Golden Globes 2019.

Tante le sorprese dei Golden Globes televisivi di quest’anno!

I conduttori della serata Andy Samberg e Sandra Oh che ha anche vinto come miglior attrice per la serie 'Killing Eve'.

Quelli di quest’anno sono stati Golden Globe molto sorprendenti, perché, a differenza che in passato, sono stati tanti i pronostici a non essere rispettati. In particolare nella categoria comedy la strafavorita della vigilia non ha portato a casa il premio e la stessa cosa si può dire per l’attore comedy.

La parità di presenza delle donne nel cinema, il valore della diversità, i diritti dei migranti, degli omosessuali, la lotta al razzismo nei confronti degli afroamericani. I Golden Globe 2019 si sono svolti all’insegna dell’inclusione e della diversità. Sul palco del Beverly Hills Hotel sono saliti talenti che rappresentano la complessità della società in un’edizione dei premi della Foreign Press (i giornalisti stranieri a Hollywood) che quest’anno ha abbracciato quanto mai il cinema black e, con la scelta di una dei due conduttori della serata, l’attrice canadese di origine coreana Sandra Oh, con il comico Adam Samberg, a rappresentare la comunità asiatica dopo il successo del film Crazy Rich Asians. Doppio premio, un po’ a sorpresa, per Bohemian Rhapsody, il film exploit della stagione che ha vinto come miglior film drammatico e anche per il miglior protagonista a Rami Malek nel ruolo di Freddie Mercury: “Ho fatto parte di una famiglia con questo film” ha detto dal palco, dove è salito dopo aver abbracciato Brian May. “Grazie ai Queen, a te Brian May e a te Roger Taylor perché avete garantito autenticità e inclusività nella musica, nel mondo e in tutti noi. Grazie a Freddie Mercury di avermi dato la gioia di una vita, sei un uomo bellissimo e io ti amo”. Malek era accompagnato nella notte dei Golden Globe dalla fidanzata Lucy Boynton, che nel film interpreta Mary Austin.

La miglior commedia è stata giudicata Green Book, storia vera dell’amicizia tra il buttafuori italoamericano del Bronx, Tony Lip (Viggo Mortensen) e il pianista afroamericano Don Shirley nell’America razzista degli anni Sessanta. Mahershala Ali, che interpretava Shirley, è stato premiato come migliore attore non protagonistia e il film ha vinto anche il riconoscimento per la miglior sceneggiatura. A ritirarlo sono stati Nick Vallelonga, figlio del personaggio interpretato da Mortensen, il regista Peter Farrelly e Brian Currie. “Questa storia – ha detto Farrelly – mi ha dato speranza; noi tutti possiamo farcela. Abbiamo bisogno di parlare e non di giudicare, dobbiamo cercare i punti che abbiamo in comune: amare e essere amati”.

La prima statuetta come miglior attore di una serie in forma di commedia è andata a Michael Douglas per la serie tv Netflix The Kominsky Method, dal palco l’attore, 75 anni il prossimo Settembre, ha ringraziato il suo “sparring partner” Alan Arkin, la moglie Catherine Zeta-Jones e ha detto che consegnerà la statuetta al padre Kirk di 102 anni. La serie è stata giudicata anche la migliore per la categoria commedia.

Il miglior cartoon è Spider-Man – Un nuovo universo, su un nuovo supereroe Miles, il giovane “super” che prende il testimone di Peter Parker e punto dal ragno radioattivo sviluppa i noti poteri. Dietro al film d’animazione c’è la matita italiana Sara Pichelli.

Dopo un primo assaggio sul fronte cinema si ritorna a premiare le serie tv: la migliore drammatica è The Americans. Lo show è l’avvincente e storicamente accurato racconto dell’America della Guerra Fredda è alla sua sesta stagione.

Richard Madden ha vinto il riconoscimento come miglior attore in una serie tv drammatica per Bodyguard. Ben Whishaw ha vinto come miglior attore non protagonista nella serie A very english scandal, miniserie inglese sulla storia del deputato liberal Jeremy Thorpe che dovette affrontare lo scandalo di veder rivelata la sua relazione gay al mondo politico, nel dopo cerimonia Whishaw ha detto alla stampa che si augura che sempre più ruoli di eterosessuale vengano affidati a gay: “Credo che gli attori possano interpretare e incarnare qualsiasi cosa”.

Patricia Arquette si è aggiudicata la statuetta per la migliore attrice in una miniserie drammatica con il suo ruolo in Escape at Dannamora, che racconta la vicenda vera del piano di fuga che nel 2015 permise a due detenuti di evadere per la prima volta nella storia dalla più grande prigione di massima sicurezza di New York.

