I protagonisti della storia: Comunismo (Lenin e Stalin), Fascismo (Mussolini), Nazismo (Hitler).

Proseguiamo con il nostro "viaggio" attraverso alcuni tra i più drammatici periodi storici che si possano ricordare.

La Russia, alla fine del XIX secolo, era un Paese sterminato, misero nella maggior parte, disgraziati contadini alla penuria, possidenti ignavi, feroci, piccole sezioni di industrialismo che ebbero accrescimento pur essendo circoscritte. Imperava lo Zar, dinastia Romanov, secolare, autocratica, legata alla religione ortodossa. Tutto era in pugno alla burocrazia, corrotta, frenante, le classi agiate erano ricchissime, dispendiose, inette. La protesta sociale si affidava a rivolte anche nel passato, ed ora, XIX secolo, a terroristi, anarchici, nichilisti, decisi ad uccidere, come avvenne con l’Imperatore Alessandro II.

Vi era stata per secoli la servitù della glebe, ma nel 1862 i contadini vennero liberati, molti fornirono lavoro per la nascente industria. Il pensiero liberale non aveva ampio proselitismo, in Russia. Come detto, l’anarchismo, il nichilismo ebbero anni di attuazione micidiale. Sul finire del XIX secolo anche il comunismo venne assunto da taluni intellettuali russi, tra i quali Plekanov, che però accettava la modificazione riformistica, evoluzionista del marxismo, ossia dare sviluppo alla borghesia finchè essa non si dissolveva per le sue difficoltà a conciliare sviluppo della potenza produttiva con l’occupazione, e della grande impresa con l’esistenza della piccola impresa. Per Marx, ad un livello estremo di sviluppo, il capitalismo avrebbe suscitato enorme disoccupazione, sottoccupazione, impoverimento del ceto medio, grandi concentrazioni, e sarebbe stato necessario il socialismo, vale a dire la collettivizzazione dell’economia e la produzione al fine dell’occupazione non per il profitto privato. Questo socialismo che intendeva aspettare lo sviluppo del capitalismo, evoluzionistico, riformistico, alla Plekanov, era presente in Europa, Plekanov lo costituì in Russia. Ma un giovane aderente alla socialdemocrazia, Vladimir Ulianov, nato nel 1870, fratello di Alexander, che aveva partecipato all’uccisione dello Zar Alessandro II, e condannato a morte, si discosta dalle concezioni di Plekanov, che giudicava la Russia arretrata per una rvoluzione socialista mancando una larga borghesia e un numeroso ploletariato, e analizza l’esistenza del proletarito e della borghesia presenti in Russia, e si convince che in Russia è possibile la rivoluzione socialista. Lenin si scinde da Plekanov e fonda il partito comunista. Nel tempo Vladimir Ulianov, che si denominerà, ripeto, Lenin, preciserà gli aspetti essenziali delle sue teorie, innanzi tutto riterrà indispensabile la Dittatura del Proletariato, per eliminare anche fisicamente la borghesia e la proprietà privata, inoltre considererà certa una guerra tra i paesi capitalisti per il dominio dei mercati, giudica questa fase, che Lenin chiamerà imperialista, la situazione finale del capitalismo, l’omicidio- suicidio del capitalismo.

