Georges de Canino – “La notte è scura”.

In mostra alla "Casa della Memoria e della Storia" a Trastevere, fino al 28 Febbraio, le opere dell'artista di origine ebraica, in occasione degli ottanta anni dalla promulgazione delle leggi razziali del regime fascista.

La nuit est Sombre, 1978-79

Dal 22 Gennaio e fino al 28 Febbraio presso la sede della “Casa della Memoria e della Storia” sono esposte 40 opere su carta di grande dimensione dell’artista Georges de Canino che formano un corpus unico e coerente realizzato in due momenti cronologicamente distinti tra il 1978 e 1979 ed il 1983, in seguito all’attentato alla Sinagoga di Roma in cui perse la vita Stefano Gaj Tachè, un bambino di due anni, morto il 9 Ottobre del 1982: il primo ebreo assassinato in Italia dal 1945.

Il titolo della mostra “La notte è scura” affronta, attraverso l’arte, l’orrore della promulgazione delle Leggi Razziali di cui quest’anno ricorre l’ottantesimo anniversario.

Nei lavori di questo ciclo l’artista aggiunge, agli interventi pittorici, alcuni prelievi da riviste della propaganda fascista dell’epoca, realizzando dei collages che richiamano alla mente il linguaggio delle avanguardie storiche della repubblica di Weimar e della Francia di inizio secolo. Le grandi carte mostrano infatti evidenti analogie con il linguaggio che i movimenti Dada, Surrealismo e Futurismo sperimentarono nel loro percorso di rottura dei canoni ottocenteschi.

Nei suoi “Minima moralia”, Theodor W. Adorno affermò che “scrivere una poesia dopo Auschwitz è un atto di barbarie” lasciando intendere che gli orrori di un periodo così sanguinoso avessero ucciso anche l’arte. Tuttavia, il bisogno di esprimere, di testimoniare, di tramandare non si è certo esaurito dopo quel lontano 27 Gennaio del 1945, anzi, soprattutto nel campo delle arti figurative, che non così spesso vengono ricordate, hanno assegnato a questo genocidio un ruolo fondamentale (per ovvie ragioni storiche), quasi archetipico: parlare di Shoah significa parlare, in senso lato, di ogni situazione di violenza brutale e perversa, di intolleranza, di odio razziale. I pittori che hanno tratteggiato, e continuano a farlo, l’Olocausto, ci tramandano immagini che ricordano la crudeltà e l’orrore del pregiudizio e sono pertanto da considerarsi opere sacre.

Georges de Canino, è uno di questi artisti. Nelle sue opere esprime con tonalità vivaci e forti tutto l’orrore che scatenarono le leggi razziali, l’insensatezza, la barbarie, la crudeltà, ma riesce, allo stesso tempo, ad ironizzarci su, come una sorta di catarsi, di purificazione da queste tragedie immani. L’alternanza del colore con il “ritaglio” di giornale si legge simbolicamente come una sorta di recisione e di interruzione di tante vite, come si ebbero in quello che è stato uno dei periodi più oscuri che si ricordi. La tecnica del disegno di de Canino trova una dimensione del tutto contemporanea che parte dalla fotografia per giungere a risultati inaspettati di sovrapposizione tra dato reale e visione onirica. Un rifiuto della logica umana e delle restrizioni della inciviltà di quelle leggi, a favore di una totale libertà di espressione, colgono l’essenza intima della realtà, oltre la realtà stessa, quasi a “succhiarne” il midollo della vita e la storia, con i suoi assurdi crimini, dai quali gli uomini non hanno imparato nulla. L’approccio pittorico di de Canino vuole essere un approccio alle coscienze che sono più grandi delle assurde leggi umane…Una delle battaglie di de Canino è proprio quella di rivolgersi ai giusti che hanno fatto gesti semplici, straordinari, di grande umanità. Spesso proprio la paura di essere colpiti ha permesso a queste persone di avere coraggio. E grande coraggio e sentimento si sprigionano da queste opere sofferte di Georges de Canino.

La mostra è curata da Bianca Cimiotta Lami e da Simone Aleandri.

De Canino è nato nel 1952 a Tunisi in una famiglia ebraica per parte di madre, che nel 1963 dovette emigrare in Europa, a causa dei violenti tumulti anti-occidentali e anti-ebraici generati dalla crisi di Biserta.
Dopo un difficile periodo passato in un campo profughi nei pressi di Napoli, la famiglia si stabilì a Roma, dove l’artista entrò a far parte della Comunità ebraica, ancora alle prese con la ricostruzione del dopoguerra. De Canino si è formato come artista anche all’estero, a Marsiglia e a Parigi, venendo a contatto con esponenti del movimento surrealista, e in Italia, coltivando l’amicizia con artisti come De Chirico e Guttuso. La sua arte spazia tra diverse forme espressive, dalla pittura alla scultura, passando per la poesia e le performance.
Nel 2011, alla presenza del Presidente delle Repubblica Giorgio Napolitano, due sue tele sono state inserite nel Museo del Memoriale delle Fosse Ardeatine.
Altro nucleo tematico di fondamentale importanza della sua opera è quello relativo alla storia e alla cultura ebraica. Suoi lavori sono stati donati a due Papi: nel 1989 a Giovanni Paolo II, su commissione dall’allora direttore dei Musei Vaticani Carlo Pietrangeli, e nel 2016 a Papa Francesco, in occasione della sua visita al Tempio Maggiore.
Grazie alle sue attività per la Memoria, de Canino ha ricevuto la cittadinanza onoraria di Maiori (1998), di Battipaglia (2006) e di Cetara (2011). È stato inoltre membro del consiglio di amministrazione della Fondazione La Quadriennale di Roma (2009-2013), contribuendo allo sviluppo del dibattito sull’arte contemporanea.
Sue opere sono conservate i numerosi sedi e musei, tra cui la Galleria Nazionale di Arte Moderna e la Galleria Comunale di Arte Moderna di Roma, il Museo Storico della Liberazione, il Beit Lohamei Hagetaot (Israele), l’Archivio Centrale di Stato.

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