Gianni Mauro: Una carriera lunga una vita.

L'artista di Salerno, ma 'romano' d'adozione ormai, leader dei Pandemonium, ci ha raccontato la sua immensa carriera. 40 anni di successi in tutti i campi artistici, compresa la narrativa.

Ci sono dei personaggi che quando hai l’onore ed il piacere di incontrarli, resti incantato come un bambino davanti ad un giocattolo tanto desiderato, e ti ‘abbeveri’ letteralmente dei loro racconti…lunghi una vita!

E’ stato proprio il caso del mio felice incontro con Gianni Mauro dei Pandemonium, in un pomeriggio trascorso all’insegna di grandi ricordi, flash back inimmaginabili durante i quali Gianni ha aperto il suo ‘baule’ come un esperto prestigiatore, per tirare fuori un mondo infinito, costellato da grandi successi, personaggi conosciuti a tutti noi, aneddoti e note intonate in un rinomato caffè della capitale, accompagnato gentilmente dalla sua adorabile moglie Pina.

Poter incontrare Gianni è stato davvero un piacere immenso! Mi ha donato un paio di ore indescrivibili, divertenti, nostalgiche!

Presentarlo è cosa alquanto ardua. Non vi è quasi nulla che non abbia realizzato in campo artistico: cantante, autore, attore, scrittore, nel 1976 la RCA Italiana (la più importante casa discografica del periodo) gli fa un contratto come autore di testi e musica (è iscritto alla SIAE dal medesimo anno ed attualmente ha avuto l’estensione di tutela in tutte le sezioni SIAE: autore di cinema, teatro, televisione, narrativa, poesia).

Dal 1976 è membro del gruppo teatrale e musicale dei “Pandemonium”, sulla cresta dell’onda per decenni interi.

Nel 2007 Gianni Mauro, pur continuando la sua attività di cantautore ed autore, ha iniziato l’attività di scrittore di narrativa e racconti. Ha uno stile piuttosto originale, che attinge al “flusso di coscienza” di James Joyce, alla parolibera dei futuristi ed alla prosa spontanea di Jack Kerouac. I titoli sono emblematici: “Aiuto! Mi si è aperto il rubinetto dell’anima!” e “Storie disordinate di straordinaria ordinarietà”.

Alla Terza edizione del premio Albori, Gran Galà della Cultura, tenutasi il 1 Settembre 2007, a Gianni Mauro è stato assegnato un premio alla carriera come riconoscimento del suo lavoro di cantautore, attore, autore, e negli ultimi tempi anche di scrittore.

Ma, a questo punto, preferisco lasciare la parola a Gianni Mauro che ringrazio per la bellissima chiacchierata!

La tua carriera artistica è iniziata parecchi anni fa…

“Si, molti anni fa. Sono nato a Salerno, ma sono 40 anni che vivo a Roma. Non ho mai perso, però, l’accento napoletano! Nell’estate del 1975 mi trovavo ad una Festa dell’Unità nella villa di Salerno, alcuni artisti stavano suonando sul palco…La combinazione ha voluto che un mio amico di origine siciliana che viveva a Salerno, portasse un suo amico siciliano che viveva a Roma e che faceva lo strumentista per la RCA, in pratica, suonava nelle varie incisioni. Ad un certo punto mi disse “Mi ha detto Peppe che tu scrivi canzoni!” Io, che all’epoca studiavo Giurisprudenza a Napoli, dissi di si…Così lui mi propose di effettuare un provino alla RCA con i miei pezzi. Dopo un paio di mesi, mi arrivò una telefonata dalla RCA…all’inizio pensai fosse uno scherzo fatto dai miei amici e chiusi il telefono. Loro mi richiamarono e mi dissero: “qui è la RCA, venga che dobbiamo parlare”. All’epoca avevo 25 anni, dovevo laurearmi, non ero mai uscito molto da Salerno, una piccola città, con il suo ambiente protettivo…arrivato alla RCA, una struttura grandissima, mi sembrò di entrare in un mondo magico…C’erano già Francesco De Gregori, Antonello Venditti, Lucio Dalla, Riccardo Cocciante, Rino Gaetano, che divenne poi mio amico…tutti i più grandi…vedendoli, mi emozionai.”

E poi cosa accadde?

