Il miglior Muccino ha dato vita a “Gli anni più belli”.

Un ottimo Gabriele Muccino è tornato con "Gli anni più belli", i cui protagonisti, Pierfrancesco Favino, Kim Rossi Stuart, Micaela Ramazzotti e Claudio Santamaria se ne vanno a spasso nel tempo e nella vita dell'ultimo quarantennio di vicende italiane.

Un film atteso, che ero curiosa di vedere, e non ha minimante deluso le mie aspettative…. Un film che mi ha entusiasmata e coinvolta sin dal primo frammento! Sarà la passione per i film di Muccino che hanno sempre “qualcosa da dire”, la grande stima dei singoli attori del cast, ad aver reso, ai miei occhi, quello che definirei un gran bel film! Sensazioni ed emozioni variegate: commozione, nostalgia, pianto, ricordi…

Noi che volevamo fare nostro il mondo…. In questa frase della bellissima canzone di Claudio Baglioni, che fa da colonna sonora al film “Gli anni più belli” di Gabriele Muccino, è racchiuso tutto il senso di questa pellicola che attraversa la nostra storia, quella che và dagli anni Ottanta ai nostri giorni.

“Nostra”, perché è la storia dell’Italia, di tutti noi che l’abbiamo vissuta… con le nostre speranze, i nostri sogni, i successi, le delusioni, i riscatti e le tragedie… noi che venivamo dagli anni di piombo.

Un film nel quale ognuno di noi può trovare qualcosa di sé attraverso le vicende, spesso tormentate, di questo paese, con tutte le sue contraddizioni che sa comunque sempre stupire per la capacità di rigenerarsi… come le vite dei protagonisti.

L’ultima volta che li abbiamo visti tutti insieme sullo stesso set è stato in “Romanzo Criminale”: per tutti e tre, il film di Michele Placido, fu una sorta di consacrazione. Oggi, gli interpreti de il Libanese, il Freddo e il Dandi, ovvero Pierfrancesco Favino, Kim Rossi Stuart e Claudio Santamaria si ritrovano grazie a “Gli anni più belli” di Gabriele Muccino. E’ la storia di quattro amici Giulio (Pierfrancesco Favino), Gemma (Micaela Ramazzotti), Paolo, (Kim Rossi Stuart), Riccardo (Claudio Santamaria), raccontata dal 1980 ad oggi, dall’adolescenza all’età adulta. Le loro speranze, le loro delusioni, i loro successi e fallimenti sono l’intreccio di una grande storia di amicizia e amore attraverso cui si raccontano anche l’Italia e gli italiani. Un grande affresco che racconta chi siamo, da dove veniamo e anche dove andranno e chi saranno i nostri figli. È il grande cerchio della vita che si ripete con le stesse dinamiche, nonostante sullo sfondo scorrano anni e anche epoche differenti: il crollo del Muro di Berlino, Mani pulite, la discesa in campo di Berlusconi, le Torri gemelle, e, per festeggiare il centenario di Federico Fellini, anche un bagno nella fontana di Trevi.

Un ottimo Muccino, degno dei giorni migliori, e quattro attori ormai consacrati, sempre all’altezza e mai scontati, ottimi anche nella versione “giovani”.

Muccino ci mette il sentimentalismo che abbiamo imparato a conoscere con “L’ultimo bacio”, e quei trentenni irrisolti e in fuga di allora (Favino e Santamaria c’erano già), ora sono inquadrati in un arco temporale più ampio, dall’adolescenza all’età adulta, prima, ragazzini pieni di grinta ed entusiasmo, poi, cinquantenni “ammaccati”, che però, ora come allora, sono pronti a brindare “Alle cose che ci fanno stare bene”.

Muccino ci mette tutto il suo sguardo, la cronaca dolce-amara, i sentimenti, affondando la storia in un mix di emozioni gridate in faccia tra i singoli protagonisti, e non è neppure un caso che ad interpretare la colonna sonora dal titolo omonimo, sia proprio Claudio Baglioni, che, per certi versi, sembra incarnare l’espressione mucciniana in musica.

E’ soprattutto l’interiorità dei suoi protagonisti, comunque, ad interessare Muccino, la tempesta che li travolge, specialmente quando sono molto giovani. Le loro passioni possono essere deflagranti e disperate, a volte urlate (come nel caso di Gemma), ma comunque giustificate, nei loro scoppi, dal destino avverso che separa due innamorati o dal desiderio di non essere poveri e senza ambizioni come chi c’è stato prima.
Con la sua macchina da presa Muccino fotografa l’anima in continua “ebollizione” delle sue complicate creature, e ben racconta il cameratismo, i rancori, le separazioni e i riavvicinamenti, non perdendo neppure un colpo e confermandosi maestro del ritmo narrativo. Ogni personaggio passa il testimone al successivo, nella grande corsa della vita, con una fluidità che ha dell’incredibile. Ogni scena del film è carica di tensione, di corsa nella parte introduttiva, perché precipitosa è l’adolescenza stessa, con i dolori che diventano più acuti nel proseguo della vita, e la recitazione che si fa più sobria, con Favino, Santamaria, la Ramazzotti e Stuart che riescono a regalare ancora di più, ciascuno a modo suo, ai quattro ragazzi con la decappottabile rossa. Il film è magnanimo e vuole bene ad ognuno di loro, perfino all’avvocato interpretato da Favino che difende i potenti scellerati e si innamora del lusso.

Un film appassionato ed appassionante, commovente, a tratti divertente, che non annoia mai!

Mi sono emozionata, e non poco, soprattutto sul finale… perchè vedendo questo film, in fondo, ho visto scorrere sullo schermo anche parte della mia vita!

Da vedere!

Trailer ufficiale “Gli anni più belli”

https://www.youtube.com/watch?v=X5KHk6SGOEU 

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