Ira Frontén: “Fin da piccola mi immaginavo di vivere all’estero”.

La poliedrica artista originaria del Venezuela, vive da tempo nel nostro Paese e, tra gli innumerevoli impegni, presenterà, il 3 Ottobre prossimo, la serata di apertura dell'ITFF di Civitavecchia, giunto alla settima edizione.

Difficile definire Ira Frontén, eclettica quanto preparata artista nativa del Venezuela, esattamente di El Pao, un paesino sorto in prossimità di una importante miniera di ferro che è stata scoperta nell’Estado Bolívar……Valori come quello dell’onestà, della correttezza e dell’amore per quello che si fa, sono sempre stati trasmessi a lei ed ai suoi fratelli.

Per quanto riguarda invece, più direttamente Ira, fin da piccola, immaginava di vivere all’estero. A quanto pare i suoi sogni si sono avverati, dato che da circa dieci anni vive in Italia, paese che, assieme all’Argentina, adora!

Da una ragazzina timidissima, al punto che a scuola non giocava quasi con i compagni, Ira si è trasformata in una donna attraente, affascinante, grintosa e con una gentilezza da vendere.

Come detto, Ira Frontén è una caleidoscopica artista che ben presto ha sentito il richiamo del “sacro fuoco” nelle vene, durante una lezione di letteratura a scuola, mentre provava per uno spettacolo teatrale. Ricevette i complimenti da parte dei professori, trovando così la sua strada. Cresciuta in una famiglia di musicisti, sembrava impensabile che qualcuno dei suoi componenti non arrivasse a sviluppare il talento per il canto od imparasse a suonare uno strumento. Non esattamente intonata, la Frontén scoprì la sua passione per la recitazione, non tanto per il gusto di recitare, bensì puntando a trasmettere emozioni. E chi la conosce sa benissimo che Ira Frontén sa emozionare, colpire e far vibrare le note interiori dei sentimenti più variegati.

Perfetta per il cinema, artista cosmopolita, sì avvenente, ma che si fa notare per il proprio talento, in grado di conquistare con la simpatia, LF ha avuto l’occasione di fare una coinvolgente chiacchierata con Ira, in occasione del suo prossimo impegno come presentatrice all’ ”International Tour Film Festival” di Civitavecchia, giunto, quest’anno, alla sua settima edizione. Da Mercoledì 3 a Domenica 7 Ottobre la città di Civitavecchia, ospiterà cinque giorni di eventi dedicati al mondo del cinema all’interno della “Cittadella della Musica”, uno splendido palazzo del 1700. Ideata da Piero Pacchiarotti, Presidente di Civita Film Commission, la manifestazione nasce con l’ambizioso obiettivo di incoraggiare la diffusione della cultura dell’audiovisivo e allo stesso tempo di incrementare lo sviluppo territoriale attraverso la crescita dell’industria cinematografica.

La serata inaugurale del 3 Ottobre sarà appunto condotta da Ira Frontén, che prima di arrivare in Italia, ha lavorato in Colombia per 4 anni in soap opere di successo, come conduttrice di un programma di notizie culturali e come corrispondente del canale gastronomico El gourmet. In Italia ha partecipato in serie TV come “Don Matteo”, “Un passo Dal Cielo”, “Due Mamme di Troppo”, “É arrivata la felicità”; ha recitato come protagonista nel film “Il Ministro” di Giorgio Amato. E’ stata produttrice di contenuti televisivi per diversi canali sudamericani e speaker radiofonica per la nota emittente radiofonica italiana Radio Due.

Ma non voglio anticiparvi troppo su questo personaggio davvero coinvolgente…

 Ira, parlaci del tuo prossimo impegno all’ITFF di Civitavecchia…

“Io sono molto felice che il direttore artistico, Piero Pacchiarotti, mi abbia invitata a questa settima edizione del festival di Civitavecchia, dove apparirò in veste di presentatrice dell’evento stesso. Avrò inoltre l’occasione per parlare del movimento che si chiama il Collettivo N, formato da vari attori che provengono da nazioni straniere, per chiedere più dignità, uguaglianza e un trattamento diverso nell’ambito della filmografia televisiva e cinematografica.”

Com’è stato il tuo arrivo in Italia dal Venezuela?

“E’ stato un arrivo molto positivo, pieno di energia, perchè sono arrivata in Italia con una carriera già consolidata in Sudamerica, avevo le idee molto chiare, sia a livello privato, che per la carriera. Ho sempre amato il cinema italiano, facevo televisione, produzioni, o servizi per canali internazionali, soprattutto nell’ambito della gastronomia, attraverso i quali pensavo di fare molto successo in Italia. Le cose poi sono andate un pochino diversamente, ma il mio arrivo quì è stato comunque positivo.”

Hai trovato qualche difficoltà in Italia inizialmente?