“Salii al primo piano della RCA e andai nell’ufficio del direttore editoriale, persona cortesissima, Roberto Davini, che purtroppo non c’è più da un paio di anni, mise su i pezzi, li ascoltò insieme a me e mi disse: “io ho ascoltato con attenzione i suoi pezzi, lei è bravissimo…le faccio una proposta, vorremmo farle un contratto come autore. Che ne pensa?” Io in quel momento sarei anche potuto morire per la gioia…non sapevo neppure cosa dire…corsi giù al bar a telefonare ai miei…loro erano un po’ titubanti, volevano che facessi l’avvocato o che, comunque, avessi il posto fisso, ma la presero bene. Da lì partì tutto. Feci il primo disco da cantautore, un 45 giri, che conteneva due canzoni, ‘Lunedì’ e ‘Forse’, Lunedì mi portò fortuna, perchè la ascoltò Gabriella Ferri, con la quale facemmo una tourneè lunga, e quando registrammo lo spettacolo per Rai 2 ‘E adesso andiamo a incominciare’ lei, un giorno, mi chiamò in disparte e mi disse:’ti posso chiedere una cortesia Gianni? Vorrei inserire ‘Lunedì’ nel nuovo Lp che sto incidendo.” Quella fu una carta di presentazione importantissima per me!”

Che ricordo hai serbato di Gabriella Ferri?

“Una persona splendida a cui ho voluto un gran bene…Ho un bel ricordo anche del programma che facemmo insieme ‘…E adesso andiamo a incominciare’ perchè era realizzato in un circo reale con veri Clown. Gabriella mi ha voluto molto bene….Quando viveva a Campo de’ Fiori stavo sempre a casa sua… andavamo a cena fuori per il puro piacere di stare insieme…lei era una donna amabile, era molto riservata però… sembrava aggressiva, vincente, mentre era l’esatto contrario, di una timidezza incredibile. Poi, purtroppo, cadde in una forte depressione che le costò molto…Non la chiamarono più perchè non si presentava più ai concerti, aveva paura, tremava, e dopo c’è stato il triste epilogo che tutti conosciamo.”

Poi iniziò la tua carriera con i Pandemonium?

“Si, infatti….Il Laboratorio Pandemonium nasce nel 1976 alla RCA Italiana con l’idea di mettere insieme in una sorta di coabitazione dei nuovi talenti emergenti in Italia (attori, cantanti, autori…) e creare una sorta di interazione artistica. Ovviamente eravamo seguiti da famosi autori ed arrangiatori quali Piero Pintucci, e coreografi quali Franco Miseria. Dopo un paio di anni di “palestra” alcuni elementi del laboratorio cercano nuove strade e tra questi Dario Farina (uno degli autori più importanti degli anni ’80. Tra il 1978 e il 1979 i Pandemonium iniziano la collaborazione con due grandi artisti italiani: Gabriella Ferri, appunto, e Gigi Proietti. Con la partecipazione al Festival di Sanremo del 1979 con un brano dissacrante e provocatorio (apripista di molti artisti successivi) dal titolo “Tu fai schifo sempre”, otteniamo una notevole popolarità, vendendo centinaia di migliaia di dischi e trovando una precisa identità nel panorama artistico italiano.”

 

Parlaci del vostro incontro con Proietti…

“In effetti nella mia vita c’è stato un susseguirsi di persone che si sono incrociate e trovate sulla mia strada al momento opportuno, come dire…il treno giusto al momento giusto. Come Pandemonium conoscemmo Proietti, perchè venne a salutare Gabriella Ferri in camerino, quando registrammo il programma televisivo di cui ho parlato prima. Lui era molto legato a Gabriella, c’era molta empatia tra i due. Proietti, persona già allora umile e gentile, veniva dal successo del 1976 di ‘A me gli occhi please’, e il caso volle che l’anno seguente, per fare “La commedia di Gaetanaccio” al Brancaccio, lui si ricordò di un gruppo di attori cantanti che si chiamavano ‘Pandemonium’ e ci volle nel suo spettacolo. Strade che si incontrarono e che poi mi portarono anche ad essere autore di Gigi Proietti con canzoni famose. Pensa che la sigla del recente ‘Cavalli di battaglia’ su Rai 1 è mia. Quindi dalla collaborazione artistica come attore e cantante è nata anche la stima come autore.”

Strade che ti hanno condotto anche dal grande Rino Gaetano…

“Eh già. Pensa che Rino, per andare a Sanremo cercava quattro persone per ‘Gianna’ che, tra l’altro, lui non voleva portare a Sanremo, perchè sosteneva che era troppo simile a ‘E Berta filava’ per giro di accordi, quindi preferiva portare “Nun te reggae più”, ma dato che era un brano critico contro Agnelli, Costanzo e vari altri…optarono per ‘Gianna’. Rino ebbe una bella intuizione, ossia quella di portare un coro finale, un quartetto…così scelse quattro di noi. Per me nutriva grande simpatia, perchè diceva che sembravo un simpatico Clochard…quando venne a vedere i Pandemonium, scelse me, un altro componente che somigliava a Ninetto Davoli, e due ragazze, Monica e Angela, molto fricchettone, ma belle….e ci portò a Sanremo. Diventammo molto amici e non mi sarei mai aspettato la sua scomparsa prematura nell’80. Sono rimasto ancora legato ad Anna Gaetano, la sorella, e ad Alessandro Gaetano, il nipote. Tant’è che ogni anno, a Piazza Sempione, si ricorda Rino con un evento a cui, mediamente, assistono 5.000 ragazzi che conoscono a memoria le canzoni di Rino.”

