Gianluca Ramazzotti: “Il Sistina è stata una vetrina importante”.

LF ha incontrato il brillante e vivace attore romano, che adora il teatro al punto da considerarlo come il suo hobby, in occasione della messa in scena di "Chat a due piazze", piece dove si ride davvero.

Tagliato per far ridere, grande verve, preparazione, talento, oltre ad una naturale propensione nel fare l’attore, Gianluca Ramazzotti, in questo periodo, sta cavalcando l’onda del successo a teatro con “Chat a due piazze”, uno spettacolo in cui la risata e le gag esilaranti la fanno davvero da padrona! Gianluca Ramazzotti, in particolare, riesce ad incarnare un personaggio che si muove sul palco per le intere due ore della piece….una vera prova di resistenza oltre che attoriale. Gianluca corre, si esibisce in rocambolesche scenette, impazza in scena.

Chi lo conosce lo apprezza soprattutto per il suo modo di far ridere il pubblico, ma Ramazzotti è anche attore impegnato, produttore e regista, che ha affinato il suo “dono” con anni ed anni di studio, anche all’estero, Varsavia e Parigi. La sua attività si estende anche al settore radiofonico come speaker e doppiatore, in particolar modo delle radiofiction mattutine di Radiodue.

Il talento va curato, perseguito, mantenuto, scoperto negli angoli più reconditi del nostro io, e la fortuna di Ramazzotti è sempre stata quella di aver avuto pochi, ma veri maestri dell’arte della recitazione, che sono stati in grado di far emergere le sue attitudini.

Bello e divertente l’aneddoto raccontatoci da Gianluca riguardo il suo provino con il grande Garinei per il “Rugantino” con Mastrandrea e la Ferilli….Quel palco è stato il trampolino di lancio per i suoi gloriosi anni al Bagaglino alla “corte” di Pierfrancesco Pingitore e per molte altre interpretazioni….Non voglio aggiungere altro di questa bella carriera, le parole raccontate dal nostro ospite, in questa interessante chiacchierata, ve lo faranno apprezzare ancora di più…

Raccontaci di come sta andando lo spettacolo “Chat a due piazze”…

“Molto bene. E’ uno spettacolo pieno di trovate, di colpi di scena, ben scritto, ben diretto, ben interpretato, e la gente si diverte. E’ uno spettacolo molto collaudato. Difatti lo abbiamo messo in scena parecchie volte… anche se il cast è modificato, dei veterani di questa piece siamo rimasti Ferrari ed io.”

Il tuo personaggio è davvero esilarante, sei sempre in scena e talvolta sembra che tu faccia delle vere e proprie prove di resistenza fisica!

“E’ uno spettacolo che ti mette a dura prova, perchè dieci anni fa, quando lo interpretai, ero un po’ più giovane e certamente il corpo reagiva in modo differente, è una palestra, nel senso che questi sono spettacoli in cui, a lungo andare, ti fai i muscoli, la fatica fisica reale c’è, effettivamente è una piece impegnativa, non si sta fermi un attimo, non è una parola che cammina stanca sul palcoscenico, è una parola più che viva e viene interpretata con tutto il corpo, è uno spettacolo intenso anche per Antonio Pisu che fà verticali e salti.”

Quant’è difficile far ridere oggi?

“Non è che sia difficile….Per far ridere bisogna trovare una serie di componenti che devono andare assieme…un’ottima scrittura, una buona regia e degli ottimi interpreti. La scrittura è la prima cosa, dato che gli attori devono dire cose che sono scritte su carta, seguite da tutta una serie di coinvolgimenti artistici che portano a far ridere. E’ il pubblico che non è più abituato a ridere…negli anni ’70, ’80, le commedie quello facevano, anche le più alte, facevano ridere, perchè c’era una forte componente di scrittura e di interpretazione insieme…bisogna saper far ridere in un modo anche stilisticamente elegante, quì come hai visto, ci sono anche un paio di parolacce che però vengono dette in maniera elegante che il pubblico non se ne rende neppure conto. Ci sono espressioni tipicamente italiane che ormai fanno parte dello slang, che abbiamo inserito…tutto si può fare in scena, ma bisogna farlo con gusto e dignità.”

Nella vita di tutti i giorni sei così allegro?

