Gianfranco Angelucci con “Glossario Felliniano” ci insegna a leggere le magiche trame di Fellini, i suoi segreti e la sua umiltà.

Lo scrittore e sceneggiatore, amico e collaboratore di Fellini per oltre 25 anni, gli ha dedicato questo libro imperdibile: 50 voci per raccontare Federico Fellini, il genio del cinema Italiano", pubblicato da Avagliano editore.

Replicare le sue atmosfere  è quasi impossibile, ma ricordarle e interpretare la sua poetica è doveroso per omaggiare un Maestro che rimane  imprendibile per la vastità delle sue radici culturali e l’aria soave della sua vitale profondità. Gianfranco Angelucci, suo amico e collaboratore per oltre 25 anni, gli ha dedicato un libro imperdibile “Glossario Felliniano, 50 voci per raccontare Federico Fellini, il genio del cinema Italiano” di Avagliano editore. Psicanalisi, sociologia, antropologia, costume, storia antica si fondono in dei quadri artistici che sono diventati l’immaginario collettivo di un popolo.

Come un novello Mago, Fellini, con i suoi meravigliosi film, ci fa emergere e ragionare sul nostro bizzarro pianeta Italia con ironia bambinesca, incrociando incubo e sogno che si alternano come nubi e sole nei nostri animi. Quattro Oscar ha ricevuto il Maestro Fellini, riconoscimenti dovuti per un artista che è l’Italian Style e la cultura stessa del nostro paese nel mondo. Incontrare un suo vero amico e assistente, oltre che scrittore e sceneggiatore, è stato un regalo. Gianfranco Angelucci che da anni “cura” la figura del Maestro attraverso libri incredibilmente coinvolgenti, ci aiuta ad entrare nel “labirinto Fellini” col suo “Glossario Felliniano” come un novello  Virgilio. In un mondo ironico e celeste dove tra le nuvole, ombre e nebbia brilla la spiritualità, l’anticonformismo, l’arte e la psicologia; visi antichi e fumettistici ci ammiccano e infine si incontra il viola del mistero e del passare degli anni, le trasformazioni e le precognizioni di un artista immenso ci paiono diventare più vicine grazie al testo di Angelucci, come se Fellini si fosse incarnato in una bellissima farfalla svolazzante davanti a noi che si fa ammirare per i suoi colori per qualche minuto e poi vola di nuovo in dei  misteriosi e occulti campi elisi.

Fellini tra il sogno e l’incubo. Un uomo fortissimo ma che appare anche pieno di ombre. Perchè ci aiuta la lettura del sogno per Fellini e di conseguenza nella sua opera?

“Probabilmente non c’ è una distinzione tra un incubo e un sogno. L’incoscio ci chiede notizie su di un evento attraverso l’attività notturna. Federico che, come sapete da sempre, anche prima di incontrare lo psicanalista Bernardh, aveva l’inclinazione per mettere la vita notturna sotto i raggi del sole, per lui il sogno era una strada, una parte della percezione. Dopo il connubio con Jung, Federico cambia completamente il cinema, nella prospettiva mette i sogni creando un linguaggio paratattico per associazioni. Lascia la servitù della trama nei film e con un linguaggio associativo che passa da una sequenza all’altra, rinnova completamente la settima arte con autorità e ricchezza, insomma crea l’autore. Condurre delle riprese e fare arte di riflessione insieme, passando di arte in arte in modo che lo spettatore possa identificare se stesso come nelle altre arti e nelle nostre nature meno conosciute. Racconta le sue storie in più, sostituendosi come Io narrante. Sè stesso in prima persona. Un gioco di specchi, insomma una messa in abisso che non trova fine. Un gigante della cinematografia. Lui ti chiedeva “cosa hai sognato stanotte ?”era uno psicanalista di sè stesso e degli altri, uno sciamano. Insomma flirtare con la parte oscura, era un cattolico sensibile verso il mistero. Non è tutto spiegabile con i numeri, non puoi ingabbiare la vita in dei numeri, come fai ad ingabbiare un raggio di luce.”

 

Donne oversize, donne tigresche, matriarcati. Lui disse “nessun uomo sarà libero finchè non sarà libera anche l’ultima donna”. Cosa rappresentano tutte queste donne particolarissime?

“C’ è una dicotomia Federico… ama le donne esuberanti e poi sposa Giulietta. La sua è la visione del bambino che si ritrae fra le cosce ma anche la visione delle tette della nascita, il contatto tattile, sono più grandi della sua testa ma lo sovrastano e lo fanno sopravvivere. Lui le desidera ma non riesce a soddisfarle, la donna diventa più inavvicinabile, insomma una inadeguatezza virile infantile… i bambini che spiano una donna nuda nelle sue opere dicono “cosa vedi? due fischi pieni di latte… due mozzarelle.”.

