Il “metodo Faenza” dietro la vittoria di Gasly a Monza: intervista a Giancarlo Minardi.

Minardi è stato il fondatore dell’omonima scuderia sita in quel di Faenza, che ha corso dal 1985 al 2005 in ben 340 GP, e, nel 2005 è diventata Toro Rosso, e Alpha Tauri da questa stagione.

Giancarlo Minardi in uno scatto di Maurizio Quarta

A chi, per motivi professionali o di puro tifo, segue la F1 da tanti anni, vedere Pierre Gasly in testa al GP nel tempio della velocità, ha fatto ricordare immediatamente la prima pole position e la prima vittoria ottenute dal pilota tedesco con Toro Rosso, da questa stagione ribattezzata Alpha Tauri.

E ai più nostalgici… Toro Rosso e Faenza, dove il team ha sede, ricordano, per immediata associazione mentale e affettiva, Giancarlo Minardi.

Per i più giovani, Giancarlo Minardi era stato il fondatore dell’omonima scuderia sita in quel di Faenza, che ha corso dal 1985 al 2005 in ben 340 GP, che nel 2005 è diventata Toro Rosso, e Alpha Tauri da questa stagione.

Abbiamo voluto commentare con Giancarlo Minardi la vittoria di  Monza.

Con il candore tipicamente romagnolo che lo contraddistingue, quando gli ho chiesto quali sensazioni e ricordi del passato gli abbia evocato vedere Gasly dapprima in testa e poi tagliare il traguardo da vincitore, così ha risposta; “in realtà non mi è venuto spontaneo un legame con la mia vecchia Minardi: il legame me lo  hanno fatto ritrovare tutti quelli che nel dopo gara mi hanno chiamato, quasi fosse un mio successo”.

 

La sua prima sensazione è invece legata a quello che lui stesso definisce il “DNA del team Minardi: investire e puntare sui giovani, farli crescere e offrire loro le premesse per il passaggio a team di serie A. Per me era una scelta strategica, imposta anche dalla necessità di convivere e sopravvivere con budget limitati che difficilmente avrebbero potuto attrarre piloti già di successo, mentre per la corazzata Red Bull il fatto di poter avere un team satellite, una cantera come quella calcistica del Barcellona, era ed è un grande opportunità tattica, peraltro sin qui sfruttata con successo.

Secondo Minardi, “l’ambiente faentino, più tranquillo e sereno e con una pressione relativa sui piloti, è l’ideale per far crescere i giovani, tecnicamente, ma soprattutto umanamente, preparandoli ad un contesto ad alto contenuto di stress e adrenalina qual è la F1 di oggi: un ambiente che è stato una vera e propria medicina per la ricrescita di un Pierre Gasly promosso da Toro Rosso e Red Bull e quindi retrocesso (forse troppo prematuramente, ndr.) in Toro Rosso”.

Il suo primo pensiero è andato alla “reazione fantastica e al percorso di un giovane che non si è perso d’animo ed è stato capace di ricostruirsi una carriera e, quando la sorte gli ha offerto una chance, ha avuto freddezza, determinazione e capacità per prenderla al volo. Mi è rimasta impressa l’immagine, dal valore fortemente simbolico, del pilota francese, ma milanese di adozione, seduto dopo la gara a rileggere il suo percorso e la cavalcata in pista”.

E non va trascurata la “stabilità che i tre anni di collaborazione con Honda hanno potuto garantire al team”. Per i motoristi nipponici, la vittoria di Monza è avvenuta in occasione del cinquantesimo Gran Premio in collaborazione con il team e verrà ricordata anche per due fatti unici: prima volta che in era ibrida la vittoria arride ad un team non appartenente alla top three e unico motorista ad aver vinto un GP con due scuderie diverse, grazie alle vittorie ottenute con Red Bull e con AlphaTauri.

Anche pole e vittoria di Vettel nel 2008 maturarono in un contesto dove la buona sorte si travestì da pioggia battente, che permise al pilota tedesco di emergere con tutte le sue qualità di guide, nell’occasione non offuscate da un mezzo prestazionalmente inferiore alla concorrenza.

