I 10 anni del gatto Larry a Downing Street.

Compie dieci anni di carriera il felino più amato del Regno Unito: ecco la sua storia, da Cameron a Johnson, e quell'incontro che non dimenticherà mai con Barack Obama.

Larry Chief Mouser

Dieci anni anni a spadroneggiare a Downing Street, presso la residenza e la sede del Primo Ministro del Regno Unito. È questo l’anniversario a cifra tonda che festeggia quest’anno il gattone Larry, acchiappa-topi ufficiale del governo di Sua Maestà e presenza intoccabile dal 2011, la cui longevità supera ormai quella della maggior parte dei premier della storia del Regno Unito: incluso Winston Churchill, che al ‘number 10’ non riuscì a restarci per un decennio intero neppure sommando i due mandati non consecutivi, bellico e postbellico. Margaret Thatcher, l’unica premier non battuta dal gatto londinese per permanenza a Downing Street.

“Larry the cat” questo ormai il soprannome ufficiale del festeggiato gatto londinese, che vanta account Facebook e Twitter (non ufficiali) con migliaia di follower. Il compleanno scatta questa settimana, stando ai calcoli del Daily Mail, tabloid che si è spinto a entrare nella testa del felino fino a vergare un corsivo attribuito a lui.

“Ho servito il Paese al meglio delle mie capacità – rivendica Larry -. Nei miei 4000 giorni e nelle mie 4000 notti trascorse a dar la caccia a insetti, roditori in trappola, vermi e parassiti non ho avuto pietà”.

“E ho servito lealmente tre primi ministri, David Cameron, Theresa May e Boris Johnson, creando legami con loro in modi assai diversi”, aggiunge sibillino. Orgoglioso, come conclude, d’aver sorvegliato il viavai di numerosi “leader grandi e potenti di altri Paesi” nei suoi anni da (co)-padrone di casa. Ma forse soprattutto di aver soggiogato e tenuto al suo posto – all’occorenza con le maniere forti – il gatto numero 2 del Regno: Palmerston, rivale senza speranza di base per quattro anni presso la residenza del ministro degli Esteri e il vicino Foreign Office, poi costretto a un decoroso quanto malinconico pensionamento giusto l’anno scorso.

Per celebrarlo è anche stato creato un hashtag  – #LarryAnniversary – con cui il mondo gli ha fatto gli auguri e ha ripercorso la sua bella storia: è entrato a Downing Street in una gabbia, portato dai volontari di Battersea, il centro di recupero per animali di cui è madrina Camilla Parker Bowles, e dopo Cameron sarebbe dovuto andar via.

Così invece non è stato: ha fatto compagnia a Theresa May nonostante l’ex primo ministro non ami affatto i gatti, e ora a Boris Johnson, facendo trapelare un certo disappunto quando lui e la sua compagna Carrie Symonds hanno adottato il jack russell Dilyn.

Tutti sanno che Larry è un bullo e anche per questo spesso è finito in prima pagina. Come quella volta che ha aggredito Palmerston, il gatto-cacciatore del vicino Foreign Office, o quando ha terrorizzato Rex e Oscar, i cani del cancelliere dello Scacchiere Philip Hammond. Poche settimane fa, poi, si è lanciato in una caccia al piccione immortalata in un video che ha fatto il giro del mondo, che per un attimo (era il 20 Dicembre, momento clou dell’accordo) ha distolto l’attenzione degli inglesi dalla Brexit.

D’altronde, anche Larry ha le sue simpatie e antipatie e non ha timore di mostrarlo nemmeno durante le occasioni ufficiali: per esempio, durante una visita  di Donald Trump, si è messo sotto la sua limousine impedendogli di ripartire, mentre con Barack Obama ha catalizzato l’attenzione dei fotografi perché si è fatto persino accarezzare.

“Mi chiedono spesso quali siano stati i miei mie momenti preferiti a Downing Street e due tra questi – ha twittato il gatto – riguardano due presidenti americani. Ma per ragioni diverse…”.

“Resterò altri dieci anni“: è la promessa fatta da Larry, il gatto “chief-mouser” sul “suo” profilo Twitter.

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