Intervista a Luca Carraro, grande imprenditore ed artigiano di talento.

"Luca Carraro era un incosciente a 20 anni, come lo è oggi a 45, e lo sarà anche domani. Un incosciente come tutti quelli che come lui oggigiorno fanno della propria vita un impegno come artigiano e come lavoratore."

Carraro con Barbara Zorzi, titolare dell' Agenzia Barbara Zorzi Communication and Marketing

Luca Carraro, titolare della ditta Falegnameria Carraro, è stato il primo ospite del programma “Uomini di Oggi”, condotto da Laura Gorini, in onda su Radio Senise Centrale la Domenica mattina alle ore 10.05.

Luca Carraro era un incosciente a 20 anni, come lo è oggi a 45 anni e lo sarà anche un domani. Un incosciente come tutti quelli che come lui oggigiorno  fanno della propria vita un impegno come artigiano e come lavoratore.

Luca, che cosa significa essere un imprenditore oggi? E come hai affrontato e affronti tutt’ora la crisi economica?

“Essere un imprenditore oggi significa essere una persona determinata nel cercare e trovare tutte le soluzioni possibili per poter tenere in piedi un’azienda, che al giorno d’oggi è una missione. Per affrontare la crisi economica cerco di stare molto attento sugli acquisti e sulle spese: essendo molto certosino, devo aver sempre sott’occhio i bilanci della mia azienda.”

La crisi economica, ha in qualche maniera intaccato, a tuo avviso, anche il cuore, l’anima e la mente delle persone?

“Le persone sono diventate molto distaccate: una volta per fare un lavoro bastava una stretta di mano, mentre adesso quando fai un preventivo, sei uno tra tanti, inoltre alla presentazione e spiegazione del preventivo, devi fare uno sconto. Insomma è una guerra tra poveri!”

Vi è dunque anche una crisi dei sentimenti e dei valori oggigiorno?

“Secondo me non c’è crisi dei sentimenti, semplicemente i sentimenti non ci sono quasi più: una volta il rapporto tra fornitore e proprietario andava al di là del rapporto lavorativo, anzi nascevano anche belle amicizie. Oggi, invece, è tanto se arrivi alla fine del lavoro salutandoti ancora!”

A proposito dei valori, quali sono i più importanti della tua vita e in particolare quelli che ti ha trasmesso tuo padre Francesco?

“I valori ai quali credo di più sono: in primis, il buon rapporto con la famiglia e, in secundis, avere un buon gruppo di collaboratori che diventano quasi parte della famiglia. Del resto, quando hai una famiglia stabile ed un ottimo rapporto con i tuoi dipendenti sei già avvantaggiato.”

Tuo padre, tra l’altro, nel 1986, ti ha consegnato le redini dell’azienda di famiglia. Che cosa hai provato in quel momento e quali sono state le maggiori paure che hai dovuto vincere all’inizio del tuo percorso lavorativo come imprenditore?

“Fortunatamente le redini dell’azienda mio padre non me le ha lasciate dalla sera alla mattina; difatti con mio papà ho iniziato un percorso entrando nel mondo del lavoro in punta di piedi. In sostanza per una decina di anni l’ho affiancato imparando da lui sia come lavorare sia che come colui che deve far quadrare i conti. Sono stato anche molto avvantaggiato perchè tra gli anni Ottanta e Novanta il lavoro non scarseggiava, quindi si poteva lavorare più tranquillamente, inoltre il cliente, 9 volte su 10, era un amico o diventava presto tale. I problemi sono nati nell’ultimo decennio.”

Sei dunque un imprenditore, ma anche in qualche maniera, un artigiano. La prima figura è certamente legata più a stretto giro con l’aspetto economico, mentre la seconda, sia a questo ambito, sia ad un altro, particolarmente affascinante, ovvero a quello più creativo ed artistico. L’artigiano infatti, almeno fino a molti anni fa, era visto anche come un vero e proprio artista. È così anche oggi?

“Onestamente al giorno d’oggi a pochi interessa se sei un artista; tutti vogliono i lavori fatti bene, a basso costo e quello che sai fare e che hai imparato nel tempo alla gente non interessa più. Diciamo che si è un po’ perso il rapporto tra artigiano ed acquirente.”

E l’Arte che cos’è? Con quali parole la definiresti?

“L’arte per me è quella sana follia che c’è in un artigiano, che gli permette di fare dei lavori che non tutti riescono a fare.”

 È cambiata, secondo te, la sua concezione nel corso del tempo?

“Sicuramente è cambiata in base al periodo che stiamo vivendo.”

 È per questo motivo che i giovani, e ancor più i giovanissimi, sembrano non essere più interessati a svolgere lavori manuali e ancor di più di artigianato?

“Secondo me i giovani d’oggi non vogliono più fare lavori di artigianato o di fatica, per un errore secondo me commesso da noi genitori: difatti noi non vogliamo che i nostri figli facciano fatica e non vogliamo soprattutto far fare loro quei lavori che secondo noi sono degradanti. E’ un problema che non riscontro solo nel mio settore ma anche in altri settori di manodopera di altro genere, come per esempio, l’idraulico, l’elettricista o il manovale. In sostanza non abbiamo più manodopera italiana e siamo costretti a prendere manodopera straniera perché oggigiorno gli stranieri sono gli unici che hanno voglia di alzarsi presto al mattino, di fare trasferte, e se capita, di dover lavorare lontano da casa e di darsi da fare perché la vita migliori anche per loro.”

E che cosa significa oggi produrre qualcosa di valido e unico a livello produttivo?

“Significa essere un po’ degli artisti: io apprezzo molto quando creiamo qualcosa di bello ed ogni lavoro è nuovo, tra l’altro non ho mai fatto due lavori uguali perché ogni lavoro ha qualche particolare che lo rende unico.”

E per concludere questa nostra lunga chiacchierata, ci vuoi rivelare chi è stato ieri, chi è oggi e chi sarà domani Luca Carraro? Che cosa ti auguri per il futuro?

“Luca Carraro era un incosciente a 20 anni, come lo è oggi a 45, e lo sarà anche domani. Un incosciente come tutti quelli che come lui oggigiorno fanno della propria vita un impegno come artigiano e come lavoratore.”

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