Guido Oppido: “Svolgere la professione del medico, per me, è un privilegio”.

LF ha incontrato il rinomato cardiochirurgo pediatrico e delle cardiopatie congenite che, in anni di carriera, ha effettuato innumerevoli interventi a cuore aperto su giovani vite ma anche su persone adulte, con grandi risultati!

La professione che diviene un privilegio più che una missione. Tante piccole vite che si affacciano al mondo con già gravi problemi di salute….la grande responsabilità che grava su chi se ne deve occupare. E poi l’ansia, lo stress psicologico, la fretta che, sovente, è implicita in talune patologie, ma anche la grande competenza, il saper bene “dove mettere mano” o meglio il bisturi, e poi la gratificazione, la gioia e la soddisfazione di aver ridato il sorriso a centinaia di genitori e la spensieratezza ad innumerevoli bimbi. Questi, in sintesi, gli umori, le sensazioni e la professione del dottor Guido Oppido, cardiochirurgo pediatrico e delle cardiopatie congenite. Un amico quasi, oltre ad uno stimato professionista.

Ho scoperto il Primario dell’ospedale Monaldi di Napoli, durante un programma televisivo, “Una voce per Padre Pio”, svelando un uomo garbato, competente ma molto semplice e cordiale. Mai un attimo di saccenza gratuita, e ne avrebbe ben donde, nè una risposta presuontuosa, ma un uomo come tanti, con le proprie emozioni, anzi direi, una buona dose di timidezza, dovuta alla riservatezza che lo caratterizza.

Il dottor Oppido si è concesso ai microfoni di LF per parlarci di una professione che, a ben pensarci, è incredibile! Cuori “nuovi”, trapianti, interventi delicatissimi dove ogni millimetro vale un macigno e la concentrazione non deve mai venir meno! Cuore generoso ed animo nobile, questo occorre, quando si ha a che fare con piccoli esseri appena nati, e tanta delicatezza…

Sono molteplici le componenti che vanno a fondersi assieme per comporre un cuore, quindi, va da sè che, questi, sono interventi delicatissimi, e ad oggi, fortunatamente, quasi tutte le cardiopatie possono essere trattate con successo!

Una piacevole chiacchierata quella avuto con il dottor Oppido….una conferma di quello che già avevo percepito di lui.

E’ grazie a medici come Guido Oppido che la Sanità Italiana ha raggiunto livelli ragguardevoli che nulla hanno da invidiare a quelli stranieri! Ringraziamo il dottor Oppido per tutto quello che ha fatto fin quì e per tutte le vite che continuerà a salvare!

Dottor Oppido, lei è un cardiochirurgo pediatrico, ci racconta un po’ il suo lavoro?

“Io sono un cardiochirurgo pediatrico e delle cardiopatie congenite. Mi occupo di tutti i pazienti affetti, appunto, da cardiopatie congenite, ossia da malformazioni cardiache riscontrate dalla nascita, ma non solo di neonati e bambini, bensì anche di adulti. Nella maggior parte dei casi, circa il 90%, li operiamo alla nascita.”

Alcune cardiopatie congenite, mi sembra di ricordare, vengono diagnosticate già in gravidanza?

“Esatto. Ora le cardiopatie congenite hanno un’incidenza di 8 su mille nati, e, nella quasi totalità dei casi, vengono individuate con una ecografia fetale durante la vita intrauterina, questo consente di programmare la nascita in un centro dove sia presente la cardiochirurgia pediatrica, la terapia intensiva e quant’ altro.”

Lei è diventato medico, ma voleva farlo già sin da bambino?

“Bella domanda! Io già ai tempi delle elementari volevo fare il medico e persino il cardiochirurgo. Certo, non conoscevo le differenze del settore…! Ho iniziato a frequentare l’Università, e, al secondo anno di studi, ho conosciuto Carlo Marcelletti, e seguendolo in sala operatoria, mi sono appassionato alle cardiopatie congenite e alla cardiochirurgia pediatrica.”

A che punto siamo oggi con le donazioni degli organi?

