Igor Righetti: “In ‘Alberto Sordi Segreto’ racconto l’uomo fuori dal set”.

Il libro, scritto da Igor Righetti, cugino del grandissimo attore, era atteso da tempo, per conoscere, finalmente, il lato privato di questo mito e avere le risposte alle tante domande che molti si sono sempre posti.

Igor Righetti in via San Cosimato dove nacque Alberto Sordi.

Un lavoro certosino, lungo tre anni, quello che Igor Righetti, cugino di Alberto Sordi, ha realizzato per dar vita ad un libro sulle memorie di questo grandissimo attore, amato in tutto il mondo oltre che in Italia. Non una semplice biografia però, piuttosto un omaggio, con innumerevoli “chicche” legate alla vita di Sordi, cose poco note ai più, piccoli segreti.

Il libro “Alberto Sordi Segreto” pubblicato da Rubbettino (prefazione di Gianni Canova, rettore e professore di Storia del Cinema e filmologia all’Università IULM di Milano), è il primo, appunto, sulla vita privata di Alberto Sordi (la parentela con Igor discende da sua madre Maria Righetti), per il centenario della sua nascita.

Dal 21 Maggio nelle librerie, scritto da chi Sordi lo ha conosciuto bene e frequentato in tante situazioni familiari e non sul set o per motivi professionali o per interviste ufficiali.

Igor Righetti, giornalista professionista e docente universitario di Comunicazione, autore e conduttore del fortunato programma quotidiano “Il ComuniCattivo” su Rai Radio 1 con versioni televisive su Rai2 e all’interno del Tg1 libri su Rai1, è stato per me una fonte inesauribile di aneddoti, di episodi curiosi della vita di Alberto, alcuni dei quali, confesso, mi erano ignoti. Una lunga chiacchierata, dinamica e piacevole, durante la quale ho quasi rivissuto momenti indimenticabili di un attore che non si è mai sentito un divo, nonostante ne avesse ben donde, che ha condotto una vita brillante sul set ma schivo nel privato. Tante dicerie e perfino malignità sono state dette su di lui, che Igor Righetti ha fatto crollare come un castello di carta. Con questo libro apriamo un vero e proprio album di famiglia dal quale traspare un Sordi inatteso… nei suoi rapporti con il padre, con la famiglia, con le donne, con il denaro. Igor Righetti, ci aiuta ad entrare nelle pieghe e nei segreti della sua vita. Ma senza voyeurismo, senza pettegolezzi, senza scandalismi. Mosso da una volontà di comprensione e di narrazione che aiuta tutti noi a capire meglio come e perché abbiamo tanto amato quest’uomo di spettacolo, e l’abbiamo sentito vicino a noi anche quando non ci siamo identificati con i personaggi a cui ha dato vita

E così ne emerge un Alberto Sordi genuino, spontaneo, uno di noi, al quale la sorella Aurelia comperava gli abiti, un uomo che era rimasto semplice anche nel mangiare: alle ostriche e allo champagne preferiva la bruschetta e un bicchiere di vino. E in estate non si faceva mai mancare l’anguria. Alla quantità preferiva la qualità. Cucina romana e italiana senza concessioni per quella etnica. A pranzo, nella sua casa, mangiava di solito un piatto unico: spaghetti al pomodoro con le polpette che lui adorava. Alla pasta non sapeva proprio rinunciare: dagli spaghetti alle fettuccine, dai bucatini agli gnocchi ma sempre al sugo di pomodoro, mai in bianco. Al bando piatti pasticciati, panna e besciamella. Gli piaceva molto il pesce (ma guai a non proporglielo già pulito dalle lische) ed era goloso di Nutella che metteva pure nel caffè e nel latte. Con la minestra di verdure aveva un pessimo rapporto dato che era il piatto che la madre gli faceva spesso da bambino a causa delle ristrettezze economiche. Non mangiava mai i funghi in quanto lo terrorizzavano: li riteneva tutti velenosi.

“Alberto Sordi segreto”, è un libro che milioni di fan dell’attore attendevano da tempo per conoscere, finalmente, il lato privato del loro mito e avere le risposte alle tante domande che si sono sempre posti. Del resto, chi meglio di un familiare che ha frequentato Alberto Sordi, può conoscere veramente fatti e antefatti?

Un piacevole libro utile anche alle nuove generazioni, perché la memoria storica di un grande attore come Sordi non vada perduta e, al contrario, rigeneri.

