I suoi occhi ci salveranno; intervista ad Angela Luce, la Musa più vera e amata di Napoli.

Due occhi che bucano lo schermo, preludio di grande cinema, Angela Luce è un vortice ineguagliabile di bellezze ed esotismi.

Lei stessa è Napoli, e, come lei, è abbagliante e allarmante, come se fosse la vestale della città che è un vortice ineguagliabile di bellezze ed esotismi.

Angela Luce: due occhi che bucano lo schermo e che sono preludio sempre di grande cinema, la sua voce poi è un poetico lamento d’amore di tre generazioni di napoletani e non solo.

Sordi, Mastroianni, Manfredi, Gassman, Tognazzi, De Sica, Stoppa, Cervi, Fernandel e tantissimi altri sono stati i suoi partner; è stata diretta e apprezzata dai più grandi registi televisivi, cinematografici, teatrali.

Da ragazzina, ad un concorso di bellezza a cui partecipò, ebbe i complimenti da nientemeno che Francesca Bertini e Curzio Malaparte per il temperamento che già sprigionava.

I De Filippo, Patroni Griffi, Visconti e Pasolini, Totò e Fabrizi sono stati i suoi “Maestri”, da cui è stata scelta e artisticamente omaggiata, insomma dal Ghota dello spettacolo di ieri e di oggi come Mario Martone o il grande Pupi Avati.

Intervistarla è un onore, ma quello che dice ci fa capire il sacrificio e l’umiltà di una numero uno dello spettacolo … di una regina, questa è la sensazione che ci lascia l’intervista, ma al contempo anche una donna concreta e ironica, insomma irresistibile, esattamente come la sua Napoli, di cui è la Musa e il simbolo più vitale e sensuale.

 

Signora Luce, lei negli anni ha fatto un percorso artistico disegnandosi come “la vera faccia di Napoli” come la definì artisticamente Peppino Patroni Griffi. Che famiglia era la sua e come reagì all’ingresso nello spettacolo di lei bellissima ma ragazzina?

“Mio padre era un artigiano che lavorava pelli esotiche e faceva scarpe e borse; mia madre lavorava in casa fiori di stoffa, ma soprattutto si occupava di allevare i suoi figli: Luigi, Eugenio e poi c’ero io. I miei genitori erano coscienti di avere una figlia bellissima, ma anche attenta e matura, tuttavia mia madre mi accompagnava in tutte le mie esibizioni, almeno finché sono stata minorenne.”

Lei ha avuto Maestri leggendari come Eduardo e Peppino De Filippo, Nino Taranto che hanno compreso e scolpito il suo talento. Ma è vero che Eduardo la scritturò solo guardandola negli occhi? Ma che rapporto ricorda di aver avuto con ognuno di questi tre mostri sacri dello spettacolo Italiano?

“Sì, Eduardo mi scritturò senza sottopormi a provino, ma non perché “mi guardò negli occhi” o, perlomeno, non solo per quello: fui presentata a lui da Ugo D’Alessio, grande attore della sua compagnia e amico di mio padre; quando mi vide, Eduardo mi chiese se avessi preparato qualcosa, gli risposi: “Sì Direttore, ho preparato due poesie, una di Salvatore Di Giacomo e l’altra di Garcia Lorca”, pronunciando Garcia col suono bleso, lui scoppiò a ridere e mi fece fare immediatamente il contratto affermando che “non c’era bisogno di provino”, ero sicuramente un’attrice!

Da lui ho imparato tutto, cosa significhi stare in teatro, il rispetto per il pubblico, l’importanza della disciplina, il rigore da mettere nella professione. A ciò si sono aggiunte le straordinarie esperienze con gli altri due grandi, Peppino De Filippo e Nino Taranto, da tutti ho imparato qualcosa, quel qualcosa che mi ha consentito di girare il mondo anche con Patroni Griffi, con le opere di Raffaele Viviani e con Garinei & Giovannini in Rugantino.”

