Intervista a Gianfranco Tucci.

Il presidente dell'Associazione no profit, "Impegno Sociale Culturale Insieme Multietnico", da molti anni si occupa di integrazione sociale e culturale delle comunità straniere presenti a Milano.

Franco Tucci e Laura Gorini

Bellissisma chiacchierata con Gianfranco Tucci, presidente dell’Associazione “Impegno Sociale Culturale Insieme Multietnico”, no profit, che lavora da molti anni e si occupa di integrazione sociale e culturale delle comunità straniere presenti a Milano, in più organizza eventi legati alla moda, al sociale e a tutto ciò che riguarda l’integrazione multietnica. Tucci è stato ospite della seconda puntata di “Uomini di Oggi” in onda la Domenica mattina su Radio Senise Centrale.

Gianfranco, come si può fare “bene” il sociale oggi? Quali sono le maggiori difficoltà che oggi riscontri anche tu con la tua associazione?

“Innanzitutto ci vuole passione. Inoltre è importantissimo credere nel sociale e nelle persone, perché quando si fa del sociale si porta davvero loro aiuto concreto. Ovviamente per farlo bisogna anche impiegare tempo, rinunciando anche al proprio tempo libero per l’organizzazione… E da lì arrivano molte soddisfazioni. Questo è molto importante e mi porta ad andare avanti nel mondo che a me piace. Sai, lo facevo anche prima di dedicarmi a tempo pieno all’Associazione e mi è sempre piaciuto fare sport e stare con le persone che hanno difficoltà e devono essere aiutate, quindi come presidente ho organizzato eventi nuovi che prima non si facevano, sempre nell’ambito sportivo, musicale etc. Pertanto, per me, è da sempre una grande passione quella di stare insieme alle persone e fare del sociale.”

Passione, si capisce da come ne parli che ci metti tanto cuore, ma secondo te perché la gente comune ma anche le istituzioni, sono ancora diffidenti nei confronti del sociale?

“Perché penso che il lavorare nei bisogni del sociale sia un problema che oggi come oggi questa società non se ne vuole far carico. Purtroppo ciò lo vediamo ogni giorno. Io ho fatto anche parte del Centro Diurno per disabili a Milano, e devo dire che l’amministrazione, fin dove può, arriva, ma ci devono essere altri che aiutano a sopperire alle mancanze che ci sono. Il tempo passa e le risorse diminuiscono. Credo che si dovrebbe invertire questa tendenza e investire molto di più nel sociale, perché investendo nel sociale si va a costruire anche una società diversa, dove c’è uguaglianza. Del resto il sociale è proprio lo stare tutti insieme e non il dividere e respingere. Cercare, ovviamente con quello che ognuno di noi può dare, sempre nel rispetto delle regole del gioco, perché la vita è un gioco. E le Associazioni, come la mia, ma come anche tante altre, hanno questo compito: lavorare sul sociale mettendo loro stesse, a disposizione di chi ha bisogno. E poi devo ammettere che io ricevo tante soddisfazioni dagli eventi che organizziamo, e questo mi fa piecere.”

Riesci a collaborare anche con altre Associazioni e come riesci a entrare anche con loro in sintonia?

“Non è facile, perché ogni Associazione ha i suoi aspetti, le sue caratteristiche, e non sempre sono disposte a interagire fra loro per collaborare e portare avanti dei progetti. Noi collaboriamo e lavoriamo a fianco della Casa Della Moda Multiculturale Milanese, e devo dire che queste due associazioni riescono a stare insieme. Con altre ho provato a collaborare, in alcuni casi ci siamo riusciti, e con ottimi risultati, ma devo dire che è molto difficile, perché anche la cultura è diversa. Anche se parliamo di associazioni italiane o straniere è comunque diversa la cultura, tuttavia penso che ci voglia tempo ma che comunque si riesca ad arrivare a cambiare la tendenza.”

Hai parlato di cultura, ma secondo te esiste oggi la “cultura del sociale”? Anche presso i giovani, oppure no, fanno del sociale oggi o ne sono ancora spaventati perché non sanno bene di cosa si tratta?

“I giovani non sono “stupidi” permettetemi questa parola, “sanno” e oggi, forse, si impegnerebbero di più nel sociale perché sono più attenti alle problematiche dei loro coetanei. Il problema è quello di dare a loro degli strumenti, delle strutture, di permettere di interagire fra di loro e costruire dal basso le sinergie e quello che deve essere costruito per il sociale. Se in una classe di ragazzi, dove sono presenti varie etnie, perché a scuola questi ragazzi vanno d’accordo, e poi, una volta fuori, non vanno più d’accordo o sono pochi quelli che ci riescono? Ecco, io credo che questa sia una domanda alla quale dobbiamo cercare di dare delle risposte.”

I giovani sono il futuro, sembra una frase fatta ma è assolutamente così, i nostri genitori hanno lasciato a noi un percorso e noi lo lasceremo poi ai nostri figli e così via… Hai parlato di scuola e di istituzioni, ma la famiglia ha anch’essa un ruolo oggi? Perché molti genitori, appunto, anche quando vengono coinvolti a livello sociale ad iniziative nelle scuole, rimangono comunque ancora un po’ “diffidenti”… Quale è il ruolo oggi della famiglia secondo te a livello sociale?

“Questo è un tema molto difficile e complicato perché comunque la famiglia rispecchia un po’ quello che è la Società. Io credo e sono convinto che la famiglia è fondamentale, anzi la famiglia è tutto. La famiglia e la scuola sono due treni che viaggiano sullo stesso binario, e su questo binario loro devono lavorare al meglio. La cosa che mi spaventa, vedendo quello che succede ai bambini e ai giovani, è che spesso le famiglie sono prese dalla frenesia del lavoro, quindi di un ritmo incessante di una città frenetica che ti fa correre. E tu devi sempre stare ai tempi ecc. e ne va a discapito poi del rapporto nella famiglie, e quindi dei figli. E questo è brutto, perché poi basta dare un telefonino, un computer, a far stare tranquilli in questo modo i bambini, cosicché poi la famiglia si sente appagata… Invece no! Le famiglie devono riprendere a parlarsi, contaminarsi, discutere e confrontarsi, ovviamente con le diverse fasce di età, però bisogna saper interagire con loro.”

Con questo splendido augurio ti saluto e ti ringrazio Gianfranco per la tua disponibilità e per questa bellissima chiacchierata.

“Grazie a voi per avermi dato questa opportunità! In particolare grazie a te Laura e a tutta la redazione!”

 

 

 

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