Il libro contiene, al suo interno, il Cd con la prima canzone dedicata ad Alberto che Igor Righetti ha scritto e interpretato assieme al cantautore toscano Samuele Socci. In chiave di stornello romano (genere che ad Alberto piaceva molto) raccontando alcuni aneddoti simpatici.

Il videoclip girato a Trastevere è disponibile a questo indirizzo: https://www.youtube.com/watch?v=6aSLejNQn6w.

Ma preferisco che a parlare sia Igor Righetti…

Igor, hai scritto questo coinvolgente libro dedicato a tuo cugino, “Alberto Sordi Segreto”, pieno di fatti ed episodi anche poco noti… Ce ne vuoi parlare?

“E’ un libro sulla vita privata di Alberto che racconta un personaggio al di fuori del set, delle interviste, degli eventi ufficiali, perchè la sua vita privata era letteralmente blindata. Lui, della riservatezza aveva fatto una ragione di vita. A noi familiari più vicini, ha sempre fatto una raccomandazione: “Raccontate i fatti che ci riguardano solo quando io sarò orizzontale”. A lui, ‘morte’, come termine non piaceva, era superstizioso! Io quindi ho rispettato questa sua volontà, mettendo nero su bianco sia la mia frequentazione personale con lui, ma anche quella di mio nonno, da ragazzino, e di mio padre, suo cugino… Ho voluto spazzare via anche tante menzogne, tante malignità, tante cattiverie, dall’avarizia alle donne… e tantissime altre cose non veritiere che sono state dette su di lui.”

Oltre ai tuoi ricordi ci sono anche quelli di vari personaggi … Quali sono?

“Ho coinvolto uno dei suoi grandi amori, risalente al 1971, Patrizia De Blanck, all’interno c’è una sua intervista pazzesca in cui racconta aneddoti incredibili sulla loro divertente love story. C’è Rino Barillari, The King of Paparazzi, c’è Elena De Curtis, nipote di Totò, Pippo Baudo, suo grande amico, Rosanna Vaudetti, altra sua amica, Sandra Milo … ed altri cugini Sordi e Righetti… Un libro biografico corale direi, ma anche di inchiesta, perchè il lettore troverà all’interno la descrizione del suo rapporto con Carlo Verdone, con Nino Manfredi… E ancora… gli piaceva veramente l’imitazione che faceva di lui Max Tortora?

Contiene, inoltre, interviste rilasciate da Verdone stesso, con il quale Alberto confessò di non essersi trovato bene nel secondo e ultimo film che fecero insieme, “Troppo forte” per la regia di Carlo Verdone… Il primo era stato “In viaggio con papà” per la regia di Alberto Sordi … Dato che Alberto non entrava mai nello specifico, sono andato a cercarmi due interviste, in particolare, rilasciate da Verdone, molto forti, in cui dichiarò addirittura che Alberto gli aveva rovinato il film… che aveva paura di non far più ridere… Quello che mi ha lasciato più perplesso è che lui, queste cose, le abbia dette pochi anni fa, quando Alberto era già morto da parecchio! Il diritto di critica è sacrosanto, per carità, ma le espressioni e i toni usati da Verdone colpiscono. Anche Alberto non si trovò affatto bene a lavorare con lui in quel film, ma non lo ha mai detto pubblicamente. È una questione di stile e di eleganza. Nel cinema, come in altri settori, accade spesso di non trovarsi bene sul set con altri attori. E quando ciò avviene (come in questo caso) l’unico modo per evitare che succeda di nuovo è evitare di ritrovarsi in situazioni analoghe. Cosa che poi è accaduta. Verdone avrebbe potuto risparmiarsi almeno i commenti sull’interpretazione di Sordi che, invece, ha dato al film, a detta di tanti, una marcia in più. Chi fa cinema, poi, sa perfettamente che un nome di grande popolarità e molto amato, fa sempre bene ad un film e che i produttori pensano anche al botteghino.

Anche di Nino Manfredi ho trovato un’intervista che gli fece, nel 1994, Marco Spagnoli, in cui Manfredi racconta della loro grande amicizia durante le riprese del film “Riusciranno i nostri eroi…” di Ettore Scola. Mi preme chiarire, però, che Alberto partecipò perchè Scola era il suo autore ai tempi in cui Alberto iniziò a fare Radio, la grande amicizia la aveva con Scola, non con Manfredi! Quando girarono il film, nel 1978, in Angola, Manfredi si espresse anche sul motivo per cui i loro rapporti finirono: “Alberto non voleva studiare, Alberto non si preparava…” Anche lì di tutto e di più… ed aggiunse che Alberto avrebbe lavorato con lui solo a patto che non si incontrassero sul set.”

