Francesco Cinti Piredda: “Sapersi distinguere è un’arte per pochi”.

LF ha incontrato il noto tatuatore che, nel suo "regno" situato in zona Testaccio, ci ha condotti in un viaggio alla scoperta di un "disegno su pelle" che racconta emozioni e valorizza la persona.

Quartiere Testaccio, quì, a Via Ginori numero 9, ho avuto il piacere, per un caso fortuito, a dire il vero, di entrare in una sorta di “bottega” artigianale dove da anni, Francesco Cinti Piredda, esegue i suoi rinomati tatuaggi. Trovo riduttivo, però, definirlo un tatuatore, lui è un autentico artista, un artigiano del tatto, come ama definirsi. E nonostante, devo confessarlo, io non sia esattamente una grande cultrice di questa forma espressiva, quì mi si è aperto un mondo, anche molto bello!

“Unopercento”, così si chiama il negozio di Francesco, nome derivato dal desiderio di italianità, che, unito a questo simbolo rappresentativo di una minoranza orgogliosa, riporta al maestro che più ha insegnato a Francesco questa forma di “disegno” su pelle.

Entrandovi, ho avvertito una percezione di cose belle, come viaggiare attraverso terre lontane, esotiche, colorate, ai profumi dei fiori di loto. Il laboratorio si staglia su due piccoli piani, quello inferiore accoglie il cliente nelle persone di due ragazze davvero in gamba, Veronica e Melissa, pronte a soddisfare qualsiasi curiosità… Arredi minimali in legno, mattoncini ed una scaletta a chiocciola ci conducono nell’ “antro” di Francesco. Quì, tra miniature di furgoncini della Volkswagen, che fanno tanto anni ’70, spicca la fatidica poltrona rossa sulla quale si sono sedute, nei decenni, una moltitudine di personaggi famosi e non. Francesco ne ha raccontate tante di storie, avvincenti, incredibili, interessanti! Ma ciò che colpisce di lui è la estrema professionalità, la competenza, lo studio, ma primo fra tutti, il grande rispetto per il cliente e la sua pelle! Sì, perchè quì nulla viene lasciato al caso o all’improvvisazione…quì si realizzano capolavori che però, non dimentichiamolo, restano indelebili per sempre sul nostro corpo.

“Tatuare Totti è stata la mia più grande fortuna: grazie a lui ho avuto un successo incredibile in Italia e in Europa. Anche in Giappone!” ha raccontato tempo fa Cinti Piredda, ma lui ne ha tatuati tantissimi di personaggi famosi, da Saviano, a Ilary BLasi, Ivan Zaytsev, argento olimpico, solo per citarne alcuni, ma anche l’uomo qualunque, la ragazza o l’imprenditore che sia. E’ andato anche a fargli visita, in notturna, per intervistarlo, il giornalista Salvo Sottile…. sì, perchè la peculiarità di Francesco è tatuare di notte, là dove tutto scorre più silenziosamente, con calma e tranquillità, dove non trillano i cellulari ed il rombo tuonante di moto ed auto non disturba la quiete di un momento misterioso, cupo ma affascinante allo stesso tempo.

Francesco è un nome di riguardo nel campo dei Tatto. Ha inventato la brush calligraphy, che consiste nello sporcare una tradizione con molto rispetto, un creativo più che un tattoo artist, che tratta il tatuaggio come una tecnica pittorica piuttosto che uno stile di vita. Francesco ha trovato la sua ispirazione nell’ideogramma giapponese, lo Shodō, la scrittura d’arte. Gli esperti di calligrafia la praticano ogni giorno, continuamente. Questa tecnica permette, con regole molto rigide, di trasformare l’ideogramma in milioni di modi, diventano quasi dei quadri. E non posso che confermare questa cosa: Francesco Cinti Piredda realizza delle vere e proprie opere d’arte, immagini non comuni, nè soggetti tipici…non crediate di trovare da lui il solito drago, le iniziali dei nomi dei mariti, compagni o presunti tali, quì il tatto diviene la sublimazione di una tecnica nata in antichità, per “marchiare” la pelle di criminali e condannati nell’antica Roma, o come segni distintivi nell’arte funeraria dell’antico Egitto, o ancora, come nel caso del marchio della Croce di Gerusalemme, che permetteva, in caso di morte sul campo di battaglia, di fare in modo che il soldato ricevesse l’appropriata sepoltura secondo i riti cristiani… Qui non si sceglie da un catalogo, si parte da un’idea ma tutto viene poi deciso sul momento. Niente progetti e niente prove su carta, Francesco disegna direttamente sulla pelle. La sua determinazione lo porta a tenere fede al suo stile: non chiedetegli cose di stampo tradizionale quindi.

