Gerardo Gallo: “Per me la regia è da sempre una cosa naturale, lo spazio di movimento creativo più facile e chiaro”.

LF ha incontrato il regista di "Un posto al sole", autore del libro “Tre luci dal buio”, con uno spiccato gusto per la meditazione, l'esoterismo e la fisica quantistica, per raccontarci come si suddivide tra le sue molteplici attività.

Per gli appassionati di “Un posto al Sole” – sottoscritta compresa -, è stata certamente una settimana movimentata. Gossip e indiscrezioni, colpi di scena, che alla fine dei conti hanno portato grandi risultati in termini di ascolti tv, come del resto attesta un successo lungo più di 20 anni, esattamente da quel lontano 21 Ottobre 1996.

Dopo l’addio di Nina Soldano e le indiscrezioni legate all’uscita di scena del personaggio di Marina Addezio Giordano, ruolo che l’attrice ha interpretato dal 2003 e che ha contribuito a consolidarne la carriera, la soap opera continua per la sua strada con nuovi intrecci, nuove storie e solide certezze: quella di essere un punto di riferimento per il servizio pubblico e per i telespettatori.

Un clima ‘amicale’ quasi ‘familiare’, aggiungerei, che portano lo spettatore a pensare questa soap di successo come fosse la nostra stessa storia, la nostra casa, i nostri cari… trattando, però, anche tematiche importanti come camorra, droga, immigrazione, violenza sulle donne… Questo è sicuramente il segreto di un successo così longevo. Oltretutto la quotidianità, la cadenza esatta del giorno che si sta vivendo realmente, rendono tutta la struttura davvero formidabile!

Oltre alla bravura dei protagonisti, perchè diciamolo, sono davvero interpreti egregi, – non dimentichiamo che molti di loro provengono dal teatro – c’è chi “manovra” le fila da dietro, in maniera davvero competente, geniale ed abile, scrivendo testi e dirigendo in modo mirabile, al punto da non essere mai venuti a noia ai milioni di telespettatori! E non è certo semplice risultare originali in una Tv ormai piatta e monocorde!

LF oggi ha avuto il grande piacere di poter chiacchierare con uno dei fautori di tutta questa titanica produzione: Gerardo Gallo, uno dei registi dell’acclamata fiction italiana “Un posto al sole”, ma anche sceneggiatore e scrittore, autore del libro appena uscito, “Tre luci dal buio”. Una storia coinvolgente e ipnotica, che narra di destini intrecciati, della capacità dell’arte di far risplendere l’anima e della ricerca spirituale di chi vuole imparare ad ascoltare il proprio cuore.

Gerardo Gallo sul set è un direttore con le idee chiare, è nel suo ambiente naturale. Il set è uno dei posti al mondo in cui si sente più a suo agio. E’ conosciuto per essere un uomo che instaura da subito una sintonia e una sinergia con tutta la troupe. Ama che sul set ci sia un ambiente sereno e amichevole, difficilmente perde la pazienza. Il rapporto con gli attori è quello che ha sfaccettature più complesse, forse anche per il fatto che con loro si lavora con le emozioni e con il giusto modo di apparire, quindi è fondamentale saper accogliere, ma saper dire anche tanti no. Dopo 20 anni di set riesce a gestire al meglio e a rendere quanto più piacevole possibile questo lavoro.

La molteplicità è sicuramente un suo tratto distintivo. Al cinema si possono raccontare storie nei modi più svariati, da un’ ottica più realistica, oppure giocando su tanti possibili punti di vista … Proprio da questo tipo di esperienze è scaturito, nel tempo, il suo modo di vedere le situazioni e il mondo.

Ma Gerardo non è solo regia e scrittura, i suoi interessi e studi si sono estesi fin alla curiosità verso lo spirito, gli infiniti mondi, la fisica quantistica, l’infinità del tempo, che sicuramente gli sono serviti per ampliare i suoi … “punti di vista”.

