Il cyberspionaggio all’epoca di internet.

Dopo essere uscito lo scorso autunno in Gran Bretagna e negli Stati Uniti, è ora anche nelle librerie italiane, “La volpe” (“The Fox”, nella versione originale), l’ultimo libro del re delle spy- story Frederick Forsyth.

Lo scrittore britannico, già autore di “Il giorno dello sciacallo”, de “I mastini della guerra” e di “Il quarto protocollo”, si cimenta questa volta su un argomento di forte attualità: la guerra cybernetica che ha preso il posto della classica guerra fatta con le armi.

Il protagonista del libro è un ragazzo autistico diciottenne, Luke Jennings, che da casa e attraverso un normale computer riesce a violare i più segreti database dei servizi americani, Pentagono, CIA e NSA dimostrando che oggi è possibile aggirare tutti i più sofisticati servizi di sicurezza del mondo, come, d’altra parte, ne abbiamo avuto frequenti riscontri anche nella realtà recente (vedi casi Snowden e Assange).

Ed ecco che torna allora sulla scena sir Adrian Weston, ex capo dei servizi segreti britannici ora in pensione, che viene chiamato per individuare e fermare la fonte di questi hackeragi direttamente dal Presidente degli Stati Uniti, personaggio in cui, non senza malizia tutta inglese, è facilmente individuabile Donald Trump, costretto a rivolgersi ai suoi alleati per risolvere il problema.

Il thriller si dipana dunque in una corsa contro il tempo per evitare che il ragazzo cada nelle mani sbagliate che, ovviamente, sono quelle dei russi, i quali attraverso il loro “Vozhdi” (“Il capo” in lingua russa) dietro cui è chiaramente delineata, anche se mai nominata, la figura di Vladimir Putin, cercano a loro volta di catturare il ragazzo ed eliminarlo.

Ma Weston riuscirà per primo a trovare Luke Jennings e a sfruttarne le sue straordinarie capacità per colpire i nemici dell’Occidente, installazioni militari russe ed impianti nucleari iraniani e nordcoreani.

E’ naturalmente un impianto letterario già ampiamente sfruttato da precedenti thriller di genere politico-poliziesco, ma ciò che rende particolarmente interessante questo libro è la sua attualità nel dimostrare come sia in via di cambiamento lo stesso mondo dell’intelligence alle prese con i nuovi problemi derivanti dal controllo delle reti e del flusso di informazioni che corrono sui database e gli archivi più segreti a livello mondiale.

Si aggiunga a ciò che il libro è di scorrevole lettura, quasi come un reportage giornalistico; ed infatti Forsyth, prima di intraprendere la carriera di scrittore, è stato giornalista della Reuter e poi della Bbc, abituato ad agire sul campo e a recarsi di persona sui luoghi dove ambienta i suoi racconti per dare una maggiore verosimiglianza alla storia. Non per nulla si dice che anni fa, volendo scrivere un romanzo basato sulla ‘ndrangheta, si recò, su consiglio dell’FBI americano, nella cittadina di Buccinasco, alle porte di Milano, allora considerata uno dei luoghi di maggiore infiltrazione della mafia, per conoscerne direttamente le modalità, i costumi e le espressioni.

E chissà se prima o poi anche da questo libro non ne venga fuori un film!

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