“I trapianti li effettuiamo anche quì a Napoli, sia pediatrici che non, si fanno da 40 anni… Il problema sono le donazioni, ossia i pochi organi disponibili ed i troppi pazienti in lista d’attesa. I trapianti stanno lasciando un pochino spazio ai cuori artificiali, che danno l’opportunità ai pazienti di poter attendere al trapianto definitivo e ridurre mortalità e liste di attesa.”

Lei, tra le altre cose, ha studiato a Boston…Quali sono le differenze che ha riscontrato, professionalmente parlando, tra gli Stati Uniti e l’Italia?

“Io mi sono inizialmente formato in Italia, dove mi sono laureato a Roma. La specializzazione l’ho ottenuta a Verona, poi ho trascorso un anno al Boston Children’s Hospital e poi un anno anche a Melbourne, al The Royal Children’s Hospital, in seguito al Sant’Orsola di Bologna ed infine a Napoli. Questi centri degli Stati Uniti e dell’Australia sono tra i migliori al mondo, ma non ci sono molte differenze sostanziali, se paragonati ai nostri, sono centri forse più ricchi, ma ormai la tecnologia è uguale in tutti i centri… i risultati non necessariamente sono migliori a Boston o a Melbourne, magari su alcune cose otteniamo anche risultati migliori. Non abbiamo più niente da invidiargli…30 anni fa era diverso, ora siamo agli stessi livelli.”

Quanto è impegnativo lavorare con i bambini?

“E’ molto impegnativo! E’ impegnativo ancora di più lavorare con i genitori che, ovviamente, sono molto apprensivi, preoccupati e stressati…giustamente ho un tipo di lavoro molto particolare, perchè ogni giorno ho la vita di qualcuno tra le mani, è un lavoro rischioso e delicato che impegna sia dal punto di vista fisico che mentale.”

Che sensazioni si provano nel salvare le vite di questi piccoli pazienti?

“Le sensazioni, ovviamente, sono bellissime. Io dico sempre che fare questo lavoro non è una missione come dicono in tanti, per me svolgere questa professione è un privilegio! Considero un privilegio poter salvare i bambini e donargli un futuro con una buona qualità della vita.”

Personalmente ho avuto modo di apprezzarla durante il programma televisivo “Una voce per Padre Pio”… Qual è il suo rapporto con la fede?

“Il mio è un rapporto molto stretto! Bisogna avere fede e sapere che in qualche modo vi è qualcuno di divino che sostiene quello che fai tutti giorni. E’ fondamentale aver fede, è come sentire un forte appoggio per poter affrontare cose che sono più grandi di noi.”

Ci saranno dei nuovi progetti prossimamente?

“E’ appena giunto un neonato dal Kenya che siamo riusciti a far arrivare con una trasposizione dei grandi vasi ed un difetto interventricolare, una patologia complessa, non ci sono molti casi di traferimento dall’Africa di pazienti con una patologia simile verso l’Italia, e, grazie anche alla generosità dell’ospedale Monaldi e della Regione Campania, che si faranno carico delle spese ospedaliere, verrà trattato adeguatamente. Inoltre, sono solito fare delle spedizioni nei Paesi del Terzo Mondo emergenti, e dovrei andarvi a breve, una decina di giorni, per effettuare una ventina di interventi di cardiochirurgia pediatrica.”

Concludendo?

“Vorrei solo dire che sono contento di essere quì a Napoli. Dopo le varie esperienze di cui ho parlato poco fa, a Bologna, Boston e Melbourne, sono diventato Primario da 4 anni, al Monaldi, felice di esercitare quì. Abbiamo raggiunto dei risultati eccezionali, è diventato, questo, il quarto centro in Italia per numero di pazienti trattati, un grosso risultato per una città come Napoli. Stiamo abbattendo l’emigrazione regionale, e quindi sono molto felice di aver ottenuto questi traguardi! Da quando sono arrivato ho effettuato più di mille interventi con ottimi risultati ed una mortalità dell’1,5%, un risultato tra i più bassi al mondo.”

 

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