Dopo rassegne teatrali internazionali in tutto il mondo con questi grandissimi Attori Lei comincia ad affermarsi nel cinema con molti ruoli brillanti, come con Totò con cui lei lavorò “Signori si Nasce “e in “Totò, Fabrizi e i giovani d’oggi” nel primo ha una scena incredibilmente comica con cui Totò che la omaggia nella sua bellezza. Totò, questo Mostro Sacro, con lei che atteggiamento aveva? Paterno? Maestro? La corteggiava?

“Con Totò ho girato anche “Letto a tre piazze”. Totò era un grandissimo artista e un uomo molto serio: non mi corteggiava affatto. Aveva piuttosto un atteggiamento paterno, si informava della mia famiglia, mi dava tanti consigli umani e professionali. E gli piaceva farmi cantare sul set.”

Fabrizi era così servero sul set come si dice?

“Con Fabrizi oltre che insieme a Totò, ho fatto la tournée in America (Canada, Stati Uniti, America del Sud) portando in scena Rugantino, con Nino Manfredi e Ornella Vanoni. Il rapporto con lui è stato sempre corretto e improntato al reciproco rispetto. Severo no, non direi. Vede, specialmente per gli artisti noti per la loro comicità, chi non fa questo lavoro pensa che se anche nella vita privata non ride e scherza continuamente, allora sia severo. Era un grande, con i pregi e i difetti che ognuno di noi ha.”

Lei in un turbine di bellissime commedie all’italiana e internazionali incontra tutti i grandi comici Franco e Ciccio, Buzzanca, Pippo Franco come vedevano questi mattatori una donna con una tanta verve come lei?

“Sono stata amata e stimata da tutti i miei colleghi. Indubbiamente ero bella, ma per fortuna agli occhi dei miei colleghi più intelligenti, la bellezza è passata in secondo piano rispetto alla bravura.”

Arriva per lei la stagione del grande Cinema dopo una apparizione in “Spara più forte” non capisco del suo Maestro Eduardo, dopo la sceglie Visconti per “Lo straniero” ma che ricordi ha di quel set in Algeria e del suo rapporto col severo Visconti che la scelse?

“Anche Visconti severo? Era serio, molto serio. Una volta, proprio sul set, quando finimmo di girare una scena, mi chiese se per cortesia gli avessi cantato “So’Bammenella ‘e copp’ e Quartiere” e chiamò attorno a sé tutte le maestranze perché ascoltassero. Se fosse stato così severo, forse non me l’avrebbe chiesto.”

Pasolini dopo Visconti la sceglie e la celebra col personaggio di Peronella nel “Decameron”, in questa quotata pellicola vincitrice di tanti premi la sua verve e l’antichità del suo fascino esplodono. Fu un film per l’epoca trasgressivo e dirompente pur essendo un successo mondiale. Pasolini come dirigeva? Era molto diverso da Visconti nella direzione degli attori?

“Pasolini mi volle senza un filo di trucco e completamente nuda. So che nell’immaginario collettivo dell’epoca, quella scena della giara è diventata fondamentale. Dopo quel film ebbi tante proposte per fare altri film con scene di nudo, ma ho sempre rifiutato perché, come ho sempre detto, spogliarsi è facile, è rivestirsi che è difficile. Per il Decamerone di Pasolini si trattava di arte, tutt’altra cosa. Per quanto riguarda la direzione, sia Pasolini che Visconti erano dei grandi uomini, colti, e conoscitori dell’animo umano. Erano certamente esigenti, com’è giusto che lo siano tutti i grandi. Ma sapevano anche coniugare rigore e passione.”

In “Malizia” lei ha un ruolo molto bello, una vedova seducente e dirompente, ma che ricordi ha del set di Samperi e della compianta Laura Antonelli?

