Gian Andrea Oberegelsbacher professione: Temporary Manager

L'imprenditore veronese ha presentato questa importante figura manageriale volta alla risoluzione di momenti difficili e di transizione delle imprese.

Si è svolto a Roma, Giovedì 4 Febbaraio, un interessante quanto stimolante convegno riguardante il temporary management, ossia l’affidamento della gestione di un’impresa o di una sua parte ad uno o più manager altamente preparati e motivati, per garantire continuità all’organizzazione, accrescendone le competenze manageriali già esistenti, e risolvendone allo stesso tempo alcuni momenti critici, sia negativi (tagli, riassestamento economico e finanziario) che positivi (crescita, sviluppo…). Per il successo di un intervento è fondamentale che al temporary manager vengano fornite tutte le opportune leve. Il Temporary Manager, generalmente di età superiore ai 45/50 anni, rappresenta la terza via, accanto alla consulenza e alla dirigenza tradizionale, attraverso la quale un’azienda può dotarsi di risorse finalizzate a migliorare performance e capacità di gestione. Molto spesso, per accelerare la presa di contatto con il problema e il disegno della soluzione, i manager cui si fa ricorso sono in genere sovradimensionati rispetto all’incarico.
L’obiettivo del convegno è stato quello di analizzare e dibattere come le aziende interpretino e utilizzino il temporary management, a partire dai risultati di un’indagine promossa da Leading Network, in collaborazione con IIM – Institute of Interim Management Italy, che con oltre 350 aziende intervistate, è la più significativa ricerca sul tema in Italia. Vice Presidente della Leading il dottor Gian Andrea Oberegelsbacher, che in modo molto esaustivo ha messo in luce le grandi tematiche sul modo di operare con aziende imprenditoriali/familiari.

Oberegelsbacher interessato esclusivamente a missioni in qualità di Temporary Manager, si occupa principalmente di affiancare gli imprenditori in qualità di Consigliere Delegato o Direttore Generale nella gestione dell’azienda, in missioni di transizione straordinarie o di Change Management, maturando le varie esperienze in contesti e mercati internazionali fortemente competitivi, nell’ambito di svariati canali di vendita e in diversi settori.

Ma lascio la parola al dottor Oberegelsbacher che certamente molto meglio di me sa “raccontarci” la sua professione…

“Di cosa si occupa un Temporary manager?”

“Il Temporay manager entra nelle aziende a fianco dell’imprenditore, aiutandolo a gestire momenti di transizione, sia positivi che negativi. Quelli positivi possono essere quelli di forti richieste sul mercato che, se mal gestite, possono creare problemi finanziari alle aziende, quelli negativi, purtroppo oggi la maggior parte, a causa della crisi, sono la contrazione del fatturato, l’aumento delle strutture di credito delle banche, soprattutto in Italia.”

“Quale branca manageriale la occupa maggiormente?”

“Normalmente io entro in un’azienda come direttore generale o amministratore delegato, il mio back ground è il marketing commerciale, quindi di sviluppo e business, rivedo un po’ le strategie aziendali, cosa sfruttare meglio e opero a 360 gradi sull’azienda o io direttamente, o assieme ad altri colleghi che sono esperti di TM, di finanza, controller. Spesso entriamo in team  all’interno delle missioni. Si è più veloci, più efficaci, più rapidi a gestire le situazioni.”

“I tempi di risoluzione di questi interventi…?”

“Si passa da missioni di poche settimane, una o due, ad altre di cinque o sei, che sono le misure di analisi, a seconda della complessità delle aziende. E’ chiaro che se un’azienda è piccola e non ha produzioni all’estero, nè filiali, non ha grandi complicazioni, ha un tipo di analisi abbastanza veloce. Segue poi una intromissione vera e propria…quella in cui, deciso il piano delle azioni e delle cose da fare, lo si inizia ad attuare a fianco dell’imprenditore. Questa azione va dai sei ai nove/dodici mesi ad un massimo di due/tre anni. Sono missioni eccezionali perchè sono quelle in cui c’è da fare una grossa ristrutturazione del debito con le banche, atti legati ad esempio al’ex articolo 67 in cui le banche chiedono che il manager rimanga all’interno dell’azienda per garantire la bontà del piano e l’esecuzione dello stesso. Normalmente la missione media va dai 9/12 mesi quando si tratta di aprire filiali all’estero, fondere due aziende, acquisizioni, o riorganizzazioni aziendali, o nel caso in cui si faccia partire un business all’estero, si fa crescere qualcuno dentro un’azienda…questa è una caratteristica sempre presente nelle missioni di Temporary management, viene fatta “crescere” una persona che poi prosegue da sola quando il Temporary manager esce.”

