pagarlo: con la morte che ha accettato di darsi. Un atto di morte così potente che il mondo ha tremato e trema ancora e sempre tremerà. No, non mi chieda perchè, giacchè potrei usare solo un sorriso per risponderle, nulla di più. Ho donato molti documenti su Cleopatra VII alla UNESCO Bibliotheca Alexandrina in Alexandria d’Egitto. Tali documenti contribuiscono fortemente a fornire un’immagine molto corretta su Cleopatra VII, vittima sempre di distorsioni storiche. Sarò lieto di riparlare su Cleopatra VII, se vuole, con lei, per un suo nuovo cortese articolo. Solo una cosa mi lasci dire che riguarda il teatro e Cleopatra VII. Nell’ormai lontano 2000 tramite ricerche effettuate su un mio antico manoscritto da alcune università egiziane si è fatta una scoperta di somma importanza: un testo di Orazio su Cleopatra VII e la sua Bibliotheca Alexandrina. Il titolo : “Cleopatra VII ed Orazio (Bibliotheca Alexandrina). In questo testo c’è finalmente la vera Cleopatra VII. Orazio ha scritto questo testo contro Ottaviano che gli aveva ordinato di scrivere pochi ma micidiali versi su Cleopatra VII con l’obiettivo di distruggere per sempre nella storia l’icona della regina. Orazio fu costretto a scrivere ciò, ma nel 28 a.C, due anni dopo la morte di Cleopatra, scrisse la verità sulla regina, il testo scoperto nel 2000, che Orazio aveva nascosto ad Ottaviano. Nel 2003 ho rappresentato : “Cleopatra e Orazio ( Bibliotheca Alexandrina )”  presso l’attuale Bibliotheca Alexandrina UNESCO. Ho voluto recitare in arabo, in omaggio all’Egitto moderno per ringraziarlo di aver ridato al mondo la Bibliotheca Alexandrina. La piece teatrale inizia con una canzone che è stata candidata per l’inaugurazione mondiale della Bibliotheca Alexandrina avvenuta il 16 Ottobre del 2002. La canzone, è diventata popolarissima in Egitto, avendola presentata  più volte in tv ed anche su  “Questa sera ( Atha al masà )“, programma tv della star Samir Sabri, primo canale della Televisione di Stato Egiziana, un programma seguito da milioni di persone in tutto il mondo arabo. Per due anni, in Alexandria, nel Cairo, ovunque in Egitto, la gente, tutti, mi hanno fermato per strada ringraziandomi per la mia donazione alla B.A. e complimentandosi per la canzone. Il testo della canzone, è un collage che io ho fatto con i versi di Orazio su Cleopatra che io canto in latino, lingua originale ed arabo.  https://www.youtube.com/watch?v=fGodTdzcEBk , https://www.youtube.com/watch?v=vbFS5QAC2AY&t=27s

La musica della canzone è composta dal napoletano Antonio Verrico che ha scritto per me canzoni bellissime. Una si intitola “Pasolini“, che riinciderò . E’ una canzone che canto in “Turbamento“ del grande poeta Dario Bellezza, che Dario riscrisse per me per il teatro. Poi Verrico scrisse canzoni per un mio show di grande successo presentato a Roma al Fontanone del Gianicolo e nel più importante teatro di Baghdad, il teatro Rashid, nel 1996 solo su Dario Bellezza, dopo la morte del poeta ed intitolato : “ L’Amore, La Bellezza, La Vita (Al Hobb, Al Jamal, Al Hayat).”

Conte quando si è reso conto di avere delle facoltà extrasensoriali ?

“Io? Certamente non ho avuto una vita serena. E come avrei potuto? Uno come me che non capisce la menzogna e che cerca sempre più la verità, come può avere una vita serena? La verità attrae chi non ha il coraggio di vederla, così io, con le verità che ho voluto conoscere e continuo a conoscere attraggo persone che hanno bisogno di verità, ma che, quando si giunge al momento di vederle e viverle le verità, vanno via, ritornano a vivere nella menzogna, forse fino alla fine, per sempre. Me ne dispiace, ma non è mio compito riavvicinarle alla verità una seconda volta. Hanno facoltà di scelta. Che il destino decida per loro, come per tutti, non certo io.”

Ci può raccontare che cosa ricorda di stravagante del suo mentore Fellini grande appassionato di Paranormale?