All’ “Unopercento” troverete grandi opere che non vi segneranno solo la pelle, ma anche l’anima!

Hai alle spalle una carriera come assistente di volo, anni in una equipe chirurgica ricostruttiva ed ora artista dei Tattoo…quasi tre vite, potremmo dire?

“L’esperienza con l’equipe di chirurgia plastica l’ho fatta già da tatuatore, realizzavo tatuaggi applicati in maniera diversa, per tecnica ed utilizzo di sostanze, molto interessante! Una bella esperienza, ma io sono un tatuatore! Ho cercato di avviare ed insegnare ad altri, che fossero nel settore, per dedicarmi ai tatuaggi, cosa che continuo a fare.”

Com’è iniziata questa passione per quella che è una vera e propria arte?

“Mi sono appassionato alla macchinetta da tatuaggio come strumento….era la curiosità che si ha per un qualsivoglia utensile da lavoro, però per usarlo occorre, appunto, fare tatuaggi, saper disegnare… Io non ero affatto capace a disegnare, pensavo fosse più un hobby, una curiosità…non immaginavo mai che sarebbe diventata la mia professione. Ormai vivo solo per fare tatuaggi e per dormire e mangiare ogni tanto (ride n.d.r.). Facevo l’assistente di volo, come hai detto, ma stare dentro quel “tubo” di un aeromobile non mi dava soddisfazione, non mi divertiva, quindi ho mollato la compagnia aerea per fare altro, non sapevo cosa, ma nel frattempo il tatuaggio era diventato sempre più interessante e anche remunerativo, quindi mi ci sono dedicato a tempo pieno. Diciamo che quando ho iniziato, il mondo dei tatuaggi non era così nobile come oggi, e mi ritrovai in un ambiente che non era affatto il mio, in mezzo a delle persone che non mi corrispondevano molto, ma a me interessava fare tatuaggi, anche se, a dire il vero poi, neppure li amo molto.”

Ma vedo che qualcuno lo hai addosso…

“Eh sì, dopo 30 anni di attività in questo campo, qualcosa ce l’ho. Ma per essere un tatuatore ne ho pochissimi. Mi piace farli più che averli. Proprio questo mi ha permesso di realizzare sui corpi i soggetti che amavo di più. Sono piaciuti, la risposta c’è stata, e così ho iniziato a coltivare quello che è il mio stile da tanti anni. Curo solo quello, lo miglioro sempre di più, non distraendomi con stili differenti, perchè “rovinerebbero la mano”.”

Tu lavori dalle 20.30 alle 10.30 del mattino….! Come mai questa scelta?

“Talvolta anche fino alle 14.30 del giorno successivo! Io disegno solo sul corpo, ho bisogno che il cliente sia molto presente, perchè quello che io faccio con il pennarello sul corpo è molto diverso da quello che poi sarà realizzato. Se il cliente non mi segue mentalmente, potrebbe non capire bene cosa sto disegnando, rischiando di trovarsi tatuato qualcosa che non voleva, e che resta per sempre! Di giorno è sempre più difficile avere la totale attenzione da parte del cliente, tra telefoni, social, impegni di vita quotidiana, lavoro, famiglia, si è in più posti contemporaneamente. Di notte questo non succede. Di notte sono a proprio agio e tranquilli.”

Accettano di buon grado questi orari?

“All’inizio sono un po’ titubanti, ma quando vivono l’esperienza notturna non tornerebbero più indietro! Addirittura non portano neanche più l’accompagnatore o l’accompagnatrice, preferiscono venire soli, perchè è un altro tipo di seduta rispetto a quelle consuete.”

Quali soggetti realizzi maggiormente?