Poi la donna non soddisfatta è anche una donna che può mettere l’uomo in condizione di fare i conti con la piccolezza maschile. Ma amava la cognizione reale delle persone. Era un donatore di libertà, gay travestiti erano presenti sui suoi set. Il set era una specie di chiesa laica insomma, un centro di accoglienza, non vi era nessuna forma di razzismo. Ricordiamo Zampano della strada e quella vicinanza con la piccola Gelsomina, possiamo comprendere che l’intuizione di un innocente che muore al nostro posto è un’intuizione potente quasi evangelica.

Ha parlato persino di matrimonio gay in Satyricon nel ’69. Un donatore di libertà totale. Ricordo che fece causa a Berlusconi perchè interrompeva i suoi film.”

 

Arte e illusionismo sono presenti nel suo cinema. Il Maestro cercava l’artificio anche nella vita?

“Quando un giornalista gli disse stupito che erano mesi che lo cercava e al telefono Federico gli aveva assicurato che era ad Honk Kong, rispose “Tu sei a via Veneto io sto ad Honk Kong”.

La visionarietà era la vita di Fellini, se non capisci me, non capisci il mio cinema, un illusionista e un creatore di animali simbolici. Pennellate e colpi di luce, ma se le emozioni sono vere allora l’illusionismo è vero, dico allora dove è il confine quando ti affidi a Merlino o a Maga Magò? Questo potere ce l’aveva Michelangelo Caravaggio. Se l’artista non è in grado di farti credere questo, è un mago finto, non deve fare l’arte. Federico amava e riconosceva  solo Kurasawa e Kubrick.”

 

Giulietta Masina è stato l’angelo delle miserie umane nelle sue opere, ma chi era davvero…? Poteva essere anche severa o era un angelo dolente anche nella vita?

“Giulietta era sicuramente l’ancoraggio, ma nascondeva la ferita della nascita. Nessuno capiva dove Federico avesse preso il soggetto de “La Strada”. Giulietta, affidata ad una zia ricca a quattro anni, insomma la sofferenza, Federico è tutto lì; prende queste cose che ha visto in Giulietta e viene fuori Gelsomina che viene venduta. La depressione viene nel girare quelle scene. Di Giulietta si vuole fare il santino, sì era una donna forte ma con delle debolezze anche lei negli ultimi anni. Federico diceva di essere sposato con lei prima della nascita. Giulietta certe cose non le aveva capite di Federico, lui aveva una fede reale. Era il regista degli emarginati, l’arte è l’espressione del divino, gli artisti sono dei matti di una categoria che ci garantiscono la libertà. Solo quella ci può salvare.”

 

La donna segreta di Fellini “la paciocca” che sovrasta come immagini il libro dei sogni di Fellini, un viso regale alla Caterina Boratto su di un corpo sontuoso e mastodontico. Questa Musa segreta è emersa sempre poco pur contando moltissimo per il cineasta. Lei ne parla nel libro. Che idea si era fatto di Anna ?

“Anna che conobbe casualmente, gli sopravvive. Rappresentava il rifugio della donna. Anna ha deciso di star nell’ombra per non turbare l’uomo. Aveva una enorme capacità di amare e ho letto delle loro lettere d’amore straordinarie. Anna era la sessualità accogliente, materna, rassicurante e vestale, depositaria di certi segreti. I suoi disegni ce la narrano, disegni che lui compiva in una specie di trance onirica di telescrittura, l’ho detto, era un mago ma non nella accezione favolistica del termine. Lui inseguiva questo archetipo nei disegni.”

 

Fellini è stato anche attaccato dalla chiesa in passato per la “Dolce vita” come anticlericale, ma nei suoi film, per me, come in Hitchcock, si sentiva una entità superiore, è possibile ?

“Vi erano in lui una natura religiosa ed una natura legata al mistero, questo era forse l’atteggiamento di un artista francescano. In venticinque anni non l’ho mai sentito lamentarsi o fare bizze. Lui si è messo a raccontare la libertà come la racconterebbe un carcerato. Lui si libera dalla religione repressiva, ma non della religione misterico-sensibile della serie “preferisco credere a tutto piuttosto che non credere a niente”. Socrate diceva “so di non sapere”. Dire Dio non c’è, vuol dire che credi di essere superiore ad un altro. ll mistero è l’unica condizione umana. Se non hai mistero, dentro cosa ti esprimi? Cosa racconti?”

 

Di Fellini alcuni hanno detto “è l’uomo che mi ha insegnato a mentire”… cosa vuol dire?

“La verità non esiste. Il film “Otto e mezzo” si risolve quando lui è in macchina, tutto crolla e lui è da solo e il protagonista dice “questa confusione sono io. Se non avessi confusione come potrei guardare gli occhi”. Ma se non sei fedele a te stesso darai agli altri solo una controfigura. Mentire? O la verità è quella che ti fa comodo dire che è la verità, ma la verità è quella che ti conquisti. La verità è quello che tu sei davanti agli altri.”

 

Grazie davvero sig Angelucci

“Grazie a te Antonello.”

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