“Io è morto”.

L'anteprima dell'opera prima di Alberto De Venezia, presentata ieri alla Stampa, all'interno dell'ANICA, prima dell'uscita in sala, prevista il 31 Agosto.

Vita vissuta, realtà, sogno, psicoanalisi, visioni, gelosia, rancore…questi gli ingredienti base del film “Io è morto” che, assieme ad un pizzico di esoterismo e religione, rendono quest’opera prima, scritta e diretta da Alberto De Venezia, un film originale e singolare, che affronta tematiche forti e mai risolte.

Il film è stato presentato ieri, in anteprima alla Stampa romana, nello spazio ANICA di Viale Regina Margherita 289. Mostrato altresì, fuori concorso, anche a Venezia alla 71esima Mostra del Cinema, ed in concorso al Festival di San Paolo.

Gli attori principali sono due giovani attori, Giulia Perelli e Andrea Cocco, affiancati da Marina Suma e Augusto Zucchi, attori già noti al pubblico, Carlo Mucari, Valeria Nardilli, Gigi Di Schiena, Helena Grompone, Paolo Sebastiani.

L’immagine si apre in una chiesa ed una bambina che prega. L’atmosfera è commentata, oltre che dalla voce di Augusto Zucchi che spiega i significati di un certo tipo di sogni, da sonorità cupe, realizzate dall’autore Louis Siciliano.

I protagonisti, due giovani sposi, Maria (Giulia Perelli) e Giuseppe (Andrea Cocco), hanno iniziato la loro storia su un palcoscenico, interpretando ‘Romeo e Giuliettà’. Maria è pronta a recitarne in teatro l’ultima replica. Nella platea scorge, però, sua madre Maddalena (Marina Suma) appena rientrata da Broadway con la sua assistente Eva (Valeria Nardilli). L’arrivo inaspettato della madre turba il già precario equilibrio psichico di Maria, che ben presto sarà corrosa da una impetuosa gelosia a causa del rapporto che si creerà tra Maddalena e Giuseppe. Neanche l’aiuto della dottoressa Procula sembra migliorare la situazione di Maria. La paura del tradimento ed il ricordo del padre (Carlo Mucari) porteranno ad un finale di violenza ed allucinazioni.

La storia, particolarmente articolata per scene e svolgimento del racconto, conduce lo spettatore a credere a quello che sta vedendo, confonderlo, per chiedersi se ciò che sta guardando sia reale o meno. Non è un film esattamente convenzionale dalla trama lineare, anzi, l’ho trovato molto coraggioso come opera prima…Tanto di cappello ad Alberto De Venezia.

Superato un iniziale stupore, la vicenda penetra nella nostra mente e tutto quello che avviene sembra pura immaginazione, suggestione, che mescolandosi a fatti realmente accaduti, si scioglie man mano che il film scorre. Vengono lasciati degli indizi durante il percorso che non sono mai casuali, fondamentali per seguire la trama, altrimenti ci si potrebbe perdere.

Quello che spiazza sono i numerosi colpi di scena! Si crede di aver capito, ma ogni volta si viene sorpresi e fino all’ultimo ci si interroga su quale sia la verità.

Trama sempre intrigante con un paio di ‘incursioni’ che rimandano a Bergman e Lynch. Il film affascina per questo racconto del doppio. E quali elementi migliori della gelosia e del tradimento per esplicarlo meglio…?

Il labirinto della mente con i suoi misteri, il punto in cui la realtà viene superata dall’immaginazione…una storia aperta ad ogni tipo di percorso…Un film narrativo che ad un certo punto diviene onirico. Un film che mostra chiaramente che la vita, la realtà stessa, possono essere percepite in vari modi…sfaccettature diverse della medesima medaglia.

Anche la scelta dei nomi, Giuseppe e Maria, Adamo ed Eva, per eccellenza cristiani, non sono un caso, bensì una chiara simbologia carica di sensi di colpa. La trama si muove tra sogno e realtà senza una netta distinzione. Lo spettatore si muove assieme a Maria, attraverso i suoi ricordi d’infanzia, il suo sogno d’amore, una madre-matrigna incombente come un’anima nera irrimediabilmente dannata. Un percorso psicoanalitico che non si risolve totalmente neppure nel finale…Una trama colma di richiami simbolici di memoria Freudiana e Jungiana, padri della psicoanalisi e della psicologia analitica, due branche che attraverso lunghi processi interattivi tra paziente e tarapeuta “sondano l’anima” per tentare di spiegare i vari meccanismi psichici che sono alla base dei comportamenti umani.

Molto bravi i vari attori…! Giulia Perelli che interpreta Maria, certamente non ha un ruolo semplice, ma riesce a rappresentarlo con tutto il pathos necessario, sia con il parlato che con l’espressivo volto, i cui primi piani, all’apice del dramma, rendono in pieno la totale trasformazione fisionomica in modo davvero incredibile, quasi devastante.

Foto: Luigi Giordani e Marco Bonanni

 

 

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