“Un’amicizia”, il nuovo romanzo di Silvia Avallone.

E' uscito il 10 Novembre scorso, "Un'amicizia", in cui la scrittrice torna a misurarsi con la vicenda di due amiche, affrontando un passaggio epocale: la rivoluzione digitale.

L’amicizia non ha età, i sentimenti, forse, mutano di intensità, percezione, profondità, comprensione… Un valore sacro (per me), fatto di complicità, confidenze, sostegno, conforto, gioia, affetto, ma anche di incomprensioni, discussioni e, talvolta, delusioni! Chi dice che il rammarico per aver perso un amico non sia forte e lacerante nei ‘grandi’ come anche negli adolescenti? Anzi… l’età acerba che vede sentimenti assoluti, dirompenti come una cascata di montagna, impulsività ed una certa dose di insicurezza ed immaturità, conducono sovente a grandi delusioni e disastri dell’anima.

Un po’ quello che leggiamo nel nuovo romanzo di Silvia Avallone, “Un’amicizia”, che ho amato moltissimo, come del reto, anche i suoi precedenti lavori. Silvia, – già vincitrice del premio Campiello 2010 con il suo esordio, “Acciaio”- racconta la vita, quella che può capitare a chiunque di noi, la quotidianità, il lavoro, i rapporti amicali, soprattutto, cardine di tutte le sue storie, e l’amore. Ma anche il tradimento, la delusione, la ‘sciatteria’ genitoriale, grandi solitudini…

In questo romanzo, di cui amo particolarmente anche la copertina, sia per l’illustrazione che per il tipo di carta utilizzata, Silvia Avallone, condensa, come in un poutpurri, significati e tematiche care alla sua nota produzione letteraria, rileggendole attraverso gli occhi dell’io narrante, Elisa, una donna di trentaquattro anni che ripercorre il periodo che le ha cambiato la vita e la sua amicizia, appassionata e disfunzionale, con Beatrice, ragazza affamata di riscatto che la abbandonerà per diventare una stella dei social, una influencer, per la precisione.

Tra le pagine di “Un’amicizia” scopriamo la loro adolescenza in provincia, che costringe le due protagoniste a fare i conti con l’ingombrante eredità famigliare, diversissima l’una dall’altra; l’amicizia che sorge è un’amicizia assoluta, totalizzante e contraddittoria come solo a sedici anni può essere; e ci sono tutti i luoghi che hanno formato Silvia Avallone stessa, dalla riviera Toscana, a Biella, a Bologna.

E poi c’è la storia nella storia: quella degli anni in cui ancora si scrivevano lettere, ci si telefonava con il gettone nella cabina telefonica o al fisso di casa, seguita dall’epoca ‘virtuale’ zeppa di “watshappate”, profili Social, blog, storie Instagram, in cui si è persa quella spontaneità, sincerità e genuinità anche, per dar sfogo alla superficialità di mostrarsi attraverso un involucro, non per quello che si è realmente. Una riflessione sul rapporto tra l’immagine e il reale, tra la fissità di ciò che è riproducibile e la caotica imperfezione della vita.

La contraddizione che parte da due poli che si scontrano, salvo poi incontrarsi in qualche modo. In questo romanzo i due opposti sono ‘parola’ e ‘immagine’, la scrittura segreta di un libro e il racconto pubblico sul web, esibito: due linguaggi e due modi di raccontare e intendere se stessi. Anche quello del riscatto è un tema ricorrente: il desiderio e il coraggio di provare a diventare se stessi al di là di cosa i genitori desiderano e di come la società ci guarda.

Quì, i due ‘poli’ sono Elisa e Beatrice, la prima, un’aspirante scrittrice, introversa, perennemente insicura, che trova nelle pagine dei libri il suo rifugio. La seconda, una star mondiale del web, che racconta tutto attraverso le immagini, per cui “la letteratura è obsoleta”.

La domanda che Silvia Avallone pone a sè stessa e ai lettori, è la medesima che tutti quanti si sono posti almeno una volta: “La vita ha davvero bisogno di essere raccontata per esistere?”

Se le chiedessero di indicare il punto preciso in cui è cominciata la loro amicizia, Elisa non saprebbe rispondere. È stata la notte in cui Beatrice è comparsa sulla spiaggia con i suoi occhi verde smeraldo che scintillavano nel buio? O è stato dopo, quando hanno rubato un paio di jeans in una boutique elegante e sono scappate sfrecciando sui motorini? La fine, quella è certa: sono passati tredici anni, ma il ricordo le fa ancora male. Perché adesso tutti credono di conoscerla, Beatrice: sanno cosa indossa, cosa mangia, dove va in vacanza. La ammirano, la invidiano, la odiano, la adorano. Ma nessuno indovina il segreto che si nasconde dietro il suo sorriso sempre uguale, nessuno immagina un tempo in cui era soltanto Bea, la sua migliore amica.