“So che le sembrerà strano e forse la deludo, ma nel mio rapporto con Fellini il paranormale non c’è mai stato. Si, ho deciso così. Lui aveva i suoi maghi. Non ho mai voluto dirgli nulla sul suo futuro. Il nostro era un rapporto differente. Federico Fellini per me è stato ed è  “il mio bambino“, “la mia luce“. Conoscevo i suoi difetti e lo lasciavo giocare con i suoi difetti. Nonostante lui fosse già un uomo maturo ed io pressocchè un adolescente, il rapporto era opposto, lui mi sentiva più grande di se come età ed io lo sentivo molto più piccolo della sua età. Lui era attratto dalle mie verità, e, come ho detto prima, nello stesso tempo ne aveva timore. Successe un fatto tra noi…un fatto strano…forse un segno del destino che guidava entrambi per essere più uniti, ma con un prezzo da pagare, un prezzo che Federico, eh, si chiama come me, sarebbe stato disposto a pagare, ma io me ne andai, sparii da lui…Ne ha sofferto, anche io. Diceva che io ero il suo film, ma senza dubbio esagerava, come a lui piaceva spesso fare. Una lunga storia, drammatica che un anno fa lo scrittore Gabriele Luca Fava ha voluto scrivere…in chiave metaforica, giacchè Fellini giocava ad essere metaforico ed io con lui! Il lavoro si intitola: “Federico e Fellini“.  Forse un giorno apparirà sugli schermi. Intanto c’è questo : https://www.youtube.com/watch?v=BWssfghv6fc&t=4s Mi commuovo…non riesco ad andare avanti…E non mi commuovo quasi mai…Che resti in pace il mio Federico.”

Si dice che Fellini le abbia proposto molti ruoli. Ce ne può parlare?

“Caro Antonello , tutto è scritto nel dramma: “Federico e Fellini“. Oh si che Federico mi ha proposto ruoli! Mi chiamò e mi diede l’importante ruolo dell’adolescente Casanova, ma quando mi scelse, Fellini aveva già scritto lo script, la sceneggiatura. Dopo avermi conosciuto, cambiò la sceneggiatura. Si, la creatività di Fellini non si fermava mai: dal cinema alla vita, dalla vita al cinema…Così “ l’apparizione della madre del Casanova nel teatro di Dresda”, diventai io, cioè “l’adolescenza del Casanova” e non più sua madre che la rappresentava. Ci furono subito dei problemi, non tra me e Fellini, ma con la produzione. Per i produttori il cambiamento di Fellini era eccessivo e dissero che cambiava “gli equilibri del film”. Che idioti! Il creatore era Fellini e non loro e loro producevano un film di Fellini e non “il film dei loro equilibri“ . I giornali ne parlarono. Il film si fermò. Io ci sono nel film, ma non come Fellini avrebbe voluto. Gabriele Luca Fava in “Federico e Fellini“ è riuscito a cogliere, con enorme intuito, i veri meccanismi che muovevano tutto tra me ed il Maestro Fellini, incluse le situazioni intorno a noi. Fellini non fu certo felice per l’imposizione della produzione  e l’assurdo era che lui confortava me ed io dicevo: “Federico, maestro…- lo chiamavo in tutti e due i modi – … che ti importa di loro, tu hai creato, tu sei Fellini e se loro hanno cercato di modificare la tua opera, Federico, tu “riparandola” ,  “reinvenandola“ una terza volta! Il tuo genio è immenso! E così fu. Il film è splendido! Io continuai a frequentare Fellini. Poi sparii, perchè?  Mio padre vedeva Fellini come un antagonista. Così mio padre, figlio unico come me, avvocato, una potenza politica in Italia in quegli anni, non riuscendo con la politica a distruggere il mio rapporto con Fellini, giacchè Fellini ne era ben al di sopra, mio padre distrusse me. Si, fece in modo di isolarmi dal mio ambiente e come quando ad una giovane pianta gli togli l’acqua, la pianta muore. Così sparii dal mondo. I miei numeri di telefoni erano schermati. Era davvero difficile contattarmi. So che Fellini mi cercò per “La città delle donne“ e “Prova d’orchestra“, ma non mi trovò. Me lo dissero quando ormai era troppo tardi e la mia vita…vita? …era..il buio.”

Vuole parlarci di come fa teatro con “gli spiriti “ ?

