Gianluca Piredda: “Se non si è letto tanto, è impossibile saper scrivere bene”.

LF ha incontrato il giornalista, sceneggiatore e fumettista sardo per raccontarci la sua carriera, in Italia, con la Lanciostory (e non solo), e in America, quasi sua seconda patria, dove sta riscuotendo notevoli consensi.

Il fumetto. Racconti narrati attraverso immagini e parole. Una forma d’arte! Chi di noi non ne ha letto almeno uno… Moltissimi estimatori del genere ne hanno addirittura ampie collezioni, divenute un vero e proprio patrimonio oramai… Le immagini, con la loro immediatezza, unite alle parole, restano indelebili nella mente! Và da sè di quanto il fumetto sia essenzialmente un modo di comunicare delle storie. La sua particolarità è costituita dal mettere in relazione un testo a delle immagini grazie a un insieme di regole che ne definiscono la forma specifica. Proprio perché mette insieme immagini e testo, il fumetto può essere definito come letteratura disegnata, mettendone in rilievo la vicinanza con romanzi e racconti, ma anche con le arti visive come il disegno e la pittura.

Fin dalle sue origini l’uomo ha raccontato storie e disegnato e, spessissimo, ha mescolato queste due attività; tuttavia, è solo alla fine dello scorso secolo che si inizia con legittimità a parlare di fumetto, poiché è da quel momento che si dà una definizione consapevole di questo tipo di espressione. Il fumetto, propriamente inteso come narrazione fatta attraverso elementi esclusivamente grafici, nasce il 5 Maggio 1895 quando il vignettista americano R. C. Outcalt disegnò una vignetta che aveva l’innovativa caratteristica di riportare i dialoghi dei personaggi racchiusi in una nuvoletta di “fumo” (da quì fumetto). Il personaggio protagonista di queste vignette si chiamava Yellow Kid ed era un bambino, appunto vestito di giallo, che dava modo all’autore di fare una cronaca degli avvenimenti di quartiere in modo originale. Da quel momento il fumetto conobbe negli Stati Uniti una larghissima diffusione, divenendo una delle più potenti attrattive per i lettori dei giornali quotidiani.

Anche l’Italia, però, non sarà da meno, iniziando ufficialmente il 27 Dicembre 1908 con la pubblicazione del primo giornale a fumetti italiano, il Corriere dei piccoli, con il personaggio di Bilbolbul, di Attilio Mussino. Il successo dell’iniziativa porterà a nuove testate di altri editori come Jumbo e Topolino. Sarebbe estremamente lungo elencare gli innumerevoli fumetti editi in Italia, quindi, mi limiterò ad arrivare al passato più recente con i conosciutissimi fumetti Lancio, più esattamente con la rivista Lanciostory Maxi che, attraverso l’Editoriale Aurea, scava nel proprio passato per proporre un’operazione dal sapore nostalgico, ovvero per rispolverare vecchi classici del fumetto ad uso e consumo delle nuove generazioni (ma anche, e forse prevalentemente, dei vecchi lettori delle storiche testate Eura, contenti di ritrovare classici senza tempo mai dimenticati).

Perchè racconto tutto questo? Semplicemente perchè il personaggio che LF ha incontrato per voi, ha molto a che vedere con la Lancio e con grandi produzioni straniere!

Giornalista, sceneggiatore e scrittore, per l’esattezza, che da qualche anno arricchisce le pagine della storica rivista a fumetti: Gianluca Piredda. Gianluca si è avvicinato alla scrittura da bambino, fino a quando ha sentito la necessità di fermare sulla carta le storie che amava raccontare. Il merito è dovuto anche al fatto di aver vissuto in una casa ricca di libri, riviste e fumetti e di sua madre che gli regalò la prima macchina da scrivere.

La prima strip creata da Piredda è stata Nelson & Kirby, mentre la sua prima miniserie “importante” arriva nel 1997, iniziando, di lì a poco, a prendere contatto con gli Stati Uniti. Il suo primo lavoro proposto in America è Winds of Winter (2000), graphic novel opzionata dalla Solar Production per un film che gli ha aperto le porte del mercato internazionale.

Di seguito passa ai testi di Warrior Nun Areala per l’Antarctic Press. Nel 2005 arriva Free Fall, fumetto che diventa subito cult e che viene definito il prototipo del thriller del XXI secolo. Piredda alterna ai fumetti, anche la collaborazione con numerose riviste italiane ed estere, televisione, e, brevemente, l’attività di traduttore. È stato direttore responsabile di numerose riviste, tra cui Telefilm Magazine e delle edizioni italiane di SciFiNow e Weird Tales.

