Intervista a Simone Neviani, un attore e un uomo coraggioso.

"Non faccio l’attore perché voglio diventare un divo. Io “ci vedo” molto di più. Voglio creare e raccontare storie e personaggi così da poter muovere il pubblico".

Simone Neviani Foto: Sally Flegg

E’ giovane, testardo, determinato e, nel contempo, educato e ricco di disciplina, Simone Neviani, promettente attore e regista. Ha lasciato da qualche anno l’Italia per studiare seriamente recitazione e ora si divide tra l’Australia e l’America, continuando a studiare e lavorando al cinema, in TV ed a teatro.

Simone Neviani, attore e regista, ma al di là della professione lavorativa e artistica, chi è Simone?

“Simone è un ragazzo in sé molto spontaneo, semplice ed appassionato a ciò che fa, e molto motivato ad ottenere ciò che vuole.”

 Sei indubbiamente un bel ragazzo, quanto ti ha favorito nel lavoro il tuo aspetto fisico?

“Sicuramente l’apparenza aiuta ad essere selezionati, anche se alla fine la decisione viene sempre presa in base a quanto talento ognuno di noi abbia oppure no. Il primo step è rientrare nel look che la produzione cerca, poi sta a noi creare il personaggio.”

 Ma la bellezza, anche per un uomo, può essere talora un limite?

“Assolutamente sì! Determinati personaggi sono tutt’altro che belli ed anzi, funzionano meglio se sono meno belli, perché in tal caso il pubblico riesce a focalizzarsi maggiormente sullo sviluppo della storia e del personaggio invece che “distrarsi” sulla bellezza dell’attore/attrice.”

 E in che cosa consiste, per te, in linea generale, la bellezza? E il fascino?

“Vivendo all’Estero ho avuto modo di crescere ed acculturarmi maggiormente, cosicché ho appreso che la bellezza non sta solo nell’avere un bel fisico o un bel viso. Sta nel possedere confidenza, sicurezza ed allo stesso tempo la genuinità e capacità di connettersi con altre persone in modo più profondo. Come lasciare una parte di sé a qualcun altro, in modo da poter ispirare e dare speranza a coloro che incontriamo nel cammino della nostra vita.”

Si può possedere del fascino, pur non essendo belli?

“Certo che si può! Sta nella nostra personalità e caratteristiche emotive, come una specie di energia che emaniamo. Funziona equamente in qualsiasi rapporto che creiamo giorno dopo giorno. Siamo esseri umani e, di conseguenza, se siamo onesti con noi stessi, siamo attratti da altre persone quotidianamente. Che sia per un semplice saluto o uno scambio di opinioni, un sorriso, o altro. Del resto, se non fossimo attratti l’uno dall’altro non avremmo nemmeno alcuna amicizia, giusto?”

Ma tali discorsi valgono anche per una donna?

“Funzionano in modo equo. Anzi, dovrebbero funzionare equamente. Purtroppo non sempre funziona così, perché a volte l’uomo, in quanto predatore, cerca di ottenere qualcosa “di più” da una donna.”

Credi che nel mondo cinematografico esista ancora il divismo o che sia un fenomeno che sta pian piano scemando?

“Il divismo, purtroppo, esiste, soprattutto in Italia, almeno lo deduco da quel poco che sento da amici e da altre persone. Spesso, nel nostro Paese, persone diventano “divi” per motivi alquanto insignificanti e non per determinati meriti. Spesso i veri talenti vengono lasciati da parte e/o emigrano altrove. Io personalmente non ci credo e, soprattutto, non lo coltivo. Perché dopotutto io apprezzo di più il talento e l’ingegno in una persona, le capacità creative ed i principi morali che segue.”

Ma chi sono i veri divi oggi?

“Ti basta aprire Instagram e sembra quasi che tutti si sentano divi o facciano finta di esserlo. Io ho smesso di andare in discoteca anche per questo motivo: lì chiunque presente o che avesse un tavolo o chissà cosa, era automaticamente convinto di potersi  sentire un divo e guardare gli altri dall’alto in basso.”

Ti spaventa poterlo diventare?

“Io a dire il vero non penso nemmeno di diventarlo, o comunque non faccio l’attore perché voglio diventare un divo. Io “ci vedo” molto di più. Voglio creare e raccontare storie e personaggi così da poter muovere il pubblico. Che sia una commedia o un dramma, ma voglio lasciare un’impronta.”

Quali sono gli artisti che hai avuto il piacere di incontrare nel corso del tuo cammino creativo che ti hanno particolarmente colpito e perché?

“Ne ho incontrati parecchi, e devo dire che nel bene o male, tutti mi hanno colpito. Soprattutto a NYC ho avuto modo di conoscere e lavorare con artisti, registi ed attori che mi hanno trasmesso un’energia assoluta ed una motivazione estrema sull’etica lavorativa. Inoltre mi hanno fatto comprendere quanto sia importante rispettare il personaggio che cerchi di ricreare e quante energie e tempo dobbiamo investirci.”

Ci sono artisti o colleghi attori coi quali vorresti collaborare in particolar modo o che vorresti dirigere?

“Mi piacerebbe moltissimo poter lavorare come attore in un film di Martin Scorsese, Peter Jackson, Christopher Nolan e Francesca Comencini. Tra gli attori, ti dico: Daniel Bruhl, Christian Bale, Gary Oldman, Tom Hardy, Pierfrancesco Favino, Joseph Gordon-Levitt, ecc. Non mi sento ancora di potermi permettere di decidere chi voler dirigere, onestamente, però magari un giorno, mi piacerebbe dirigere un film per una produzione italiana. Chissà…”

 Tu, grazie al tuo lavoro, sei anche molto attivo nel sociale. Ci vuoi anche parlare di qualche tua ultima collaborazione in tale direzione?

“Io nel sociale aiuto una organizzazione che è chiamata Network Canada: essa crea eventi a Sydney per facilitare gli immigrati in Australia, come me, ad integrarsi più facilmente. Poi aiuto personalmente singoli individui a livello di crescita professionale artistica e sul come muoversi in territorio straniero quale che sia, Australia o America.”

Hai in mente qualche altro progetto sui generis?

“Al momento non ho molto tempo per poter creare un vero e proprio progetto rigoroso in merito. Faccio ciò che posso nel mio piccolo ed aiuto altri con i quali mi connetto ad espandere il proprio network.”

A proposito, in che situazione nasce una tua idea lavorativa e quando capisci che una proposta o un ruolo è adatto a te?

“Dal tipo di produzione, dallo script e da quanto organizzati sono. Ovviamente “il tutto” rigorosamente nero su bianco.”

E per concludere, per che cosa ti senti di ringraziare il Simone “uomo” e il Simone “attore e regista”?

“Sento di volere ringraziare la mia famiglia, prima di tutto, per assistermi costantemente nel mio percorso e per essermi stata vicina nei momenti di difficoltà. E poi vorrei ringraziare coloro che hanno creduto in me e che mi hanno dato un’opportunità per dimostrare le mie qualità. E per ultimi, anche coloro che invece hanno deciso di negarmi un ruolo o mi hanno chiuso la porta in faccia, perché ciò non mi ha scoraggiato, anzi, mi ha reso più forte ed “affamato”!”

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