Gran Caffè – Rione VIII.

Ha aperto a Roma, dal 7 Dicembre, nel suggestivo ghetto ebraico, un locale che non è un semplice caffè, piuttosto un luogo di incontro dove la qualità e la professionalità si fondono al servizio dei clienti.

Il ghetto ebraico di Roma è tra i più antichi ghetti del mondo; è sorto infatti 40 anni dopo quello di Venezia che è il primo in assoluto. Il termine deriva dal nome della contrada veneziana, gheto, dove esisteva una fonderia (appunto gheto in veneziano), in cui gli ebrei di quella città furono costretti a risiedere; un’altra possibile etimologia fa risalire l’origine di questa parola all’ebraico גט ghet (pl. גיטים ghittim o גיטין ghittin), che significa separazione.

La zona che i romani oggi indicano come “ghetto” è all’incirca delimitata da Via Arenula, Via dei Falegnami, Via de’ Funari, Via della Tribuna di Campitelli, Via del Portico d’Ottavia e Lungotevere de’ Cenci. Il ghetto storico era, invece, molto più ristretto e situato, pressappoco, tra le attuali via del Portico d’Ottavia, piazza delle Cinque Scole ed il Tevere.

La sorte di questa zona venne decisa nel 1875, quando il Parlamento deliberò e finanziò la costruzione dei famosi “muraglioni” di arginatura, per difendere Roma dalle piene del suo fiume. Infatti, il solo sventramento necessario alla creazione dello spazio per il tracciato del lungotevere, avrebbe comportato la demolizione di circa metà del vecchio ghetto. Con l’occasione, si decise di portare a termine una più radicale opera di risanamento, che si concretizzò nel radere al suolo praticamente ogni edificio del vecchio ghetto e nella creazione degli attuali quattro isolati.

Dopo il 20 Settembre 1870, gli ebrei romani hanno stabilito la loro residenza anche in altre zone della città, pur mantenendo un attaccamento particolare per la vecchia area del ghetto, all’interno del quale, o nelle sue immediate vicinanze, sono tuttora situati i principali punti di riferimento della comunità ebraica romana nonchè botteghe e rinomati ristoranti e caffè davvero deliziosi.

Se ci si incammina dal Portico d’Ottavia addentrandosi nel cuore del ghetto ebraico, arrivando fino alla parte periferica del rione, esattamente in Via di Santa Maria del Pianto, al numero 59, sul lato destro, sorge con una imponente vetrata, un pregevole caffè, il Gran Caffè-Rione VIII. Questo posto è stato aperto al pubblico il 7 Dicembre scorso.

Entrando, la vista si apre inevitabilmente su una alta arcata costituita da mattoncini di pregio e su un soffitto di gran gusto costituito interamente da legno di faggio. Aromi di caffè, di cioccolata, di dolciumi appena sfornati…di cose buone insomma, le fragranze di cui ho potuto godere appena entrata. E poi l’immancabile caffè, irrinunciabile al mattino, le cui miscele vengono scelte appositamente dal mitico Giorgio, che al bancone si occupa personalmente di soddisfare anche i palati più esigenti. Ed ancora una cantina ben fornita di marchi prestigiosi.

Tre soci che si sono uniti per caso, provenienti da tutt’altro settore, che volevano però costituire qualcosa di particolare, un ambiente caldo, recettivo, accogliente…Direi che hanno proprio centrato il bersaglio!

“Con i soci si è voluto creare un locale quì, a Santa Maria del Pianto, che unisse qualità e professionalità.”- ci ha spiegato uno dei soci – “Qualità nei prodotti e quindi nelle materie prime che racchiudono un concetto piuttosto variegato, tipico dei nostri tempi, che vada dall’enoteca alla gastronomia, alla pasticceria da forno…Quì i cornetti vengono impastati, sfilati ed infornati ogni giorno. Tutto all’insegna della freschezza con una particolare attenzione alla salute. Con questo locale abbiamo voluto avviare, cosa che non è mai stata fatta quì, un discorso pomeridiano, con una forte enoteca alle spalle e delle birre artigianali alla spina, per dar vita ai tanto in voga aperitivo o aperi-cena con prodotti nostrani, ben forniti, sia per chi volesse bere un buon calice che per chi volesse bere birra, prodotti di livello per intenderci…ma dalle cifre contenute, servite alla mescita. Per chi invece optasse, ad esempio, per un “Tignanello”, questo certo, ha dei costi diversi.”

Non stentiamo a credere, soprattutto dopo averlo potuto apprezzare di persona, che quì si ritroveranno piacevolmente, tanti giovani, turisti, famiglie, od anche avventori di passaggio, perchè il posto merita davvero, sia per levatura che per l’aspetto esteriore. Il palazzo è di fine 800, e quì, per 60 anni si sono venduti esclusivamente dolciumi,  panettoni, cioccolato…poi è stato chiuso e, riaprendolo, si è voluto donargli una concezione più moderna che riprendesse il discorso antico. La qualità artistica ed architettonica si percepisce ad ogni angolo. I materiali sono tutti recuperati con estrema cura da maestranze molto professionali…l’ambiente è particolare perchè vi è la giusta combinazione tra arredo, luci, ed architettura storica.

Crediamo che una colazione, un aperitivo, un pranzo anche veloce, valgano la pena di essere vissuti in questo luogo che riporta ad antiche tradizioni, una sorta di tuffo nel passato da cui si riemerge in un clima di modernità e freschezza.

Da provare!

Si ringraziano i signori Coronato e Soci.

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