“Io sono Mia” è il film dedicato all’indimenticabile Mia Martini.

Arriva al cinema, dal 14 al 16 Gennaio, grazie a Nexo Digital, un film dedicato all’immensa figura di Mia Martini, per l’occasione interpretata da una superlativa Serena Rossi, unica davvero, capace di incorporarne anima e cuore.

Loredana Bertè

“Io sono Mia”, il film dedicato a Mia Martini, sarà al cinema per tre giorni, dal 14 al 16 Gennaio, prima di approdare a Febbraio su Raiuno. Lei è una forza della natura, ma soprattutto, la donna per eccellenza che ha saputo lottare nella vita come poche, con coraggio ed eleganza. Mia Martini rimane oggi davvero l’icona splendente della musica italiana, capace attraverso la sua voce di illuminare, grazie a brani (scritti per lei) come Minuetto, Padre Davvero, e Almeno tu nell’universo, di cui ricorrono i 30 anni.

Ora a celebrarla, ridandole dignità, arriva in sala, grazie a Nexo Digital: “Io sono Mia”, diretto da Riccardo Donna, ed interpretato magistralmente da Serena Rossi. A ridarle vita è quindi una delle migliori e più poliedriche artiste del momento che tra teatro, tv, fiction, cinema (il suoi successi, da Song’e Napule e Ammore e malavita dei Manetti si respirano ancora), doppiaggio (pure nell’ultimo “Mary Poppins” con Emily Blunt) e musica, si candida oggi, e per il futuro, a consacrarsi come un talento davvero prezioso, da proteggere.

“Io sono Mia” arriva a distanza di 30 anni da quel Festival di Sanremo, là dove la Mimì mai dimenticata, portò il brano scritto da Bruno Lauzi, Almeno tu nell’universo, diventato da allora una delle sue canzoni simbolo. Proprio in quel contesto, la pellicola inizia a raccontarla, a poche ore dalla sua esibizione: l’arrivo al Teatro Ariston, tisana alla malva e stecca di sigarette in camerino, ma subito sul palco per le prove, qualcosa non va, preferisce il suo pianoforte, non la base, i tecnici fanno gli scongiuri, toccano un cornino, speriamo non venga giù il teatro. Sono le maldicenze, i pregiudizi che la Martini si è portata dietro allora, in anni difficili, durante i quali si era rifugiata nella propria casa.

Là, nel contesto sanremese, c’è però una giornalista, interpretata da Lucia Mascino, che spinta dal capo redattore inizia ad intervistarla, ed i ricordi cominciano ad affiorare.

Così il lavoro prende vita nel 1970, insieme alla sorella Loredana Bertè (qui, grazie al volto dell’ottima Dajana Roncione), da sola, bambina, a provare davanti allo specchio, poi nei locali, il jazz, i primi contratti, gli amori, uno in particolare, i suoi campi di look, hippy, gipsy, elegante, maschile, Mia Martini (il nome prende spunto dalla sua attrice preferita, Mia Farrow e il Martini da bere) entra subito nel cuore di molti attraverso canzoni memorabili. Da Padre Davvero a Minuetto, scritta da Franco Califano (bello il cameo di Edoardo Pesce, n.d.r.), è la donna di quel momento, che ad un certo punto, come detto, deve fare i conti con chi mette in giro voci assurde riguardo alla sua persona, porta sfortuna, attenzione, quando canta, il teatro potrebbe cadere. Reagirà, con eleganza e coraggio, dicendo “meglio essere reclusa che umiliata”.

La cosa che colpisce di questo altro piccolo gioiello è la capacità di entrare nel personaggio, e di alcune epoche precise, c’è la precisione in ogni dettaglio, microfono, costume, sala di registrazione, vinile addirittura, tutto per rendere a noi il più credibile e vicino possibile. La dote sta però sempre nella voce di Serena Rossi, che qui ha ricantato dal vivo, si è immersa nel profondo, nel dolore, nell’amore.

Mia Martini ha rappresentato un esempio, soprattutto, di donna emancipata, fuori dagli schemi, contro le omologazioni, libera, e per questo ha dovuto pagare ingiustamente il proprio esilio, la violenza che ad un certo punto le è stata riservata. L’omaggio diventa così lo spunto di una nuova esplorazione al femminile (e femminista per certi versi) legato ad una donna, prima dell’artista, mai scesa a compromessi.

La benedizione, show più importante, quì, arriva proprio da Loredana Bertè. “Vederla è stato un colpo al cuore, doloroso, con un po’ di felicità, mi ha scaldato il cuore. Affrontava di petto tutto, senza paura, quel Festival, nel 1989, così nel 1992 (dove arrivò seconda con Gli uomini non cambiano, ndr) fu uno scippo, non se lo meritava Luca Barbarossa. Serena Rossi però è stata fantastica, ha studiato molto, ha carpito cose esclusive, scatti, a volte la malinconia che Mimì si portava dentro, e non solo fuori, si è vista l’anima. Mia sorella era più pazza di me, ma sapeva cambiare come poche. Quando sono cominciate le maldicenze contro di lei, si rifugiava là, in Calabria, andava con i pescatori, cuciva le reti, era coraggiosa, in tutto, più di me, abbiamo perso 15 anni, quante cose avrebbe potuto fare, rinunciò a cantare pure La donna cannone, che De Gregori le aveva scritto. Oggi sarebbe molto fiera, io non potrò mai scordarla, il tempo non cancella proprio niente, è come se fosse successo ieri, adesso può rivivere però”.

“Ricordo con tristezza – continua la Bertè – molti registi famosi, in tv, che non la volevano, si facevano scongiuri. Quando uno di questi la prese, l’ultimo dei fonici si toccò, dicendo casca il palco, avevano il terrore portasse iella, ma la sua voglia immensa di cantare è andata oltre. Mi dispiace solo che Renato Zero e Ivano Fossati, fondamentali nella vita di Mimì, non abbiamo voluto essere citati, ce l’hanno imposto, ma non ha tolto nulla alla pellicola, al suo modo di vivere, fumava due pacchetti di Marlboro rosse, sapete, al graffio della sua voce, che era il proprio vissuto”.

Alla domanda finale proprio sul prossimo Sanremo, Loredana Bertè, in concorso per l’undicesima volta, con Cosa ti aspetti da me, scritta da Gaetano Curreri degli Stadio, conclude “Spero di cantare bene, la coincidenza poi del film sarà davvero magica. Posso solo essere contenta dell’anno trascorso, con i Boomdabash grazie a “Non ti dico no” abbiamo asfaltato tutti, non c’è n’è stato per nessuno”.

Foto: Nick Zonna

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