Giulio Scaccia…Professione: Master trainer e Personal coach

Abbiamo incontrato Giulio che sapientemente rappresenta quelle, che da un po', sono le nuove vie per la consapevolezza di se e la stimolazione dell'individuo sia a livello professionale che privato.

Il Mental coach è una professione piuttosto “nuova”, interessante, complessa…è una sorta di “allenatore mentale”.  L’affermazione potrebbe sembrare tautologica in quanto il termine “allenare la mente” ai più, disorienta. Per giunta l’assenza di una presunta scientificità nei metodi e nei procedimenti, farebbe presumere che il Mental Coach non sia una figura qualificata! Nondimeno quello che distingue una persona è proprio il suo comportamento. Come scrisse James Hillman “Il comportamento crea anima”.  E comunque questi professionisti “dell’anima” di qualifiche ne hanno da vendere!

Il Mental Coach si occupa della gestione degli stati emotivi e delle prestazioni sul lavoro…riuscendo a tirare fuori il meglio di ciascuno, una maggiore consapevolezza di se!

Ma chi, meglio di Giulio Scaccia, grande professionista di questo settore e gradito amico, può delucidarci dettagliatamente su questa tematica!

” Sono formatore. Uso diverse metodologie:  la prima, la programmazione neuro linguistica o PNL. Un buon formatore deve essere in grado di miscelare e modificare, in funzione di chi ha davanti, l’obiettivo formativo. La parte del  Couching invece, è quella individuale, si può effettuare con piccoli gruppi, ma, principalmente, è un rapporto di uno ad uno, in cui si lavora in sessioni di un’ora o un’ora e mezza, solitamente con la presenza fisica della persona, o, più raramente, tramite contatto telefonico. In questo caso si lavora sullo sviluppo della persona ed il potenziamento. “

” Cos’è la Programmazione neurolinguistica (PNL)?”

” Io la applico se me la chiedono. E’ un modello della comunicazione dello sviluppo umano. E’ nata a metà degli anni 70 e viene utilizzata per lo sviluppo personale e per la comunicazione. E’ un modello che funziona bene in termini superficiali, in quelli del tutto personali, ma ha molte aporie, molti buchi. Personalmente la conosco, ma utilizzo spesso altri modelli. ”

 

” Quindi non serve solo a migliorare le potenzialità lavorative ma è anche utile per problematiche di ordine psicologico?”

” Un buon Coach sa fino dove può arrivare! Il mondo è pieno di persone che improvvisano! Per alcuni problemi occorre un terapeuta, meglio, se bravo! Principalmente noi lavoriamo sullo sviluppo delle risorse e sui comportamenti. Quando vi sono problematiche con nodi troppo forti e profondi, un buon couch deve sapersi fermare!”

 

” In cosa, secondo lei, la sua professione si distingue dalla psicoterapia?”

” Sicuramente è meno profonda, meno invasiva, lavora principalmente sui comportamenti, sulle risorse esistenti o latenti. Sicuramente non lavora quando ci sono nodi legati a traumi, piuttosto che a problematiche che la persona si porta dietro da anni. Solitamente si fa sempre un colloquio iniziale gratuito, in cui si comprende l’area di intervento, poi da quello, ci si muove.  A volte il coaching viene confuso con la professione del training. Forse chiarisco meglio facendo un esempio:  su un attore o comunque su un personaggio pubblico, su un manager…si lavora come coaching per il potenziamento, per la ricerca degli stati di performance e dopo si lavora come training… come saper parlare in pubblico, sulla respirazione. Anche in questo caso molti confondono e mischiano.”

 

” Che tipo di persone si rivolgono a lei?”

” Io lavoro principalmente in ambito aziendale ed imprenditoriale. Personalmente gradisco molto imprenditori e figure che sono tese alla crescita, alla sfida, perchè diventa anche per me molto importante! Se ne ricavano molte soddisfazioni, perchè sono loro che devono agire ed ottenere dei risultati. Io sono una sorta di supporto, di moltiplicatore, di potenziatore, ma il risultato è il loro! Certo, io sono contento!”

 

” Quanto è importante comunicare in questa epoca che va di corsa….alla ricerca di sempre più moderni smartphone e tablet?”

” Ultimamente sto scrivendo un libro…ed ho notato che ci sono parole stra abusate come “cambiamento” o “complessità”. E’ molto interessante andare alla ricerca della radice delle parole. Io dico sempre che siamo inseriti in un frullatore in cui spesso le cose fatte bene si dimenticano subito. Saper comunicare è importante!  Io non ho una ricetta o un segreto, ma dico sempre che per gestire la complessità occorre semplicità.  Semplicità che non vuol dire superficialità! Cito “Le contaminazioni” di Calvino…vuol dire leggerezza, in certi momenti, consistenza, in altri, vuol dire avere la capacità di gestire molteplici cose. Questa è una bella metafora per dare un buon spunto manageriale. In questo è molto importante essere presenti a se stessi, al riconoscersi, alla consapevolezza di se e ad una parte legata ai comportamenti, quindi, alla comunicazione.”

 

” Questo libro quando uscirà?”

” Ci sto lavorando da un po’. E’ un bel progetto, a cui tengo molto! Spero, tra Settembre ed Ottobre.”

 

” I suoi incontri normalmente dove si svolgono?”

” In azienda e dal cliente.”

 

” Altro da aggiungere? “

” Vorrei dire che l’essere umano è una macchina meravigliosa che va trattata con molta attenzione. Bisogna fare, sia in termini di training che di couching, un’attenta analisi della persona e capire con chi si ha a che fare. Faccio un esempio: il nostro mercato è invaso da persone che frequentano corsi di formazione e diventano coach a 50 anni. Se uno, fino a 50 anni ha fatto il liutaio, non può mettersi a fare il falegname, e viceversa, a meno che non abbia un talento nascosto.  In questo percorso ci sono tratti legati allo studio, all’esperienza, a ciò che è accaduto, che ci formano! E se abbiamo setting mentali di un certo tipo, non possiamo stravolgerli.”

 

 

 

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