Gerardo, innanzitutto benvenuto su LF MAGAZINE. Da grande fan, quale sono, di “Un posto al sole”, sin dagli esordi, è un grande piacere poterla intervistare, dopo aver già ospitato, tra le mie pagine, vari altri tra gli interpreti della fiction… Ma voglio prima iniziare a parlare della sua recente uscita letteraria con “Tre luci dal buio”… Come mai la voglia di dar vita a questo libro?

“Sono molto felice di essere ospitato su queste pagine. Ho da sempre il piacere e un impulso naturale verso la scrittura, sono passato attraverso le poesie, piccoli racconti o anche grandi storie molto complesse che aspettano il loro turno per venire definitivamente alla luce. Ho sempre scritto con l’idea di storie cinematografiche e questa di “Tre luci dal Buio” è una di esse, poi il desiderio di provarci, di trasformarla in un libro è arrivato per gradi.”

Quanto c’è di lei nel romanzo e nei protagonisti? La rispecchiano in qualche modo?

“Rileggendolo e sentendo i commenti di chi lo ha letto, ho scoperto tante cose che in un primo momento e durante la stesura non mi erano visibili. C’è molto di me e del mio mondo artistico e spirituale, la connessione all’esoterismo, ai percorsi di consapevolezza che sono raccontati, sono strade che ho camminato e in cui mi sono trovato spesso a vivere per comprendere molto di me, dei miei desideri, dei mie talenti e soprattutto dei blocchi e delle paure che avevo bisogno di vivere e superare. Dal punto di vista artistico ho sicuramente una connessione con Domenico e il suo mondo poetico, e con Oliver per la sua voglia di vivere e per la passione per la batteria. Sten è molto più lontano da me, ma sono affascinato dal suo immenso talento.”

La magia che ruolo svolge nella narrazione?

“La magia è qualcosa che è insito nella vita stessa, tutto quello che non riusciamo a comprendere in modo razionale, perché non lo conosciamo, spesso rientra nel mondo magico, ma l’essenza stessa di ogni cosa come particelle di luce e di energia come la fisica spiega, fa in modo che i movimenti energetici possono intervenire in ogni situazione. L’amore, i desideri, i talenti sono energia che attraggono e respingono delle cose nella nostra vita. Il principio è saper chiedere per ottenere, ma soprattutto saper accogliere. Quando l’intento di mente e cuore va nella direzione del desiderio e del talento, avviene quello che noi chiamiamo magia, e in questo libro ce n’è tanta. Ad un certo punto i protagonisti in modo più o meno consapevole chiedono di aprire questa porta, e quando si chiede, l’universo risponde sempre. Nel caso dei nostri protagonisti la Magia si palesa attraverso la comparsa nelle loro vite di tre donne che io amo profondamente, e che daranno davvero luce e spessore alle vite loro e a quelle di questi uomini.”

Come si fa ad ‘ascoltare’ il proprio cuore?

“Mi hanno insegnato, che in un momento di dubbio su una scelta da fare, quella giusta è la risposta più silenziosa, quella che non crea confusione o ansia, che è una prerogativa più della testa slegata dal resto. Io lo faccio usando tanti metodi diversi, con la meditazione ci sono vari modi per entrare in sintonia con questa voce, che è davvero calda e accogliente. Poi c’è l’ascolto dei segni, se chiedo di avere chiarezza su cosa il mio cuore desidera, si chiede e poi ci si mette in ascolto con attenzione e si vede nell’arco della giornata quali segni ci possano aiutare a fare chiarezza, attraverso una canzone, una frase letta per caso, o una parola detta, come è successo nel libro ad un certo punto a Carmela.”

Sceneggiatore, regista, scrittore… lei proviene da studi da terapeuta energetico ed insegnante di meditazione… com’è giunto sui set, e come la hanno aiutata le sue conoscenze accademiche?