Nel 2009 ha creato il personaggio di Spektral, suo personale tributo al fumetto nero degli anni sessanta. Nel 2012 è impegnato nella maxiserie di Dave Ryan War of the independents ed è tornato all’Antarctic Press, per cui ha scritto Airboy in coppia con Chuck Dixon e per i disegni di Ben Dunn.

Per l’Editoriale Aurea ha creato le serie Freeman,  Journey of Dracula e Dago.

Ma dato che Piredda è anche un buongustaio e si diletta in cucina (una ricetta è stata suggerita anche alla sottoscritta!) nel 2016 è uscito con “Sardegna in cucina”, un libro che racconta la storia enogastronomica dell’Isola attraverso le ricette tradizionali, edito da Iacobelli editore.

I fumetti creati da Gianluca Piredda li trovo di una straordinaria immediatezza, che nonostante raccontino spesso di vampiri e diavoli, trasmettono, con garbo, puro intrattenimento senza troppi “fronzoli” e rimandi alla realtà, con l’unico scopo di divertire il lettore. Quando tutto questo si unisce ad una buona scrittura, diviene un capolavoro!

Gianluca, la passione di un bambino, quella di fantasticare su storie e poi “fermarle” su carta quando è divenuta una necessità?

“Credo da sempre. In realtà lo facciamo tutti, sin da piccoli: quando muoviamo dei soldatini o giochiamo con gli amici stiamo creando storie e personaggi. Poi qualcuno continua mentre altri si dedicano ad altro. La mia vita è sempre stata affollata di carta stampata. Tante riviste, fumetti, libri; ma anche tanto cinema. Insomma, la narrativa è sempre stata presente nella mia vita. E mia madre ha sempre assecondato la mia voglia di scrivere e il desiderio di far diventare la scrittura il mio lavoro. Tant’è che mi regalò anche la mia prima macchina da scrivere e ho esordito giovanissimo, a 15 anni.”

Crescere in una famiglia in cui libri e letture erano fondamentali ti ha “facilitato”?

“Senza dubbio è stato l’imput perché mi appassionassi a questo settore e se non si è letto tanto, è impossibile saper scrivere bene.”

Sei stato tra gli autori del fumetto indipendente italiano degli anni ’90. Come li ricordi?

“Pieni di entusiasmo e di fermento. Credo che un domani gli storici del settore dovranno guardare al fumetto indipendente italiano come a una sorta di vero e proprio movimento. Venivamo da degli anni Ottanta di profonda crisi per il nostro mercato. Testate ed editori che chiudevano, vendite basse. L’arrivo degli anni Novanta davano una speranza in più e guardavamo all’America. Eravamo affascinati dalla ribellione di quegli autori che fondarono la Image Comics con l’intento di mettere al centro del mercato gli autori stessi e gestire in prima persona i propri affari. Nel nostro piccolo, noi che iniziavamo allora, volevamo emularli anche quì. Era più una necessità che un fattore ideologico. L’editoria non è che passasse ancora un buon momento e gli editori ufficiali erano blindati. Eravamo giovani e inesperti, alle prime armi. Avevamo voglia di emergere, di farci sentire, vedere ed è  stato come se ci fossimo dati una sorta di appuntamento tacito. Iniziavano a sorgere i primi editori indy nostrani: autori che si mettevano insieme per auto prodursi, fumetterie che lanciavano le proprie collane a fumetti, piccoli editori che volevano fare qualcosa di differente. È stata una bella palestra e molti di quegli autori oggi sono professionisti noti e apprezzati.”

Ad un certo punto sei approdato in America! Che esperienza è stata questa e come ti sei trovato negli USA?

“Ho avuto molta libertà narrativa e Ben Dunn ha creduto molto in me, al punto che mi ha voluto affidare la sua Warrior Nun.”

A proposito di Warrior Nun, cosa pensi del suo approdo su Netflix?

“Che non vedo l’ora di vederla, ma manca davvero poco! Per il resto non so molto sulla serie tv: è blindatissima. Ben è stato sul set e mi ha parlato benissimo della produzione. Dice che i costumi sono stupendi. Spesso sento qualcuna delle attrici e uno dei produttori, sono molto curioso di vedere il risultato finale. Dovrebbero essere otto o dieci episodi, non ricordo, nello stile di Netflix.”

Oggi sei una firma dei mitici Lanciostory e Skorpio per cui hai creato Dracula in the West e Freeman, due western molto diversi tra loro.

