I personaggi della Civiltà – parte seconda.

Personaggi mitologici. Personaggi letterari. Personaggi reali.

Mito di Sisifo

IL MITO DI SISIFO

Per comprendere radicalmente i miti greci e forse i miti di qualsiasi civiltà, occorre intendere che i Personaggi, spesso divini o sovraumani, tuttavia rappresentano situazioni, ansie, dubbi, ambizioni, tentativi assolutamente umani se pure in veste divina o sovraumana. Il Mito di Sisifo, in tal senso, è rappresentativo della condizione umana in modo categorico. Che teme massimamente l’uomo? Di sicuro, la Morte. Anche l’uomo greco, eroico, con il pieno dominio delle passioni pur essendo passionale, educato a contenersi, indubbiamente anche l’uomo greco, amantissimo della vita, non amava la morte. Moriva, perchè il Fato naturale aveva posto gli uomini sotto il segno della morte, moriva ma non amava la morte. Non “voleva” morire, moriva. O non voleva morire addirittura tentando di vincere la morte! Vincere la morte: esiste impresa più assurda e temeraria e vana? Ma questo è un ragionare “moderno”. Gli antichi non determinavano così nettamente la condizione umana (e divina), vivevano il possibile… Sisifo, Re di Corinto, di illustre stirpe, ha mancanza di acqua nella sua città. Incontra Asopo, dio fluviale, il quale cerca la figlia Egina. Sisifo ha visto Egina, è stata rapita da Zeus. Chiede, in cambio della rivelazione della sorte di Egina, acqua ad Asopo. Asopo promette la fonte, Sisifo rivela che Zeus ha rapito Egina, Asopo concede la fonte dell’acqua. Zeus infuriato per l’atto spionistico di Sisifo chiede al fratello Dio degli Inferi, Ade, di inviare Tanato (Morte) a punire Sisifo. Sisifo ubriaca Tanato (Morte) e l’incatena. Sulla Terra non vi è più morte, le guerre sono innocue. Ares (Marte), Dio della guerra, vedendo l’inutilità di guerre senza uccisioni, corre da Sisifo, libera Tanato ( Morte) ed insieme trascinano Sisifo negli Inferi (Regno dei Morti). Ma Sisifo li inganna nuovamente. Ha chiesto alla consorte, Merope, di non compiere i riti funebri di seppellimento, sicchè, negli Inferi, Sisifo chiede di tornare sulla Terra perchè si abbia il seppellimento del corpo. I Greci consideravano un obbligo assoluto il seppellimento. Tornato sulla Terra, Sisifo, che dovrebbe rientrare negli Inferi, non si fa seppellire, e vive e muore naturalmente. In altra versione del Mito, il Dio Ermes viene comandato di prendere Sisifo e rientrarlo negli Inferi. Zeus, irato, gli accadeva spesso, dalle astuzie di Sisifo contro gli Dei, danna Sisifo a spingere un macigno che raggiunta la sommità ricade indietro. Per l’eternità.

Come si è detto, in ogni Mito vi sono sensi molteplici sulla condizione umana. Il macigno portato in cima e ricaduto e da riportare in cima, e per l’eternità, le fatiche di Sisifo, costituiscono la tremenda visione dell’esistenza umana: uno sforzo che continua in ciascuno e che ciascuno riprende, la pesante e inutile fatica del vivere. Ma è anche, da parte di Sisifo, la volontà di vivere, l’orrore della Morte. La vita che Sisifo tanto amava, è un macigno che non riusciamo a portare a buon fine? Il Mito di Sisifo è cruciale nella nostra cultura, Albert Camus vi ha dedicato un libro, nel quale Sisifo è colui che vuole vivere intensamente al di là di ogni fede religiosa, per fede nella vita. In modi indiretti anche io, nel mio “Il Labirinto di Sisifo” esalto la vita, per sopravanzare, senza ignorare, la Morte.

