‘Il metacinema nelle opere di Lynch, Cronenberg, De Palma’…firmato Chiara Nucera.

Il complesso quanto appassionante 'trattato' della giovane scrittrice padovana, è una vera e propria analisi sul cinema contemporaneo con una 'divagazione' su Hitchcock, l'epigono di un certo tipo di approccio stilistico.

Chiara Nucera, è nata a Padova, ma da sempre si divide tra i vari punti dello stivale, quindi ‘localizzarla’ non ha molto senso. Da vari anni si occupa di comunicazione ed organizzazione di eventi legati al cinema e dirige Fuori Traccia|Cose dell’altro Cinema, canale di diffusione alternativo per il cinema indipendente e piattaforma di formazione nell’ambito professionale di settore. Difficile descrivere, con termini semplici, il complesso lavoro di questa giovane! Il suo libro ‘coraggioso’ e complesso ‘Il metacinema nelle opere di Lynch, Cronenberg, De Palma’, è un vero e proprio trattato sul cinema contemporaneo…il completamento o la ‘cornice’ che dir si voglia, della Tesi di Laurea in Scienza della Comunicazione che Chiara ha svolto brillantemente qualche anno fa. Ma neppure di un esclusivo decalogo cinematografico contemporaneo si può parlare, perchè Chiara fa un excursus attraversando Hitchcock, per poi arrivare fino alla Grecia antica ed alla psicanalisi! Stabilendo nel teatro greco e nella filosofia classica la base di partenza delle moderne teorie analitiche, prende vita il concetto sulla duplicità del reale, quì presente in tre accezioni: realtà vissuta come profonda mutazione corporea, realtà che diviene prima riproduzione e poi ricostruzione, realtà che emerge dalla zona oscura dove sogno ed esistenza si confondono. Un filo invisibile lega le filmografie di autori originali, alle teorie di Freud su perturbante e sogno ed agli studi di Rank sul doppelganger. Si giunge così al fulcro del titolo del libro, metacinema, che altro non è che la singolare rappresentazione cinematografica che ha per oggetto essa stessa.
Un lavoro incredibile, scritto ad arte e con competenza, su nozioni davvero poco comuni, che rimandano alle tradizioni scolastiche del Liceo classico, frequentato ed amato da Chiara Nucera. Un lavoro originale, su un settore, quello del cinema, che quì si percepisce davvero come un’arte sublime!
Chiara parlaci un po’ di te…
“Sono nata a Padova ma ho vissuto tutta la vita dividendomi tra nord, sud e centro Italia, a tal punto che non sento di avere un unico luogo d’origine come in genere capita. Ho una laurea in scienze della comunicazione con una tesi sul cinema e sono sempre stata appassionata di cinema. Dopo la laurea ho fatto tante cose e a poco a poco ho iniziato a riempire il mio curriculum con esperienze varie ma tutte collegate con lo stesso filo, quello del cinema e della comunicazione. Ho fatto dai lavori più tecnici a quelli più teorici, per diversi anni ho lavorato ad esempio come proiezionista di sala ed è stata un’esperienza molto bella, perché proiettare un film per tanta gente è come, in qualche modo, portare un’emozione. Nel 2011 ho fondato assieme ad altre ragazze, tra cui la mia socia storica Savina Minnucci, FuoriTraccia| Cose dell’altro cinema, un circuito indipendente di informazione cinematografica attraverso il quale abbiamo dato vita anche a numerosi corsi di formazione con professionisti del settore e altre attività collaterali. Alla fine del 2014 riesco a pubblicare il mio primo libro, che mi ha portato una grande soddisfazione personale riuscendo a presentarlo alla Mostra del Cinema di Venezia. Attualmente continuo ad occuparmi di critica cinematografica, di mandare avanti il sito di FuoriTraccia e di diversi altri progetti.”
Hai scritto un libro ‘complesso’ che credo sia stato anche la tua tesi di Laurea ‘Il Metacinema nelle opere di Lynch, Cronenberg, De Palma’…
“Sì esattamente, è la rivisitazione della mia tesi di laurea. Non è stato semplice trovare tutto il materiale, quando ho iniziato a lavorarci, dell’argomento non c’era davvero quasi nulla. Ho quindi messo insieme tutte le mie passioni più grandi attraverso la tematica del metacinema che, per quanto possa sembrare un termine ostico, alla fine nient’altro è che il modo attraverso il quale il cinema parla di se stesso. Ho preso spunto dall’opera di tre registi che amo e nei quali la presenza del “mezzo cinema” è assolutamente fortissima. È una riflessione sullo stile particolare di questi grandi maestri, analizzando l’originale approccio che hanno con le immagini e con la rappresentazione, entrando dentro le storie che decidono di raccontarci, ricavandone un personale punto di vista. Attraverso alcuni film emblematici, che hanno rivoluzionato il modo di fare cinema, emerge un quadro sociale interessante, ed è anche una valutazione sull’approccio che il pubblico ha con lo spettacolo che osserva, il cinema del resto non è altro che il riflesso della nostra società.”
Una scelta coraggiosa perché si fonda sulla ‘teoria’ del cinema…

“Ti ringrazio per il “coraggiosa”, perché in effetti mi accorgo di essere andata a scomodare grandi maestri, teorici e pensatori, facendo salti temporali anche di molti secoli. Perciò ho legato classicismo a modernità, andando dalle prime forme teatrali alla cultura pop degli anni ’80, rifacendomi agli insegnamenti di Pasolini e Bazin, passando anche attraverso Platone e Lewis Carroll. Sicuramente questi tre autori è innegabile che siano particolari, non fanno parte di un cinema considerato mainstream, ma è qualcosa di viscerale che si svela a poco a poco superato lo shock e la suggestione del primo impatto. E’ un cinema che ti smuove dentro, che non passa silente, per questo per me era importante parlarne.”