Un viaggio che porta Elisa agli inizi del nuovo millennio, insieme ai suoi genitori, Paolo e Annabella, suo fratello Niccolò, il suo primo amore Lorenzo, e soprattutto lei, Beatrice, figura imprescindibile nella vita di Elisa fin dal giorno del loro incontro, a Ferragosto del 2000, quasi non potesse vivere senza di lei. Confesso, che in alcune pagine del romanzo, quasi mi arrabbiavo per questa sorta di “dipendenza” che Elisa aveva per Bea… una sofferenza fatta di insicurezze, del non sentirsi mai ‘abbastanza’ per la “illustre” amica… lei vive in modo totalizzante (troppo) l’amore e l’amicizia, al punto da non riuscire ad andare oltre i legami stretti in adolescenza: dopo Lorenzo nessuno mai, dopo Beatrice nessuna mai. In fondo leggendo, mi ci sono ritrovata un po’ anche io, considerato il delicato periodo adolescenziale in cui molti di noi, non si sentivano mai abbastanza rispetto ad un’amica o compagna di classe, in cui quasi, ci si ‘camuffava’ in una pudica insicurezza per non mettere in luce quelli che ci sembravano difetti o mancanze. Tutti abbiamo alle spalle un’amicizia, un amore naufragati, da cui abbiamo pensato di non poter mai più riprenderci. Come si può andare avanti, quando si perde una persona insostituibile?

Eppure, dopo giorni passati a scrivere, Elisa capisce che andare avanti non sarà semplice, ma di certo non è impossibile. Non esiste un sentimento dopo il quale ci sarà solo il vuoto. Tutti i legami della nostra esistenza hanno l’articolo indeterminativo, ed è giusto che sia così. Anzi, ci insegnano a vivere, a formare la personalità, a capire cosa vogliamo e cerchiamo davvero, CHI vogliamo essere.

In “Un’amicizia” si intrecciano temi che ricordano i tre romanzi precedenti della scrittrice: l’ambientazione in provincia, lo studio come riscatto sociale e, soprattutto, il potere liberatorio della scrittura. Come Zeno di “Da dove la vita è perfetta”, anche Elisa scrive pagine su pagine, e ad ogni parola si libera di un pezzo del suo passato. La pagina scritta è il luogo in cui rivive ciò che non esiste più: scrivere non diviene, quindi, solo un modo per sfogarsi o rivivere in un flash back il passato. È anche un primo passo per perdonarlo, comprenderlo e avanzare verso un futuro che magari non avrà nulla a che vedere con quanto abbiamo vissuto, ma non per questo sarà peggiore. Mi piace ricordare che in “Un’amicizia” c’è un libro che accompagna Elisa per tutte le tappe della sua vita: “Menzogna e sortilegio” di Elsa Morante. Una scelta non casuale da parte dell’autrice, dato che si tratta del suo romanzo preferito… Questo non è l’unico motivo, però, per cui ricopre un ruolo così importante in “Un’amicizia”, bensì a porre in evidenza il rapporto fra due mondi molto differenti: la letteratura, tanto cara a Elisa, e i social network, che faranno la fortuna di Beatrice. I social network sono per Elisa un mondo falso, in cui esistono quasi esclusivamente, solo scene di felicità o successo, create con il solo scopo di accaparrarsi più like possibili.

Anche se in fondo, a ben pensarci, anche i libri sono, appunto, romanzati, non sappiamo quanto di realistico e quanto di fantasioso vi venga narrato. Un libro è come una sorta di sogno, un viaggio che l’autore compie nei meandri dell’animo umano, magari con voli pindarici che non sapremo mai cosa racchiudono. Così i Social, raccontano quello che vorremmo essere, il sogno magari, quindi, in certo qual modo, letteratura e social non si discostano poi molto l’uno dall’altro!

Personalmente, preferisco gettarmi nella “vita romanzata”, nei libri della colta Avallone, che sicuramente lasciano qualcosa di importante dentro ciascuno di noi, accattivanti per stile, sempre scrittti con grande delicatezza e garbo.

Un libro che mi ha catturata in esso, in un vortice notturno che mi ha coinvolta, emozionata, fatta riflettere, ridere, soffrire e piangere assieme ai vari protagonisti.

Sicuramente da leggere!

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