La Russia, nei primi anni del XX secolo ha catastrofi successive, la disfatta nella guerra con il Giappoone, moti popolari sanguinosi, infine, nel 1914, la Russia ortodossa si unisce alla Serbia ortodossa nella guerra che diverrà la Prima Guerra Mondiale. Per i Russi è la completa catastrofe, i tedeschi la annientano, governi  relativamente liberali non mettono fine alla guerra che continua e che li vulnera e vulnera lo zarismo… E’ a tal punto di schianto che Lenin, esule, torna in Russia con l’aiuto dei tedeschi i quali credono che egli intorbiderà ancor più la Russia. In effetti Lenin, con il proclama – la terra ai contadini, pace subito – fa presa sull’annientato popolo russo, e dopo un mancato atto rivoluzionario, in un secondo atto, i comunisti (bolscevichi) prendono il potere, se ne appropriano totalmente, stabiliscono una pace rovinosa con la Germania, affrontano le opposizioni dei russi bianchi (controrivoluzionari di varia ispirazione), e quando la Germania sarà sconfitta, riprenderanno le parti cedute. La terra non viene data ai contadini, anzi si stabilisce una requisizione dei loro prodotti, al che vi è, da parte dei contadini, il tentativo di nascondere o non consegnarli. Ne sorge una penuria che induce Lenin a favorire qualche forma di proprietà privata e di commercio privato, la NEP. Ma nel 1924 Lenin, che era stato ferito da un attentato, muore, forse non soltanto per l’attentato. Si apre una delle crisi di successione più sanguinose di ogni epoca. Vi erano personalità che avevano dato un sostanzioso contributo alla Rivoluzione e alla guerra contro i Bianchi (controrivoluzionari), innanzi tutto Leone Trovskij, che aveva comandato i sovietici nella lotta vittoriosa sui controrivoluzionari, Ioseph Stalin,  Kamenev, Zinoviev, Bukarin… Stalin era Segretario del Partito Comunista e da ultimo non era gradito a Lenin. Scomparso Lenin, si trattava di trovare una via di uscita alla tremenda situazione economica, amministrativa della sterminata Russia, e si trattava di stabilire il rapporto della Russia comunista con il comunismo degli altri paesi. Bisognava tentare un’affermazione universale del comunismo o provvedere innanzi tutto a stabilizzare il comunismo in Russia? Si trattava di favorire l’industria pesante, gli operai o i contadini? Si trattava di mantenere una minima porzione ad uso privato delle produzioni agricole o di collettivizzare e consegnare tutto allo Stato? Vinse, con degli ondeggiamenti, la concezione di Stalin: comunismo in un solo paese, la Russia, aiuto dei partiti comunisti stranieri alla Russia, favorire la classe operaia e l’industrializzazione, collettivizzare anche con la violenza l’agricoltura, stabilire piani programmati che dovevano prefigurare dei risultati da raggiungere. Stalin assume il potere, elimina o fa uccidere i rivali, fa uccidere o imprigionare i contadini che non consegnano i loro prodotti, in specie opprime i Kulaki, piccoli possidenti, suscita un terrore che rende i cittadini impauriti, asserviti, e, al contempo, stimolati a fare, ad attuare i programmi, a rendere potente la Russia. Vi è un progetto nella visione di Stalin, egli è certo che i paesi capitalisti attaccheranno la Russia e cerca con mezzi ferrrei di potenziare il Paese memore delle sconfitte con il Giappone e nella Prima Guerra Mondiale. A costo di sangue, di timore e di entusismo, la Russia si potenzia, e quando la Germania nazista, dopo una breve alleanza con la Russia, la attacca, troverà, a parte le inziali vittorie, una difesa implacabile, e delle battaglie che annienteranno i nazisti (Stalingrado, Leningrado), e sarà proprio l’esercito Russo ad entrare a Berlino. Successivamente Stalin siederà con i vincitori e si spartirà con loro il controllo del mondo. Ne nascerà un ulteriore conflitto tra mondo comunista e mondo occidentale, con guerre locali. Stalin morirà nel 1953. Il comunismo dell’Unione Sovietica crollerà nel 1989, dopo un lungo confronto, specie con gli Stati Uniti, che per la Russia diverrà insostenibile. I paesi dominati dalla Russia si accosteranno o integreranno nell’Occidente, la Russia vivrà situazioni avvilenti, risolte in anni recenti.