“Sì, solitamente sì. Quando non vengo preso da eventi esterni che possono incupire la mia brillantezza, sono uno che fa molte battute, che si diverte, fa parte del mio DNA, è un mio modo di fare. Poi si sa, c’è sempre una vena di malinconia, il clown dietro è sempre triste, io ho anche questa parte malinconica nella mia vita, ma ci sta, non si può sempre essere al massimo. La vita ha bisogno di sfaccettature, di vivere senza sapere cosa c’è dietro l’angolo, se gioie o dolori.”

Tu sei stato nominato direttore artistico, per la sezione prosa, del teatro Besostri, cosa hai programmato per la stagione?

“Il teatro Besostri è un teatro che fa capo ad una fondazione che, a sua volta, fa capo al comune, storicamente nato come teatro lirico. E’ stato ristrutturato 15 anni fa, è stata fatta una programmazione che negli anni mi ha sempre visto protagonista con alcune delle mie compagnie, programmazioni che non facevo io. Dato che stavano perdendo abbonati e il vecchio direttore artistico è scomparso prematuramente per una malattia, lo scorso anno mi è stato chiesto di poter improntare una stagione, ed io così ho fatto. Gratuitamente, tengo a dirlo, in un momento in cui vari direttori artistici prendono cifre spropositate, per fare una programmazione che si realizza in tempi brevissimi. Io ho impiegato 15 giorni a farla, ho chiamato i produttori dicendo che avevo un budget esiguo ma che mi dovevano aiutare a risollevare un teatro che aveva delle difficoltà….ma stiamo andando bene, perchè nel primo spettacolo c’è stata Ambra, poi Solfrizzi…ho fatto una programmazione molto variegata, commedie di un certo spessore, con un divertimento intelligente, si ride, ma anche con i beniamini del pubblico, fattore anche questo importante per portare un risultato, come Donadoni, Antonio Catania…sono contento, la stagione è partita bene e spero continui così anche dopo le feste.”

Che ricordi hai della tua esperienza con Pingitore e la squadra del Bagaglino?

“Un’esperienza straordinaria durata 9 anni…ringrazio Dio di averla fatta, e ringrazierò sempre Pingitore, un uomo di grande cultura, che ama gli attori, e ancora scrive 70 pagine di copione…Credo che la forza del Bagaglino rimanga proprio la scrittura di Pingitore che negli anni ha avuto dei picchi di grande forza. Ovviamente le cose pian piano cambiano, muta la società, ma la scrittura di Pingitore è sempre stata la grande forza del Bagaglino, anche se poi ciascun attore ci mette anche del suo.”

Tu hai raffinato i tuoi studi artistici all’estero, sia a Varsavia che a Parigi. In cosa si differenziano i loro metodi rispetto a quelli nostrani?

“In Italia non c’è una vera metodologia di lavoro, c’è un lavoro sulle improvvisazioni, ma la struttura tecnica il nostro paese difficilmente la impara da una scuola. La si impara più sul campo. All’estero, invece, le accademie, i corsi, le strutture pubbliche artistiche che ci sono, lavorano proprio sulla struttura dell’attore, cioè si mette in condizioni di avere dei mezzi e di saperli utilizzare attraverso la conoscenza che si possiede del proprio corpo, della propria mente, del talento… E’ chiaro che ci deve essere un talento di base, non è detto che un ottimo regista sia un buon insegnante, e non è detto che un buon insegnante sia un buon attore o regista, ma ci sono degli insegnanti che sanno proprio vedere il talento di una persona, lo destrutturano e lo ricompongono per dar modo alla persona di avere dei mezzi per sfruttare il proprio talento. Questo è lo studio che viene fatto all’estero, sia in Europa che oltre oceano e che in Italia, negli ultimi anni, è un po’ carente. Ripeto, dagli anni ’50 agli anni ’80 ancora avevamo i mostri sacri che in qualche maniera studiavano e lavoravano con gli attori, adesso un po’ ci si improvvisa.”

Tu hai una vasta presenza scenica, dal teatro impegnato a quello leggero, dalla Tv alla radio…un vero talento a 360 gradi?