“Uno dei film che amo di più. E ne ho un ricordo bellissimo. In quel periodo Laura stava vivendo la sua tormentata storia con Belmondo, una sera cenammo insieme e ne parlammo a lungo, riuscimmo a tenere fuori i personaggi e fummo due donne che si raccontano le rispettive esperienze.”

Con Monica Vitti in “Ninì Tirabusciò” il suo meraviglioso ruolo fu tagliato per problematiche di visibilità. Le successe altre volte con altre colleghe?

“Vabbè, lasciamo perdere… lo dico sorridendo.”

In “Addio Fratello Crudele” un altro suo Maestro, Patroni Griffi, le affida un ruolo stupendo accando a Charlotte Rampling, Oliver Tobias e Fabio Testi. La pellicola è un capolavoro. Charlotte Rampling così nordica, che rapporto ebbe con lei, così Italiana? Mario Ceroli costruì scenografie incredibili e Morricone fece la colonna sonora. Lei ama questo film molto più famoso all’estero che in Italia?

“Io amo tutto ciò che ho fatto con Patroni Griffi e, in generale, tutto ciò che ho fatto. Con la Rampling si creò un rapporto bellissimo, andavamo insieme a fare compere e quando la chiamavo non mi preoccupavo di farlo nel modo giusto, la chiamavo in napoletano: Sciarlò! E lei rideva, aveva per me simpatia, ammirazione e stima, ovviamente ricambiate. Pensi che non voleva mai uscire se non ci fossi stata anch’io.”

Con la sua scuola Eduardiana lei rivela una comicità surreale a volte disarmante in certe opere. Avanti, come “Io tigro, tu tigri egli tigra” con il grande Pozzetto e Ponzoni, insomma è un’attrice comica brillante incredibilmente capace. Che ruoli predilige o sente più vicino per temperamento? Per Lei come è cambiato il suo modo di leggere i copioni?

“Se mi piace un ruolo, non importa che sia comico o drammatico, mi devo innamorare del personaggio, lo devo sentire “mio”, devo capire di poter diventare quel personaggio. I copioni li leggo sempre allo stesso modo: comincio, se mi appassionano proseguo, se arrivo fino alla fine comincio a valutare l’idea di farlo.”

Nanny Loy la ridisegna in “Pacco e doppio pacco” come la vera “Napoli” ma più moderna e astuta, sempre materna, insinuante e irresistibile. Essere l’immagine di Napoli, per quanto splendida sia, le è pesato? L’ ha limitata a volte?

“Io amo Napoli, vi sono nata ed è l’unico posto al mondo dove avrei voluto nascere e vivere. E infatti ho sempre vissuto a Napoli, abito a Posillipo e per me, svegliarmi ogni giorno, aprire balconi e finestre e vedere quell’incanto del golfo, è di vitale importanza.

Se mi è pesato? No, sono sempre stata onorata di rappresentare Napoli; forse mi ha penalizzata, questo sì, come la mia bellezza del resto.”

Arriva un ruolo scandalosamente “sublime” con “L’amore Molesto” di Martone, una vedova matura che vuole vivere voracemente, nonostante accanto la figlia sia inibita (Buonaiuto). Questa opera è tra le più importanti del cinema moderno Italiano e l’ha fatta premiare col David oltre ad essere uno dei  film più premiati degli anni ’90. Quanto è vicino a Lei quel potente personaggio di Amalia o quanto è lontano da Lei?

“Il personaggio di Amalia, così l’ha disegnato Mario Martone, è strepitoso; durante le riprese io soffrivo come quella donna, amavo come quella donna. Tra l’altro una donna della Napoli popolare e popolosa, proprio come me. Quanto mi è vicina? Se non l’avessi sentita vicina, non avrei accettato di interpretarlo.”

Un meraviglioso film con Pupi Avati  vede accanto a Lei Marisa Merlini… come andò la gara di bravura fra voi due, essendo “star” di un certo cinema d’autore? Il rapporto con il grandissimo Pupi Avati l’ha soddisfatta?