Insomma la tua vita è stata davvero ricca di incontri…

“Si, è stata divisa tra i Pandemonium, il lavoro di autore, e collaborazioni innumerevoli con tantissimi personaggi, oltre al teatro con Rascel, Bramieri, Oreste Lionello, Pippo Franco. Come autore, ho composto anche colonne sonore con il grande Detto Mariano del clan di Celentano, che è stato anche arrangiatore di Mina e di Battisti. Ho realizzato colonne sonore per Pozzetto, Banfi, insomma mi son dato da fare parecchio nella mia vita.”

Poi nel 2007 hai iniziato un altro tipo di scrittura che è la narrativa.

“Si. Prima vorrei aprire una parentesi però…era il 2006 e mi trovavo nella mia villetta a Mentana, dove vivo…Volevo fare una canzone che facesse morire dal ridere, così ho scritto una canzone ‘Canto malinconico’, inventandomi un gioco in cui faccio dire tutte le maleparole possibili senza mai dirle…Di questa cosa si innamorò Renzo Arbore, che, quando la sentì, impazzì, perchè stava sulla sua stessa linea goliardica. Inoltre lui mi inserì, con due miei brani, nell’antologia dei maggiori autori umoristici napoletani dai primi del 900 ad oggi. Mi sono ritrovato tra i più grandi successi italiani…mi sono commosso. Tornando ai libri…nel 2007 ho esordito su una rivista, ‘Cultura’, dove scrivevo delle cose sulla satira di costume, grazie a Mario Scaffidi Abate anche mio amico, che mi incitò a scrivere qualcosa di diverso. Lo proposi ad una casa editrice che accettò questo libro dal titolo ‘Aiuto, mi si è aperto il rubinetto dell’anima’, influenzato molto dall’afflusso di coscienza di Joyce…poi anche molto legato al futurismo. L’ultimo libro si chiama ‘L’agenda verde’ con sottotitolo ‘Storielle orientativamente disorientanti’…Amo giocare con le parole, le assonanze hanno sempre fatto parte della mia vita. Sono storie talmente paradossali da diventare, come per Pirandello, l’opposto, al confine labile tra il comico ed il grottesco.”

Al momento cosa stai scrivendo?

“Mi sto dedicando alla mia autobiografia, che non è quella dei Pandemonium, anche se ne parlo, ma io ho fatto molto altro. Parlo di me, di quando sono nato, di episodi paradossali di quando ero piccolo. Uscirà l’anno prossimo ed è molto divertente…aneddoti con Proietti, Renato Rascel…”

Hai un aneddoto da raccontarci in proposito?

“Al teatro Brancaccio, esordimmo con “La commedia di Gaetanaccio” scritta da Gigi Magni, con Gigi Proietti. Ambientata nell’800. Gaetanaccio, è una figura realmente esistita, un burattinaio che attraverso i burattini prendeva in giro il potere, il Papa…e che venne condannato a morte. In questa rappresentazione la figura del Papa era interpretata da Riccardo Billi, c’era inoltre, Daria Nicolodi…Io ed i Pandemonium interpretavamo alcuni cardinali e stavamo dietro al Papa. Io, in particolare, stavo all’angolo sinistro e vedevo esattamente Riccardo mentre parlava. Gigi Proietti (Gaetanaccio) ad un certo punto si inginocchia davanti a lui per chiedere la grazia. A Riccardo, che aveva anche una certa età in quel periodo, parlando, ad un certo punto cadde la dentiera superiore sulla lingua!!! Non ti dico cosa potè succedere! Proietti di fronte che rideva, e a Riccardo nel momento in cui doveva parlare, che cadde la dentiera ed emise un rantolo, perchè con la lingua voleva tentare di riattaccarla…La cosa andò tragicamente avanti per 5-6 minuti…Proietti non ce la faceva più a parlare ma rideva, i Cardinali dovevano essere seri, così io tentavo di non ridere…Quando uscimmo dal teatro ancora ridevamo. Ci fece anche tenerezza Riccardo…con lui non abbiamo mai più accennato a quel fatto.”

Progetti?

“Sto girando un film, per la prima volta in vita mia, come attore serio, perchè è un film sull’hackeraggio. Io interpreto un industriale di un’azienda conciaria che subisce un hackeraggio che si allarga sempre di più con ricatti ecc. Sto scrivendo altre canzoni per un album, pezzi inediti per una ragazzina, la figlia di Tony Cicco dei Formula 3, diciottenne molto brava che sto tentando di lanciare. Poi uno spettacolo tra Ottobre e Novembre che potrebbe essere una ripresa del ‘Gobbo delle nostre dame’ che è andato avanti per 10 anni, una parodia in cui interpretavo il gobbo.”

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