“Presumo si muova su vasti territori…”

“Sì, ci muoviamo un po’ in tutto il mondo, anche se oggi ci sono molte richieste dall’Italia. Personalmente ho fatto parecchie missioni a Roma anche in ANAS, in Guardia di Finanza, esterne, di un anno e mezzo, soprattutto aziende private, ed oggi, situazioni di crisi.”

“Tra le sue molteplici competenze, ne ho notata una in particolare rivolta ad una onlus per la cura del disagio ed abuso sui minori. Che esperienza è stata?”

“Forse una delle più belle, delle più toccanti! E’ stato un intervento molto breve, di una settimana. Sostanzialmente questa onlus era composta da psicologi quindi non abituati a gestire ed organizzare gli appuntamenti, nè la gestione quotidiana del loro lavoro. In quella settimana io ho riorganizzato un po’ il tutto, in modo che fosse più in chiave manageriale, e con situazioni un po’ meno “confuse”, come ad esempio troppi bambini in sala d’attesa nello stesso momento, bambini difficili o maltrattati…Era una piccola cosa ma molto toccante per le cose che ho visto.”

“Lei ha scritto anche due libri. Ce ne parla?”

“Io ho scritto due libri. Il primo, una sorta di vademecum sul Temporary management. Su quale sia il Temporay manager ideale, quale l’imprenditore ideale che decide di affidarsi ad un Temporary manager, che dev’essere lungimirante, illuminato, pronto a mettersi in discussione, ad accettare di venire aiutato da una figura professionale per risolvere i problemi dei mercati di oggi. Poi c’è tutta una serie di suggerimenti utili sia per il Temporary manager che per l’imprenditore. Oltre ai principali attori del settore, anche le associazioni di categoria. Sono vice presidente di una di queste io, “Leading Network”, la principale associazione oggi in Italia, che conta più di 140 manager. Al suo interno facciamo formazione manageriale, facciamo conoscere il Temporary management, la nostra missione principale, agli imprenditori, alle aziende, alle altre distribuzioni. C’è una situazione di network continua, di scambio di informazioni, oltre ad aggiornamenti dal punto di vista contrattuale, e veicoliamo missioni che vengono generate dai soci che sono all’interno di centinaia di aziende. Non dimentichiamo che il Temporary manager spesso collabora in due o tre aziende contemporaneamente. Nel mio caso ad esempio, spesso ho varie missioni in cui vado un giorno a settimana o qualche giornata ogni due settimane, ma ho manager che all’interno mi gestiscono l’operatività del lavoro.  Il secondo libro che si intitola “Ricette per uscire dalla crisi” che ho scritto con 33 manager di “Leading”, contiene dodici casistiche, tra quelle principali, per rispondere alle esigenze del momento. Poi ne sto scrivendo un terzo “Export management” che è una cosa un po’ più richiesta sul mercato, dato che molti vogliono andare a vendere all’estero, soprattutto in questo momento che l’estero è più appetibile. Occorre attuarlo, però, nella maniera più giusta per non farsi del male! Quindi saranno una sorta di consigli su come approcciarsi al meglio sul mercato.” 

“Quando uscirà questo terzo libro?”

“Speriamo entro l’estate, a Luglio. Tutti e tre i libri sono editi da “Wolters Kluwer Italia” che è la multinazionale che ha comperato IPSOA in Italia. Assolutamente fruibili anche come E-book.”

“Concludendo?”

“Sono stato recentemente a Roma dove ho fatto due missioni importanti in ANAS e in Guardia di Finanza, ed in un paio di aziende private. Roma è una città in cui vengo sempre molto volentieri! Ci sarebbero da spendere due parole sul settore pubblico dove ci sono comparti di spesa enorme, dove il Temporary manager sarebbe spesso utilissimo. Seguendo un po’ l’esempio di quello che ha fatto la Germania dopo la riunificazione tedesca…quando a capo delle grandi aziende dell’est, che avevano un approccio statalista, comunista, senza meritocrazia, inserirono un Temporary manager per risanarle e ricreare un business più “occidentale” che non poteva andare avanti con criteri passati. Un bell’essempio questo!”

www.temporarymanager.net
www.temporarymanager.info
www.temporarymanager.org
www.leading.it – Vice Presidente
www.leadingschool.org – Socio Fondatore

 

1 Commento su Gian Andrea Oberegelsbacher professione: Temporary Manager

  1. Circa 40% dei TM sono nella pubblica amministrazione in Regno Unito ma in Italia questo mercato è poco sviluppato. Spero che TM nella guardia di finanza è un inizio di un impiego più diffuso nella PA Italiana.

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