“Con Marisa diventammo amiche, passavamo ore ed ore a chiacchierare e ci divertimmo molto, anche insieme ad Antonio Albanese. Di Pupi Avati ho una grande stima, abbiamo avuto una grande sintonia sul set e ed è ancora un grande amico, oltre ad essere uno dei più grandi registi attuali.”

John Turturro l’ha omaggiata in Passione, lei ha avuto molto dal cinema ed è una colonna portante come fu Totò o Eduardo o la grande Pupella, oggi è un simbolo del fascino e anche della cultura partenopea. Cosa vorrebbe oggi di nuovo nella sua carriera?

“Ho avuto tanto dalla mia carriera. Avrei potuto avere di più? Probabilmente sì. Ma di una cosa vado fiera: non sono mai scesa a compromessi, non ho mai finto di essere diversa da come sono, ho sempre detto quello che pensavo e non sono mai stata raccomandata, ma sempre scelta e voluta fortemente dai registi. È solo grazie a me stessa se posso affermare di aver lavorato con i più grandi artisti: Sordi, Mastroianni, Manfredi, Gassman, Tognazzi, De Sica, Stoppa, Cervi, Fernandel e tantissimi altri; sono stata diretta e apprezzata dai più grandi registi televisivi, cinematografici, teatrali. Da ragazzina, ad un concorso di bellezza a cui partecipai, ebbi persino i complimenti di Francesca Bertini e Curzio Malaparte (non solo per la mia bellezza, sia chiaro) ed entrambi mi predissero un grande futuro.

Nel corso della mia carriera, per meriti artistici, sono stata ricevuta da due Presidenti della Repubblica: Oscar Luigi Scalfaro (insieme a tutti i vincitori del David) e Sandro Pertini (insieme a tutti coloro che si aggiudicarono il Premio Sirena d’Argento di Palinuro), nonché da Margaret d’Inghilterra in rappresentanza della Corona, quando portammo a Londra lo spettacolo di Patroni Griffi, cui lei venne ad assistere e dopo fu dato un ricevimento al Consolato dove, oltre a tutta la Compagnia, c’erano importanti nomi dello spettacolo inglese.

Ho anche tenuto lezioni su Raffaele Viviani all’Università di Bologna e di Napoli.”

Mi vuole parlare del suo problema con Wikipedia?

“Ho fatto tante altre cose che su Wikipedia non si trovano perché si ostinano a boicottarmi. Per esempio, il Comune di Napoli, per i miei 60 anni di carriera, ha organizzato una Serata d’Onore al Teatro Mercadante (lo Stabile della città), ma Wikipedia cancella la notizia perché “non è importante”; quando ho compiuto 80 anni, il Sindaco Luigi De Magistris e l’Assessore alla Cultura Nino Daniele, hanno organizzato una festa nella sede dell’Archivio Storico della Canzone Napoletana, ma Wikipedia non lo accetta, nonostante l’esibizione di una copiosa rassegna stampa; non posso scrivere che con il mio libro di poesie “Momenti di Luce” ho vinto il Premio Letterario Camaiore 2009; che per Maggio Dei Monumenti ho tenuto un concerto nel Teatro San Ferdinando (quello dove ho debuttato con Eduardo); che sono l’artista italiana più longeva ancora in attività; che sono l’unica artista ad aver lavorato con tutti i De Filippo: Eduardo, Titina, Peppino, Luigi e Luca; non posso aggiungere notizie biografiche riguardanti la mia famiglia, oppure che la bartender padovana Silvia Piccinato ha dato il mio nome ad un cocktail con il quale ha vinto il Premio Strega; e poi sono stati cancellati decine di premi e tanto altro ancora. Comunque la gente mi ama, gli addetti ai lavori mi stimano, la famiglia mi è vicina, gli amici sono tanti e sinceri.

Mi ritengo una donna fortunata!”

ANGELA LUCE

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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