“Con Freeman ho voluto raccontare uno spaccato di storia americana, quella piaga che è stata lo schiavismo e un razzismo che è tutt’oggi attuale e motivo di cronaca. È la storia di uno schiavo che, per via di una serie di eventi, scappa dalla piantagione. In ogni episodio racconto l’America di quegli anni e Theo, da protagonista, diventa quasi più un testimone oculare dei suoi tempi. I disegni sono di Vincenzo Arces, che coniuga perfettamente il suo stile italiano a una “gabbia” alla francese.

Con Dracula in the West, invece, ho voluto dare una nuova rilettura del mito del vampiro. Nella nostra serie, Dracula riesce a fuggire dalla Transilvania e, dopo un lungo viaggio in Europa, si imbarca per gli Stati Uniti. I disegni sono di Luca Lamberti, giovane promessa del fumetto nostrano.

Se Freeman fornisce il pretesto per raccontare la storia dell’America del 1861, con Dracula in the West racconto le superstizioni, i miti e le leggende degli indiani e delle popolazioni native.”

Qual è il fumetto che ti ha dato maggiori soddisfazioni?

“A modo loro, un po’ tutti. Devo dire che il pubblico è sempre stato benevolo nei miei confronti e non posso lamentarmi delle cose che ho scritto. Certo, i primi lavori che ho fatto li guardo con tenerezza ma sono legato a ognuno di loro. Forse l’unico vero rimpianto è Free Fall, ma per altri motivi. Ecco, più che il fumetto che mi ha dato maggiori soddisfazioni parlerei dell’editore che me ne ha dato di più. In Aurea, finalmente, mi sento a casa.”

Cosa ci dici di “Dago”?

“È una grossa responsabilità ed è un grande onore che l’Editoriale Aurea mi ha concesso. Dago è un personaggio nato nei primi anni Ottanta dalla penna di Robin Wood e ha conquistato sin da subito i lettori di Lanciostory, diventando un cult per i fan che lo seguono da quattro decenni. Oggi è presente in edicola con i suoi monografici, i cartonati della linea AureaComix, con gli inserti su Skorpio e le nuove avventure su Lanciostory.

La proposta di scriverlo è arrivata all’improvviso e a sorpresa. Io e il mio editore non ne avevamo mai parlato e, alla domanda, ho detto immediatamente sì. Le mie storie sono ispirate a fatti realmente accaduti, ambientati ogni volta in una regione italiana diversa. Il 6 Luglio uscirà su Lanciostory “La congiura dei Fieschi”, ambientata a Genova e disegnata da Edym. Poi ci sarà la “Chianca Amara” di Vieste con i disegni di Mercogliano, il ritorno nella mia Sardegna con i disegni di Silvia Marino e altro ancora, tra cui una storia che verrà disegnata da Rodolfo Torti, pietra miliare del fumetto italiano, firma storica di Lanciostory e Skorpio, disegnatore di Martin Mystere, Dylan Dog e Tex.”

Oltre che sceneggiatore sei anche giornalista e scrittore a tutto tondo, quale delle tre carriere ti è più congeniale e perché?

“Non voglio fare il diplomatico, ma tutte. Certo, la mia vocazione è quella dell’autore di fumetti: mi diverte farlo, è parte integrante della mia vita. Non potrei immaginarla senza appartenere a quel mondo. Però mi piace tutto ciò che è narrazione. Come giornalista ho raccontato personaggi, fatti, luoghi, ho diretto riviste e ho parlato anche della nostra archeologia ai lettori esteri. Ho persino scritto un libro di cucina, che voleva essere un reportage sulla cucina sarda.”

E, a proposito del libro di cucina… nel 2016, sei uscito, appunto, con “Sardegna in cucina” che racconta la storia enogastronomica dell’Isola attraverso le ricette tradizionali… Quale piatto ti piace particolarmente?

“Ti sorprenderò, ma non amo la carne. Amo il mare e i miei gusti culinari arrivano con le onde. Frutti di mare, crostacei, pesce. E, da Sassarese, gli ortaggi, soprattutto le nostre Melanzane al forno.”

A cosa stai lavorando al momento?

“Dago, Freeman e Dracula in the west mi assorbono totalmente. Sto lavorando anche a un progetto televisivo fermo per via della situazione attuale.”

Progetti futuri?

“Qualche idea c’è, ma manca il tempo. Senz’altro riguardano i fumetti e l’editoriale Aurea.”

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