Gianfranco Jannuzzo: ‘La Sicilia la Vita…Il teatro la Casa.’

L'attore siciliano, che sta per debuttare a Milano con "Alla faccia vostra" a fianco di Debora Caprioglio, si è raccontato amabilmente ad LF.

Gianfranco Jannuzzo è, come si sarebbe detto un tempo, un autentico ‘signore’ siciliano. Sicilia, questa terra dai colori intensi, dai profumi agrumati e salmastri inconfondibili, ha dato natali a grandissimi autori, Verga, Luigi Capuana, Pirandello, Sciascia, Franco Scaldati, Andrea Camilleri, a personaggi fantastici, ad attori eclettici che della loro sicilianità hanno fatto un marchio di cui andare fieri. Jannuzzo incarna tutto questo. Trapiantato a Roma a dodici anni, ha mantenuto quel suo intercalare elegante, piacevole, gentile, trasponendo sul palco tutta la sua verve…. perfezionatasi, cammin facendo, sempre di più. E provenendo dalla scuola di recitazione fondata da Gigi Proietti, difficilmente poteva essere altrimenti. Da lì sono usciti tantissimi bravi attori. Perchè un interprete, per essere tale, deve sapersi calare nei ruoli più disparati… un po’ come si usa in America, lì vali per quello che sai fare! Jannuzzo è in grado di farlo….Anni con Bramieri, con Garinei e Giovannini al Sistina, con Terzoli e Vaime, monologhi, pezzi di Pirandello, hanno forgiato questo attore che apprezzo da moltissimi anni. Una delle sue recentissime interpretazioni, Ciampa ne “Il berretto a sonagli” l’ho trovata fantastica!

Da questa sera, Gianfranco sarà impegnato a Milano al Teatro Manzoni con una commedia gialla “Alla faccia vostra” che alterna battute fulminanti e colpi di scena a ritmi gradevoli, che sfrutta il talento dei protagonisti per divertire con un briciolo di cattiveria. Accanto a lui, dal 2 al 19 Marzo, Debora Caprioglio, mentre l’adattamento del testo francese di Pierre Chesnot e la regia sono affidati a Patrick Rossi Gastaldi.

Cosa dire altro? Meglio che sia il nostro protagonista a raccontarsi…

Gianfranco com’è iniziata la tua carriera artistica?

“La mia famiglia si è trasferita da Agrigento a Roma nel 1967. A quell’epoca avevo 12 anni, eravamo molto legati, però, alla nostra Sicilia ed accettammo a patto di ritornarci ogni volta che avremmo potuto. E così fu. Io ero il più grande di 5 figli e questo legame con la Sicilia non si è mai interrotto. Allora ad Agrigento non c’era l’Università, e mio padre, insegnante di lettere, aveva la possibilità di chiedere un trasferimento o a Palermo, o a Firenze, o a Roma, gli assegnarono Roma e così partimmo tutti per la capitale. Fin da ragazzino ho manifestato la mia voglia di esibirmi, di raccontare storielline inventate, di far stare bene le persone intorno a me…ero piuttosto vivace. Mio padre però mi lasciava fare. Naturalmente quando fui più grande, a Roma, i miei amici sapevano che ero spiritoso, divertente, che mi piaceva imitare i compagni ed i professori, così un mio compagno mi segnalò Gigi Proietti che stava cercando degli attori, e andai. C’era un provino da superare…davanti a Proietti, ma non sapevo bene per cosa. Fu la mia fortuna, perchè lui stava aprendo proprio la scuola di recitazione, una scuola famosa che sfornò tantissimi grandi artisti. Quei primi tre anni furono molto formativi. Avevo paura poi di spiegare a mio padre che volevo intraprendere quella strada…lui sapeva che dovevo laurearmi in legge, voleva un lavoro sicuro per me, non così aleatorio come quello che mi ero scelto.”

Lui ti voleva magistrato infatti…

“Sì. Proietti stesso gli disse che avevo del talento e mio padre accettò la cosa. Quando iniziai a vincere provini, a fare esperienza cominciò ad essere un mio grande estimatore…non mi mise il bastone tra le ruote. Certo, inizialmente gli dispiacque quando io decisi poi di non laurearmi! A parte questo, lui fu contento.”

Che maestro è stato Proietti?

“L’esperienza nel suo laboratorio di recitazione è stata molto formativa, molto importante…lo dico ancora adesso con grande gratitudine. Gigi pensava allora, e pensa ancora adesso, che gli attori dovrebbero saper fare tutto: dal ruolo comico al drammatico…la disciplina è unica, bisogna avere rispetto del pubblico. Tu mi hai visto recitare in cose molto diverse tra loro, è quello che mi piace fare. Mi piace interpretare sia ruoli comici che drammatici, non faccio differenze. E la fortuna di non spiazzare il pubblico, per me è un enorme privilegio…”

Stai per debuttare a Milano con una commedia brillante…

“Dal 2 al 19 Marzo siamo a Milano con una pochade “Alla faccia vostra” che arriva ben rodata, perchè veniamo da Torino, dove è già stata accolta, per nostra fortuna, con grande successo.”

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Chi sono i tuoi compagni di ‘viaggio’?

“Debora Caprioglio, con la quale avevo già lavorato in “Lei è ricca, la sposo e l’ammazzo” tratta dal film con Walter Mattau… E’ una vicenda che si dipana attorno ad un’eredità di un signore molto ricco, da cui si recano parenti, figli, generi e affini, richiamati dalla grande prospettiva di arricchirsi. In realtà c’è un ‘giallo’ da pochade ma anche una considerazione molto amara, attuale, sul potere che ha il denaro nel modificare il nostro modo di vedere le cose, che ci condiziona nel bene e nel male…Il denaro ci fa diventare arroganti quando ne abbiamo troppo, vigliacchi quando non ne abbiamo, però ci serve per pagare le bollette, per fare un regalino ai nostri cari, per avere la dignità che occorre per andare avanti.”

