Fiamma Zagara: la “Regina” dei Troni.

L'artista, nativa di Napoli ma trapiantata a Roma, realizza i suoi rinomati Troni con materiale di riciclo e polietilene...un variopinto viaggio nell'originalità e nella passione, proprie dei partenopei, visibili nel suo studio in zona Prati a Roma.

Avete presente l’eruzione di un vulcano? Violenta, intensa, devastante, travolgente….Con il rosso della lava, misto al nero del magma? Distruzione sì, ma anche rinascita, speranza, nuovo inizio.

L’artista che ho incontrato per voi, racchiude una serie di sensazioni similari ma, nel caso specifico, assicuro, tutte positive. Fiamma Zagara, già il suo nome sembra contenere un destino segnato, napoletana di nascita e romana d’adozione è un ‘vulcano’ di idee, la sua arte fluisce senza soluzione di continuità in un ‘magma’ irruento e forte. Capelli rossi, di un intenso che rimanda a grandi passioni e forza di carattere, Fiamma inizia la sua carriera come insegnante di Lettere al Liceo. Una bella famiglia, marito, figli, traslochi continui dovuti alla carriera del coniuge, impiegato nella pregiatissima Arma dei Carabinieri, e poi lo stallo definitivo a Roma.

Dal 2000, Fiamma ha sentito, impetuoso, il bisogno di esprime i suoi innumerevoli stati d’animo, le gioie, ed i momenti difficili… necessità che le ha dato modo di sbizzarrirsi in opere dal piglio davvero originale. L’artista lavora con materiali plastici assemblati in enigmatiche quanto variopinte strutture, che possono stare a parete oppure stagliate potentemente in forma autoportante. Osservando i suoi lavori che, personalmente, trovo entusiasmanti, si apprezza la predominanza del rosso, del nero, del giallo, del verde, di colori quindi, che rimandano sempre ad una sorta di eruzioni volte a segnare appunto una distruzione, alla quale segue una rinascita. Che sia dello spirito, o della propria vita, quì si respirano interiorità e grande vigore espressivo. Fiamma Zagara non esprime soltanto il proprio furore creativo, gioioso e festoso, ma anche una sorta di dramma, forse, anche di tragedia. Lei è, a tutti gli effetti, un emblema dei nuovi processi di produzione artistica nati dalla valutazione del proprio status interiore, intrecciato in un continuo dialogo con l’esterno e la società che lo circonda. Fiamma si prefissa il compito di filtrare e restituire, a chi contempla le sue opere, attraverso la sua sensibilità e capacità elaborativa, una propria lettura della realtà odierna.

Fiamma Zagara ha tenuto già varie mostre riguardanti le sue opere come “Bipolarismi”, “Contaminazioni Dionisiache”, e, proprio in questi giorni a Napoli, presso il Complesso museale di Santa Maria La Nova, si sta svolgendo un allestimento con i suoi lavori, in particolare i famosi Troni che realizza esclusivamene con materiali riciclati. L’allestimento proseguirà fino al 3 Giugno, quindi una buona occasione sicuramente, per trascorrere una giornata nel capoluogo partenopeo, non disdegnando l’arte che quì pulsa vividamente.

Fiamma com’è iniziata questa tua arte?

“E’ iniziata per una personale necessità interiore di esprimere le mie emozioni, le mie sensazioni…Difatti i miei primi lavori sono stati molto istintivi. Io prima, conducevo una vita totalmente diversa, ero professoressa di Lettere, con due figli, un marito …Ho cercato di trasferire tutta la mia vita in queste opere sempre piene di colori ed emozioni. Ho creato ‘esplosioni’: crateri, celi stellati…crateri soprattutto, che per me hanno un significato di crisi, di trasformazione e quindi di rinascita. L’archetipo del cratere è quello che poi ho sviluppato nel tempo, in quanto è il maggior momento di trasformazione sulla terra, ed anche se nasce con un’esplosione, porta un rinnovamento, spesso positivo. Infatti sul terreno dopo il passaggio della lava, ne scaturisce un terreno fertilissimo. Sicuramente anche le mie origini napoletane hanno influito…Noi abbiamo sempre presente il senso di precarietà che ci è dato dalla sagoma del Vesuvio, dalla consapevolezza che da un momento all’altro tutto può cambiare, ma allo stesso tempo, possediamo l’amore per la vita e per tutto quello che ci circonda, la bellezza, il mare, il cielo, la vita delle persone che fanno di Napoli una città particolare.”

In seguito hai creato i tuoi splendidi “troni”….

“Io uso sempre materiale di riciclo, quindi tutte le mie opere nascono dall’utilizzo di materiali che altrimenti andrebbero buttati. Dato che, dopo uno dei miei ultimi traslochi, ho portato parecchie sedie in più, ho pensato di rivestirle con teli, lenzuola, tubi, fili, oppure con un materiale che uso molto spesso, il polietilene. Da quì, anche con l’aiuto di sagome di legno che hanno esasperato la forma originale della sedia, ho dato vita a forme sempre più particolari, a cui ho dato il nome di troni, anche se del trono non hanno poi molto, ma sono imponenti, ciascuno con un proprio significato, il proprio modo di essere.”

Da pochissimi giorni si è inaugurata a Napoli, una installazione con i tuoi troni.

“Sì, Venerdì scorso, presso il Complesso museale di Santa Maria La Nova, in una Chiesa antichissima, ora sconsacrata, ma preziosa, un vero scrigno di arte e di storia, coloro che hanno cura di questa struttura, un’organizzazione che si chiama “Oltre il Chiostro”, avendo visto i Troni, ad una mia precedente mostra sempre a Napoli, hanno deciso di dar vita ad una esposizione con tutti questi miei troni. Inoltre, nel museo di Arte Contemporanea, in mostra permanente, vi sono alcune mie opere ispirate al magma ed al mio concetto di esplosione. Una delle cose più complesse per l’uomo, è quella di adattarsi alla continua trasformazione, propria della società, della natura, della psiche…momenti complessi, però stimolanti. Cerco di raffigurarle, trasformando la materia, cercando di renderla in movimento. Mi piace inoltre, che guardando le mie opere, le persone si chiedano che cosa vi sia dietro, perchè secondo me l’arte deve contribuire a far conoscere noi stessi. E’ un percorso interiore, a seconda della propria sensibilità ognuno percepisce qualcosa di diverso. Per me il discorso artistico è importantissimo, mi permette di comunicare in modo immediato, senza tante chiusure, in modo immediato, sempre sincero ed istintivo.”

Vedo una bella opera interamente in vetro, con tre cerchi trasparenti ed una fiamma centrale…ce ne parli?

“Quello l’ho realizzato io per Michelangelo Pistoletto, durante la presentazione di un volume sul “Terzo Paradiso” per l’Arma dei Carabinieri, che lui ha fortemente voluto…Il Terzo Paradiso, in questo caso per l’Arma, possiede questi tre cerchi, ciascuno con un significato simbolico: la natura, il tecnicismo, e, quello centrale, in cui si conciliano sia la natura, che l’arte ed il tecnicismo, con una nuova terza realtà. Quindi per l’Arma il terzo cerchio vuole conciliare sia la società militare che quella civile.”

 

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