“Ogni vero artista è un medium. Il teatro ha sempre parlato con gli spiriti, da quando è nato con l’uomo. Ma c’è un episodio, forse speciale che riguarda me, solo me. Negli anni ’90 ero ancora in Italia e molti dei miei amici intellettuali, artisti, erano d’estate a San Felice Circeo (dove Anna Magnani ed Elsa De Giorgi avevano una villa) e Sperlonga. Con le gemelle Laura e Lia Levi, intime amiche di Fellini, si parlava di esperimenti medianici col teatro. Lia Levi era medium come me. Io ho delle norme, riguardo la medianicità, che rispetto rigorosissimamente. Una di queste è che non solo non mi interessa chiamare gli spiriti, ma quando gli spiriti talvolta mi si presentano, io spesso, li rimando indietro a meno che non abbiano messaggi importanti da dare a me, ai miei amici od all’umanità. Insomma, siccome, come dicevo prima, fare teatro significa “evocare“, io feci alcuni esperimenti. Verificai la mia connessione con grandissimi autori del passato. Solo con Michelangelo la mia connessione funzionò. Così nacque il primo episodio del “Teatro con gli Spiriti“, a Sperlonga, nel 1991, in una casa teatro, gremita di pubblico e media per l’evento. Iniziai a recitare un collage di poesie di Michelangelo per chiamare il suo spirito e quando il contatto fu raggiunto, ovviamente caddi in trance e Lia Levi fece a Michelangelo alcune domande ed io in trance risposi. Dopo Lia, molti altri mi rivolsero delle domande. Poi Lia, maestro di cerimonia per quell’occasione, ed esperta del campo occulto, salutò Michelangelo e fiumi di applausi riempirono la sala. Devo avere una registrazione da qualche parte. Dopo di che ho scritto un trattato su questo.”

Poi ha seguitato?

“Si. In concentrazione medianica con lo spirito di Shakespeare ho scritto: “Incantesimo“ che un famoso scrittore italiano Alberto Bevilacqua, amante del paranormale e mistero, fortemente elogiò. ”Incantesimo“ non è solo scritto in comunicazione con lo spirito di Shakespeare, ma è basato sul trattato, sulla teoria relativa al “fare teatro con gli spiriti“ . “Incantesimo“ costituisce il primo ufficiale episodio in assoluto di  “Teatro con gli Spiriti“. Recitando l’attore-medium si mette  in contatto con l’autore del testo, in questo caso Shakespeare e dialoga con il suo spirito.”

Ogni attore?

“No. Solo chi ha un buon contatto con lo spirito di Shakespeare. E poi, sa, questo tipo di eventi sono molto rari. Questo è un tipo di teatro speciale, non lo si può fare ogni sera. Perchè gli spiriti non sono disponibili ogni sera. Non vivono nel nostro mondo, anche se col nostro mondo sono in contatto. Mai si deve forzare uno spirito a parlarci o venire tra noi. Bisogna avere rispetto.”

All’epoca uscirono vari articoli su questo.

“Si. Marina Ceratto per il settimanale “Gioia“ mi intervistò dove io scrissi “Incantesimo“ in comunicazione con Shakespeare e cioè nel mio attico di Roma in via delle Fornaci. Una zona dove l’energia è molto potente. Un’intervista di cinque pagine con foto che ebbe un successo immenso. Subito dopo registrai un’ora su Rai Uno per un programma culturale dello scrittore e giornalista Franco Cuomo.”

Nessuna comunicazione medianica con l’Egitto?

“Si. Ma mai ho comunicato con Cleopatra VII.”

Perchè?

“Perchè semplicemente non sento di farlo. Le notizie che mi sono giunte su Cleopatra, tramite i miei antichi manoscritti, credo che siano sufficenti. Il testo scoperto di Orazio su Cleopatra dà giustizia alla grande regina, esprime i messaggi che i potenti di allora cercarono di distorcere o cancellare. Su Cleopatra VII parleremo nella prossima intervista.”

Allora, ci dica sulla sua comunicazione medianica con l’Egitto.

“Si. E’ relativa al teatro. Nel 1993 scrissi “Egitto“ un altro dramma, usando ancora una volta la scrittura automatica. Significa che scrivevo in forma drammatica ciò che durante la concentrazione medianica mi veniva detto.

Detto da chi? Da quale spirito?

“Egitto” il dramma, è un caso a se. Non chiesi chi mi dettò medianicamente il testo: l’Egitto me lo dettava. L’Egitto prima di Cleopatra VII. Scrissi fatti sulla storia dell’antico Egitto, che l’Egitto voleva si sapessero. ”Egitto”  fu un indimenticabile successo prima nel Settembre del 1993  al Cairo International Festival of Experimental Theatre del ministro Farouk Hosni e dal Novembre del 1993 al Teatro Ghione di Roma, all’Accademia di Egitto di Roma con un cast interamente egiziano. Se la regia fu mia al Cairo, quando ritornai a Roma, volli che il regista ed il protagonista fossero egiziani. Per me, il vero autore di “Egitto“, era l’Egitto, così l’Egitto doveva essere più presente! Così, Ashraf Farouk, un eccellente attore rivestì il ruolo di coprotagonista ed Adel Said fu il regista. Mah, mi lasci dire una cosa che non potrò mai dimenticare. Adel Said, dopo aver letto il testo mi disse : “ Si, accetto. Dirigerò questo spettacolo. Il testo è nostro, il testo è dell’Egitto. L’Egitto vuole che lo diriga!“

Lei è un grande artista internazionale, ma Nemo di Pirandello, che lei ha appena recitato in USA, cosa apporta oggi alla società come messaggio ?