“Sì, moltissime, la prima fra tutte la lingua. Nonostante avessi studiato l’italiano all’estero, non ero ancora pronta per fare un lavoro di comunicazione sociale, quindi ho dovuto far trascorrere alcuni anni senza lavorare… Ho trovato parecchie complicazioni, non tanto come integrazione nella nazione…ma nei diversi punti di vista, nelle idee non sempre convergenti con quelle degli altri, cosa che non tutti accettano di buon grado…le persone cambiano dal giorno alla notte anche in maniera molto sorprendente.”

Il tuo nome, Ira, se non erro, è un nome d’arte? Com’è nato?

“L’idea nacque a Buenos Aires dove facevo l’indossatrice. Un giorno, il produttore Hector Vidal Rivas, che, ancora oggi, è il più importante produttore di moda di Buenos Aires, mi disse: “Non ti chiamerò Irma, perchè non mi piace, ti chiamerò Ira”. Dato che era lui che doveva farmi lavorare e Ira non mi dispiaceva…notavo che Irma lo scordavano tutti e mi chiamavano con nomignoli come la nera, la Venezuelana, cosa che non ho mai accettato, perchè la vivevo come una mancanza di rispetto, come se si negasse la mia identità, ho accolto positivamente il nuovo nome…Da lì in poi ho cominciato a lavorare tanto, la gente si ricordava il nome, cosa che mi dette anche notevole forza, perchè io ero molto impreparata all’aggressività del mondo professionale.”

A proposito di moda, mi sembra che tu sia stata alla Milano Fashion Week, appena conclusasi…Che cosa hai apprezzato maggiormente e quali sono le tendenze per l’estate 2019? 

“Sono andata come influencer di life style, perchè io sono un’influencer un po’ diversa, mostro, attraverso il mio blog Instagram che si chiama Ira_Fronten, uno stile di vita sì di una straniera in Italia, ma anche quello di una italiana diversa, perchè io sono italiana a tutti gli effetti, quindi il mondo di un’attrice, le cose che fa, le amicizie che ha, come veste, come crea un evento…insomma una influencer globale. In occasione della Milano Fashion Week sono stata ospite di Brand importanti come Aspesi, che mi è piaciuta molto…Torna una donna glamour ma vestita in modo da essere sempre pronta per qualsiasi orario della giornata, abiti molto funzionali, femminili, ma non pretenziosi, con cui si esce di casa sin dal mattino, e alla sera trasformi, cambiando solo gli accessori…Ho visto a tal proposito il nuovo lancio di Santoni, un brand di scarpe che adoro e di cui ne ho varie, sono veramente un vanto averle ai piedi. Tornano molto gli anni ’70, che io amo in maniera particolare…indosso da anni i pantaloni a zampa di elefante o gli abiti corti con gli stivali in inverno. Casadei, dal suo canto, ha proposto scarpe molto sensuali, riprendendo anche quì gli anni ’70. A proposito del mio soggiorno a Milano ho un aneddoto troppo simpatico da raccontarti, che sebbene non c’entri con la moda mi piace sottolineare: qualche mese fa camminavo sulla Croisette di Cannes in occasione del rinomato festival, quando, ad un certo punto, mi trovai davanti il regista americano Spike Lee. Una cosa inaspettata! Lui aveva almeno 6 body guards, oltre allo staff del suo ultimo film…ed io gli chiesi una foto che, devo confessare, concesse solo a me, forse anche perchè avevo in testa un grande foulard di Hermes, che adoro….! Mercoledì sera a Milano, dopo gli impegni con la moda, decido di andare a vedere il Duomo da sola. Stavo camminando ed ho visto uscire una donna nera da una mostra presso la fondazione Prada alla Galleria Vittorio Emanuele, di un’eleganza mai vista prima. Mi giro e continuo a camminare, poco dopo, vicino a lei, noto un uomo che scopro essere Spike Lee!!! Gli ho detto semplicemente: “Ci siamo incontrati a Cannes dove ci siamo fatti una foto assieme!” E lui ha risposto: “Sì mi ricordo!” Ora, non so se si ricordasse davvero o lo ha detto per gentilezza, però non gli ho chiesto un altro selfie, perchè mi sembrava un po’ cafone, mi sono limitata a fotografarlo da lontano mentre raggiungeva la donna che mi aveva colpita, che ritengo sia sua moglie. Però trovarmi davanti Spike Lee due volte in un anno, senza concordarlo, voglio leggerlo come un messaggio positivo!”

Hai iniziato la tua carriera come Vj per l’emittente canadese Much Music, per passare poi alle soap opera e quindi a fiction e cinema. Com’è avvenuto questo passaggio?

“E’ avvenuto a Buenos Aires quando ho deciso di buttarmi, nonostante avessi molta paura, a fare i primi provini. Non ho detto mai a nessuno che volevo fare l’attrice, per paura che me lo impedissero. Così mi sono buttata e poco dopo feci la mia prima fiction nel ruolo di un’assassina, poi il mio primo film, girato a Buenos Aires, mi vide assieme ad un cast internazionale, una co-produzione tra Spagna, Francia, Germania, Argentina e da lì, un lavoro ha portato l’altro ed eccomi quà.”

