Jazz’n’Wine.

Nasce oggi questa rubrica che non parlerà solo di jazz e di vini.

Sarebbe troppo noioso, monocorde. Piuttosto, parleremo di tutto quello che ci piace e non, ma soprattutto di vita. Quella vera. Quella che non dimentichi mai. Parleremo di amore, la cosa più bella dell’universo. Quello senza la a mAiuscola. Iniziamo allora…

Sono Alessandro e amo dire le cose come stanno. Per me il Blues è molto meglio della classica. La ‘gricia’ è più buona della matriciana, le donne sono più pratiche degli uomini, una Ferrari è più cazzuta di una Bugatti e Valentino Rossi è il più grande pilota di tutti i tempi. L’amarone ha più spessore di un novello, ovvio. I romani sono cazzari, lo possiamo dire solo noi di Roma e Milano è bellissima, e se lo diciamo noi di Roma, è vero! Il cunnilingus è più sentimentale della fellatio. Quelli degli anni sessanta non sono abituati a farsi corteggiare…

Mentre sto scrivendo, sull’impianto stereo sta suonando uno dei più grandi album della storia della musica. Questo non lo dico io, ai suoi tempi lo disse il mondo. Non è Jazz, ma Rhythm’n’ Blues, anzi, per essere più precisi, southern rock statunitense. Due fratelli e un amore. Due fratelli una chitarra e un organo. Nati nel Tennesse a Nashville, ma cresciuti a Macron in Alabama, terra di segregazionisti, regaleranno al mondo brani spettacolari, ma soprattutto, la leggendaria esibizione nel 1971 al Fillmore East, il locale di Bill Graham nell’east village. Loro sono i fratelli Greg and Duane Allman e la mitica Allman Brothers Band, che iniziò il concerto con una versione pirotecnica di “Statesboro Blues” di Blind Willie Mc Tell. La batteria che tratteggiava e dava importanza al solo di chitarra con il bottleneck del fantastico Duane, imperversa in tutto il brano, quasi a volerci far capire come sarà il concerto. Grande maestria nell’inventare cascate di note, loop e frasi, ma soprattutto, rendendo parlanti gli assolo, senza dover scalare la progressione degli accordi, come faranno in futuro i ‘beboppisti’, ma improvvisando in modo più melodico e comprensibile. “Live at Fillmore East” è uno di quegli album che andrebbero ascoltati a manetta. Con i woofer sempre pronti a rompersi. Ancora oggi, a 55 anni, non riesco a non muovermi a ritmo ogni volta che la sento, per non parlare della faccia di quel figlio di madre ignota di Greg Allman, che nella copertina ride compiaciuto mentre tiene in mano una bustina di eroina. Cercate il disco e lasciatevi travolgere da 7 tracce stratosferiche che cambiarono la voglia di ascoltare la musica, poi stappate una bottiglia di Sangiovese grosso, ovvero di Brunello, e godete del profumo di amarena, ciliegia e lampone.

Corteggiate la vostra anima gemella (se avete la fortuna di averla!) e fatele capire che avete voglia di essere amati. C’è qualcosa di meglio di sex drugs and rock’nroll. Per me è love, wine and music. Buon ascolto. Ah… Duane Allman è il tizio che scrisse il riff di Layla per il signor Clapton, e Greg, qualche anno dopo, sposò la signorina Cherilyn Sarkisian la Pierre, meglio nota come Cher.

Se la Direttrice me lo permetterà, ci risentiremo tra un mese!

 

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