Investitura dell’Ordine dei Cavalieri Ospitalieri di San Camillo.

Si è celebrata, il 16 Febbraio scorso, presso lo splendido complesso della Chiesa Villa Sacra Famiglia alla Camillucia, questa solenne celebrazione di un ordine che si dedica prima di qualsiasi cosa alla pratica delle opere di misericordia verso gli infermi.

I Cavalieri Ospedalieri, sono nati come Cavalieri dell’Ordine dell’Ospedale di San Giovanni di Gerusalemme, in seguito sono stati definiti Cavalieri di Rodi e successivamente sono stati riconosciuti come Cavalieri di Malta. Questo ordine ospedaliero benedettino ha avuto origine intorno alla prima metà dell’ XI secolo a Gerusalemme e dopo la prima crociata è divenuto un ordine religioso cavalleresco cristiano munito di un proprio statuto, a cui venne attribuita la cura e la difesa dei pellegrini che si recavano in Terra santa.

Dopo la perdita delle terre presenti in Terrasanta, l’Ordine si riparò a Cipro e poi a Rodi, su cui allargò la propria autorità, e in seguito a Malta. L’ordine medioevale giunse a termine dopo l’espulsione dell’ordine da Malta da parte di Napoleone nel 1798. Il Sovrano Militare Ordine di Malta, rappresenta il principale erede di questa tradizione. Esso è presente in più di 110 paesi e si occupa di iniziative benefiche ed assistenziali.

Nel 1586, la “compagnia di uomini da bene” ottenne l’approvazione dal Papa Sisto V e, nel 1591, il Papa Gregorio XIV diede lo status di Ordine, con il nome di “Ordine dei Ministri degli Infermi”, nome scelto dal Fondatore, per indicare che i suoi membri dovevano avere come modello Cristo, che disse: “Non sono venuto per essere servito, ma per servire e dare la vita”.
Oggi i Ministri degli Infermi sono conosciuti in tutto il mondo come Camilliani. L’Ordine è costituito da sacerdoti e fratelli che, come religiosi, godono di uguali diritti e assumono gli stessi obblighi.
L’Ordine, come stabilisce la sua Costituzione, si dedica “prima di qualsiasi cosa alla pratica delle opere di misericordia verso gli infermi” e fa sì che “l’uomo sia messo al centro dell’attenzione del mondo della salute”.
I membri dell’Ordine emettono i voti di castità, povertà e obbedienza e consacrano la loro vita “al servizio dei poveri infermi, anche appestati, nelle loro necessità corporali e spirituali, pur se con rischio della propria vita, dovendo fare ciò per sincero amore a Dio“.
Il nostro Istituto ha per scopo il servizio completo del malato nella globalità del suo essere“, disposto “ad assumere ogni servizio nel mondo della salute, per l’edificazione del regno di Dio e la promozione dell’uomo” (C 43).
Fedeli a questo impegno, centinaia di Camilliani morirono servendo gli ammalati infettati dalla peste. In Italia e in Francia, le pesti e le epidemie erano molto frequenti e meritavano speciale attenzione da parte di Camillo e del suo Ordine. Quando tutti fuggivano, i Ministri degli Infermi accorrevano ad accudire i malati, consapevoli del pericolo che correva la loro vita, ma altrettanto pronti a sacrificarla per amore dei fratelli infermi. Morirono a decine, ma Camillo era fiero della dimostrazione di carità da parte dei suoi figli: dove c’era la peste c’erano Camilliani.
Nel XVII secolo, i casi di peste in varie parti dell’Italia furono oltre una dozzina. Nel 1630, una peste devastò il nord ed il centro Italia. Oltre un centinaio di Camilliani si diedero all’assistenza degli appestati e 56 religiosi morirono mentre erano al loro totale e generoso servizio.
Negli anni 1656-57, un’altra peste in Italia portò alla morte 86 religiosi camilliani che accudivano gli appestati: tra le vittime ci furono anche tre superiori provinciali e il Superiore Generale.
Non fu soltanto in Italia che i Camilliani fecero fronte alla peste, ma anche in Spagna, Perù, Bolivia e in tante altre parti del mondo.
Oggi, la stessa attenzione viene rivolta ai malati di lebbra in Cina, Tailandia, Filippine, Africa, Brasile, ai malati di TBC, malattia che uccise milioni di persone nel mondo fin all’inizio dello XX secolo, ai pazienti affetti dall’ HIV/ AIDS.
Per i Camilliani, il tempo di peste e di epidemie era “tempo di festa”, cioè di dedizione incondizionata agli infermi. Finora l’Istituto si è sempre mantenuto fedele a questo ideale, anche se le epidemie non sono state così frequenti e neppure tanto devastanti come nel passato. Ai tempi di Camillo, fame, guerre e calamità naturali attiravano l’attenzione dell’Ordine. Nel 1590, la città di Roma fu colpita da una grave carestia nella quale persero la vita oltre 60 mila persone. Camillo si fece in dieci per soccorrere gli affamati. Egli sfamava anche più di 400 persone al dì oltre a indebitarsi comperando vestiti per coloro che morivano di freddo.
Su richiesta del Papa, Camillo mandò religiosi in Ungheria per curare i soldati feriti e ammalati. In questo modo si può affermare che i Camilliani furono i precursori della Croce Rossa Internazionale, il cui fondatore ebbe ispirazione proprio vedendo i Camilliani all’opera, soccorrendo i feriti tra le tante guerre in Europa nel secolo XIX.
In occasione dell’inondazione provocata dalla piena del Tevere a Roma, Camillo lavorò giorno e notte cercando di mettere in salvo gli ammalati dell’Ospedale Santo Spirito. Oggi l’Ordine ha una propria organizzazione per rispondere ai disastri naturali o provocati dall’uomo: la Task–Force Camilliana.

