Forze oggettive e forze soggettive.

Le forze oggettive sono le condizioni ambientali, economiche, geografiche e quant'altro non sia modificabile, o lo diviene, grazie alle forze soggettive.

Anticamente il fato reggeva le sorti degli uomini. In passato si distingueva la fortuna dalla virtù. Di recente si considerano forze oggettive e forze soggettive.

Le forze oggettive sono le condizioni ambientali, economiche, geografiche e quant’altro non sia modificabile, o lo diviene, grazie alle forze soggettive che, però, ne devono tener conto.

Se le macchine hanno sostituito i cavalli nel trasporto, difficilissimo che si riusino i cavalli. È un esempio banalissimo ma realistico.

Oggi la condizione oggettiva che determina, influenza l’intero pianeta, è la Cina. La Cina è in una fase espansiva colossale, ma la sua espansione condiziona a sua volta la Cina, nel senso che diventa un obbligo espandersi, o si espande o esplode.

Gli Stati Uniti, i democratici americani non comprendono questa condizione oggettiva della Cina, ritengono di poter venire ad accordi. Ma gli accordi con la Cina sarebbero una sconfitta per gli Stati Uniti, la Cina deve trovare accordi che ne appaghino la sua espansione. Questo è il punto non compreso, non soltanto dai democratici americani, ma anche da molti europei. La Cina deve espandersi, per la quantità della sua popolazione, per l’enormità della sua produzione, per la immensità delle sue riserve monetarie. Potrebbe dedicarsi maggiormente allo sviluppo interno, ma non è facile convertire un’economia esportatrice in economia dei consumi interni. È vero che la Cina importa e su questo si fa forte l’Occidente, ma è anche vero che esporta assai più di quanto importa. E anche dal punto di vista egemonico mette le mani su interi continenti e vuole metterle sulle zone che ritiene appartenenti alla Cina, come Taiwan e Hong Kong, e direi su tutta l’area del Pacifico, area determinante negli equilibri mondiali, non escluderei la stessa Europa. Questo significa fare la guerra alla Cina? Ecco un dilemma storico, epocale. Per prima cosa, non illudersi che la Cina voglia solo commerciare, vuole anche dominare e nel tempo diventerà una potenza bellica sovrastante. Non aggiungo altro. Voglio solo dire che la condizione oggettiva è questa. Poi vi sono le scelte dell’uomo ossia le condizioni soggettive.

E veniamo all’Occidente. Anche in tal caso possiamo distinguere condizioni oggettive da condizioni soggettive. Le condizioni oggettive vengono dalle modificazione tecnologiche, le quali allargano i mercati aumentando la produttività, impongono modalità diverse dal passato nell’utilizzazione del lavoro umano. Questa combinazione sta avendo effetti enormi nelle società. Il Capitalismo può spostarsi, può usufruire di una enorme quantità di lavoro in ogni parte del mondo, può suscitare organismi di capacità produttive, commerciali, finanziarie, da gareggiare con gli Stati e quindi si trova in una frase sovranamente dominante rispetto ai lavoratori e alle piccole e medie imprese. I contraccolpi di tale potenza sono, ne scriviamo da decenni, disoccupazione, sottoccupazione, fallimenti. Queste le condizioni oggettive.

I gruppi, i singoli, i partiti, gli uomini colgono questa situazione? Capiscono che se le cose vanno nella direzione oggettiva avremo maree di disoccupati, sottoccupati, fallimenti? Se lo capiscono senza affidarsi al corso degli eventi, ma agendo, riusciremo a fare qualcosa. Che cosa? A costo di essere monotono ripeto quel che penso.
La soluzione, la via d’uscita migliore verrebbe da uno Stato che non permette disoccupazione, sottoccupazione, fallimenti, usando i mezzi economici a sua disposizione per sovvenzionare le imprese. Ma sarebbe un’economia assistita, che non può durare a lungo, né deve durare a lungo. In certi casi, però, è necessario assistere l’economia. Vi sono moltissime attività che si possono animare, lavori pubblici, bonifiche e tutti i lavori possibili e immaginabili purché siano produttivi, non lavori per dare lavoro. Proporrei anche una completa e radicale modificazione degli orari, dei salari, dei profitti, adeguandoli alla necessità del mantenimento delle imprese, una concezione pattizia delle imprese. Questo può avvenire o dovrebbe avvenire soprattutto nelle piccole e medie imprese. Dubito, anzi nego, che possa avvenire nelle imprese sovranazionali. In ogni caso, tentare e lottare non nuoce. Ovviamente anche il baratto sociale, come ho già detto. Insomma provarle tutte, perché i tempi saranno orribili.

È un mutamento sostanziale nei sistemi produttivi, nei rapporti internazionali. Noi ci troviamo come Capitalismo occidentale in difficoltà e come mutamento del Capitalismo in ulteriori difficoltà, non solo dunque nei rapporti internazionali, ma anche nella modificazione interna ai nostri sistemi. Cerchiamo di fare quel che possiamo, liberando totalmente la fantasia al al possibile, nel possibile. Non facciamoci determinare dal passato. L’oceano è tutto da attraversare con formule nuove e dobbiamo attraversarlo inventandoci le bracciate, il porto e l’occupazione. E l’imprenditorialità.

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