“Wardal non è un artista internazionale, anche se milioni di persone lo conoscono. Wardal non esiste. Wardal è “Nemo“ di Pirandello, che significa NESSUNO. Ecco cosa “Nemo“ dà agli altri: una persona vera che per gli altri non esiste. O viene ignorato, usato, frainteso. Ed il suo cuore sanguina di dolore per questo, ma questo suo dolore viene considerato un teatro, una finzione e viene “usato” così, svuotato dal suo significato e così manipolato diventa innoquo e nessuno ne ha più compassione e nessuno più  gli dà conforto. Così la gente non lo vede più e le sue lacrime non hanno più sapore, sono gocce che il tempo copre  e che solo i cieli ascoltano, vedono, sentono, ma diventano invisibili a chi vive laggiù sulla Terra. C’è una battuta in “Nemo“ che dice: “Maestro, l’invisibile muove il visibile. L’opposto è solo un’illusione dove Lei, Maestro, e questa gente vuole essere. Non io. No. Non io. Il mio nome è Nemo che significa nessuno. Ma da questa tragedia ho salvato il mio dolore, che voi non vedete, non potete vedere e questa è la vera vostra tragedia. Quando recito “Nemo” la gente applaude, non so perchè. Dicono che è “una preghiera a Dio” .

Nemo è legato a qualche misterioso avvenimento?

“Si, un avvenimento misterioso quanto lo è l’amore. Si, “Nemo“ è un forte, fortissimo messaggio d’amore, perciò  Nemo è come un bambino abbandonato (da Pirandello, si Pirandello stava per distruggerlo!) che disperato cammina e cammina in cerca di amore e diventa adolescente e continua a camminare e diventa adulto e continua a camminare e poi qualcuno, un’anziana signora gli da una carezza (Paola Masino Bontempelli), ma “Nemo“ non la sente, non la riconosce perchè non ne ha mai avute e poi trova una persona (me) che gli da una casa per riposare finalmente, ma Nemo ormai è spento e non capisce più, è troppo tardi. Si, ecco, Pirandello lo scrisse nel 1928, Pirandello era in crisi per fatti familiari gravi e per lavoro, si, Pirandello. Nessuno della sua compagnia teatrale voleva recitare “Nemo”. Dicevano che era troppo innovativo giacchè ambientato in uno studio televisivo, agli albori della televisione, quando ancora nessuno conosceva la televisione. Greta Garbo se ne interessò e Pirandello scrisse una versione per la diva. La Garbo fu ostacolata dai suoi produttori , giacchè dissero che la Garbo in “Nemo“ non sarebbe stata più la Garbo, ma un’altra donna, una donna totalmente diversa e che sarebbe stato uno shock per il pubblico che l’avrebbe lasciata. Così Greta Garbo vi rinunciò. Pirandello stracciò la versione che aveva scritto per lei e stava per distruggere l’originale, quando il suo intimo amico, lo scrittore Massimo Bontempelli e sua moglie, la grande poetessa e scrittrice Paola Masino Bontempelli, lo fermarono e Pirandello affidò Nemo a Paola e Massimo. Massimo morì. Paola Masino, nel 1983, ormai malata, ma molto energetica e temperamentosa lo diede a me, in un bar dei Parioli a Roma, prima di morire. Ed io le dissi: “Ma, signora Masino, questo dattiloscritto non è firmato. Come posso recitarlo e dire che l’ha scritto Pirandello? “ E lei mi disse: “Si capisce da tutto che l’ha scritto Pirandello. Ho il manoscritto. Verrò alla sua “prima”, le basta?!”. Paola morì ed io mi dimenticai di Nemo. La mia vita era già complicata. Poi nel 2016, un amico mi disse: “vuoi fare qualcosa per i 150 anni di Pirandello?“ ed io risposi certo di si, Pirandello è il mio autore preferito e risposi a quel signore che avrei scritto un monologo, un collage delle più importanti opere di Pirandello e poi, poco a poco la nebbia del tempo scomparve e mi ricordai di Nemo, che avevo “Nemo“ !  Così  l’ho fatto nascere il 14 Dicembre del 2017 all’Istituto Italiano di Cultura di San Francisco. Quell’uomo era ed è il Dr. Paolo Barlera, direttore dell’istituto”

In quali altri paesi porterà Nemo?