IL MITO DI PROMETEO

Il Mito di Prometeo è il più celebre ed il più celebrato dalla civiltà europea, ed innestato nei nostri valori. Figlio, secondo una delle versioni, di un Gigante che violenta Era, sposa di Giove, Prometeo è ingegnoso e soprattutto amico dell’uomo che, del resto, è formato dallo stesso Prometeo con fango e fuoco divino. All’uomo la Dea della Sapienza, Atena (Minerva), con altri Dei fece largizione di molte qualità, ma lo sciocco fratello di Prometeo, Epimeteo, le attribuì agli animali, Prometeo cercò di risarcire il malfatto sottraendo ad Atena una cassetta nella quale vi erano soprattutto intelligenza e memoria, donandole agli uomini. Sempre allo scopo di soccorrere l’uomo Prometeo in un pranzo tra uomini e Dei, fa in modo che gli uomini abbiano la parte più carnosa di un bue. Zeus, adiratissimo, come di consueto, punisce gli uomini togliendo loro il fuoco. Come si comprende il mito di Prometeo ha come sottofondo la lotta, esistente in molte religioni, tra gli Dei e l’uomo. Prometeo ruba  il fuoco e lo consegna all’uomo, che può in tal modo, cuocere i cibi e lavorare i metalli, e passare dallo stato ferinio alla civiltà. Zeus, che non vuole l’uomo eccellere, concepì una punizione da annientare il genere umano: la donna, una donna con le più belle attribuzioni, Pandora, e la invia allo sciocco Epimeteo, il quale, però, la respinge, a tal fine consigliata da Prometeo, che teme i doni dell’ostile Zeus. Ancor più rabbioso Zeus fa incatenera Prometeo, un’aquila gli roderà il fegato per sempre, giacchè gli ricresce. Epimeteo sposa Pandora, la quale per curiosità e avidità apre uno scrigno che Prometeo aveva consegnato ad Epimeteo ordinandogli di mantenerlo serrato. Tutti i mali escono dallo scrigno e volano tra gli uonimi, dentro gli uomini. Ecco perchè moriamo, soffriamo, ci ammaliamo. Le mitologie antiche imputano all’uomo il male di esistere, ad Eva, nella Bibbia, a Pandora, nella mitologia greca…In una versione si narra che Ercole uccide l’aquila che rode Prometeo e lo libera.

Prometeo resta nella civiltà europea il fautore del potere umano contro l’invidia degli Dei, del sapere, della scienza degli uomini. Egli ha un posto eminentissimo nell’arte con la tragedia di Eschilo: “Prometeo incatenato”, nella quale sfida Zeus, e nel “Prometeo liberato” di Percy Bysshe Shelley, che lo esalta come fautore della indipendenza attiva dell’uomo.

IL MITO DI DEDALO E ICARO

Mito grandioso, tragico, altamente significativo quello di Dedalo e del figlio Icaro. Forse nato ad Atene, scultore, per un delitto contro un nipote, della cui capacità Dedalo pare fosse invidioso, si reca a Creta, dal Re Minosse, concepisce con la schiava Naucraste il figlio Icaro, forgia la vacca di legno nella quale si colloca Pasifae, sposa di Minosse, ardente di voglia per il Toro sacro. Dall’unione viene l’orrendo Minotauro, toro uomo, che Minosse serra nel Labirinto, fatto da Dedalo, da cui è impossibile uscire. Minosse però temendo che Dedalo possa rivelare l’uscita del Labirinto vi chiude anche Dedalo ed Icaro. Ma l’inventivo Dedalo con penne unite alle spalle dalla cera vola con il figlio, ed il volo umano, una delle aspirazioni supreme dell’umanità, è attuato. E volano, e fuggono, e si inebriano di spazio, Icaro si esalta a tale grado del volo che si inoltra, si inoltra, lontano, ancora più lontano, ancora più lontano, fino al Sole, alla sommità del cielo, lassù, lassù, ma la debole cera, che non è al pari dell’ardimento di Icaro, si scioglie, Icaro precipita. Vi è un limite al potere dell’uomo. Dedalo si stabilì in Sicilia, poi in Sardegna. E’ considerato colui che suscita nell’uomo varie abilità artigianali. Ma resta colui che fece il labirinto, dove l’uomo entra e non coglie uscita. Sarà… il Labirinto, il Dedalo, tra i modi rappresentativi della condizione umana, gli uomini: sperduti, senza uscita. Mentre Icaro ci rappresenta la “caduta” di chi non accetta i limiti umani… Ma ci rappresentano pure che è bello, necessario, spaziarsi, osare, salire…volare.

 

CONVERSAZIONE AL CENTRO CULTURALE DI VIA FILIPPO MEDA  147.  ROMA. 26.09. 2017.

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