Com’è stato lavorare a fianco di Terence Hill in “Ad un passo dal cielo” e “Don Matteo”?

“Lui è un signore, è uno che arriva sul set puntuale, saluta tutti e continua a studiare la sua parte. Non è uno che fa il divo, è una persona squisita, non mi sono fatta neppure un selfie con lui (ride n.d.r.) proprio per il grande rispetto per lui ed il suo lavoro…andava a mensa e faceva la fila come tutti gli operatori, le comparse, si sedeva a mangiare con tutti. E’ stata veramente una bellissima esperienza.”

Cosa ti manca di più del tuo paese?

“Mia madre, che non vedo da 9 anni! Una scelta anche legata a questioni di sicurezza. Quando vado in Venezuela attiro attenzione, ed ho avuto anche un po’ paura. Ma spero di rivederla presto! Ho anche avuto vari problemi personali che mi hanno impedito di vederla… il mio matrimonio andato in fumo che si è risolto anche in modo ingiusto, ho sacrificato tante cose! Certo coloro che mi vedono sul social mi percepiscono allegra, che viaggio molto…! Dopo anni in cui non mi sono mai dedicata degli spazi ed ho avuto esperienze dolorosissime, mi sono goduta delle vacanze…ho sempre lavorato e le vacanze non esistevano….Da quando avevo 16 anni ho lavorato e pensato anche alla mia famiglia…ora ho scelto me, perchè avevo bisogno di rinascere, se non si sta bene con sè stessi, neppure si sta bene con gli altri.”

Come ti definiresti?

“Un essere umano che ha trovato un equilibrio elevato tra la sua femminilità e la mascolinità. Mi sento molto maschio quando devo difendermi, quando devo confrontarmi nella vita e mi sento molto femmina quando devo evolvere, dare un senso alle cose, creare, amare…Sono una persona ottimista, prendo molto a cuore i problemi delle persone che amo o i progetti in cui lavoro, e non dò mai nulla per scontato, a volte rischio di andare in conflitto con gli altri, con i qualunquisti ed i “piùomenisti” termine da me coniato, perchè per il loro bene sacrifico anche me stessa.”

Progetti futuri?

“Una serie televisiva, nata originariamente come film, in cui sarò protagonista con Giorgio Colangeli, bellissima, ed il mio personaggio, Marisela, è stupendo, il personaggio della mia vita! Purtroppo il Mibact non ha dato il finanziamento a questo progetto che il regista, Pino Di Persio, ha in cantiere già da tre anni. E’ arrivato, poi, un nuovo produttore che ne vuol fare una fiction, ma, anche in questo caso, siamo in attesa dei finanziamenti. Io mi auguro che vada in porto perchè è davvero bello! Poi ho uno spettacolo di teatro che si chiama “Tabacco Tierra de Gracia” una zona del Venezuela in cui arrivò Cristoforo Colombo e dov’è nata mia madre. Una storia legata al mondo del tabacco che stiamo sviluppando con Andrea Cosentino, un attore pazzesco, per la quale siamo in attesa di un produttore…magari attraverso la tua testata, chissà…Uno spettacolo che celebra il mondo del tabacco, molto penalizzato, gran parte della storia dell’umanità viene raccontata attraverso il tabacco dopo che lo hanno scoperto in sud America.”

Concludendo?

“Concludendo… vorrei tanto che si desse più spazio agli attori provenienti dall’estero, nel cinema e nelle fiction italiane! Se l’Italia continua a raccontarsi guardandosi l’ombelico, metterà a rischio il mondo dell’industria del cinema, i prodotti difficilmente si venderanno all’estero e non si creerà nuovo lavoro. Molti registi vanno fuori dall’Italia perchè vogliono raccontare cose diverse e quì non trovano lo spazio….però, guarda caso, Netflix, che mostra lavori per un pubblico globale, ha superato tutte le altre proiezioni, è l’esempio che il mondo va raccontato così com’è e l’Italia fa parte di questo mondo! Certo, ci sono storie prettamente italiane, ma esistono anche quelle di un paese che paga le tasse ed è costituito anche da stranieri…esistiamo, ma, talvolta, siamo invisibili. Io vorrei che venissimo raccontati anche noi, possiamo creare un ventaglio solo integrando, l’Italia è un paese così bello, che è uno spreco non raccontarlo con gli occhi sia degli italiani che degli stranieri. Io vorrei tanto realizzare un programma raccontato da una persona che non è nata quà, come facevo in sud America, sulla cucina narrata dagli anziani e dalle loro tradizioni… Bisogna ampliare gli orizzonti…anche perchè all’estero l’Italia è un brand quasi come la Coca-Cola…!”

Foto: Matteo Mignani

Scrivi un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*