“Il berretto a sonagli”.

Gianfranco Jannuzzo, protagonista al Teatro Ghione con lo spettacolo diretto ed adattato da Francesco Bellomo, sarà in scena fino all'11 Novembre.

Al teatro Ghione di Roma, sta andando in scena con grande successo, un ‘classico’ della letteratura italiana “Il berretto a sonagli” di Luigi Pirandello. Portato già in scena nel 2016 sempre a Roma, alla Sala Umberto, è questo un pezzo che non stanca mai e si torna sempre volentieri a vedere.

Un’opera, questa, derivata dalle novelle “La verita’” e “Certi obblighi”, che fu rappresentata in lingua italiana per la prima volta a Roma nel 1923, tra le più esemplificative della filosofia del grande autore siciliano, che affonda la propria visione lucida e amara nel groviglio dei sentimenti dell’individuo e nel proprio animo, intrappolato nella rete delle convenzioni e delle regole sociali.

La signora Beatrice Fiorica (Emanuela Muni), gelosa e insoddisfatta, vuole denunciare al delegato Spanò (Franco Mirabella), amico di famiglia, il tradimento del marito, cavalier Fiorica, con la giovane moglie del suo scrivano Ciampa (Gianfranco Jannuzzo), a conoscenza dei fatti, che tollera la situazione purché venga salvato il suo “pupo”, cioè la sua rispettabilità e la “faccia”. Inutilmente Ciampa cerca di evitare la denuncia tentando di persuadere la signora Beatrice a girare la corda “seria”, quella che fa ragionare ed evita i disastri. Secondo Ciampa tutti portiamo sulla fronte tre corde come d’orologio: “la seria, la civile, la pazza. Sopra tutto, dovendo vivere in società, ci serve la civile, per cui  sta qua in mezzo alla fronte…; sulla tempia destra, c’è la corda seria, per parlare seriamente, a quattr’occhi; a sinistra la corda pazza…quella che fa perdere la vista degli occhi…  ed uno non sa più quello che fa”.
La signora Beatrice non ci vuol sentire da quell’orecchio e fa scoppiare lo scandalo, ma tutta la famiglia le va contro: la madre (Anna Malvica), il fratello (Gaetano Aronica), la serva, e così alla fine il delegato cerca di far apparire che non c’è stato alcun rapporto tra il cavaliere e la giovane Nina Ciampa. Ma é proprio al Ciampa, al marito tradito, che la cosa ora non va più bene, egli é offeso e ferito, tutti sanno ora, dopo tutto quel chiasso, che porta “il berretto a sonagli”, il cappello da buffone e da becco, e vuole la rivincita. Sarà la signora Beatrice che si é tolta lo sfizio di far girare la corda “pazza” a subire le conseguenze dello scandalo e a salvare il buon nome del Ciampa. Come? Facendosi prendere per pazza sotto suggerimento del Ciampa, “…ha bollato con un marchio d’infamia tre persone: uno, d’adulterio; un’altra, di  sgualdrina e me (Ciampa), di becco..deve dimostrare di essere pazza-pazza davvero- da rinchiudere!… Bisogna chiuderla! Bisogna chiuderla!  …E’ pazza! E’ pazza!”
Ci sono dei classici che, quando vengono riproposti, prendono una nuova vita. Come fossero un magico cilindro da cui chissà cosa potrà uscire. L’arcano è dato dal loro incontro con la realtà del nostro tempo.
Il “Berretto a sonagli” ci presenta, innanzitutto, una gamma di personaggi femminili che esemplificano diverse maniere di agire le possibilità di “potere” del proprio sesso.
Vediamo a confronto due generazioni di donne: da una parte la signora Assunta; dall’altra, Beatrice e Nina. In mezzo a loro, l’anomalo personaggio della Saracena, che collega, ordisce, intreccia e trama, con una sua precisa impostazione mentale: non volendo essere oppressa ha imparato ad opprimere. Il suo potere è nell’intrigo e nella capacità di gestirlo, nella conoscenza delle debolezze altrui e nelle possibilità di ricatto che gliene derivano.
Assunta si muove all’interno della tradizione, accettando una posizione remissiva e subalterna. Nina, la moglie di Ciampa, apparentemente condivide questa impostazione, spostandola semplicemente su posizioni più avanzate. Il potere esercitato da Nina si articola in moduli da sempre riconosciuti dagli uomini come armi di dominio della donna sull’uomo e da essi accettati psicologicamente e socialmente. In più, Ciampa confessa di amarla, cosa che aumenta il suo “potere”, potere che non impedirebbe tuttavia al marito di ucciderla, ove gli equilibri sociali risultassero turbati, mettendo a repentaglio l’onore.