“Mi hanno rimproverato gli stessi americani qui in USA giacchè per loro ho recitato Nemo in inglese per farglielo capire. Ma loro mi hanno detto che sapevano che Pirandello ha creato un nuovo italiano per il teatro. Un italiano non ridondante, ma secco, asciutto. E quello volevano sentire. Glielo farò in italiano. Ma vorrei farlo in Italia. Mi hanno offerto di tradurlo in spagnolo, una lingua che recito perfettamente come recito altre lingue come Francese, Arabo. Ma in Italia vorrei farlo…”

Con dei suoi grandi amici scomparsi come Fellini e Dalida, riesce a tenere contratti extrasensoriali ?

“Loro sono con me, non mi occorre di più. Sono sempre con me. Mi aiutano, mi danno forza. Mi fanno capire, mi continuano a dire di loro, così per me, loro, non sono spiriti, ma sono i grandi amici di sempre che sempre ricordo agli altri, o ricordo in TV quando mi chiamano. Loro fanno parte di me, di un me che mi fa piacere ascoltare, un me che non mi devo permettere di  dimenticare.”

http://www.iicsanfrancisco.esteri.it/iic_sanfrancisco/en/gli_eventi/calendario/2017/12/one-and-no-one-a-pirandello-extravaganza.html

http://www.iitaly.org/node/53156

P.S.: vedi versione inglese sotto

Doing Theatre with ghosts

Count Federico Wardal, Fellini`s muse and Cleopatra VII `s descendant recounts us…

By Antonello Altamura

Federico sits on a bench. He is affable, kind, wrapped in a dark coat. The face is exotic, ageless and shows sometimes irony, intuition. His long eyes have seen many things, secrets, mysteries …

You are very close to Egypt by descent. You descend  from the most important and powerful queen of antiquity Cleopatra VII. What was your idea of her? Was she so charming?

“I am so attached to Egypt, that I could not exist, if Egypt did not exist. Cleopatra VII was the most powerful creature in the world, but, through the oracle of Siwa and some of her personal priests, she was well aware that she was certainly not more powerful than destiny, a destiny she knew, that she knew before that was completed. This is his drama. This is Cleopatra VII for me. Although her dynasty was Macedonian, he had ancient Egypt in her  veins everywhere. She  was “messenger” of ancient Egypt, she knew this. She knew her  job and how she was destined to pay for it: with the death she accepted to give to herself. An act of death so powerful that the world has trembled and trembles again and will always tremble. No, do not ask me why, because I could only use a smile to answer them, nothing more. I have donated many documents about  Cleopatra VII to the UNESCO Bibliotheca Alexandrina in Alexandria of Egypt. These documents contribute strongly to providing a very correct image of Cleopatra VII, always a victim of historical distortions. I’ll be happy to talk about Cleopatra VII, if you like,, for a new  article of you. Only one thing let me say that it concerns the theater and Cleopatra VII. In the year  2000 through research done on one of my ancient manuscript by  some Egyptian universities a discovery of great importance has been done: a text by Horace about  Cleopatra VII and her Bibliotheca Alexandrina. The title: “Cleopatra VII and Horace (Bibliotheca Alexandrina)” In this text there is finally the true Cleopatra VII. Horace wrote this text against Octavian will who had ordered him to write few but deadly verses on Cleopatra VII with the aim of forever destroying the Queen’s icon in history. Horace was forced to write those verses, but in 28 BC, two years after the death of Cleopatra, he wrote the truth about the queen, the text discovered in the year  2000, which Horace had concealed from Octavian` s  sight. In 2003 I played  “Cleopatra and Orazio (Bibliotheca Alexandrina)” at the current Bibliotheca Alexandrina UNESCO. I wanted to act it in Arabic, in homage to modern Egypt to thank  it  for having given back to the world the Bibliotheca Alexandrina. The theatrical piece begins with a song that was appointed  for the world inauguration of the Bibliotheca Alexandrina on October 16, 2002. The song became very popular in Egypt, having presented it several times on TV and also on “tonight” (Atha al masa) “, TV program of the star Samir Sabri, first channel of the Egyptian State Television, a program followed by millions of people throughout the Arab world. For two years, in Alexandra, in Cairo, everywhere in Egypt people, all of them, stopped me on the way thanking me for my donation to B.A. and complimenting the song. The text of the song is a collage I made with the verses of Horace about  Cleopatra that I sing in Latin, original language and Arabic. https://www.youtube.com/watch?v=fGodTdzcEBk

