Karin Proia: “Fare regia è sempre stata la mia aspirazione!”.

LF ha incontrato la popolare attrice che, da qualche tempo, ha realizzato il sogno di essere "dietro" la cinepresa e scrivere anche un libro tratto dalla sua opera prima, "Una gita a Roma".

Ho incontrato Karin Proia qualche mese fa, in occasione di un evento romano dedicato alla dischiusa dei bruchi nel loro divenire farfalle. In questo “gioco” di armonie, colori, leggerezza e delicatezza, ho potuto ampliare maggiormente quella che, fin lì, era una conoscenza artistica, ad una più profonda, particolare di questa attrice… E quale contesto migliore di quello poteva pararsi davanti!?!

Apprezzavo già Karin Proia da tempo…. confesso che all’epoca della messa in onda della fiction “Le tre rose di Eva”, neppure rispondevo al telefono per non perderne neanche un minuto, lei impersonava una delle tre sorelle Taviani, Marzia. Sguardo intenso, emozionante, ha sempre donato grande carisma a quella interpretazione! Karin è inoltre protagonista teatrale e cinematografica, nonchè regista e scrittrice. Dalla sua opera prima, “Una gita a Roma”, difatti, uscirà a giorni, il suo libro d’esordio dall’omonimo titolo. Un bel traguardo, non c’è che dire!

Cosa aggiungere, invece, di Karin che non sia già stato fatto? Sicuramente che è una brillante attrice, da poco anche regista e scrittrice, che tuttavia, non vive con clamore la sua notorietà. Madre e moglie (suo marito è l’attore Raffaele Buranelli), non conduce la sua fama in maniera glamour, non crediate di incontrarla ad eventi modaioli o vederla protagonista di cronache gossippare tanto amate da molti… Lei è discreta, riservata, garbata, una bellezza mediterranea che si è costruita la propria carriera su solide fondamenta, sin da piccola, quando i suoi le regalarono una “bellissima” macchina da scrivere usata, color verde militare, dei tempi della guerra, che ancora conserva, o a scuola, quando dopo un saggio tutti si complimentarono con lei per la magnifica interpretazione recitativa. La recitazione, evidentemente, non è per tutti! E’ una predisposizione quasi “genetica” che, abbinata ad un grande studio, fà di un attore un autentico artista! Karin Proia è tutto questo… e lo capirete molto meglio leggendo questa bella intervista concessa ad LF…

Karin, sta per uscire il tuo primo libro “Una gita a Roma”, tratto dall’omonimo film…. Una storia dedicata ai giovani e per i giovani. Similmente al film, che ti sei auto prodotta, ti sei autofinanziata anche il libro?

“Il mio desiderio è sempre stato quello di diventare autonoma nella produzione artistica, anche perché la produzione di solito ha tempi molto lunghi. Da quando si scrive un progetto fino alla sua reale realizzazione, ci vogliono tanto tempo, tenacia e costanza. Essendo una persona pratica, quindi, piuttosto che stare ad aspettare, se decido, prendo e faccio; chi c’è, c’è. Ho aperto, insieme a mio marito, una piccola società di produzione. Il film è stato però, di fatto, prodotto in collaborazione con diverse altre figure, non pubbliche ma private. Successivamente abbiamo prodotto anche piccoli lavori di altri, fondamentalmente come produzione esecutiva o supervisione alla post produzione. La nostra società in tutto questo è anche casa editrice. Nel caso del romanzo “Una gita a Roma” tratto dal film, per esempio, non ho nemmeno provato a chiedere alle case editrici più grandi. Certo, per le cose che hanno costi troppo impegnativi non si può fare, ma basta andare per gradi. Nel cassetto, per esempio, ho un film incredibile, che da sola, produttivamente, non posso certo realizzare, quindi per quello mi toccherà aspettare di trovare la collaborazione giusta.”

Cosa ti ha dato la scrittura di questo testo?

“La scrittura, oltre ad essere un’ottima valvola di sfogo, è anche un modo per sognare, per far succedere di tutto e viverlo insieme ai protagonisti, senza farsi male. “Una gita a Roma” è una vicenda che avevo in mente da tempo. L’ho messo su carta per la prima volta circa 15 anni fa, scrivendo il soggetto che poi diventò la sceneggiatura del film. Ora l’ho trasformata in romanzo, scritto per tutti, ma soprattutto pensato per i ragazzi. Comunque scrivo storie da quando ho memoria. A casa conservo tutti i quaderni con gli appunti, le storie e le favole che scrivevo da bambina, da adolescente e anche dopo. Quando ero in terza elementare chiesi come regalo di Natale una macchina da scrivere. I miei all’epoca non se la passavano benissimo economicamente, ma Babbo Natale cercò di soddisfare lo stesso il mio desiderio e mi regalò una “bellissima” macchina da scrivere usata, color verde militare, dei tempi della guerra, che ancora conservo. Non ho mai chiesto da dove venisse, ho sempre preferito immaginare mondi e aneddoti riguardo a chi la usò.”

Che effetto fa, nel caso del film, essere dietro la cinepresa?

“Fare regia è sempre stata la mia aspirazione. