In vetta al mondo.

Il nuovo libro di Roberta Melli poggia le sue solide basi sulle grandi passioni e conoscenza dell'autrice, la montagna, la malga e le sue innate doti introspettive, che rendono il thriller davvero coinvolgente.

Roberta Melli, che LF ha già intervistato nel Luglio 2016, è nata, vive e lavora a Vicenza dove insegna in un liceo scientifico. Nel tempo libero, oltre ad allevare alcuni insetti particolari quali l’insetto stecco e l’insetto foglia, ama praticare free climbing, escursioni in alta montagna ed allenarsi per la maratona, con risultati prestigiosi quali la partecipazione, per tre volte, alla maratona di New York. Sono proprio le sue passioni a riflettersi nei suoi romanzi.

Difatti, il suo precedente romanzo, “Senza tregua”, con il quale ha vinto la settima edizione del Premio Letterario del Leone, aveva come protagonista una donna appassionata di maratone e quindi l’esperienza personale giocava un ruolo cruciale nell’aggiungere realismo alla vicenda.

Spostandoci avanti di un anno “In vetta al mondo”, ha come protagonista un ispettore di polizia appassionato di scalate ed escursioni. Cambiano trama ed ambientazione, ma anche in questo caso, restano importanti le passioni personali dell’autrice.

Prima di raccontare, per sommi capi, la vicenda, occorre fare una premessa: il libro si apre con il Prologo ambientato ad Itaparica, Brasile, nel 1997, in un laboratorio per la purificazione della cocaina, per condurci poi all’Ottobre 1964, dove troviamo Gianni, una guida alpina, che sta per avere un figlio che non ha mai voluto, e che svanisce per tre anni, finendo in Sudamerica… salvo riportarci in seguito, nel 1978 e poi nel 1998, con il protagonista Teo, creando così un intreccio di personaggi davvero avvincente.

Teo Alberti è un ispettore di polizia che lavora nella sezione omicidi del distretto di Torino. Molto legato a sua madre, Teo è un uomo tormentato, con un matrimonio fallito alle spalle e diverse avventure sentimentali. Anche dal punto di vista professionale non sempre fila tutto liscio e Alberti deve confrontarsi con alcuni fantasmi del passato.

Teo si trova improvvisamente costretto a tornare nel paesino natio, sulle Dolomiti bellunesi, per poter accudire sua madre, malata e con ormai pochi giorni da vivere. Lì, mentre si occupa della genitrice, assieme al padre Angelo, conosce una ragazza che vive in Svizzera, Heloise, e fra i due scoppia improvvisa una intensa relazione sentimentale.

Purtroppo l’idillio sarà interrotto da un violento omicidio, a cui ne seguirà un secondo, che trascineranno Teo in una indagine molto complicata, con risvolti internazionali.

Riti vudù, personaggi misteriosi, figure terrificanti e, sullo sfondo di quello che appare un caso doloroso ed impegnativo, appare, di tanto in tanto, un magnifico lupo albino che pare in qualche modo seguire le gesta di Alberti. Il lupo però non è soltanto un simbolo o una apparizione misteriosa bensì diventerà una traccia che contribuirà ad arrivare al termine dell’indagine.

Se in “Senza tregua” veniva messa in grande risalto l’esperienza da maratoneta dell’autrice, in “In vetta al mondo” si capisce chiaramente l’amore che Roberta Melli nutre per le Dolomiti, che conosce molto bene fin da piccola, e che continua a frequentare grazie alla sua passione per il free climbing e l’alpinismo. Descrizioni dettagliate dei frontoni di rocce, dei cunicoli più miscroscopici, della vera e propria orografia del paesaggio, ci fanno assaporare descrizioni che sembrano prendere forma realmente scorrendo le pagine del libro.
In particolare, la malga nella quale è ambientata parte della storia, è ispirata ad una malga della quale la Melli conosce a fondo sia la storia che gli ex proprietari. Se a questo aggiungiamo il forte interesse scientifico che l’autrice nutre nei confronti del fenomeno dell’albinismo, possiamo affermare che “In vetta al mondo”, pur essendo un’opera di fantasia, racchiude forti basi di realismo.

Ho letto questo thriller, anzi divorato, in men che non si dica, confesso, ci ho fatto notte fonda per terminarlo…Pagina dopo pagina, si viene catapultati in un mistero talmente intricato quanto agghiacciante, per taluni aspetti, che non si riesce a distaccarsene….Dovevo sapere come evolveva la trama.

Ritmi serrati, intrecci narrativi, descrizioni dettagliate, boschi oscuri, perfino rituali vudù, che anche in questo caso, l’autrice narra con cognizione di causa e grande competenza, ci conducono attraverso un thriller dai ritmi cinematografici. Difatti lo vedrei benissimo trasposto su di una pellicola. Suspence, mistero, giallo, gli ingredienti ci sono tutti….oltre a variegati personaggi che rendono questo, un thriller davvero eccellente.

Roberta Melli ama la montagna, la conosce a mena dito, la domina, la esplora, la descrive minuziosamente non risparmiando alcun dettaglio, così come ama il suo lettore, a cui rende sempre lavori di grande coinvolgimento e passione. Un libro che mi ha entusiasmata ed intrigata, che consiglio vivamente.

Da leggere tutto d’un fiato.

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