Tratti il cinema contemporaneo con una ‘divagazione’ su Hitchcock…
“Di Hitchcock non si può non parlare perché ha dato spunto e ispirazione a moltissimi, è un maestro assoluto e un’icona inarrivabile. Lo tratto soprattutto in un capitolo, in riferimento al lavoro di Brian De Palma che, citando Gianni Canova, ne è un “discepolo voyeur”. In effetti diversi film di De Palma sono chiare evocazioni di opere di Hitchcock, pur avendo una loro assoluta originalità. Basti pensare ad “Omicidio a Luci Rosse” con Melanie Griffith (la figlia di Tippi Hedren protagonista de “Gli uccelli” di Hitchcock), mix de “La finestra sul cortile” e “Vertigo”. Di Hitchcock ne parlo anche riguardo la parte onirica del suo lavoro, si muove in uno spazio di confine tra sogni, incubi, morbosità, paure ataviche, simbolismi (basti pensare alla collaborazione con Salvador Dalì) che poi in termini stilistici è la stessa cosa che fa Lynch.”
Dedichi anche una parte alla psicanalisi, all’antica grecia…Qual’è il filo che lega questi elementi?
“Sì perché il mio percorso è un’analisi da diversi punti di vista, tra cui quello psicologico, in riferimento allo studio sui personaggi e gli ambienti, per quanto riguarda Lynch ad esempio. Mi avvalgo degli studi di Freud sul perturbante ma anche di quelli del suo allievo Otto Rank sul concetto di doppio; e strutturale perché mi piaceva ricordare quali fossero le basi concrete di una rappresentazione e sono partita appunto con Menandro (commediografo del IV secolo a.C.), dalla fase più evoluta delle prime performance teatrali, ma anche con lo schema base di una sceneggiatura tipo gettato da Aristotele! Il filo che lega questi elementi sono i miei studi classici, la mia passione per la filosofia al liceo e quella per la psicanalisi, ho visto un percorso comune e m’è sembrato carino segnalarlo.”
Hai collaborato a numerosi festival del cinema.
“Sì, per diversi anni sono stata nello staff del Rome Independent Film Festival, ricoprendo vari ruoli. É stata un’esperienza per me molto importante che ha determinato anche buona parte del mio percorso futuro perciò vi sono legata anche affettivamente, oltre che per il suo carattere fortemente indipendente che sposa in pieno la mia forma mentis. Ho avuto occasione, proprio grazie al Riff, di curare nell’ultima edizione la retrospettiva sui lavori di Claudio Caligari e l’incontro con Giordano Meacci, il cosceneggiatore di “Non Essere Cattivo”. Nel corso degli anni ho collaborato anche con altre realtà, sia festival che rassegne, organizzando anche degli eventi legati a FuoriTraccia.”
Tu invece cosa ami leggere?
“Abbraccio gusti e interessi diversi. In ambito cinematografico leggo più che altro le biografie, sono curiosa di sapere cosa c’è dietro ad un personaggio particolare e come è arrivato a fare certe scelte artistiche, cosa si cela dietro alcuni capolavori del cinema, conoscere un’umanità concreta che va oltre l’enfasi del divismo e l’aura magica di un determinato lavoro. Non mi fermo al cinema però, sono anche abbastanza incuriosita dalle filosofie orientali, dall’esoterismo. Spesso invece che approcciarmi a romanzi preferisco leggere manuali, ne ho diversi aperti che lascio sempre lì a portata di mano e che periodicamente riprendo. Altre volte invece mi capita di fissarmi con un unico autore e finisco per leggerne l’intera bibliografia.”
Progetti futuri?
“Mi sto dedicando ad un nuovo libro. Questa volta mi sono spostata sul cinema italiano, in particolare quello di finzione degli ultimi 10 anni. Sarà un’indagine su quel tipo di cinema che sostiene una spiccata critica sociale, soffermandomi su alcuni nomi di riferimento considerati in qualche modo degli “outsider”, come Caligari, spaziando nei lavori di molti altri autori tra cui Ivano de Matteo e Gabriele Mainetti. Sarà un’analisi che terrà conto del contesto sociale in cui si è sviluppata la chiave moderna di un nuovo realismo. Prevalentemente sarà un libro ricco di interviste a chi ha contribuito a fare queste opere e spero venga fuori una bella riflessione a più voci.”
Concludendo?
“Ti ringrazio tanto per avermi dato questa opportunità perché è sempre bello parlare di ciò che amo.”

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