“Quasi esclusivamente orientali, un po’ di floreale ed una scritta che deriva dall’oriente, precisamente dalla tecnica dello  Shodō giapponese, che mi sono ritrovato tra le mani perchè lo avevo studiato per curiosità… un’arte che permette di alterare a proprio piacimento, con creatività e fantasia, il segno classico, che, riportato ai nostri caratteri occidentali, ha dato vita ad una scritta molto bella, decorativa, che leggo solo io ed il cliente che la porta. Quello che è particolare, soprattutto del tatuaggio orientale che io eseguo, è che, non amando i tatuaggi, io li vedo sempre dal punto di vista del corpo che sto tatuando e che viene in qualche modo “deturpato” dal tatuaggio stesso. Tecnicamente, il tatuaggio è una lesione permanente, io questo lo rammento sempre molto bene quando poggio l’ago sulla pelle, e secondo me, se metto dei soggetti, come raramente accetto di fare, molto importanti sul corpo, come ad esempio una Geisha, o un Samurai, o un drago con i propri sfondi, chi lo porta, da lontano risulta una persona tatuata, mentre da vicino, della persona, te ne dimentichi, perchè entri nel mondo che circonda quel soggetto realizzato, in una nuova dimensione che fa diventare l’indivuduo un portatore di tatuaggio. La persona passa in secondo piano, e questo non mi piace. Il tatuaggio deve decorare i corpi delle persone, facendole restare tali…. quindi sono tantissimi anni che sto facendo degli studi per eliminare il soggetto, mettere solo fiori, il vento, le onde, le nuvole, tutto quello che generalmente è usato come sfondo per un tatuaggio orientale, perchè il corpo sia decorato ma resti sempre di un individuo. C’è l’unico che ti trasmette qualcosa, la persona con le sue decorazioni, non più il drago che ti racconta la sua aggressività e determinazione, o la Geisha la sua grazia, l’eleganza e le sue movenze delicate… Io lo chiamo il Tatuaggio vegano, perchè come in questo tipo di cucina non c’è più la pietanza principale con il contorno, io ho tolto la pietanza, lasciando solo il contorno. Certo, è un lavoro un po’ più difficile e sofisticato, non accettato da tutti, ma a me piace molto di più.”

Qualcuno ti ha mai richiesto dei soggetti particolari?

“La gente è piena di fantasia e cose assurde. Di soggetti me ne hanno chiesti di tutti i tipi…oggi pomeriggio, ad esempio, mi hanno chiesto una noce da abbinare ad una scritta che, ovviamente, ho rifiutato di fare.”

Quindi ti capita anche di rifiutare delle richieste?

“Spesso sì. E’ una cosa che risulta strana al cliente che pagando, pretende che io esegua tatuaggi su “ordinazione”. Se io rifiuto, perchè magari non è il mio genere o non ho le macchinette o la mano adatte,  ti guardano strano. Invece è giusto così….il tatuaggio te lo porti tutta la vita!”

Tu hai tatuato anche tanti personaggi dello spettacolo…Ce n’è uno che ricordi in modo particolare?

“Un po’ tutti…io tatuo in modo piuttosto empatico, se sei poco rispettoso, non avrai il mio rispetto, ma neppure il mio pennarello ed il mio ago. E’ un lavoro che si fa insieme. Quindi li ricordo tutti, perchè chi si è seduto su questa poltrona in qualche modo è entrato in empatia con me, ognuno ha una storia… io mi ricordo i particolari di ogni cliente, di ogni seduta. Di clienti importanti ne ho avuti molti, ma mi ricordo in particolare di un evento molto strano, quando facevo anche piercing, molti anni fa, attorno al 2002…Prima della chiusura estiva mi arrivò la telefonata di un cliente importante che voleva dei piercing, ma non volevano dirmi chi fosse… Erano le figlie della principessa di un paese arabo, di cui non dico neppure il nome! La scena fu singolare, perchè arrivarono e bloccarono la strada con 4 macchinoni enormi neri da cui scesero prima le guardie del corpo italiane, poi quelle del loro paese, quindi la primo genita con l’educatrice, poi la secondo genita, l’educatrice, la zia e le cugine, una scena quasi apocalittica… in pratica mi invasero lo studio, mettendomi anche in soggezione…mi dissero chi erano, e lì mi chiesi “ora che faccio?”. Sono comunque personaggi particolari e delicati da trattare. Si fecero il piercing perchè reversibile, lo indossano quì e nei loro paesi lo tolgono, ma era da eseguire sui volti! Immagina prendere una pinza, un ago e trafiggere labbra e sopracciglia delle figlie di una principessa…è stata l’unica volta in cui ho aumentato il prezzo in ognuna delle prestazioni, anche troppo poco rispetto al rischio che correvo… se una di loro si fosse mossa per un capriccio o un ripensamento…immagina cosa avrebbe significato sfregiare la figlia di una principessa araba! Questo non posso dimenticarlo. E ricordo ancora i vicini stupiti che mi chiesero chi fossero.”

…anche Saviano venne quì con la scorta, se non sbaglio?

“Sì, sempre. Non sono molto amato dalle scorte, perchè lavorando io di notte, sono costretti a restare quì e fare molti straordinari.”

I tatuaggi si decidono con il cliente?