https://www.youtube.com/watch?v=vbFS5QAC2AY&t=27s

The music of the song is composed by the Neapolitan Antonio Verrico who wrote for me beautiful songs. One is called “Pasolini”, which I will re-record soon. It is a song that I sing in “Turbamento” by the great poet Dario Bellezza, who Dario readapted  for me for theater. Then Verrico wrote songs for one of my most successful show presented in Rome at the Fontanone del Gianicolo and in the most important theater in Baghdad, the Rashid theater, in 1996 only about  Dario Bellezza, after the poet’s death and titled: “Love, Beauty, Life (Al Hobb, Al Jamal, Al Hayat “)”

Count, when you realized you had extrasensory faculties?

“When I was seven years old.”

The artists often have very troubled lives, have you had a peaceful life?

“Me? I certainly did not have a peaceful life. And how could I? A man like me who does not understand lies and who always seeks  the truth, how can he have a peaceful life? The truth attracts who do not have the courage to see it, so I, with the truths that I wanted to know and continue to know attract people who need truth, but who, when it comes to the moment to see  and live their truths they go away, they come back to live in lies, perhaps till the end, forever. I’m sorry, but it’s not my job to bring them back to the truth a second time. They have faculty of choice. That fate decides for them, as for everyone, certainly not me.”

Can you tell us what you remember as extravagant of your  mentor Fellini, a great Paranormal lover?

“I know it will seem strange and perhaps disappoint you, but in my relationship with Fellini the paranormal has never been. Yes, I decided so. He had his magicians. I never wanted to tell him anything about his future. Ours was a different relationship. Federico Fellini has been for me and is “my baby”, “my light”. I knew his faults and let him play with his faults. Despite it he was already a mature man and I almost a teenager, the relationship was as opposite: he felt me as older than himself and I felt him as much younger that his age! He was attracted by my truths, and, as I said before, at the same time he was afraid of it. A fact happened between us … a strange fact … perhaps a sign of destiny that led both to be more united, but paying a price, a price that Federico, eh,  we have the same name…. …he would have been willing to pay, but I left, I disappeared from him … He was sad for that and me too. He said that I was his film, but undoubtedly he exaggerated, as often he liked to do. A long dramatic story, that one year ago  writer Gabriele Luca Fava, wanted to write … in a metaphorical key, the Fellini’s and I favorite key. The work is titled; “Federico and Fellini”. Now is available only this very small part of it: https://www.youtube.com/watch?v=BWssfghv6fc&t=4s

Maybe one day the entire short movie will appear on the screens. I’m moved … I can not go on … And I’m almost never touched … That my Federico rest peace.”

It is said that Fellini has proposed many roles to you.

“Yes, Federico has proposed me roles. He called me and gave me the important role of the teenager Casanova, but when he chose me, Fellini had already written the script, the screenplay. Fellini, after meeting me, changed the screenplay! And the appearance of Casanova’s mother in the Dresden theater became me, as “the adolescence of Casanova“ and no longer his mother who represented it. There were problems immediately, not between  Fellini and I, but with production. For the producers, Fellini’s change was excessive and they said that the “balance of the film” changed. Who idiots! The creator was Fellini and not them and they produced a film by Fellini and not “the film of their balance”. The newspapers talked about it. The film stopped. I’m in the movie, but not like Fellini would have liked. In “Federico and Fellini”, the author Gabriele Luca Fava, through a powerful intuition, has grasped the real mechanisms that move the story between me and Maestro Fellini and situations around it. Fellini was certainly not happy for the imposition of production and the absurd was that he comforted me and I said: “Federico, maestro …- I called him in both ways … – you care about them, but  you are the creator,  you are Fellini. And if they have tried to modify your work, you  can  “remodel” it, you masterfully can reinvent  it a third time! The film will be wonderful!“ I continued to see Fellini. Then I disappeared, why? Because my father saw Fellini as an antagonist: who deprived him from his son. Absurd, but true. My father was an only child like me, a lawyer, a powerful politician in Italy at that time, not succeeding through politic to destroy my relationship with Fellini, since Fellini was well above it, my father destroyed me. Yes, he made sure to isolate me from my environment and  when a young plant takes away the water, the plant dies. So I disappeared from the world. My phone numbers were shielded. It was really hard to contact me. I know that Fellini was looking for me for “The city of women” and  “Orchestra rehearsal “, but he did not  find me. People told me that, when it was too late and my life … life? … it was … the dark.”