“Diciamo che il percorso è avvenuto al contrario, nel senso che provengo da una famiglia di fotografi per lo più del mondo delle cerimonie. Lo era mio nonno, mio padre, lo è mio fratello e la nostra famiglia è sempre stata coinvolta in questa attività dalla nonna in poi, le donne sono state parte integrante di questo mondo. Ho iniziato da bambino a lavorare in questo mondo formando sicuramente il punto di vista sul racconto anche delle emozioni. Poi all’università ho frequentato il Dams e tutto questo bagaglio mi ha favorito per vincere un concorso in Rai come aiuto regista e da lì, facendo la gavetta e mostrando le mie capacità, sono diventato un regista. Gli studi esoterici, il mondo della ricerca, sono iniziati ufficialmente 12 anni fa, ma anche lì le richieste di conoscenza del mio spirito risalgono all’infanzia.”

Arriviamo a “Un posto al sole”… Qual è il segreto della longevità di questa acclamata fiction?

“La longevità di questa fiction nasce dalla sua aderenza ad un mondo reale, i protagonisti si muovono in una città che ne è protagonista principale con la sua storia e con la sua energia. I personaggi che vivono e abitano questa soap sono, a parte poche accezioni, persone che potresti incontrare tutti i giorni nella tua vita e la temporalità, che è praticamente affine con il tempo che viviamo giorno per giorno, la fanno percepire come qualcosa di profondamente verosimile e quindi reale, a cui ci si affeziona facilmente.”

A vedere la soap ci si sente quasi partecipi in prima persona, come se si fosse amici con i protagonisti! Si respira un clima simile anche nella quotidianità del set?

“Sì, come dicevo prima, per come sono scritti e costruiti i personaggi e le storie, si arriva ad avere molta familiarità con tanti di loro e con le loro vicende, siano esse comiche, drammatiche o d’amore. Sicuramente sul set, data la vicinanza e la conoscenza che è molto lunga, le dinamiche sono molto familiari, ci si vuole bene e si litiga come in tutte le famiglie. Sicuramente i tempi di realizzazione sono molto stretti e veloci e quindi si corre anche tanto, e per i nuovi arrivati a volte può essere più difficile entrare con leggerezza in questi meccanismi.”

Quante puntate si registrano al giorno?

“Più o meno si gira una puntata al giorno, mi spiego meglio, ogni puntata singola di “Un posta al sole” è composta da circa 19 scene. Suddivisa ovviamente in ambienti diversi, sia esterni che interni e da attori diversi per ogni situazione. Noi con le nostre due troupe principali, quella di esterni e quelle di interni, riusciamo a girare in un giorno medio all’incirca venti o venticinque scene. Ovviamente tutte queste non compongono una puntata singola, ma insieme alle altre girate in settimana, si va a comporre poi quella che va in onda grazie al montaggio video.”

Quali sono state – e sono ancora – le difficoltà che avete riscontrato in questo periodo di Pandemia?

“Le difficoltà sono state tante e a tutti i livelli, dalla scrittura, ai contratti, dalla realizzazione, al montaggio. La scrittura ha dovuto riadattare tutte le storie a causa del fermo che abbiamo subito, poi ha dovuto riscrivere tante scene a causa dei necessari distanziamenti e di una serie infinita di protocolli da seguire. Le riprese ne hanno risentito per le restrizioni su cosa si possa o non possa fare durante le scene, quindi baci abbracci e distanziamenti tra attori, ma anche per la riduzione del personale della troupe e l’utilizzo ridotto di certe attrezzature. Alcune positività hanno creato ovviamente delle quarantene, i contratti hanno subito delle chiusure e dei prolungamenti e al montaggio, alcune fasi e procedure, sono state sospese, come la correzione colore che è una fase necessaria per avere un prodotto più curato ed omogeneo, e tanti altri blocchi e fastidi che si sono succeduti di volta in volta.”

In questi giorni, i fan più accaniti stanno dibattendo sui Social dell’uscita di Nina Soldano, alias Marina, dalla fiction… possiamo sperare in nuovi sviluppi in futuro?

“Ma nella fiction ci sono sempre avvicendamenti e uscite più o meno lunghe, succede spesso. Certo, quando accade per un personaggio come Marina, uno tra i più amati, la cosa diventa più fastidiosa per tanti telespettatori. Nina Soldano è una bravissima attrice e una grande donna, mancherà a tutti, sia fuori che dentro il set, ma so che le sorprese ad “Un posto al sole” non mancano mai.”