L’annuncio di Ciampa, il personaggio più complesso de “Il berretto a Sonagli”, esprime la sua originale teoria sulle relazioni sociali:  l’uomo deve necessariamente barcamenarsi tra i suoi istinti primordiali e le regole morali imposte dal vivere in società. Se non si raggiunge un equilibrio tra queste componenti si arriva alla follia. Ma per comprendere in pieno l’essenza di questo ragionamento bisogna far riferimento al concetto ricorrente di “pupo” oppure “maschera” che il grande scrittore siciliano mette a fondamento del suo pessimismo: “pupi..siamo..ognuno si fa pupo per conto suo: quel pupo che può essere o che si crede di essere – e allora cominciano le liti!”.  La società, secondo Ciampa, si regge su un delicatissimo equilibrio che tiene a freno follia ed istinto dei “pupi”. E’ proprio la “corda pazza” che Ciampa attiverà sulla “fronte” della Signora Beatrice, una splendida Elena Muni, per salvare l’onore delle famiglie coinvolte nell’adulterio.

Gianfranco Jannuzzo, grande interprete del teatro italiano, riesce a rendere alla perfezione l’apparente pacatezza, mediocrità e rassegnazione del tradito Ciampa, prediligendo una recitazione volta a sottolinearne la condizione di “vittima” che soccombe alle avversità della vita. Jannuzzo aveva già ricoperto il ruolo di Ciampa nel 2016, e credo che abbia dato ancor più lustro al suo personaggio, perfezionandolo al meglio.

Gaetano Aronica nel ruolo di Fifì, appassiona…Sul palco coniuga alla perfezione una vena un po’ sorniona e scansafatiche ad una un tantino sottomessa ma simpatica. La sua verve recitativa la apprezzo da anni.

Franco Mirabella nel ruolo del commissario Spanò, che mette in moto una macchina infernale, appare molto disinvolto, appassionato, ironico, e riesce a strappare fragorose risate al pubblico grazie alla sua irresistibile simpatia e spontaneità nella recitazione.

Emanuela Muni nel ruolo di Beatrice, la moglie gelosa, mi piace per la sua passione, il suo essere sanguigna, gelosa fino all’esasperazione…

Anna Malvica nel ruolo della madre di Beatrice, Assunta, merita una menzione speciale! Ci ha davvero divertiti nel suo personaggio simpaticamente burbero e dispotico, una vera Signora del palcoscenico.

Comunque…tutti straordinari davvero! Un pezzo, messo in scena molte volte, ma questa, l’ho trovata ancora più originale e perfetta, oltretutto molto scorrevole! Due ore…e non ‘sentirle’.

Un prologo in flashback precede l’inizio dello spettacolo: gli amanti clandestini vengono colti in flagranza di reato ed arrestati, scena non prevista dall’autore e della quale si sentirà il racconto durante la commedia.

Le musiche sono di Mario D’Alessandro e riportano a quelle sonorità forti che hanno caratterizzato la produzione cinematografica dei film di ispirazione siciliana degli anni ’50.

Belle anche le scene che ricostruiscono la sala di un bel palazzo borghese avvalendosi di giochi di luce ed affascinanti trasparenze.

 

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