Do you want to talk about how you do theater with “the spirits”?

“Every true artist is a medium. The theater has always spoken with the spirits, since it was born with the human being. But there is an episode, perhaps special that concerns me only. In the 90s  I was still in Italy and many of my intellectual friends, artists were in the summer at San Felice Circeo (where Anna Magnani and Elsa De Giorgi had a villa) and Sperlonga. Between I and the twins Laura and Lia Levi, close friends of Fellini, there was a talk concerning  mediumistic experiments and  theater. Lia Levi was a medium like me. I have some norms regarding medium ship that I respect most rigorously. One of these is that not only do I not care to call spirits, but when spirits sometimes present themselves to me, I often send them back unless they have important messages to give to me, to my friends or to humanity. In short, as I said before, doing theater means “evoke, call “, so I did some experiments about it. I verified my connection with great authors of the past. Only with Michelangelo my connection worked. Thus was born the first episode of the “Theater with Spirits”, in Sperlonga, in 1991, in a theater house, packed with audience and media for the event. I started to recite a collage of poems by Michelangelo to call his spirit and when the contact was reached, obviously I fell into a trance. Then, Lia Levi asked Michelangelo some questions and I in trance I replied. After Lia, many others asked me questions. Then Lia, in her role of “ master of ceremony “ and expert in the occult camp, greeted Michelangelo and rivers of applause filled the hall. I have to have a recording somewhere. After that I wrote a treatise on this.”

Then have you proceeded ?

“Yes. In mediumistic concentration with the spirit of Shakespeare I wrote: “Enchantment” that a famous Italian writer Alberto Bevilacqua, lover of the paranormal and mystery, strongly praised. “Enchantment” is not only written in communication with the spirit of Shakespeare, but is based on the treatise, on the theory of “doing theater with the spirits”, I wrote. “Enchantment ” is the first official episode of “Theater with Spirits”. Reciting the actor-medium puts himself  in touch with the author of the text, in this case Shakespeare and dialogues with his spirit.”

Every actor can do that with Shakespeare spirit ?

“No. Only those who have good connection with the spirit of Shakespeare. And then, you know, this kind of events are very rare. This is a special kind of theater, you can not do it every night. Because the spirits are not available every evening. They do not live in our world, even if they are in touch with our world. Never have to force a spirit to talk to us or come among us. We must have respect.”

I know that various articles were published at the time about it.

“Yes. Marina Ceratto for the very popular Italian Magazine “Gioia”  interviewed me in the place where I wrote “Enchantment ” in communication with Shakespeare`s spirit  and that happened  in my attic in Rome in via delle Fornaci, close to St. Peter Basilica, an area full of powerful energy. A five-page interview with photos that was a huge success. Immediately afterwards I recorded an hour on Rai Uno, first channel for the Italian State TV, for a cultural program by the writer and journalist Franco Cuomo.”

No medium ship communication with Egypt?

“Yes. But I never communicated with Cleopatra VII.”

Why?

“Because I simply do not feel like doing it. The news that I have about  Cleopatra, through my ancient manuscripts, I think they are sufficient. The discovered text of Horace about  Cleopatra gives justice to the great queen, expresses the messages that the powerful people  of that time tried to distort or cancel. About  Cleopatra VII we will speak in the next interview.”

So, tell us about your mediumistic communication with Egypt.

“Yes. It is relative to the theater. In 1993 I wrote another drama “Egypt”, again using automatic writing. It means that I wrote in dramatic form what I was told during the mediumistic concentration. Said by whom? Which spirit? The drama “Egypt”  is a case  itself. I did not ask who told me the text through mediumistic concentration: Egypt dictated it to me. The Egypt before Cleopatra VII. I wrote facts about the history of ancient Egypt, which Egypt wanted be known. “Egypt” play was an unforgettable success first in September 1993 at the Cairo International Festival of Experimental Theater of Minister Farouk Hosni and from November 1993 at the Teatro Ghione in Rome, at the Egyptian Academy in Rome with an entirely Egyptian cast. If I directed the play  in Cairo, when I returned to Rome, I wanted that director and co-protagonist to be Egyptians. For me, the real author of “Egypt” was Egypt, so that Egypt had to be more present! So, Ashraf Farouk, an excellent actor played the role of co-star, and Adel Said was the director. Well, let me say something that I can never forget. Adel Said, after reading the text, told me: “Yes, I accept. I will direct this show. The text is ours, the text is from Egypt. Egypt wants me to direct it! “

You are  a great international artist, but what does Nemo by Pirandello, you just performed in USA,  brings  to society today as a message?

