Francesca Tasini, una nuova regista che parla con dolcezza di transgender fra normalità e tenerezza.

"Lola" sta sbancando nei festival internazionali LGBT, in attesa di conoscere il meritato successo anche commerciale. Antonello ha realizzato una bella intervista con la regista italiana.

Mentre il paese continua a faticare per capire se riuscirà a rialzarsi dopo la svolta “Covid”, nel mondo dei festival si parla molto di un cortometraggio, “Lola”, che narra del desiderio di una transgender in una livida Germania; il desiderio di maternità. Una vita fatta di ostacoli e di grinta per sorpassarli.

Il cortometraggio ha partecipato a molti festival facendo parlare fortemente di un mondo che si sta ridisegnando molto velocemente e in cui nulla sarà forse scontato come un tempo.

Abbiamo intervistato la regista Francesca Tasini

Francesca che esperienze ha fatto che l’hanno portata dietro la macchina da presa ?

“Allora, io nasco come attrice e come clown. Ho studiato in diverse accademie sia all’estero che in Italia. Poi da alcuni anni mi sono dedicato alla sceneggiatura. Ho sviluppato tre progetti di serie, di cui uno sta per prendere piede, e, per arrivare ad essere creatrice di serie avevo bisogno di buttarmi nella regia.”

“Lola” ha avuto successo al Paris Film Festival International e al Los Angeles Film Festival, per lei in cosa si differenzia da altri corti su questa tematica?

“Attorno al progetto si sono avvicinate persone. “Lola” nasce come una storia che difende i diritti di diverse categorie; di quelle che la società chiama outsider. Credo che la differenza sia che “Lola” è stato un lavoro onesto e di squadra. La tematica è stata affrontata cercando di mantenere un approccio delicato e poetico. Non è facile parlare di certi argomenti ma credo sia una responsabilità di tutti.”

Il corto è un genere cinematografico molto impegnativo per il linguaggio e la narrazione compressa a volte simbolica. “Lola” ha più fiction o più docu?

“Lola è un cortometraggio di fiction ispirato ad un fatto reale. Ho scelto insieme al mio direttore della fotografia, Fabian Kimoto, un approccio che richiama il cinema di Almodovar ma anche dei dardenne. Sì, in questo senso ha qualcosa di documentaristico. Ha un approccio quasi documentaristico come riprese ma non è un documentario.”

Quanto conta l’estetica per essere accettati negli outsider e anche nel cinema ?

“Io credo che prima di estetica bisogna parlare di bravura. E’ chiaro che la fotogenia contribuisce, ma non è tutto. Intrepretare ruoli richiede talento e bravura. Son diverse cose insieme che rendono la persona giusta per il ruolo. Ci sono attori molto versatili come Giovanni Morasutti per cui su molti conta la fiducia.”

Cristina Rosamilia è stata ritenuta un ‘ottima interprete, per lei è più vicina o distante da Lola?

“Credo che Cristina si sia avvicinata moltissimo a Lola. Non volevo un’attrice che si rispecchiasse nello stereotipo che la maggior parte delle persone ha verso di loro. Bisogna scegliere anche fuori dagli stereotipi, osare di piu, perchè questo è fondamentale per costruire una società basata sul rispetto. Anche nel cinema.”

Quanto ci è voluto per realizzare concretamente “Lola”?

“Lola è stato girato in pochissimi giorni. Tre giorni, ma con un mese di preparazione. Io e gli altri produttori, Mauro Paglialonga, Annette Gombos e Luigi De Vecchi    abbiamo cercato di fare un miracolo. Questo non sarebbe stato possibile senza tutto il team. Prima di tutti, Fabian Kimoto, direttore della fotografia ma poi tutta la troupe. Per il mio futuro io scrivo storie che voglio raccontare. In cui sento ci sia una concretezza e una empatia. Sono molto legata al genere drama comedy. Mi viene più facile …. forse perchè la mia vita è così … sono legata all’umorismo inglese, e pochi lo capiscono.”

 

 

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