L’episodio di Vettel, collocato temporalmente molto più vicino alla cessione di Minardi a Toro Rosso avvenuta nel 2005, venne sentito da Minardi “come “più mio”, data la ancor forte presenza di persone del vecchio team, con tutti i meccanici a ricordarlo … numero che oggi si è ovviamente assottigliato tra pensionamenti, cambi di ruolo e di scuderia”.

Soprattutto, Minardi avvertì più vivida in quella occasione al forza del “metodo Faenza e del suo sapere essere e fare scuola … non a caso lo stesso Carlos Sainz (arrivato secondo, ndr.) lì si è formato agonisticamente”.

Un metodo che “facendo le cose per bene, consente anche ad un piccolo team di serie B di vincere con squadre di serie A”.

Faenza: un ambiente e un metodo che per Minardi significano “l’essenza della Motor Valley, dove si  accumulano la passione e le capacità Industriali che questa terra, l’Emilia-Romagna, sprigiona da tutti pori. Ed è motivo di grande soddisfazione poter dire che nel raggio di cento chilometri ci sono tali e tante realtà eccellenti”.

Per chi non lo ricordasse, il termine Motor Valley identifica il tratto della via Emilia che va da Piacenza a Rimini, caratterizzato dalla concentrazione di tante grandi e piccole case del motorismo italiano (Ferrari, Lamborghini, Ducati, Alpha Tauri, Haas …), di quindici musei d’auto e moto d’epoca e di tanta passione e tanta cultura collegate allo sport dei motori.

E parlando di giovani, non si può non ricordare il progetto MUNER (Motorvehicle University of Emilia-Romagna) caso quasi unico che vede coinvolte le quattro università tra le più antiche al mondo (Bologna, Ferrara, Modena-Reggio Emilia, Parma) e le otto case motoristiche (ndr. le cinque legate alla F1, Dallara, Ferrari, Haas, Toro Rosso e Magneti Marelli, insieme a Automobili Lamborghini, Ducati e Maserati) del territorio, in una sorta di hub che punta ad attrarre studenti universitari da tutto il mondo con l’obiettivo di creare gli ingegneri di domani, in tutti i campi legati al mondo dei motori (stradali, da competizione, sostenibili, etc.).

E lo spirito della vecchia Minardi lo si ritrova anche nelle parole di Otello Valenti, HR Director di Alpha Tauri, secondo il quale “ …  La Motor Valley italiana, paragonabile per innovazione e tecnologia alla Silicon Valley californiana, ha sviluppato un modello di “competizione cooperativa” che unisce le eccellenze industriali e accademiche dell’Emilia-Romagna e rappresenta un grande esempio di come si puó trasformare una sfida in una opportunità che parte dal territorio e guarda al mercato globale. … Nelle competizioni di Formula 1, cosí come nel mercato globale, il successo deriva dalla capacitá di “mettere le ali” alle qualitá delle persone all’interno di un gioco di squadra ben organizzato. Nessuno vince da solo”.

Peraltro, non molti sanno che la trazione elettrica è di casa in Motor Valley: la prima auto elettrica è stata costruita e venduta da Tazzari di Imola nel 2009, e sempre nel Modenese si trova Energica Motor Company, produttrice di moto elettriche e costruttore unico per la il campionato FIM Enel MotoE™ World Cup.

Non potevamo non chiudere questa intervista parlando di un altro fatto storico coinciso con il GP brianzolo: l’uscita della famiglia Williams dalla gestione operativa del team dopo la cessione agli americani di Dorilton Capital.

Secondo Minardi, con l’uscita di Frank e Claire Williams, “si chiudono un ciclo e un’epoca della F1: scompare l’ultimo imprenditore rimasto, per lasciare il passo a manager, società di investimento, finanziarie … la F1, nonostante tutti i budget cap e altre simili limitazioni regolamentari, sarà sempre più territorio solo per grandi gruppi”, detto con un certo rammarico e un certo dispiacere.

E’ e sarà sempre più anche “una F1 più difficile da raccontare: la Minardi, all’epoca, con un distacco di 1”9 dalla pole position stava in 14ma posizione, mentre oggi con un simile distacco rischia di esserci un folto gruppo di vetture, dove scarti anche minimi possono fare anche molta differenza come posizione in griglia”.

 

 

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