“Wardal is not an international artist, even if millions of people know him. Wardal does not exist. Wardal is “Nemo” by Pirandello, which means NONE. Here’s what “Nemo” gives to others: a real person who does not exist for others. Either he  is ignored, used, manipulated, misunderstood .And his heart is bleeding for this, but this pain is considered a theater, a fiction and is “used” so, emptied of its meaning and so manipulated becomes harmless and no one has more compassion and no more one gives him comfort. So people do not see it anymore and its tears have no more taste, its  are drops that time covers and only the heavens listen, see, hear, but its become invisible to  who lives  there on Earth. There is a line  in “Nemo” which says: “Master, the invisible moves the visible. The opposite is just an illusion where you, Master, and these people want to be. Not me. No. Not me. My name is Nemo that means no one. But from this tragedy I saved my grief, that you do not see, you can not see and this is  your true  tragedy. When I play “Nemo” people applaud, I do not know why. They say that Nemo is a prayer to God.”

Nemo is linked to some mysterious event?

“Yes, an event as mysterious as love. Yes, “Nemo” is a strong, very strong message of love, so Nemo is like an abandoned child (Pirandello was ready to destroy it! ) who desperately walks and walks in search of love and becomes an adolescent and continues to walk and becomes an adult and continues to walk and then someone, an old lady gives him a caress (Paola Masino Bontempelli), but “Nemo” does not feel it, does not recognize it because he has never had it and then finds a person (me) who gives him a home to rest at last, but Nemo is now out and does not understand anymore, it’s late. Yes, behold, Pirandello wrote it in 1928, Pirandello was in crisis for serious family matters and for work, yes, Pirandello. None of his theatrical company wanted to play “Nemo”. They said it was too innovative because set in a television studio, in the early days of television, when no one knew television yet. Greta Garbo took an interest in it and Pirandello wrote a version for the diva. Garbo was hampered by her  producers, since they said that Garbo in “Nemo” would no longer be Garbo, but another woman, a totally different woman and that it would be a shock to the audience  that would leave her.  So Greta Garbo renounced it. Pirandello ragged the version he had written for her and was about to destroy the original, when his close friend the writer Massimo Bontempelli and his wife the great poet and writer Paola Masino Bontempelli stopped him and Pirandello entrusted Nemo to Paola and Massimo. Massimo died. Paola Masino, in 1983,  ill, but very energetic and temperamental gave it to me, in a bar of the Parioli in Rome, before dying. And I told her: “But, Mrs. Masino, this typescript is not signed. How can I recite it and say that Pirandello wrote it? “And she told me:” It is understood from all that Pirandello wrote it. I have the manuscript. I’ll come to your premiere, is that enough ?! “. Paola died and I forgot about Nemo. My life was already complicated. Then in 2016, a friend told me: “Do you want to do something for Pirandello’s 150th birthday? “And I answered yes, Pirandello is my favorite author and I replied to that gentleman who would write a monologue, a collage of the most important plays of Pirandello and then, little by little, the fog of time disappeared and I remembered Nemo!!!  So I had him born on December 14th 2017 at the Italian Cultural Institute of San Francisco. That man was and is Ph.D. Paolo Barlera, director of the institute.”

In which other countries  you will play Nemo?

“Here in USA the same Americans who watched my play they  scolded me because  I recited Nemo in English  to make them understand. But they told me they knew that Pirandello created a new Italian for the theater. An Italian not redundant, but dry. And that they wanted to hear. I’ll do it in Italian. But I would like to do it in Italy. They offered me to translate it into Spanish, a language that I perfectly act as I play other languages like French, Arabic. But in Italy I would like to do it …”

With your great friends disappeared like Fellini and Dalida, you  manage to hold extrasensorial contracts?

“They are with me, I do not need more. I’m always with them. They help me, they give me strength. They make me understand, they keep telling me about them, so for me, they are not spirits, but they are the great old friends that I always remember to others, or I remember on TV when I am there. They are part of me, a myself  that I like to listen, a myself that  must not allow myself to forget.”

http://www.iicsanfrancisco.esteri.it/iic_sanfrancisco/en/gli_eventi/calendario/2017/12/one-and-no-one-a-pirandello-extravaganza.html

http://www.iitaly.org/node/53156

 

E N D

 

 

 

 

 

1 Commento su “Fare teatro con gli Spiriti “.

  1. Count Federico Wardal // 25 febbraio 2018 a 3:35 // Rispondi

    Many thanks Antonello! This is really a great interview may can inspire many people.

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