Franco Mieli: “Sono un impiegato con la passione per la scrittura”.

LF ha incontrato l'autore di numerosi noir davvero coinvolgenti, che fanno dei dettagli la loro arma vincente.

Scrivere un libro, si sa, non è cosa da tutti…Tenere ritmi serrati, coordinare le vicende in ogni loro intreccio, ricollegarsi al prologo di una vicenda, ai personaggi, ai luoghi, agli eventi storici, qualora vi fossero, è impresa ardua! Talvolta, e non vuole essere una polemica, ma più una constatazione, vengono lanciati autori che non hanno neppure l’idea della strutturazione di un romanzo…Se scrittori si può diventare, è altrettanto vero che una buona dose di predisposizione occorre averla.
C’è un autore, a me particolarmente caro, che dell’arte della scrittura, ne ha fatto un piacere, scaturito dall’esigenza di raccontare le proprie esperienze di “viaggio”, le ricerche effettuate minuziosamente sui luoghi di cui tratta nei suoi libri, non tralasciando alcun dettaglio nella narrazione, quest’uomo è Franco Mieli, lo scrittore che oggi LF ha incontrato per voi.
Franco inizia la sua carriera, come molti, in tutt’altro settore, quello bancario per intenderci, e nonostante a scuola prendesse 5 e mezzo in italiano, come amano ricordargli i suoi amici, Franco si è ben presto dedicato a quella che, iniziata come passione, si è trasformata poi, in professione. Nel 2009, Franco Mieli esordisce con una serie di racconti, con i quali partecipa a vari concorsi letterari. L’esordio ufficiale, però, avviene nel 2014 con due noir raccolti in un unico volume “Lupi nella nebbia – Zanne” e, nel 2015, con “Ombre pagane”…da quì in poi, Mieli esce regolarmente con i suoi romanzi coinvolgenti che vedono sempre, come protagonista principale, il maggiore Massimo Cerci, un uomo dal passato tormentato e segnato da un drammatico episodio che condizionerà la sua intera esistenza.
Tanta umiltà, ma anche tanta determinazione caratterizzano Franco Mieli, fine autore, che si rimette sempre in discussione, forte della certezza che nella vita non si finisce mai di imparare. Del resto, si cresce nel tempo, e Franco si è perfezionato sempre di più nei suoi romanzi.
I suoi noir travolgono, entusiasmano, tengono con il fiato sospeso… fanno dei dettagli la loro arma vincente. Nulla viene lasciato al caso e il lettore, viene accompagnato ogni volta, in un viaggio enigmatico dalle descrizioni fedelissime che l’autore fa dei luoghi, tanto da suscitare il desiderio di visitarli.
Quindi cosa aspettate a rendere il giusto merito ad un autore di talento?
Franco, innanzi tutto presentai ai lettori di LF…
“Buongiorno gentili lettori di LF. Sono nato a Roma nel quartiere Prenestino, vista, nel suo stato attuale, attraverso gli occhi del maresciallo Coletta, in “Ombre Pagane”, il mio secondo romanzo. Nel 2009 inizio a cimentarmi nella scrittura di racconti, partecipando a vari concorsi letterari. La prima pubblicazione risale al 2014 con un volume comprendente due racconti noir  “Lupi nella nebbia – Zanne”. A seguire, nel 2015, la seconda pubblicazione “Ombre Pagane” un archeothriller ambientato tra le rovine della Roma pagana e in alcuni siti archeologici situati nelle vicinanze della capitale. A Gennaio 2017 la pubblicazione di “La conquista dell’Etiopia – Diario di guerra del soldato Umberto Guidarelli” in cui, riadattando il diario scritto dal nonno materno durante la campagna d’Africa del 1935/36, ripercorro, corredando l’opera con fotografie e testimonianze dell’epoca, quella che fu l’epopea, vista con gli occhi di un semplice soldato, degli italiani in quelle terre lontane. Nell’Ottobre 2017 pubblico il mio terzo romanzo, “Dieci Agosto” un thriller che parte dall’omicidio di Ruggero Pascoli risalente al 10 Agosto 1867, e termina il 10 Agosto 2015, quando il maggiore Massimo Cerci, già protagonista in “Zanne” e “Ombre Pagane”, riesce a risolvere dei misteriosi omicidi verificatisi in Romagna nella Primavera del 2015. Con “Ombre Pagane” ho ricevuto la menzione d’onore nel Primo concorso letterario Librinfestival nella cittadina di Monterotondo nel 2016. Con il racconto “Camilla”, ambientato in Sardegna, mi sono classificato tra i primi dieci premiati in RACCONTALI nell’ambito della manifestazione Bookcity a Milano nel Novembre 2017. Nel Luglio 2016 ho ricevuto la menzione d’onore al Premio Internazionale di Poesia e Prosa Città del Galateo a Galatone con il racconto “Mi porto via” basato su una storia vera di violenza sulla donna.”
Tu provieni da tutt’altra branca professionale, quando hai sentito il desiderio di scrivere?
“Devo precisare che fin da giovane, anche se ho fatto studi economici, ho sempre avuto la predisposizione alla scrittura, componendo brevi racconti fantasy ormai andati perduti, anche se, come mi ricordano sempre i miei compagni di liceo, avevo cinque e mezzo in italiano. Inoltre sono stato sempre un lettore compulsivo e onnivoro. Negli ultimi anni mi hanno affascinato maggiormente i thriller e i noir che poi sono diventati il genere letterario nel quale attualmente mi cimento. Nei lunghi anni in cui ho fatto il pendolare per lavoro, sono arrivato a leggere anche 40 libri l’anno. La svolta letteraria è arrivata quando, diventati i figli grandi e quasi autonomi, ho avuto a disposizione più tempo libero. Ho frequentato corsi di scrittura creativa sia con cadenza annuale che intensivi e ho cominciato a scrivere racconti, sia brevi che lunghi, partecipando ai vari concorsi letterari che vengono indetti in Italia. In seguito, ho unito due racconti lunghi, “Lupi nella nebbia” e “Zanne” per farne un solo volume, riuscendo a pubblicare nel 2014.”
Sei molto attento e minuzioso nelle descrizioni nei tuoi romanzi, fin anche nei minimi dettagli….Come “costruisci” le tue storie?