 

BENITO MUSSOLINI

Benito Mussolini fu un romagnolo dalla giovinezza animosa e soprattutto deciso a farsi valere. Il padre, socialista, di certo gli trasmise la passione politica di una terra del resto incandescente di tensioni sociali ed in un’epoca nella quale operai e contadini davano prova di voler reggere l’urto con i “padroni”. Studiò, divenne maestro elementare, non era la sua meta, andò in Svizzera e fece lavori manuali, ma ebbe l’occasione di udire le lezioni di un importante sociologo, Vilfredo Pareto, il quale concepiva la Storia come un perenne cambiamento di èlite, di gruppi dominanti. Mussolini era socialista, un socialista che però aveva letto Friedrich Nietzsche e che era per sua propria natura disposto ad esserne influenzato, a considerarsi capo, guida, dominante, proteso a eccellenti compimenti, antimediocre  Tornato in Italia, cominciò attività politica e giornalistica. A quel tempo, inizi del XX secolo, il socialismo aveva perso i tratti anarchici ed estremisti, divenendo “riformista”, vale a dire cercare di migliorare le condizioni dei ceti che avevano soltanto il loro lavoro, operai e contadini; erano stati fondati  sindacati, cooperative, leghe, si attuavano scioperi, chi  dirigeva i socialisti, Filippo Turati, Claudo Treves, Leonida Bissolati, tra gli altri, cercava accordi con i Governanti , in specie Giovanni Giolitti, per favorire i ceti meno abbienti. E risultati ve ne furono. Mussolini forza questa situazione, si rende protagonista di lotte cruente, riesce a farsi eleggere direttore del giornale del Partito, “L’Avanti”, e quando accade la guerra dell’Austria con la Serbia che darà inizio alla Prima Guerra Mondiale è, come tutti i socialisti, contro la guerra. L’Italia era alleata con l’Austria e la Germania da anni, alleanza che male andava a coloro che esigevano le terre italiane, Trieste, Fiume, in pugno all’Austria. Ne venne un orientamento con lo scopo di alterare gli accordi, non rimanere uniti alla Germania e all’Austria, ma volgersi alla Francia e all’Inghilterra che avevano, insieme alla Russia, dichiarato guerra all’Austria ed alla Germania. Il Governo italiano dell’epoca concorda con la Francia e l’Inghilterra di avere le terre irredente (Trieste, Fiume, Istria…) se l’Italia si fosse unita alla Francia, all’Inghilterra… Il che avviene. I socialisti rimangono contrari alla guerra, Mussolini, lentamente e poi subitaneamente, si converte alla guerra. Motivi di impazienza, di frenesia ambiziosa, di fare parte di un enorme evento, di rendere la guerra strumento della rivoluzione (era la convinzione di Lenin), di passione nazionale, accendono questa decisione. Mussolini diventa fautore della guerra, insieme ai Futuristi, ai nazionalisti, alla borghesia che ambiva al porto di Trieste… La guerra, micidiale, con armi che ingigantiscono gli stermini, l’uso di gas, dura fino al 1918, era iniziata nel 1914, per l’Italia nel 1915. La Germania e l’Austria sono sconfitte. Ma prima era stata sconfitta la Russia dalla Germania. I trattatati di pasce sono estremamente punitivi, l’Impero austriaco viene disperso nelle varie nazioni, la Germania costretta a pagare cifre abissali come responsabile della guerra, le vengono tolte l’Alzazia e la Lorena, il bacino della Ruhr, vari territori, la Slesia, all’Italia viene concesso poco, anche se Nazione vincitrice, Trieste, sì, ma non Fiume, non Pola, non Zata, non l’Istria. Nasce la convinzione di una vittoria mutilata, una frustrazione nazionale, i combattenti reduci ritengono di aver combattuto vanamente, i seicentomila morti italiani sarebbero morti per nulla… Mussolini fonda un partito, ma non ottiene risultati, è il 1919, ha un programma presso che socialista. Si convince che è vano fare concorrenza ai socialisti, decide di orientarsi a favore dell’impresa privata, perfino della Monarchia, dell’ordine, del contenimento delle rivolte degli operai e dei contadini, nel mentre vi sono stati la rivoluzione in Russia, movimenti rivoluzionari in Europa, la fondazione del Partito Comunista in Italia, l’occupazione delle fabbriche Fiat a Torino, si che egli si pone come restauratore dell’ordine. Con questo progetto e con schiere di seguaci che contrastavano anche fisicamente i socialisti, il Partito Fascista, questa la denominazione del partito di Mussolini, progetta una marcia su Roma, il Re, Vittorio Emanuele III, non consente lo stato di assedio, convoca Benito Mussolini e gli conferisce l’incarico del Governo. Da questo momento, Ottobre 1922, al 1943, e quindi, in altro modo, dal 1943 al 1945, Benito Mussolini comanderà l’Italia, dapprima in forme relativamente democratiche, quindi con le elezioni del 1924, con l’uccisione di Giacomo Matteotti, con il discorso del 3 Gennaio 1925, con le leggi che eliminavano i partiti, i sindacati, le libertà, se non dei fascisti, sorgeva la dittatura.