C’è un personaggio che predilige?

“Sì, ma non lo dico, (ride n.d.r.) perché come nelle famiglie, pure se c’è non si dice.”

Mi piace molto l’entrata, periodicamente, di qualche attore teatrale che appare solo per brevi periodi… Come nasce questa idea?

“Nasce dall’esigenza, in un prodotto di questo tipo, di avere sempre tanti attori e attrici nuovi per storie più o meno brevi. Il mondo teatrale offre quasi sempre la sicurezza di una professionalità e un talento sicuramente più rodato.”

Come è entrato a far parte della grande famiglia di “Un posto al sole”?

“Ci sono entrato circa diciassette anni fa, come assistente-aiuto regia, vinsi un concorso in Rai nel duemila e l’azienda all’epoca dopo varie esperienze mi assegnò questo ruolo. Poi dopo due anni circa chiesi di fare una prova da regista e mi fu concessa, da allora sono 15 anni che lavoro con loro come regista. Nel periodo da assistente ero a contratto a tempo determinato, poi ho maturato l’opportunità del posto fisso, ma rinunciai per restare regista e continuare a seguire la mia strada più naturale.”

Qual è la differenza tra la nostra soap e quelle straniere? Ora poi, è il momento glorioso di quelle turche…

“Le confesso che non sono un fruitore di soap-opera, a parte “Un posto al sole”, non seguo molto il resto. Di sicuro quello che rende la soap napoletana più bella e affascinante è l’utilizzo delle tante scene in esterna e, come dicevo in precedenza, della presenza della città di Napoli che offre tanti spunti sotto infiniti punti di vista.”

Cosa significa, oggi, stare dietro la cinepresa?

“Per me è da sempre una cosa naturale, è lo spazio di movimento creativo più facile e chiaro. Tolte le difficoltà del periodo storico, per un regista, le infinite possibilità di racconto che gli strumenti nuovi e più facili anche da poter utilizzare, presenti sul mercato, offrono una larga ed ampia opportunità di poter raccontare storie. Il problema più grande è quello legato alla difficoltà molto spesso di avere interlocutori con cui dialogare per proporre i propri progetti, in tanti ambiti il mondo del cinema e della tv è ancora molto chiuso.”

Lei si è un po’ dovuto reinventare durante il lockdown immagino… Come ci è riuscito?

“In quel periodo, dopo l’iniziale rabbia e breve depressione, mi sono attivato fisicamente, ho iniziato a fare lavori in casa e fuori casa, a prendermi cura del giardino, a giocare a tennis da solo contro il muro di casa, a correre e fare esercizio, e questo mi ha dato la spinta per rimettermi a lavorare su tanti progetti e da quell’impegno è venuta fuori la finalizzazione del romanzo “Tre luci dal buio” e la sua edizione.”

Progetti futuri?

“Ho sempre progetti futuri e progetti presenti, ho imparato con il tempo a lavorare soprattutto sul presente e su quello che posso fare oggi. Scrivo a fasi alterne per un nuovo romanzo, ma anche per un progetto teatrale, e per storie che vorrei vedere al cinema. I prossimi mesi saranno per me importanti e voglio farmi trovare pronto per tutte le cose belle che la vita metterà sul mio cammino.”

Concludendo?

“Auguro a tutti un anno davvero speciale, so che quello trascorso ci ha messo alla prova, ma da quelle si impara sempre qualcosa. Mi auguro davvero che ognuno possa trovare dentro se stesso l’occasione per far brillare il proprio talento.”

What do you want to do ?

New mail

What do you want to do ?

New mail

What do you want to do ?

New mail

What do you want to do ?

New mail

What do you want to do ?

New mail

What do you want to do ?

New mail

What do you want to do ?

New mail

What do you want to do ?

New mail

What do you want to do ?

New mail

What do you want to do ?

New mail

What do you want to do ?

New mail

What do you want to do ?

New mail

What do you want to do ?

New mail

What do you want to do ?

New mail

What do you want to do ?

New mail

What do you want to do ?

New mail

Scrivi un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*