Giovanni Arezzo: “Hungry Birds è stata una delle esperienze più formative della mia carriera.”

L'attore siciliano, che in questo corto, scritto e diretto da Raffaele Romano, interpreta un clochard, ha raccontato ai microfoni di LF, quella che è stata una nuova sfida attoriale, una vera e propria opportunità nella sua, già positiva, carriera.

Giovanni Arezzo
Da qualche giorno, è visibile su YouTube, “Hungry Birds”, un impegnato corto scritto e diretto da Raffaele Romano, già vincitore del premio BEST INDIE SHORT al LOS ANGELES FILM AWARDS.
Girato e ambientato interamente a Londra, offre una potente riflessione sulle dinamiche economico-sociali della nostra società, accostandole al comportamento dei piccioni, attraverso uno stile innovativo e riconoscibile.
Protagonista del cortometraggio, Giovanni Arezzo, nell’intenso ruolo di un clochard, che si rivela, con l’eclettismo e la capacità di fondersi nelle storie e nelle scritture, come ha più volte dimostrato in teatro, dove ha spesso dato voce a vicende e personaggi complessi e dalla forte personalità. Tra questi, Chet Baker, il più celebre trombettista bianco della storia della musica mondiale, del quale tratteggia un ritratto sincero, sentito ed empatico, dell’uomo e dell’artista, del suo genio e della sua sregolatezza, in ‘CHET!’, monologo di cui è anche coregista con Laura Tornambene. Lo spettacolo, che ha debuttato nel 2018, gira l’Italia da un anno, e sarebbe andato in scena in questi giorni al Teatro Due di Roma.
In “Hungry Birds” colpisce il grande impatto emotivo che traspare in ogni singolo frammento dal volto di Arezzo… In una prostrazione sociale, vanno a contrastare le immagini di “famelici” piccioni che, riuniti come un branco di leoni, divorano tutto quello che viene loro concesso… un panino avvizzito, tirato da un dispotico anziano (Dominic Chianese), seduto su una panchina di un parco londinese! Più i piccioni divorano, si contendono il cibo, più la fame del clochard aumenta, si fà sentire con i richiami dello stomaco, delle viscere! Potrebbe essere interpretato quasi come un parallelismo della società dei consumi che “affama”, letteralmente, i più deboli, tutti coloro che non hanno possibilità economiche.
Colpiscono, da un lato, l’unione dei piccioni, che come in un folto stuolo di soldatini, tutti assieme, danno vita ad un “banchetto” quasi ostentato, dall’altro, tutta la miseria, fisica ed interiore, del povero clochard, che disperatamente è alla ricerca di un tozzo di pane, e in ultimo, l’indifferenza mista ad una sorta di sadica crudeltà del vecchio, che riprendendo fedelmente la regola dell’ “homo homini lupus” non allunga neppure una mano verso il poveraccio, ma anzi, lo allontana in modo veemente! La crudeltà, l’indifferenza, l’egoismo però, forse, pagheranno pegno, troveranno, è il caso di dirlo, “pane per i loro denti”!
Giovanni Arezzo sà interpretare magnificamente tutte le corde dell’anima e il pathos di un uomo ai margini della società, uno degli ultimi, di quelli di cui quasi nessuno si accorge! Bella interpretazione davvero!

Giovanni Arezzo, diplomato all’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica ‘Silvio D’Amico’ di Roma nel 2006, menzione speciale nel 2007 al Premio Hystrio alla Vocazione “per la padronanza dei mezzi espressivi e la curiosità intellettuale”, si divide tra teatro, televisione e musica.

In teatro è stato diretto da registi come Silvio Peroni, ‘The Aliens’ e ‘Il giorno del mio compleanno’, Francesca Ferro, ‘Sogno di una notte a Bicocca’ e ‘Romeo Q Giulietta’, Guglielmo Ferro, ‘I Malavoglia’ e ‘Concetto al Buio’, ‘Lupo’, Nicola Alberto Orofino, ‘MeinKampf’ ed ‘Enrico IV’, Laura Tornambene, ‘Syrano’ e ‘L’Ultimo Nessuno’, Franco Giorgio, ‘Variazioni Enigmatiche’.

Da regista, ha messo in scena nel 2017 ‘Natura morta in un fosso’ di Fausto Paravidino, prodotto dal Centro Teatro Studi di Ragusa, e nel 2019 il monologo ‘Girasoli’, prodotto dal Teatro Mobile di Catania.

Ha lavorato anche per la TV in ‘RIS’, ‘Il commissario Montalbano’, ‘Apnea’, ‘Donne’.

È, inoltre, rapper e slammer, con lo pseudonimo di Soulcè, vincitore per la Sicilia dello slam ufficiale LIPS del 2019.

Il film è visibile al link: https://youtu.be/_rpJHE5wR5g

LF ha intervistato l’attore siciliano proprio per raccontarci di questo short film…

Giovanni, ci parli di questo corto “Hungry Birds”?

“Questo corto è stata una delle esperienze più formative della mia carriera, l’ho girato a Londra nel Settembre del 2018, e ho avuto l’onore di recitare accanto a un attore straordinario quale è Dominic Chianese, al servizio di una storia molto interessante perché vera e spietata.”

