Flavio Bucci: una vita spesa per il teatro.

Il maestro verrà insignito con il Premio ITFF alla Carriera, Domenica 7 Ottobre a Civitavecchia.

Flavio Bucci non ha certo bisogno di presentazioni! Maestro d’arte, nella sua lunga carriera ha incarnato personaggi dalle mille sfaccettature e dalle variegate personalità. A conti fatti, credo quasi che non vi sia caratterizzazione che non abbia rappresentato…da Shakespeare a Pirandello, da Moliere a Gogol, la lista è lunghissima.

Nato a Torino da una famiglia molisano-pugliese originaria di Casacalenda in provincia di Campobasso, e di Orta Nova in provincia di Foggia, Bucci si è formato professionalmente presso la Scuola del Teatro stabile di Torino, dopodiché è stato chiamato al cinema da Elio Petri, suo mentore, maestro, “fratello” di elezione, che lo volle come protagonista del suo film “La proprietà non è più un furto” (1973).

Nel  1977 si fece conoscere dal grande pubblico interpretando lo sceneggiato televisivo Rai “Ligabue”, rimasto indelebile nella mente di tutti coloro che ebbero l’occasione di apprezzarlo e di cui il maestro porta ancora segni indelebili, come scoprirete leggendo l’intervista! Salvatore Nocita, che lo diresse proprio in “Ligabue”, tornerà a lavorare con lui nei “Promessi sposi” (1989). Sempre per il piccolo schermo, Flavio Bucci ha recitato nella “Piovra” (1984) di Damiano Damiani e in “L’avvocato Guerrieri- Ad occhi chiusi” (2008) di Alberto Sironi.

Bucci riesce a calarsi nel personaggio che va ad interpretare, di volta in volta, che sembra quasi acquisirne anche le caratteristiche estetiche. Esperienza straordinaria vederlo a teatro dove da decenni il pubblico lo apprezza e lo segue.

Forse non tutti si ricorderanno la sua voce inconfondibile prestata a John Travolta nel successo cinematografico “La febbre del Sabato sera” ed in “Grease” poi. Anche Silvester Stallone in “Happy days- La banda dei fiori di pesco”, Gerard Dépardieu in “L’ultima donna” e Anson Williams, il Potsie di “Happy days” per intenderci, portavano il suo marchio vocale.

Un uomo di teatro, al quale ha dedicato, e fa tuttora, la sua totale dedizione, non poteva che essere insignito di un Premio alla carriera che l’attore avrà il piacere di ricevere Domenica 7 Ottobre in occasione della serata conclusiva dell’ITFF di Civitavecchia.

Che effetto fa, dopo una vita spesa per il teatro, il cinema e la Tv essere insignito con un Premio alla Carriera che riceverà Domenica all’ITFF di Civitavecchia?

“Un bell’attestato di stima di cui ringrazio l’organizzazione per aver scelto me come destinatario di questo premio.”

Lei rese vividamente in Tv la figura del pittore Ligabue, rimasta indimenticata. Che esperienza fu quella?

“Ovviamente fu un’esperienza straordinaria, a parte la fatica per la lavorazione…La cosa che mi ricordo di più fu la fase di invecchiamento a cui dovetti sottopormi, di cui riporto ancora i postumi…Avevo due fasi di invecchiamento nel film, per le quali sul capo mi applicarono due calotte con le parrucche…ancora adesso mi viene da grattarmi sovente a causa di una callosità procuratami dalle calotte, delle volte quasi mi vergogno, è imbarazzante, perchè penso che gli altri credano che io abbia i pidocchi…questi sono i postumi di quell’esperienza, perchè il cuoio capelluto, così coperto, sudava ma non traspirava…un certo imbarazzo a livello pubblico e sociale me lo crea!”

E’ vero che lei, prima di entrare in scena si fa il segno della croce, nonostante non sia esattamente un fervido credente? Più una scaramanzia?

“Sì, infatti, non è che io sia profondamente religioso, entro in chiesa se non per lavoro. E’ una sorta di abitudine che non so neppure come sia iniziata, ma è più una forma scaramantica…ognuno si rivolge al proprio Dio o ai propri Lari, che dir si voglia, come meglio crede.”

Lei è un maestro di recitazione, si è sposato, ha avuto dei figli…A che punto è della sua vita?

“Di uno che vive, nonostante tutto! Più o meno come, credo, facciano un po’ tutti.

C’è qualcuno a cui vorrebbe dire grazie?

“Ho un solo maestro a cui faccio riferimento per quanto riguarda il cinema, in modo particolare, una persona che ho amato profondamente, Elio Petri. Io lo chiamavo er capoccione perché era geniale. Da lui ho imparato che se il cinema ha un senso è quello di poter intervenire sulla realtà, di prenderla e metterla in relazione con il passato. Se non hai memoria non hai nulla, puoi anche fare il film più bello del mondo ma non avrai mai un testo. E se non hai un testo non hai nulla da dire. Di lui ho un ricordo meraviglioso, a lui devo la mia carriera…”

Come vede i nostri tempi?

“Normalmente se ne parla male, si dice sempre che si stava meglio quando si stava peggio il che, ovviamente, non è vero! Il mondo va avanti lo stesso anche senza ciascuno di noi. Anche il modo di percepire la cultura è mutato, ci sono vari modi di fruirne…ritengo che l’avvento delle televisioni e dei mass media abbiano livellato un po’ tutto…la comunicazione è filtrata attraverso un mezzo, quello televisivo, che possiede innumerevoli offerte….le basti pensare che io ho l’abitudine di segnare i numeri dei canali tv su un foglio di carta, bè sono ben 251, una cosa incredibile.”

A 71 anni ha fatto dei resoconti?

“Onestamente non è mia abitudine, ho sempre la voglia di andare avanti, di fare, la cosa importante è che la mia età me lo consenta ancora.”

C’è un personaggio che vorrebbe interpretare?

“Nessuno. Ho rivestito tutti i ruoli con entusiasmo ed altri, data la mia età, non potrei neppure interpretarli. Non ho rimpianti in questo senso. Magari, sì, un film volevo farlo e poi hanno scelto un altro. Ma non ci ho più pensato, per dirla in breve.”

Progetti futuri?

“Di vivere soprattuto (ride n.d.r.) …o sopravvivere alle tempeste!”

Concludendo?

“Che Dio ce la mandi buona come si suol dire, o che comunque ce la mandi.”

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