“Ogni storia nasce in maniera diversa. In genere mi viene in mente l’idea, la vicenda principale, il delitto, partendo dal quale, nasce la storia. Altre volte, ed è il caso di “Ombre Pagane”, l’idea mi è venuta visitando un luogo, il Tempio di Diana a Nemi. Quindi ho popolato il luogo di personaggi, ho rivestito le colonne di marmo bianco ed è partita la storia. Nel caso di “Dieci Agosto” volevo scrivere un thriller che avesse come traccia principale la poesia. Leggendo la vita di Giovanni Pascoli ho scoperto che fino alla morte tentò di individuare gli assassini del padre. Quindi un poeta investigatore, con una storia in parallelo a quella di Massimo Cerci, l’investigatore seriale delle mie storie.”

Quindi ti rechi in tutti i luoghi citati, personalmente?

“Sì, quando è possibile, lo faccio, investendoci le mie risorse personali. Per scrivere “Ombre Pagane” sono stato in tutti i siti archeologici di Roma e fuori Roma citati nel romanzo, a partire da Nemi, proseguendo con Ostia Antica, Caracalla, Lucus Feroniae, nei pressi di Capena, la basilica di San Nicola in Carcere per finire con il Monte Soratte, percorso in lungo e in largo a tutte le ore e in tutte le stagioni. Nel caso di “Dieci Agosto” ho trascorso una settimana in Romagna, visitando la tenuta La Torre dei Principi Torlonia e tutti i luoghi frequentati da Pascoli e da suo padre. Non è mancata una puntata a Pantelleria, dove sono ambientati alcuni capitoli del romanzo. Quando sono in questi luoghi, faccio tantissime fotografie, intervisto la gente, cerco di diventare uno del posto.”

Tu sei nato a Roma in una zona che è molto cambiata negli ultimi decenni, come del resto un po’ tutta la città! In che modo è mutata ed a cosa ritieni sia dovuto maggiormente?
“Io sono nato nel quartiere Prenestino nel 1961, un quartiere che ancora nei primi anni della mia fanciullezza portava i segni della guerra e dei bombardamenti. Abitavo in un grande palazzo, costruito dal regime per i ferrotranvieri, il mestiere di mio nonno, palazzo che era simile a un piccolo paese. Ricordo la bottega del carbonaio, il lattaio, il tabaccaio, il bar, la cartoleria e il grande negozio di giocattoli all’angolo di Piazzale Prenestino, dove da bambino trascorrevo molto tempo attaccato alle vetrine e dove entravo solo due volte l’anno, prima di Natale e prima del mio compleanno. Ci sono tornato perché ho voluto ambientarci alcune pagine di “Ombre Pagane”. Il quartiere è radicalmente cambiato, chi poteva è andato via, non è rimasto nessuno degli amici che avevo. I negozi sono diventati bazar, pensioni a buon mercato. Al posto del negozio di giocattoli c’è un caffè. Sono rimasto così deluso, che nel libro ho voluto che ci fosse ancora. A cosa è dovuto il cambiamento? E’ diventato un quartiere multietnico dove gli italiani sono la minoranza e ovviamente questo risente degli usi e costumi dei nuovi residenti che non sono facili da accettare per chi è rimasto.”
In “Lupi nella nebbia- Zanne” raffigurante in copertina un bel lupo, tuo animale d’elezione, ti andrebbe di sfatare qualche luogo comune su questi esemplari sempre più rari da vedere?