“Io ho fatto sempre questo mestiere per passione, mi sentivo di farlo. Ho affinato la tecnica, ho avuto dei buoni insegnanti che mi hanno fatto comprendere i miei mezzi…credo di averne affinati molti, ma credo anche di averne altri che non ho ancora identificato bene…mi piacerebbe approfondire, per questo lavoro quasi sempre con registi stranieri, è raro che lavori con registi italiani… Nelle mie produzioni, dato che sono anche produttore di me stesso e di altri, cerco di portare una novità nel meccanismo recitativo, per cui inserisco sempre registi spagnoli, francesi, inglesi, lavoro con questo tipo di internazionalità, è importante, perchè in Italia, a parte un certo tipo di registi, che non sono neppure molti, è difficile riuscire a dirigere bene un artista, lo si fa sempre attraverso dei filtri che poi risultano essere poco efficaci, e invece bisogna andare dritti sul testo, lavorare su quello, ci vuole un certo tipo di percorso…”

Hai un aneddoto da raccontarci?

“Ce ne sono tantissimi, ma voglio raccontarne uno in particolare che un po’ tutti conoscono: negli anni ’90 quando venni preso per fare il “Rugantino” con Valerio Mastrandrea e Sabrina Ferilli, nel quale feci il ruolo di Alvaro Vitali, il Bojetto, un ruolo da caratterista, molto divertente, sulle prime, venni scartato da Garinei, perchè non corrispondevo alle caratteristiche fisiche di quel personaggio. Copsì mi ripresentai con la barba tagliata ed una parrucca, insomma cambiai un po’ i miei connotati, superando i vari provini senza che lui si accorgesse che ero io. Alla fine, quando lo capì, si arrabbiò, ma mi tenne lo stesso. Questa cosa fece un po’ il giro d’Italia, perchè a Garinei mai nessuno aveva fatto una cosa del genere. Io lo avevo fatto più per dimostrare che quello che si vede all’inizio non è poi quello che si vede sul palco. Lui sfruttava un po’ fellinianamente le caratteristiche fisiche degli attori stessi, voleva un personaggio bassino, marcato in viso, e quindi per l’edizione con Manfredi scelse Delle Piane, con Montesano optò per Alvaro Vitali…. Io dimostrai che attraverso una costruzione attoriale si può diventare quel personaggio! Così sbaragliai tutti i miei concorrenti, e devo dire che fu una bella soddisfazione! Poi la mia carriera da lì cambiò….mi vide Pingitore. Il Sistina è stata una vetrina importante, anche se non ero il protagonista, ma quel ruolo fu molto caratteristico, lo doveva fare per forza un attore che lavorasse strutturalmente su se stesso, e quello feci.”

Progetti futuri?

“Ce ne sono…L’anno prossimo insieme ad Antonio Catania, Paola Quattrini, Ninni Salerno, Marco Cavallaro, riproporremo un grande successo della ditta Garinei e Giovannini “Se devi dire una bugia dilla grossa”, lo rifaremo con la messa in scena di Gianluca Guidi e con il vecchio allestimento di Garinei e Giovannini, sarà una delle operazioni di punta della prossima stagione. Poi dal 19 Febbraio 2019, riprenderò, al Teatro Quirino, un successo francese che ha ottenuto vari Moliere, “La cena delle belve”, con tanti attori importanti, Emanuele Salce, Maurizio Donadoni, Raf Palca, Silvia Siravo, Marianella Bargilli, Francesco Bonomo, tutti attori di questa generazione che ritengo siano tra i più bravi. Rappresenteremo questa commedia dolce-amara, ambientata nella seconda guerra Mondiale, per due settimane. E’ molto bella, già rappresentata a Borgio Verezzi due anni fa, la abbiamo fermata per non buttarla subito sul mercato, una commedia che va vista, capita, dove si ride molto ma c’è un risvolto umano molto forte, le persone vi si identificano, molto emozionante, ben riuscita, narra di rapporti di vita durante il rasstrellamento, perchè è importante che non si dimentichi. Il riadattamento lo feci fare a Vincenzo Cerami prima che morisse. Ha una regia originale di Julienne Sibre con l’aiuto e la collaborazione di una regista italiana giovane Virginia Acqua.”

Concludendo?

“Grazie per avermi dato modo di farmi conoscere meglio!”

 

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