“Sempre. Non c’è nessuno che comanda. Comanda solo il risultato finale…loro fanno delle richieste, talvolta assurde, io devo ricodificarle per farle incastrare tutte, elimino, aggiungo, abbino, ci sono delle regole che ora, in pochi minuti non posso chiarire, ma che a loro spiego bene… Ecco perchè ho bisogno della notte, del cliente presente. Insieme si costruisce, il progetto iniziale diventa altro, ed è una soddisfazione vederli contenti poi del lavoro realizzato.”

E’ mai venuto un cliente “pentito” che ha chiesto di rimuovere un tatuaggio?

“Sì…anche tra i miei clienti. Io ho fatto rimuovere dei tatuagg miei. La coscienza del tatuaggio e la consapevolezza, talvolta, arrivano tardi… C’è stato, molti anni fa, il periodo dei tribali, che di tribale, però, non avevano nulla…all’inizio erano contenti, ma poi sono arrivati i ripensamenti, li ho coperti, e con l’occasione, sfruttavo il disegno per fare altro, talvolta ho preso atto che non erano rispettosi del corpo e li ho fatti rimuovere a mie spese… perdi qualche soldo, sì, ma guadagni il cliente, conquisti in ogni caso.”

I tuoi tatuaggi li esegui tu da solo o terze persone?

“I tatuatori se li fanno quasi sempre da soli, ma a me non piace tatuarmi da solo, anche perchè su questa poltrona rossa, a volte mi piace sedermici anch’io! I miei tatuaggi sono pochi, uno, che non si vede, a “pantaloncino”, così chiamato perchè parte dal ginocchio in su, è orientale, me lo sto facendo fare tra il Giappone e Taiwan. Il braccio, invece, è una zona che destinerò ad avvenimenti particolari, casuali, tipo un album dei ricordi, che spero risulti una cosa gradevole, dei momenti che vivo con quei pochi amici tatuatori.”

I costi dei tuoi lavori sono molto esosi per i tuoi clienti…considerando che sono alla stregua di un’opera d’arte nel vederli?

“Il mondo del tatuaggio si è troppo diffuso… però non parlo della concorrenza come un fattore negativo, anzi, la concorrenza è stimolante, purchè sia concorrenza. Oggi, chiunque sappia disegnare un pochino, compra la macchinetta e diventa tatuatore, per cui si è abbassato molto il livello. E’ diventato un po’ l’ “all you can eat” cinese del tatuaggio, dovunque vai c’è qualcuno che per 20 euro esegue qualsiasi cosa, per giocare con la macchinetta, per fare il tatuatore per 5 minuti. Si è persa la consapevolezza che se ti mettono un ago addosso dev’essere un professionista che rispetti tante regole, prima fra tutte, quella dell’igiene, e che ti farà qualcosa che durerà per sempre. Ovviamente rispetto a chi prende 20 euro, ho una tariffa ben diversa, ma stiamo parlando di un altro tipo di lavoro…. è giusto che abbia un certo importo, realizzo una cosa seria per sempre. Neanche sto quì a parlare dei tatuatori di 5 minuti, non mi interessa. Mi interessa, invece, chi dà un valore alla propria pelle, sulla quale decide di mettere sopra qualcosa in modo adeguato… il tatuaggio, lo ripeto, è comunque un danno, e svenderla per 10 euro significa non darle il giusto valore.”

Ma di tempo libero, in tutto questo, ne rimane?

Bè, sì…Mi ricavo dei tempi miei… (ride n.d.r.). Oltre a lavorare, mangiare, dormire mi godo anche qualche vacanza con il furgone assieme alla mia compagna.”

Concludendo?

“Sì, una cosa importante: si sta diffondendo a macchia d’olio il tatuaggio troppo visibile, non dimentichiamo, però, che chi li porta, sovente, non trova un lavoro decente! Questa moda spero che in Italia passi presto. Il nostro stile deve restare…! Io stesso, nel mio studio di tatuaggi, sono molto selettivo riguardo alla scelta delle collaboratrici. Io non tocco nè mani, nè collo, perchè non intendo fare qualcosa di cui, poi, ci si potrebbe pentire, non voglio essere complice di una cosa che potrebbe causare problemi. Voglio che i miei clienti siano contenti il più possibile. Parliamo di giovani che ancora non hanno ben chiaro quello che vogliono fare…Il piercing lo togli, i tatuaggi no. Molti mi criticano per questo, ma io non sono snob, piuttosto, rispetto la persona, che non è un manichino, la pelle della mano non si cambia! Dare un valore a sè stessi, questo è importante.”

1 Commento su Francesco Cinti Piredda: “Sapersi distinguere è un’arte per pochi”.

  1. Fantastico!

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