IMPARA L’ARTE …

...resto affascinata, direi rapita dalla lettura degli infiniti modi, tutti perfettamente accattivanti, di come si possa dimostrare gratitudine alla pioggia dei complimenti che puntualmente grandinano su nuove foto del profilo, meditazioni sulle finalità dell’esistenza, esternazioni sull’ingratitudine umana e su quanto esse siano in linea con l’amore universale.

Tutto davvero ebbe inizio da quella semplice domanda posta con il tono leggermente fastidioso del ‘non ti stai dimenticando qualcosa?’ che puntualmente ci piombava addosso da bambine quando ricevevamo un regalo oppure un complimento da parte della zia invitata per il tè o l’amica della mamma che non ci vedeva da un po’. La ferale domanda era: “Come si dice?”, e poi toccava a noi, bimbe in fiore, replicare nel modo suggerito, a volte obbligato, dal nostro carattere, dalla nostra più intima natura. Parlo di bimbe e non di bimbi, perché si sa, i maschietti a malapena biascicano un grazie per poi sparire con un pallone o (nella nostra era digitale) uno smartphone tra le mani.

Il nostro ‘grazie’ era più variegato, si sciorinava in decine di modi diversi in accordo alla tipologia di chi lo pronunciava. C’era quello sommesso, sussurrato ad occhi bassi e accompagnato da un lieve rossore del volto, dovuto ad una forma di spartana semplicità che definiva già il carattere della bambina in questione; c’era quello ritroso, ovvero ‘mi faccio pregare fino alla morte’ e poi te lo concedo, il tutto accompagnato da smorfiette, accenni di fuga, girate di testa verso la mamma che dio, se insisteva; c’era quello, anzi, non c’era affatto il grazie di quella che fuggiva via quasi inorridita nel doversi concedere, incurante del ‘maleducata!’ strillato dalla genitrice contrita e infischiandosene del pensiero muto della persona che si era complimentata con la selvaggia: ‘che stronzetta!’.

Il vertice della piramide dei ‘grazie’ però spettava a lei: la reginetta del ringraziamento, la piccola divinità della gratitudine, insomma l’inarrivabile. Lei non solo ascoltava rapita tutto quello che il suo interlocutore le sciorinava, ma era maestra nel replicare, di solito guardando fisso negli occhi, sorridendo estasiata, trillando a voce alta un civettuolo ‘grazie’ e infine facendo una sorta di inchino/piroetta per poi attendere ulteriori repliche, perché era certa che sarebbero arrivate, oh se ne era certa! Insomma, la piccola dea, al contrario delle altre sfigatelle, non schiodava davanti a chicchessia, anzi continuava ad ingurgitare complimenti fino allo sfinimento dei malcapitati.

Tutto questo, trasposto oggi, nell’era social, definisce la vera donna di successo, colei che fa incetta di follower, ‘contatti’, like, condivisioni e dir si voglia.

‘Davvero, basta così poco?’ Direte voi, ‘E le citazioni di Wilde?, Le poesie di Verlaine? Gli estratti delle ‘villanelle’ del ‘600? Le foto d’arte di Cecil Beaton? Le ‘pillole’ di Godard? Ma nemmeno Alda Merini?’ No, nemmeno la Merini può tanto davanti ad un ringraziamento comme il faut.

Appartenendo, la sottoscritta (come forse avrete capito) al primo genere di ragazzina, resto affascinata, direi rapita dalla lettura degli infiniti modi, tutti perfettamente accattivanti, di come si possa dimostrare gratitudine alla pioggia dei complimenti che puntualmente grandinano su nuove foto del profilo, meditazioni sulle finalità dell’esistenza, esternazioni sull’ingratitudine umana e su quanto esse siano in linea con l’amore universale o momenti estemporanei doviziosamente catturati e documentati sempre da loro, le ex ragazzine del quarto tipo (vedi sopra). Per dirla breve, ce n’è uno diverso per ognuno. Davvero, nessun ringraziamento è uguale all’altro e si tratta di almeno una cinquantina di commenti, mediamente. Insomma un vero e proprio lavoro di certosina pazienza o forse di vera e propria strategia militare volta alla conquista del podio del più ‘sociale’ dei social. Analizzando più a fondo si può evincere che i must da seguire – se si vuole brillare in questo tipo di società – sono i seguenti

  • ai complimenti delle donne alle donne si risponde aggiungendo ‘tesoro’, ‘bella’, ‘bellissima’, ‘bella tu’ o l’immancabile e francamente un tantino imbarazzante ‘un complimento detto da una donna vale il doppio’, il tutto corredato da cuori, baci, labbra rosse, fiori, tranci di buganvillea, tacchi a spillo, stelle e soli;
  • Ai complimenti maschili alle donne si risponde con un timido (si fa per dire) ‘grazie’, se l’uomo è un conoscente dell’ultim’ora, ‘grazie’ aggiungendo il nome dell’uomo in questione, se la conoscenza anche virtuale dura da un po’, ‘grazie + commento ad hoc’ che spazia da ‘intenditore!’ a ‘non potevi che apprezzare, tu così colto e preparato’ , ‘inguaribile dongiovanni!’ ‘solo tu potevi accorgerti di quel dettaglio …’ se l’uomo si conosce o si vorrebbe tanto conoscere. Anche qui emoticon a iosa, sorrisi, cuori, baci, cagnolini con cuori palpitanti, pali della lap dance. E più i commenti saranno imbarazzanti (per faccia tosta, cafonaggine o per assenza di lingua conosciuta), più il grazie sarà amplificato, circostanziato, perché come dice il vecchio detto ‘oggi coglione, domani giovane leone’.

Se poi a tutto ciò si aggiunge il fatto, da non sottovalutare, che tali ringraziamenti non andrebbero mai fatti in tempo reale (ovvero, appena letti i commenti) ma si dovrebbero far attendere, come appunto le donne che si preparano per un invito a cena. Mai e poi mai buttarli lì a casaccio, ma pubblicati negli orari ‘di punta’ in cui la maggior parte di noi è in rete, così da ‘rilanciare’ il post/l’immagine sulle homepage dei propri contatti e ottenere i consensi di chi se l’era perso …

Una faticaccia, direte voi che probabilmente avrete una vita piena, indaffarata, diciamo vera fuori dai monitor. Non lo è sicuramente per chi dei social, al contrario, ne ha fatto la sua ragione di vita, un palcoscenico, pur se virtuale, su cui esibirsi e sdoganare un’immagine si sé probabilmente ben lontana da quella che si ritrova la mattina appena fuori dal letto.

E’ un’arte sublime, direi io, che tutte noi che non l’abbiamo ricevuta in dote alla nascita, dovremmo comunque imparare, non solo per scintillare (per così dire e se vi va) nei social, ma sfruttare come accessorio indispensabile da usare in società, quella reale. Chissà, magari potremmo apparire più amabili, simpatiche, easy going come direbbero gli americani, che a disinvoltura non sono secondi a nessuno. Il sex appeal poi ne gioverebbe di sicuro perché non c’è niente di più accalappiante, in una donna, di un ‘grazie’ corredato da una risata con mossa appena accennata di testa all’indietro. Di certo il nostro indice di gradimento tra gli astanti ne gioverà, è garantito. Che poi la cosa possa avere una qualche reale rilevanza, lascio a voi l’ardua sentenza.

 

 

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