Il confine tra finzione e realtà…

A tutti noi sarà accaduto, nel cuore della notte, di svegliarsi e chiedersi se ciò che avevamo sognato, si fosse realmente verificato! I sogni, talvolta, sembrano vita vissuta! C’è un confine impercettibile tra finzione e realtà. Se pensiamo, ad esempio, al teatro, quì, scorgere la differenza, diviene ancor più macchinoso…i due elementi, si mescolano tra loro.  Pirandello sosteneva che, ciascuno di noi, indossa una maschera ( quant’è attuale!) per conformarsi meglio a regole e luoghi comuni della società. Alla fine la maschera ha il sopravvento e, purtroppo, annulla la vera personalità degli individui. Pirandello era convinto che i “caratteri” teatrali fossero più reali di tutte le persone che erano in teatro, per strada, nelle nostre vite. In una delle sue opere più conosciute ” Sei personaggi in cerca d’autore” ci mostra come questi, siano più puri, reali, non debbano conformarsi a delle regole, ma mostrarsi per il loro carattere, con pregi e difetti, cosa che non si trova nelle persone reali.  Questo tipo di teatro mirava a portare in scena problemi che si riscontravano nella vita quotidiana. Nel periodo successivo alle due guerre, con la conseguente sfiducia e caduta di ogni certezza, le persone dubitavano di tutto, non avevano più nulla da dire, quindi, privi di comunicazione. Da quì sorse il ” Teatro dell’assurdo” i cui massimi esponenti furono l’ Irlandese Samuel Beckett e il Romeno Eugène Ionesco.  Beckett cercava di rappresentare i problemi dell’incomunicabilità e della vita che ha perso il suo significato. Nella sua opera ” Aspettando Godot” ha ben manifestato come ogni persona sia in attesa di qualcosa, che in realtà, non sa neanche bene cosa sia. La vita ormai viene vissuta come una interminabile attesa, in cui le persone non riescono più a comunicare tra loro, perchè non hanno più nulla di cui parlare!

Ionesco, ne ” La cantatrice Calva” presentò le verità che, dal suo punto di vista, erano essenziali nella vita di un uomo. Queste verità, però, divengono folli, la parola si disarticola e ne scaturisce una tragedia del linguaggio. Lo stesso appellativo che lui dette alla sua opera “anti-piece”, sembrava più una sfida, quasi, una provocazione. Prese forma una nuova drammaturgia basata sulla difficoltà di comunicare, che stupì il pubblico dell’epoca.

Quindi, se riflettiamo bene, il limite tra realtà e finzione è davvero minimo. Questi autori del passato, che trovo di un’attualità sconcertante, hanno ben rappresentato il disagio umano. Non è forse vero che, nell’era dei computers e dei telefonini, non vi è più un dialogo interpersonale? Tutto è divenuto “virtuale”! Persone che, in strada, al ristorante, digitano “furiosamente” sulla tastiera…senza mai guardarsi veramente gli uni con gli altri! Che tristezza! E quante “maschere” incontriamo durante la nostra vita….”centomila”!  Persone che fingono qualcosa che non sono e non saranno mai! Alla fine, però, la maschera…cade e, con essa, tutti gli artifizi vengono a galla!

 

images

Scrivi un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*