Rachel Brosnahan è la migliore attrice in una commedia o musical tv con La fantastica signora Maisel.

Un altro premio alla carriera è andato a Jeff Bridges, il Drugo, “è stato un onore far parte di quel film dei fratelli Coen” che sul palco ha ricordato molti protagonisti della sua lunga carriera tra cui Michael Cimino.

Emozionante anche l’arrivo sul palco, insieme a Emily Blunt, di Dick Van Dyke per presentare Il ritorno di Mary Poppins. A tutta musica. La migliore colonna sonora è stata giudicata quella di First Man, firmata da Justin Hurwitz che aveva già vinto due anni fa per La La Land. La migliore canzone invece è quella del film A star is born Shallow cantata da Lady Gaga che, commossa, è salita sul palco insieme a Mark Ronson, Anthony Rossomando e Andrew Wyatt e dopo essersi ripresa dall’emozione ha detto: “Da donna che fa musica è difficile farsi prendere sul serio, questi tre uomini speciali mi hanno aiutata e sostenuta e Bradley, questo è per te”.

Miglior attore per una commedia è stato giudicato Christian Bale per il suo lavoro mimetico su Dick Cheney nel film Vice – L’uomo nell’ombra che ha citato “Satana” come sua fonte di ispirazione per il ruolo.

Regina King ha vinto il premio come miglior attrice non protagonista per il suo ruolo di madre in Se la strada potesse parlare del premio Oscar Barry Jenkins (Moonlight) e dal palco ha ringraziato il regista.

La miglior attrice protagonista per una commedia invece è stata giudicata Olivia Colman, già Coppa Volpi a Venezia, per il suo ruolo di Regina Anna ne La favorita di Yorgos Lanthimos, l’attrice ha ringraziato le sue colleghe Emma Stone e Rachel Weisz chiamandole “puttanelle”, per il ruolo che svolgono nel film in cui si contendono in tutti i modi i favori di questa fragile e capricciosa regina. Mentre Glenn Close è arrivata a quota terza statuetta dei Golden Globe per il miglior film drammatico nel film The Wife – Vivere nell’ombra, in cui interpreta una donna che per quarant’anni ha sacrificato il proprio talento e i propri sogni, lasciando che il marito, l’affascinante e carismatico Joe (Jonathan Pryce), si impadronisse della paternità delle sue opere. Finché alla vigilia del premio Nobel conferito al marito per la sua apprezzata produzione letteraria tutto questo diventa per lei insopportabile: “Questo personaggio mi ha ricordato mia madre che arrivata a 80 anni pensava di non aver realizzato nulla. Le donne hanno la missione di nutrire i figli e stare accanto ai loro partner, ma noi donne dobbiamo dare corpo ai nostri sogni, non dimentichiamoli”.

Ancora tv con la presentatrice della serata Sandra Oh che ha portato a casa una statuetta per il suo ruolo in Killing Eve, mentre Patricia Clarkson che ha vinto come migliore attrice non protagonista per una serie tv in Sharp Objects, l’attrice dal palco ha ringraziato il suo regista Jean-Marc Vallée: “Hai chiesto tutto da me tranne il sesso, che è come le cose dovrebbero andare nel nostro mestiere”.

Darren Criss ha vinto per il suo ruolo in The Assassination of Gianni Versace – The American Horror Story e ha dedicato il premio alla mamma che ha voluto ringraziare: “Sono figlio di un’immigrata filippina, a te devo la maggior parte delle cose belle che mi sono capitate”. La serie ha vinto anche come miglior serie drammatica, il regista ha ricordato che Gianni Versace ha avuto il coraggio del “coming out” prima di tanti altri, “è stato ucciso vent’anni fa. La nostra serie parla di una parte di storia ma quella storia può continuare”.

Il miglior film non in lingua inglese è Roma di Alfonso Cuarón che ritirando il premio ha fatto un discorso politico: “Il cinema è per costruire ponti e abbattere muri, questi nuovi volti del cinema – ha detto facendo riferimento alla sua protagonista Cleo, ispirata alla sua tata di origine india – anche se diversi ci fanno capire quanto invece sono familiari e ci fanno capire quanto abbiamo in comune. Grazie famiglia, grazie Messico” ha aggiunto in spagnolo. Alfonso Cuarón ha vinto anche come miglior regista: “Mi sento un traditore perché io non ho fatto altro che assistere alla bellissima recitazione di queste giovani attrici e perché credo che questo film sia stato diretto da mia mamma e dalla mia famiglia”.

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