La politica di Mussolini ha quali scopi essenziali, l’ordine autoritario all’interno, la potenza all’esterno. All’interno il Fascismo si avvale anche della pacificazione con la Chiesa Cattolica, mediante i Patti Lateranensi, il Concordato, che chiudevano il conflitto dovuto all’occupazione di Roma da parte italiana nel 1870. Per il resto Mussolini  fascistizzò la scuola, la stampa, il sindacato, il partito, la pubblica amministrazione, diede luogo ad opere pubbliche di bonifica, alla costruzione di nuove città, ad enti per soccorrere le imprese, ad una irregimentazione pressochè militare (figli della Lupa, Balilla…) della gioventù, a gare intellettuali, i Littori, fondò l’Accademia di Italia che radunava insigni personalità, favorì l’Enciclopedia Treccani, attuò, mediante il filosofo Giovanni Gentile, una riforma della scuola che valorizzava il Liceo Classico, stimolò iniziative clamorose in campo aviatorio (Italo Balbo, trasvolata oceanica), stabilì colonie estive, ma, come detto, negò ogni libertà ed eliminò, anche delittuosamente, ogni opposizione. Nella politica estera Mussolini rivendicava la grandezza di Roma e dell’Italia, la nascita di un nuovo Impero, la propagazione del fascismo. Attuò la conquista dell’Etiopia, proclamò, perciò, l’Impero, sostenne i vari fascismi europei e particolarmente quello di Francisco Franco che eliminava il governo socialista della Spagna, ed infine si lega alla Germania di Adolf Hitler credendo che costui avrebbe vinto la guerra, giunse a promulgare le leggi razziali antiebraiche a sominglianza dei nazisti. Ma la guerra degli italiani fu un penoso, vergognoso disastro. Perdemmo rapidamente l’Impero in Africa, perdemmo migliaia e migliaia di vite in Russia, infine, occupati nel nostro terrirtorio (sbarco in Sicilia degli anglo americani, 1943) Mussolini viene destituito, arrestato, liberato dai nazisti, crea la Repubblica Sociale al Nord, in balia dei nazisti, suscitando una disastrosa, incattivita guerra tra italiani fascisti ed italiani antifascisti. Quando i fascisti ed i nazisti sono alla disfatta, Mussolini cerca di scampare, riconosciuto, preso, fucilato, appeso, vilipeso, chiude l’esisteza nel 1945, aveva 62 anni.

 

