“Il Collezionista” – Evan Gorga da La Bohème a Palazzo Altemps.

E' andato in scena, al Teatro Tordinona di Roma, l'atto unico di Maria Letizia Compatangelo, sulla vita di questo tenore, un uomo fuori dagli schemi, interpretato da un magnifico Gino Auriuso.

Al Teatro Tordinona di Roma, è andato in scena, un atto unico per la regia di Maria Letizia Compatangelo, davvero ragguardevole, emozionalmente vero ed efficace, sulla vita di Evan Gorga, interpretato da un grande Gino Auriuso, che ha saputo rendere fedelmente la figura di questo personaggio che, forse, non tutti conoscono.

Evan Gorga nacque il 6 febbraio 1865 a Brocco, in provincia di Frosinone. Il padre Pietro era un piccolo proprietario terriero, mentre la madre, Matilde de Sanctis, era di famiglia nobile. Gli anni dell’infanzia il piccolo Evan li visse tutti nella casa di Brocco Alto, nel centro storico, in via Rua Piana. Il giovane Evan, prese lezioni di canto dal maestro Franceschetti e pare che per una felice coincidenza avrebbe debuttato nell’Ernani di Giuseppe Verdi, sostituendo l’amico tenore Francesco Tamagno, in quel momento all’apice del successo: un particolare riferito dallo stesso Gorga nei suoi appunti privati che, tuttavia, non ha trovato conferma oggettiva.

Quel che è certo, invece, è che Evan Gorga debuttò al Teatro Comunale di Cagliari nella Mignon di Ambroise Thomas il 1º Gennaio 1895, interpretando il ruolo di Guglielmo Meister. La critica fu buona, come la risposta del pubblico, tanto che Evan Gorga venne scritturato, sempre dallo stesso Teatro, per Manon di Jules Massenet e L’amico Fritz di Pietro Mascagni, andate in scena nei mesi di Gennaio e Febbraio 1895. Dopo ripetuti successi, per Evan Gorga arrivò il momento del gran debutto nei teatri italiani di primo piano. Dopo una audizione, Giulio Ricordi lo scritturò per vestire i panni di Rodolfo, nella prima rappresentazione de La Bohème di Puccini, che si tenne nel teatro Regio di Torino il 1º febbraio 1896.

Sostituì, all’ultimo minuto, il notissimo tenore napoletano Fernando De Lucia nella rappresentazione de La Bohème al Teatro San Carlo di Napoli, ottenendo anche lì un buon successo.

Con una brillantissima rappresentazione de La Bohème al Teatro Drammatico di Verona, nel Gennaio del 1899, Evan Gorga si congedò, misteriosamente, dal palcoscenico per non entrarvi mai più.

Ma il nome di Evan Gorga, oltreché alla lirica, deve essere accostato alla sua instancabile attività di collezionista, in particolare di strumenti musicali. Nel 1911, in occasione delle manifestazioni del Cinquantennale dell’Unità d’Italia, Evan Gorga espose la sua nascente collezione di strumenti musicali nelle stanze di Castel Sant’Angelo, ammesso che “nascente” possa definirsi un lotto di mille pezzi. Con il tempo, la collezione si ingrandì ed Evan Gorga dovette affittare dieci appartamenti comunicanti in Via Cola di Rienzo, fondando, in pratica, il Museo Storico Musicale, una sorta di collezione privata visitabile da esperti ed appassionati, cosa che non mancarono di fare. Più che un museo però, i dieci appartamenti di via Cola di Rienzo, sembravano il ricco, polveroso, ordinato deposito di un antiquario. Ed era in effetti dai mercanti d’antichità della Roma d’inizio ‘900 che il tenore si riforniva per alimentare la sua ossessione da collezionista.

Gorga, studente dell’Istituto de Merode, arrivò al successo nel 1896, come accennato, con la prima Bohème diretta da Toscanini a Torino. Ma la testa di Evan era già immersa nell’attenzione morbosa per tutte le testimonianze dello scibile umano. Nel 1899 con l’addio alle scene, si tuffò completamente nella creazione di quel “Museo di tutti i tempi” (o “Enciclopedico”) che, sulla scia del pensiero illuminista, lo portò a dilapidare la fortuna sua e della moglie. Ma anche a vedersi celebrato, nel 1911, come uno dei maggiori filantropi e benefattori della Esposizione a Roma per il cinquantenario dell’Unità d’Italia. Gorga non volle mai disperdere la sua raccolta in vendite all’incanto, anche quando venderne solo una parte avrebbe certamente ripianato i suoi squilibri finanziari. Già nel 1930 la Collezione Gorga aveva un valore superiore, a valori del 2008, ad oltre quindici milioni di Euro.

Nel 1929 su stessa richiesta di Gorga le sue collezioni furono “vincolate” e sottoposte a sequestro amministrativo, soprattutto per evitarne lo smembramento.

Per tornare all’atto unico andato in scena al teatro Tordinona, non è un semplice diario o racconto biografico sulle fortune e sventure di Evan Gorga, una elencazione della sua vastissima collezione, ricordata oggi da pochi…Piuttosto, un addentrarsi nella psiche di questo personaggio, nel comprendere la sua brama, quasi famelica, di circondarsi di oggetti di ogni genere, pur scontandone i danni assieme all’intera famiglia. Anzi, la moglie lo ha sempre amorevolmente assecondato, influenzata, probabilmente, da questo smodato desiderio del marito di cercare rapacemente i manufatti da lui agognati. Vediamo così un uomo colto, nobile, di bell’aspetto, fare del collezionismo l’unico primario scopo di vita, quasi trovasse in questo modo, la sua anima, l’essenza della vita stessa. Toccanti i momenti in cui il bravissimo Gino Auriuso rivive il momento della morte del piccolo figlio, seguita da quella della moglie, poco tempo dopo. Quì scaturisce tutto il dramma di non essere riuscito a dar loro l’amore che meritavano, che avrebbe voluto, quasi accecato da questa sete di collezione.

Gino Auriuso, anche somigliante al vero Gorga, non solo da un punto di vista di meticoloso trucco, sa impersonare tutta la drammaticità di questo artista, che ha raggiunto la fama, ma che ne ha anche pagato serie conseguenze proprio per questa smania di circondarsi di oggetti, dopotutto cose inanimate, seppur di pregio, che lo hanno reso un uomo solo, indebitato, logorato dalla vita, vissuta a lungo quasi a dover espiare già in terra le proprie colpe.

Il monologo rende una figura che, in qualche modo, intenerisce quasi, per la poca considerazione riservatagli da chi sembrava lo apprezzasse.

Auriuso ci dona un ritratto di Gorga denso di umanità, un moderno Faust che voleva costruire il “Museo dello scibile”, un uomo che volle con tutte le sue forze lasciare all’Italia il più grande Museo di strumenti musicali del mondo e centinaia di migliaia di reperti catalogati in 22 collezioni e 8 musei, 10 mila dei quali sono esposti al Museo di Palazzo Altemps…

Un grande atto…unico davvero!

Foto: Pino Le Pera

 

 

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