Ti abbiamo apprezzato nella tu grande interpretazione di Ciampa ne ‘Il berretto a sonagli’…

“Questo mi fa molto piacere, perchè tu hai amato molto quello spettacolo… Fu un’avventura molto fortunata per me, perchè io sostiuivo Pino Caruso che lo rappresentò già lo scorso anno…Arrivai in una compagnia bella, già affiatata però…sono stati molto bravi ad aiutarmi e nel giro di un paio di settimane mi hanno messo in grado di impersonarlo. A quanto pare anche abbastanza bene, perchè il pubblico della sala Umberto di Roma ha reagito in maniera generosa…ne sono felice davvero.”

E’ anche venuto a salutarti in camerino il tuo primo maestro Gigi Proietti…

“Si, una gioia infinita! Poi anche tutti gli operatori teatrali, perchè ci stanno proponendo di ripeterlo il prossimo anno. Uno spettacolo che ‘rischia’ per fortuna, di avere una lunga vita. Intanto mi godo anche il successo di quest’altra commedia che debutterà a Milano il 2 Marzo e sarà in tourneè tutta la prossima stagione, tra cui anche a Roma nel Marzo 2018.”

“Hai recitato anche al fianco di Gino Bramieri. Che ricordi ti ha lasciato…?

“Quella, senza rendermene conto, è stata davvero una sorta di università dello spettacolo, perchè Bramieri era un colosso, amato da tutte le parti d’Italia. La romanissima Marisa Merlini diceva sempre: “A Milano magnano pane e Bramieri”, perchè lo adoravano. Ma era un affetto sparso in tutto lo stivale. Nel periodo in cui ho lavorato con lui si sono accorti di me tanti spettatori che altrimenti ci avrebbero messo anni. Facemmo 6 anni consecutivi con tre spettacoli che durarono ciascuno due anni, il pubblico andava a vedere Bramieri ma trovava anche me. Quando Bramieri venne a mancare, quel pubblico che mi aveva seguito in tutti quegli anni, continuò a venire a vedermi. Ho cercato sempre di non deluderli. Io lavoravo già con Garinei e Giovannini in tutti gli spettacoli di Bramieri. Poi con Terzoli e Vaime, oppure spettacoli come “Se devi dire una bugia dilla grossa” con Claudia Koll, ed uno spettacolo che feci da solo con 6 ballerine. Lavorai per circa 17 anni consecutivi con Garinei e Giovannini al Sistina di Roma…una gran bella scuola!”

 

Quando non reciti a cosa ti dedichi? Mi sembra che ami la filatelia?

“Sono un grande appassionato di filatelia e di storia postale Siciliana…da ragazzino avevo la passione delle macchinine, dei modellini…ora invece mi piace la storia postale siciliana, una cosa che mi ha aperto molti orizzonti. Ho contratto amicizie straordinarie, interessi comuni che riguardano la storia, il Risorgimento italiano, l’Unità d’Italia…un bel periodo, in cui si passa dai Borbone ai Savoia, in Sicilia, pieno di sconvolgimenti, quasi rivoluzionario, tutti temi che poi tornano quando sono libero di esprimermi. Questa Italia meravigliosa che tutti abbiamo nel cuore, che siano laziali, piemontesi, siculi, veneti o calabresi, tutte queste culture ne esprimono una sola più grande, quella italiana. Siamo così particolari, proprio perchè così diversi tra noi.”

I tuoi valori…?

“Lealtà, amicizia…valori irrinunciabili. Sono attaccato alle mie radici, alla famiglia, alla mia terra, una cosa comune un po’ a tutti…Feci uno spettacolo dedicato alla mia città “Girgenti amore mio” temendo di essere presuntuoso, invece gli spettatori, in questo identificarono le proprie città…”

Cosa ti manca della tua Sicilia?

“Per fortuna faccio in modo che avvenga il meno possibile…Ogni estate trascorro le vacanze lì. Se non ci andassi, mi mancherebbe quel modo particolare che abbiamo noi siciliani di stare insieme agli altri, ci capiamo con gli occhi, non possiamo fare a meno della compagnia, amiamo circondarci di amici, incapaci di rimanere da soli, che nel mio caso non è neppure troppo vero, essendo spesso in tourneè. Con la mia adorabile moglie, viviamo tra Roma e Milano. Possiedo poi una famiglia straordinaria, i miei fratelli e le mie sorelle che vivono tutti a Roma, mia madre che ha 85 anni, mio papà invece è morto 5 anni orsono…siamo molto legati, ci siamo gli uni per gli altri.”

Sogni nel cassetto?

“Ne ho parecchi…intanto che lo spettacolo che debutterà questa sera a Milano vada bene, tornare a fare “Il berretto a sonagli” che è stata una cosa circoscritta, durata solo due settimane romane. Vorrei portarlo in giro. Mi piacerebbe mettere in scena altre cose di Pirandello, Shakespeare, un monologo di cose che scrivo io…lavorare ancora e produrre cose diverse le une dalle altre, gratificanti per me ma anche per il pubblico. Continuare a lavorare, cosa sempre più difficile in Italia.”

Concludendo?

“Sono molto grato a te per l’affetto che mi hai sempre dimostrato. Mi fa piacere l’amicizia con Gaetano Aronica, una persona molto cara, un bravissimo attore, una bella persona!”

 

 

 

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