ADOLF HITLER

Sebbene di nascita austriaca, Adolf Hiler si sentì tedesco fin da giovane. Ebbe vita difficile, resa ancora più malandata e perfino sciaguratssima, al rischio di sopravvivenza, allorchè, dopo la guerra e la sconfitta, nella Prima Guerra Mondiale, la Germania sta in condizioni estreme. Hitler rifiutato dall’esercito austriaco si era offerto alla Germania e partecipa con virulenza alla guerra, invasatamente nazionalista. Accecato da un gas, in guerra, sanato, spiantato, dopo la guerra, in cerca di lavoro, dipingendo quadri e tentando di venderli, allo stremo, cova uno spirito di vendetta vertiginoso, contro gli ebrei, che ritiene causa della sconfitta, e razza infima, contro i comunisti, contro chi avrebbe dato per vinto un Paese, la Germania, che a giudizio di Hitler non era vinto, e concepisce la rinascita dominatrice della Germania… Quando gli viene dato come “lavoro” di immettersi in gruppi eversivi, in quei tremendi anni nei quali formicolavano tentativi rivoluzionari da ogni parte, Hitler scopre che il nucleo che egli deve sorvegliare per comunicarne le intenzioni al potere, è nazionalista e in cerca di riscatto dalla guerra perduta. E’ il suo mare, la sua concezione. Ne prende rapidamente il comando, è un fanatico della vendetta, un nazionalista a temperatura vulcanica, crede di sapere chi sono i nemici della Germania, l’origine dei mali, gli ebrei, i comunisti, e si scaraventa ed aizza, esalta gli altri a farne massacro. Con tali proseliti osa una rivolta, a Monaco, 1925, finita nel sangue, Hitler viene imprigionato, e in prigione stende il testo della sua “missione”: Mein Kampf (La mia battaglia), i nemici da recidere, ebrei, comunisti, le terre da ottenere, quelle tolte alla Germania, e quelle ad oriente, giacchè occupate da razze inferiori e per il vantaggio della razza superiore, l’ariana, la tedesca. Quando la crisi del 1929, negli Stati Uniti, travolge la Germania, che aveva vasti rapporti economici con gli Stati Uniti, si che in Germania la disoccupazione è un baratro, la moneta è carta inutile, il Partito Nazionalsocialista, fondato da Hitler, ha una sostanziosa affermazione, in lotta con il Partito Comunista. Con un  suffragio ampio nel 1933, il Partito Nazional- Socialista, ossia Adolf Hitler, viene convocato dal Presidente Hindeburg per fare il Governo. Ma, come in Italia nel 1922 con Mussolini, Hitler non è personaggio da lasciare il potere, al pari di Mussolini, sarà la morte a toglierlo dal potere. Inzia, nel 1933, il totalitarismo nazista. Con prestesti vengono messi fuori leggi i partiti, vengono abolite le libertà, inizia un fenomenale riarmo, da ciò l’eliminazione della disoccupazione, viene esaltata la razza ariana, nazificizzato ogni aspetto della vita, ebrei e slavi, zingari, omosessuali, individui malcreati vengono considerati da eliminare e sottomettere. Hitler tenta già da subito di prendere l’Austria, Mussolini gli si oppone. Occupa, Hitler, la Rhur,  partecipa, con Mussolini, alla guerra civile spagnola in aiuto a Francisco Franco contro i comunisti e gli anarchici in Spagna, ingloba l’Austria stavolta senza opposizione italiana, occupa i Sudeti e la Cecoslovacchia, ritiene di avere via libera per ogni impresa di conquista considerando vili i paesi democratici, a tal fine stringe alleanza con l’Unione Socvietica per spartirsi la Polonia, ma l’aggressione alla Polonia suscita la dichiarazione di guerra della Francia e dell’Inghilterra. E’ l’inizio della Seconda Guerra Mondiale. I primi anni sono trionfali per la Germania, conquista la Francia, si espande in Belgio, Olanda, Norvegia, allorchè, nel 1940, l’Italia entra in guerra, la sostiene vincente in Africa, tempesta di bombardamenti l’Inghiltera con duelli arei continui, ma quando, illudendosi di farsi alleata l’Inghileterra, invade la Russia, e quando gli Stati Uniti vengono in guerra contro il Giappone, che è vincolato alla Germania ed all’Italia, per la Germania, che pure combatterà con inimmaginabile resistenza e sacrificio sovraumano, è comunque la fine. Perde l’Africa, perde le conquiste russe, è stremata, polverizzata dai bombardamenti, presa da Est e dalla Normandia, verrà stritolata. Hitler si uccide. I suoi collaboratori in gran parte verranno impiccati (Processo di Norimberga), giudicati responsabili di crimini contro l’umanità. Si erano scoperti in modo clamoroso gli stermini, le sevizie, l’impiego di lavoro schiavistico dei prigionieri politici, zingari, slavi e soprattutto ebrei, compiuti dai nazisti.

 

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