Intervista a Simonetta Calosi una scrittrice che lascia il segno.

La scrittura può aiutare a migliorarci come persone.

Si definisce una conservatrice, quasi compulsiva di ricordi, la scrittrice Simonetta Calosi, che ha dato da qualche mese alle stampe per Acar Edizioni, “Il Punto di Non Ritorno”, il suo primo e avvincente romanzo. Talmente avvincente e ben scritto che ha meritato il prestigioso marchio Microeditoria di Qualità 2019, oltre che grandi consensi da parte del pubblico. Direttori che stanno dando riscontri più che positivi anche su Amazon. “Il Punto di Non Ritorno” è anche disponibile nelle migliori librerie in tutta Italia.

Simonetta, mamma, moglie, restauratrice e scrittrice, ma quale è la mansione che ti rende più felice? E sopratutto, come riesci a conciliare il tutto?

“Essere madre è sicuramente la cosa più bella che mi sia capitata nella vita. E’ l’avventura senza fine che cambia e si rinnova senza soluzione di continuità. Esperienza che, condivisa con la persona giusta, rende il percorso inevitabilmente più ricco e leggero. Tuttavia mentirei se affermassi che essere mamma e moglie mi bastasse. La scrittura ed il restauro mi hanno sempre accompagnata. E’ compreso nel pacchetto. Non ho mai fatto altro nella vita, di conseguenza è arduo separare il tutto. Non è sempre facile conciliare questi ruoli. Diciamo che si incastrano l’uno nell’altro, a volte si fondono, a seconda delle necessità e del momento si privilegia un aspetto piuttosto che l’altro ma, per quanto mi riguarda, sono inscindibili.”

“Il Punto di Non Ritorno”, il tuo primo romanzo, pubblicato da Acar Edizioni, sta ottenendo ottimi consensi, sia di pubblico che di critica… Ma quale è stato il commento che ti ha rivolto tuo marito dopo averlo letto?

“Mio marito è stato il primo giudice e lettore del mio romanzo. Inizialmente si è mostrato sorpreso, poi coinvolto e, in ultimo, piacevolmente stupito. Mi ha chiesto come avevo fatto ad inventare questa storia.”

Quanto è importante per te il consenso e l’appoggio della tua famiglia?

“L’appoggio ed il consenso della mia famiglia sono stati fondamentali a cominciare dalla stesura fino a quest’ultimo periodo di promozione.”

A proposito, si parla tanto di famiglia anche nel tuo romanzo… Credi che anche oggigiorno possa considerarsi un valore, oppure sia qualcosa che sta perdendo sempre più peso, in nome di falsi valori?

“Ne “Il punto di non ritorno” la famiglia è il fulcro attorno al quale ruotano moltissime vicende. Parlo di famiglia tradizionale, di famiglia allargata ma anche di nucleo inteso come luogo di accoglienza. Perché, per quanto mi riguarda, famiglia è il posto nel quale ti senti a casa, rispettato per ciò che sei, unico nella tua diversità. Per procreare, nel senso letterale del termine, basta un attimo. Essere madre o padre, invece, è un percorso che richiede anni. Lo si diventa passo dopo passo, errore dopo errore, con impegno, costanza, scambio. La famiglia tradizionale si è trasformata nel corso dei decenni ma credo che il suo valore non sia stato messo in discussione.”

Come si può – a tuo avviso – essere dei bravi genitori oggigiorno?

“Credo che non sia mai esistito un tempo in cui essere dei buoni genitori fosse semplice. Ogni epoca porta con sé i propri limiti e le proprie difficoltà dettate anche dal contesto storico. E’ un discorso ampio. Tuttavia penso che il segreto di una buona riuscita stia nell’ascoltare i nostri figli. Nel trovare il giusto equilibrio tra il concedere e l’arginare. Il dialogo rimane ancora un’arma fondamentale contro la deriva dei rapporti, siano essi filiali o d’altro genere.”

 La scrittura può, in qualche maniera, aiutare a migliorarci come padri e come madri?

“La scrittura può aiutare a migliorarci come persone. Questo siamo, prima ancora di divenire madri o padri.”

 Credi che sia utile, anche per i giovani, ritornare ad appuntare i propri pensieri ed i propri piccoli grandi dolori, sul vecchio e caro “diario”?

“Posto che ogni individuo possa trovare il proprio canale di comunicazione in ambiti differenti, sì. Credo fermamente che sia molto utile, in giovane età, appuntare le proprie esperienze. Tenere un diario, sviscerare problematiche adolescenziali, aiuta ad elaborarle e, a volte, a capire come affrontarle. Io, ovviamente, mi riconosco nella categoria.”

Tu hai conservato quello della tua adolescenza?

“Ho pile di diari. Mia madre mi diceva sempre che mi sarebbe servita una stanza apposta per farci stare tutti i miei scritti, i miei album fotografici. Tuttora mi definisco una conservatrice, quasi compulsiva, di ricordi.”

Hai poi avuto modo di rileggerlo? E se sì, che effetto ti ha fatto rileggerlo?

“Nel rileggerne alcune pagine ho provato tenerezza per l’adolescente che sono stata. Anche se alcuni aspetti caratteriali tali erano e tali sono rimasti. Si cresce, si cambia, ma l’impronta resta quella e credo che valga per tutti.”

Come credi che siano cambiati i giovani oggigiorno?

“I giovani del giorno d’oggi hanno a disposizione strumenti tecnologici che gli permettono di vivere a duecento all’ora. Il progresso porta sempre con se pro e contro. Da un lato hanno la possibilità di spaziare a 360° gradi in una realtà globale (andando incontro anche a pericoli virtuali), dall’altro, inevitabilmente, si perdono il piacere della lentezza, della noia dalla quale, a volte, può scaturire la riflessione, la creatività, il rapporto umano. E’ importante fornire loro “utili istruzioni all’uso”, in modo che sappiano gestire nel giusto modo il potere che si ritrovano tra le mani.”

Tu ti rivedi in loro? Li vedi tutti fragili e arrabbiati con il mondo intero?

“Per certi versi mi rivedo in loro, nelle inquietudini, nel desiderio di bere la vita tutta d’un sorso. La fragilità e le insicurezze vengono spesso mascherate con spavalderia ma tutto sommato credo che l’adolescenza parli la stessa lingua ovunque e in ogni epoca.”

E per le tue figlie, in che cosa, oltre all’aspetto esteriore, credi che ti assomiglino?

“Il rapporto madre-figlia femmina è sempre un po’ conflittuale. Hanno un carattere tosto, tutte e due. Ma il dialogo non è mai mancato e questa è la cosa più importante. Quando c’è amore il punto d’incontro si trova sempre.”

Quale augurio ti senti di fare a loro e per i loro coetanei per il 2020 ormai alle porte?

“L’augurio che sento di fare alle mie figlie e a tutti i giovani in generale è quello di trovare ognuno la propria strada. Di non demoralizzarsi di fronte alle difficoltà o ai fallimenti. Di insistere con determinazione e caparbietà nella realizzazione di un obiettivo o di un sogno. Guai a non avere sogni. Sono il motore che ci fa andare avanti e che ci spinge a superare i nostri limiti. E spesso questi ultimi sono soprattutto nella nostra testa. Del resto anche un grande scienziato come Hawking ci ha lasciato un bel monito: “Guardate alle stelle e non ai vostri piedi” ed io mi permetto di dire che se si riesce a non perdere di vista le stelle tenendo i piedi ben piantati per terra, ancora meglio!”

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