Cosa altro apprendiamo leggendo il libro?

“Ci sono altre verità… ad esempio quella che noi familiari, il medico curante per oltre 25 anni, la migliore amica di Aurelia, e tutti quelli che gli erano più vicini, sapevamo che Alberto voleva lasciare la sua villa ad un orfanotrofio. Lui aveva già istituito la “Fondazione Campus Biomedico Alberto Sordi”, dedicata agli anziani, e la “Fondazione giovani”, a cui teneva moltissimo, per aiutare con borse di studio i ragazzi. Proprio perchè lui era partito facendo la fame… il padre morì quando lui aveva appena 20 anni. Per questo motivo, il rapporto con mio nonno, Primo Righetti, era molto forte! Mio nonno era benestante, è stato molto vicino a Maria Righetti ed alla sua famiglia, quando rimasero soli, anche economicamente… quindi Alberto gli fu sempre grato, rapporto continuato poi con mio padre! Alberto desiderava che nella sua villa entrassero dei bambini, proprio perchè non li aveva mai avuti, e come lui, le sorelle ed i fratelli… C’era una sorta di patto tra loro: nessuno doveva sposarsi nè avere figli… il fratello Giuseppe, che Alberto chiamava Pinino, però si sposò, ma non ebbe figli. E poi non voleva assolutamente che si portassero macchine fotografiche nella sua casa, non la mostrò mai… Appena morto, guarda caso, il primo a girare un docufilm nella casa di Alberto fu proprio Carlo Verdone con “Alberto il grande”, in cui intervistò quei domestici che sono tutt’ora rinviati a giudizio nella causa penale in appello per ricettazione e circonvenzione di incapace… speriamo che giustizia sia fatta … come familiari noi volevamo assolutamente rispettare le volontà di Alberto!

Come mai non si è rispettata questa volontà? 

“Otto anni dopo la morte di Alberto è stata creata una terza fondazione, la “Fondazione Museo Alberto Sordi”, 20 giorni prima che Aurelia, sorella di Alberto, già molto anziana e poco lucida, firmasse il testamento per designare erede proprio questa fondazione… lei avrà ritenuto che fosse una delle due già esistenti … nel consiglio di amministrazione di questa terza fondazione c’era anche l’autista peruviano poi rinviato a giudizio, quindi tutto quanto, dato che Alberto non aveva lasciato testamento, è andato a questa terza fondazione… Purtroppo noi non abbiamo potuto fare nulla ma, anzi, ci hanno anche dato degli avvoltoi … ! A breve, quindi, esattamente il 16 Settembre, ci sarà l’apertura al pubblico della casa. Considera che io, sin da bambino, ricordo che Alberto chiudeva tutte le stanze a chiave, non voleva assolutamente che toccassero alcuna cosa… quello era un po’ il suo “forte” e non voleva neppure che vi entrasse il suo pubblico, era il suo rifugio. Aveva anche proibito l’utilizzo delle macchine fotografiche, e le interviste, le effettuava nel suo ufficio di Via Veneto o nelle varie location in cui andava. Hanno perfino cambiato il suo cinema-teatro all’interno, sostituendo le poltroncine di vari colori di velluto con delle sedie di plastica, in questo modo hanno snaturato tutto… La cosa paradossale è che la Sovrintendenza ai Beni Culturali abbia permesso tutto questo… Lì c’era una legnaia quando nel 1954 Alberto la rilevò… è un mistificare la villa di Alberto… Anche la fiction che fecero su Alberto Sordi su Rai 1, non era una biografia, ma uno scimmiottare Alberto, guai a farlo! Lui non aveva quell’espressione, era un furbo, un determinato, molto diverso da come è stato rappresentato, Maria Righetti non era così magra, era il doppio, Alberto ha fatto “Scipione l’Africano” con Garrone, in quel film si dice che venne scartato… Dopo la mia intervista sul Corriere della Sera riguardo a quegli errori, Luca Manfredi mi telefonò e mi disse che era una fiction liberamente interpretata!”

Perché l’Italia non lo ha mai candidato all’Oscar?