Dopo il Concilio Vaticano II, quasi tutte le congregazioni di vita consacrata, maschili e femminili, hanno avuto un declino numerico non indifferente. Nel frattempo i laici hanno iniziato ad aver più spazio nelle attività ecclesiastiche finora ritenute esclusive dei consacrati.
Già nel 1592 Camillo costituì un’associazione laica per collaborare con i religiosi nell’assistenza agli infermi. Il coinvolgimento dei laici, pertanto, è parte viva dell’ideale di Camillo e dell’Ordine.

A Napoli i primi Camilliani coinvolsero in modo tale la comunità ecclesiale che tutti, sacerdoti, religiosi e i laici dedicarono parte del proprio tempo e i propri beni all’assistenza agli ammalati nelle famiglie e negli ospedali.
Fino alla seconda metà del XIX secolo, l’Ordine non possedeva alcuna opera d’assistenza propria. Con le opere di assistenza ed educazione proprie, l’Ordine ha aperto spazi ai laici. Sono loro che consentono il funzionamento di queste opere. I religiosi camilliani non arrivano ad essere 1.200. I laici che lavorano nelle opere si avvicinano ai 20.000. Accanto ai professionisti è sorta la Famiglia Camilliana Laica, composta da persone che si impegnano a vivere l’ideale e lo spirito di San Camillo nel servizio agli ammalati. Ha uno statuto proprio approvato dalla Santa Sede. Anche se legata alll’Ordine e animata dallo stesso spirito, essa gode di propria autonomia. Sono migliaia i membri sparsi in tutto il mondo. Molti professionisti della salute ne fanno parte arricchendo la loro professionalità con la spiritualità camilliana.

L’investitura dei Cavalieri, celebrata il 16 Febbraio scorso nella Chiesa Villa Sacra Famiglia alla Camilluccia, ci permette di ricordare che le finalità dell’Ordine, oltre ad essere culturali, sono sociali, solidaristiche e filantropiche. I Cavalieri di San Camillo si riuniscono due volte all’anno per celebrare l’investitura e la preghiera con la veglia delle armi.

Il Presidente, il Dottor Alessio Iannucci, ha ricostituito questo ordine insieme a Padre Antonio Mancini con la benedizione e la dispensa del generale dei Camilliani Leocir Pessini. Tra i programmi dell’Ordine, lo sviluppo della telemedicina nelle missioni, ovvero in 92 paesi, una Università dedicata allo scambio interculturale con i paesi asiatici, vedi la Cina, con i quali è già da tempo in atto un continuo scambio di interesse e di avvicinamento.

Foto: Luigi Giordani

 

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