“Il lupo è un essere intelligentissimo che io definisco il mio animale totem. Basti pensare, anche se il comportamento è ovviamente dovuto all’istinto, che la coppia dominante, l’unica autorizzata a fare figli nel branco, quando la stagione non è favorevole e non si trova cibo, non si riproduce, evitando così ai nuovi nati una terribile morte. Andando spesso in Abruzzo, ho avuto modo durante qualche escursione, di osservare questi bellissimi animali liberi nel loro ambiente naturale. Dobbiamo dire anzitutto che il lupo non attacca mai l’uomo, anzi quando lo avvista o ne sente l’odore, come è successo a me di vedere, scappa a zampe levate. Secoli di fucilate e trappole lo hanno reso diffidente al massimo verso l’uomo. Per poterli avvistare ho dovuto fare più di una escursione notturna con guide del Parco. E’ quindi difficilissimo vederlo, al contrario dell’orso che invece si fa avvistare più che volentieri. Ai lupi è dedicato il mio primo racconto lungo, “Lupi nella nebbia”, una storia nera, dove i lupi comunque non hanno un ruolo principale e sono alleati con l’eroe negativo della storia.”

Il maggiore Massimo Cerci è uno dei più frequenti protagonisti dei tuoi libri…
“Il maggiore Massimo Cerci è il protagonista seriale di tutti i miei libri, tranne che in “Lupi nella Nebbia” dove fa una breve apparizione al telefono con il protagonista del racconto. All’epoca di “Dieci Agosto” ha 40 anni, con alle spalle una già brillante carriera nell’Arma dei Carabinieri. Attualmente presta servizio presso il Comando Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale, dopo essere passato per un comando di Compagnia a Palermo, due anni di missione in Afghanistan, proveniente dal Battaglione Tuscania dei Carabinieri Paracadustisti. Un curriculum di tutto rispetto, dunque, che ha subito una grossa incrinatura quando durante la sua permanenza in Afghanistan, la moglie e il figlio piccolo vengono uccisi nel corso di una rapina nella villa dei suoceri. Da allora la vita di Massimo Cerci cambia, protesa alla ricerca e alla vendetta nei confronti degli assassini, una ricerca durata anni e per la quale si è servito anche di mezzi non del tutto leciti e di alleanze alquanto discutibili. Un’ombra nella sua vita che lui non rinnega e che con ostinazione ritiene necessaria al terribile proposito che deve attuare. Il maggiore Cerci possiede inoltre un particolare dono extrasensoriale. Riesce a percepire, trovandosi nello stesso luogo in cui è avvenuta, la sofferenza e il dolore di chi è stato vittima di un delitto, ma non riesce a vedere chi infligge il dolore. Per questo, in “Dieci Agosto” lo vediamo in simbiosi con il cugino Riccardo, un ragazzo autistico che vive in un mondo tutto suo nel quale, a volte si rifugia anche il maggiore. Un uomo tormentato, dunque, che non è riuscito a superare il trauma dovuto alla sua tragedia familiare e che si colpevolizza per essere stato lontano in quel frangente e per non averla potuta evitare. Questo gli impedisce, anche dopo tanti anni, di legarsi ad altre donne che incrociano i suoi passi durante i miei romanzi.”
Come sei stato accolto da pubblico e critica?

“Tutti coloro che hanno letto i mei romanzi e assistito alle mie presentazioni, hanno espresso dei giudizi positivi, attendendo con impazienza il romanzo successivo. Ho avuto un ottimo successo di pubblico nella mia zona di residenza e sulla Rete, dove si possono ordinare facilmente. Purtroppo non sono mai stati letti dagli addetti ai lavori, costretti dalle linee editoriali delle loro tv e dalla pressione delle grosse Case Editrici a leggere principalmente e soltanto libri dei loro autori. Ma una cosa che a me non manca è la speranza e la tenacia e spero che un giorno qualcuno si accorga che si possono leggere anche i libri di Franco Mieli.”

Un nuovo thriller in cantiere?

“Il nuovo thriller è già in cantiere e sarà ancora un’avventura del maggiore Cerci, che stavolta non si aggirerà tra rovine e siti archeologici, ma aiuterà un suo amico e collega nella caccia a uno spietato e astuto pluriomicida fuggito dal carcere per attuare una terribile vendetta. Di più non posso dire.”

Progetti futuri?

“Progetti futuri? Ovviamente scrivere, scrivere, scrivere. E imparare.”

Concludendo?
“Concludo ringraziando LF e chi ha avuto la pazienza e il tempo di ascoltarmi. Sperando che avrà anche il tempo e il desiderio di leggere le vicende e la vita del maggiore Cerci.” 
Per acquistare i libri di Franco Mieli:
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