“Ho voluto scrivere la sua biografia, perchè, non dimentichiamo, che Alberto Sordi è amato anche in America, in Australia, in Sudamerica, in Russia, dove i suoi film venivano mandati sottotitolati… quindi è un artista internazionale. Nonostante questo, lui non fu mai candidato all’Oscar… a parte aver recitato in numerose commedie, vorrei solo ricordare tutti i film drammatici da lui interpretati, “Finchè c’è guerra c’è speranza”, “Un borghese piccolo piccolo”, “La grande guerra”, “Tutti dentro”… ! Il problema fu, come disse lui stesso, che era troppo amato dalla gente e libero dalla politica, per cui ne pagò le conseguenze… lui votava la DC ma non ne faceva un manifesto, non se ne vantava, come oggi, che per lavorare politicizzano ciò che dicono. Lui non amava i critici italiani e questi, soprattutto i radical chic, non lo amavano. Diceva spesso: “In Italia i critici si commuovono soltanto davanti ai sarcofagi. Basti pensare che cosa hanno fatto con Totò, lo hanno beatificato soltanto dopo la sua morte”. Era una persona schietta, sincera, un filantropo, aveva un grande amore per gli animali, ha avuto 18 cani tutti sepolti nel giardino della villa sotto un roseto di colori diversi, poi con il tempo venne amato anche dai critici. Il mio è un libro che contiene tante curiosità, quello che mangiava, i suoi amori, che ci svela il motivo per cui non ha mai voluto fare pubblicità, che se fosse stato avido e tirchio, la avrebbe sicuramente fatta… Rifiutò oltre 50 miliardi di lire di allora, gli avevano proposto di tutto, auto, pasta, detersivi, lui disse: “che mi metto a vendere al mio pubblico? Così mi sputtano, dopo non mi credono più! Il pubblico ha realizzato il mio sogno, mi ha permesso di diventare ricco, gli vado a vendere quella roba che magari fa pure schifo!?!”. Alberto era un uomo vero, di altri tempi, di soldi ne aveva già abbastanza, non aveva figli, quindi non doveva lasciare un impero ai discendenti… ha avuto tanto ed ha dato tanto. Tutta la beneficenza, le adozioni a distanza, l’aiuto ad amici caduti in disgrazia, agli animali, non li ha mai ostentati, li ha fatti in silenzio… Non ne aveva bisogno..”

Mi sembra che Sordi non amasse particolarmente essere chiamato Albertone… Giusto?

“Esattamente! C’è un motivo serio per tutto questo: Pietro Sordi e Maria Righetti si sposarono il 10 Luglio 1910. Il loro terzogenito morì pochi giorni dopo il parto, il 24 Maggio del 1916. Si chiamava Alberto. Maria non superò mai quel lutto: soltanto con la preghiera riusciva a lenire il grande dolore. Quasi nessuno, se non i parenti che furono vicini alla coppia in quel momento drammatico, conosce questo particolare. Pietro e Maria preferirono tenere questo dolore dentro di loro. Anche Alberto ne parlò soltanto una volta con mio padre, ma cambiò subito argomento. Lui sapeva che il suo nome gli fu dato proprio in ricordo del fratello scomparso. E per questo motivo non voleva essere chiamato Albertone.”

Parlaci anche dello spettacolo che stai portando in giro per l’Italia, collegato al libro?

“Lo spettacolo, “Alberto Sordi Segreto”, tratto dall’omonimo mio libro, fa il tutto esaurito ad ogni data. E’ ad ingresso libero, abbinato alla mostra “Alberto Sordi fuori dal set”, un vero e proprio omaggio in ricordo di Alberto.”

Dove sarai prossimamente con questo omaggio?

“L’11 Settembre (oggi n.d.r.) a Cortona, ne abbiamo già fatte a Brindisi e Taranto…poi andremo in Svizzera e, pandemia permettendo, negli Stati Uniti.”

E’ stato un lavoro certosino, il tuo, da quanto ho appreso da questa chiacchierata!

“Brava! Mi fa piacere che tu che sei una collega capisca il mio lavoro…! Tre anni ci ho messo! Sono penetrato in vari dettagli della sua vita… Anche nella sua grande fede… i genitori erano devoti alla Madonna, lui stesso, in giardino, aveva la statua della Madonna, perchè era un devoto mariano come la madre, e nella sua stanza da letto, aveva un inginocchiatoio sul quale pregava ogni mattina… tantissimi aspetti della sua vita, soprattutto la fede, non sono mai stati affrontati… non si può capire Alberto a prescindere dalla fede… Spiego, appunto, chi fosse Alberto fuori dal set.”

 

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