“Il berretto a sonagli”.

L'opera teatrale in due atti, di Luigi Pirandello, sulla società che salva a tutti i costi le "apparenze", è in scena egregiamente rappresentata da Gianfranco Jannuzzo e Gaetano Aronica, per la regia di Francesco Bellomo, al Teatro Sala Umberto di Roma.

Luigi Pirandello, autore che ho sempre apprezzato, e di cui ho letto e visto molto, anche in questa opera, scritta, tra l’altro, nel 1916, appare sempre attuale…

‘Il berretto a sonagli’ è una commedia teatrale, ‘nata e non scritta’, come la definì lo stesso Pirandello, in due atti. Il titolo si riferisce al berretto portato dal buffone, il copricapo della vergogna ostentato davanti a tutti.

La scena intera si svolge in casa Fiorica. La commedia inizia facendo vedere Beatrice Fiorica (Emanuela Muni) che consulta una sedicente, megera cartomante la Saracena (Carmen Di Marzo); la donna le conferma, quanto già sospettato da Beatrice, il tradimento di suo marito! L’intenzione della donna è rendere pubblica la relazione del marito di Beatrice, il cavaliere Fiorica, con Nina (Veronica Rega), la giovane moglie di Ciampa (Gianfranco Jannuzzo). La signora Beatrice è dominata dalla gelosia e non pensa alle conseguenze di tale gesto; Fana (Alessandra Ferrara), servitrice di Beatrice e la Saracena tentano di dissuaderla, ma lei manda a chiamare il delegato Spanò (Ivan Giambirtone) e lo scrivano Ciampa, ignorando ciò che le dicono. Appare in scena Fifì (Gaetano Aronica) che ignaro di ciò che sta accadendo capisce che la sorella sta tramando qualcosa ma non riesce a capire cosa; ad ogni modo Fifì restituisce i soldi alla sorella e con quei soldi Beatrice invia Ciampa a Palermo per riscattare i gioielli che la signora Fiorica aveva messo in pegno per dare i soldi al fratello. Nel frattempo, Beatrice sporge denuncia al delegato Spanò, che invano cerca di dissuaderla; con questa denuncia farà cogliere in flagrante suo marito e la signora Ciampa. L’arresto dei due amanti scatena una vera e propria tempesta. È necessario correre ai ripari: il delegato Spanò farà in modo di dimostrare che fra i due non c’è alcun rapporto; questo rimedio va bene a tutti ma non a Ciampa, che ritiene che la gente non crederà a una soluzione così accomodante. Ciampa accusa animosamente la signora Beatrice, dicendole di aver agito per esercitare la sua vendetta senza pensare a lui e al suo onore; l’accusa di aver preso il suo ‘pupo’, di averlo calpestato e di avergli imposto il cappello a sonagli, il ridicolo cappello da buffone. L’unico modo per salvare la sua faccia e quella di sua moglie è che la signora Beatrice risulti pazza.

Ci sono dei classici che, quando vengono riproposti, prendono una nuova vita. Come fossero un magico cilindro da cui chissà cosa potrà uscire. L’arcano è dato dal loro incontro con la realtà del nostro tempo.
‘Il Berretto a Sonagli’ ha compiuto 100 anni. Un secolo. Il ‘900 è stato definito ‘Secolo breve’, ma è stato un tempo in cui è successo quasi tutto, la guerra, l’abisso di Auschwitz e l’utopia di un mondo nuovo, quello in cui gli ultimi diventano i primi. Intanto, è cambiato il mondo, ma non le mentalità. A ben vedere, la società contemporanea costringe ancora ad apparire rispettabili, obbedendo a precisi codici di comportamento. Tutto è permesso, a patto che si salvino le apparenze e ognuno possa mostrare il proprio ‘pupo’, come lo definisce Pirandello. In questa opera, a differenza di ‘Così è se vi pare’, la verità è unica e viene sacrificata per salvare le apparenze. Come la pazzia in ‘Enrico IV’ è la chiave che salva il dilemma della commedia, anche quì, per ristabilire l’ordine apparente si sacrifica l’unica persona che dice la verità. Non è in fondo così anche oggi? Le persone dirette, coloro che vivono nella verità e nelle rettitudine, che sfoderano tutta la sincerità e ciò che li disturba, non sono forse etichettati come persone che “non stanno bene” o che , alla peggio, hanno “bisogno di aiuto”? Pirandello, come sempre, è di una attualità sconcertante, un autore ante litteram, precursore, quasi, dell’ipocrisia contemporanea, che ci vuole omologati come un gregge, ci chiede di girare con delle “maschere” anzichè dei volti come in “Uno, nessuno e centomila” o in “Così è (se vi pare)”. Questa commedia mi è piaciuta davvero, perché l’ho vista un’esasperazione di ciò che accade oggi…si sarebbe disposti a tutto pur di salvare l’immagine!

Interpreti straordinari, dai ruoli ‘maggiori’ a quelli ‘minori’.

Gianfranco Jannuzzo, nel ruolo di Ciampa, sa straordinariamente interpretare ed entrare in quest’uomo apparentemente grottesco, ma in realtà straziante, soprattutto, il più moderno degli eroi pirandelliani. Eroico, in fondo, e pieno di umanità, una umanità silenziosa ed astuta che gli da la forza di difendere la sua infelicità coniugale, contro la società ridicola di quel tempo. Un personaggio solo apparentemente piccolo, ma infinitamente grande.

Gaetano Aronica nel ruolo di Fifì La Bella, mi ha appassionata…Sul palco coniuga alla perfezione una vena un po’ sorniona, scansafatiche ad una, un tantino sottomessa ma simpatica. La sua verve recitativa la apprezzo da anni.

Ivan Giambirtone nel ruolo del commissario Spanò, che mette in moto una macchina infernale, molto disinvolto, appassionato, ed anche ironico! Bravo!

Emanuela Muni nel ruolo di Beatrice, la moglie gelosa, mi piace per la sua passione, il suo essere sanguigna, gelosa fino all’esasperazione…

Anna Malvica nel ruolo della Signora Assunta merita una menzione speciale! Ci ha davvero divertiti nel suo personaggio simpaticamente burbero e dispotico.

Comunque…tutti straordinari davvero! Un pezzo, messo in scena molte volte, ma questa, la trovo più originale e molto scorrevole! Due ore…e non ‘sentirle’.

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