L’idea di porre in risalto i comportamenti dei piccioni, confrontandoli a quelli del protagonista, com’è nata?

“Preferisco girare questa domanda a Raffaele Romano, che ha scritto e diretto il corto.

RR: Ho semplicemente messo sullo stesso piano l’istinto animale dei piccioni affamati che si contendono le briciole di pane e la spietata e quotidiana competizione al consumo che caratterizza la nostra società. Marx la chiamava lotta di classe.”

Lei interpreta un clochard, ruolo delicato e suppongo non facile. Anche lei, similmente a Richard Gere nel film “Gli invisibili” si è “camuffato” nel mondo degli ultimi, dei dimenticati, per comprenderne meglio le dinamiche, o si è comunque in qualche modo accostato a quella realtà?

“Ho cercato di fare un lavoro che potesse essere il più onesto possibile. Nei giorni passati a Londra che precedevano quelli del set, ho potuto osservare con tanta attenzione i tantissimi clochard che riempiono le strade della metropoli inglese, ho potuto conoscerne alcuni e mi sono confrontato con loro. Durante le riprese, invece, per qualche giorno sono diventato uno di loro: ho vissuto per strada, dormito per strada, interagito con i passanti che non sapevano che io fossi un attore e che stavo girando un film.”

Lei, comunque, non è nuovo a ruoli di forte impatto, difficili e complessi…

“Ho avuto la fortuna di interpretare, soprattutto a teatro, personaggi giganteschi. Penso a Hitler di “Mein Kampf Kabbaret”, o a Chet Baker nel mio monologo a lui dedicato, “Chet!”, o ancora il Cocimu di “Lupo” di Carmelo Vassallo, e ancora tanti altri. I personaggi, quando sono scritti bene, sono sempre delle persone stra-ordinarie, e di conseguenza sono sempre complessi, internamente complessi. E questa è la cosa più bella del mio lavoro.”

Il rapporto con i suoi colleghi del set com’è stato?

“Meraviglioso. Dominic Chianese è un attore meraviglioso, che ha iniziato a giocare con me molto prima del primo ciak, creando subito una distanza, un conflitto tale che ha reso molto più facile l’interazione tra i nostri personaggi durante le riprese.”

Nel corto si raccontano dinamiche economico-sociali, che, al momento, in Italia, così come nel mondo, sono state messe a dura prova da questo virus… Come vede lei questa situazione davvero complessa?

“Davvero complessa 🙂 ! Spero finisca presto, perché diventa ogni giorno più pesante. Ma bisogna stare calmi, e attenerci a ciò che ci dicono. E quindi ne approfitto per dirlo anche quì: signori restiamo a casa ora, per poter uscire e tornare alla normalità il prima possibile.”

E come sta vivendo questo blocco totale…. della vita di ogni giorno e professionale?

“Ho visto annullarsi uno dopo l’altro tanti spettacoli che avevo da fare, e questo è stato un colpo tremendo perché io vivo, io respiro grazie al teatro e a quello che mi provoca andare in scena e “incontrare” il pubblico. Ma essendo un fatto indipendente dalla mia volontà, ho dovuto farci i conti e accettare la cosa. Per non spegnermi, sto cercando di dedicarmi alle mie passioni che il tanto lavoro mi aveva costretto a mettere da parte, e mi riferisco in primis alla musica e alla scrittura: sto scrivendo nuove canzoni (con lo pseudonimo di Soulcè scrivo e faccio rap da tanti anni) e sto partecipando a un corso di drammaturgia online tenuto da Rosario Palazzolo.”

Cosa le manca maggiormente ora?

“Come si evince dalle altre mie risposte, mi manca, e veramente tantissimo, il teatro. E poi, mi manca anche avere un contatto vero con le persone a cui voglio bene. Mi mancano i baci, gli abbracci. Ma torneranno e mi piaceranno ancora di più.”

Quando ha capito che recitare era la sua strada?

“L’ho capito razionalmente alla fine del Liceo, quando dovendo scegliere cosa fare della mia vita ho deciso di tentare i provini all’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica “Silvio D’Amico”, scuola in cui mi sono poi diplomato nel 2006. In realtà, però, credo di averlo sempre saputo che recitare fosse la mia strada, da quando con le mie cugine coetanee, da bambini, improvvisavamo spettacoli per i nostri genitori. Era il mio gioco preferito, e l’unico che non mi annoiava dopo pochi minuti.”

Della sue bella terra, la Sicilia, quali caratteristiche conserva?

“Penso tante, veramente. Che però fanno così parte di me che fatico a riconoscerle. Senz’altro la lingua: amo il dialetto siciliano, e anche la cadenza, e anche le vocali aperte quando cerchiamo di parlare in italiano. Ninni Giromella, mia amata maestra di dizione, se stai leggendo: scusami.”

Progetti futuri?

“Recuperare ciò che il covid mi ha costretto a rimandare, intanto. Poi ho delle belle novità sia per la stagione estiva che per la prossima stagione 2020 / 2021, ma al momento devo tacere!”

Concludendo?

“Vi ringrazio per lo spazio, e per questa interessante chiacchierata, e vi consiglio di andare  a vedere “Hungry Birds” su YouTube e consigliarlo almeno a una persona: c’è bisogno di arte, di cose belle. E credo che questo film possa fare al caso vostro.”

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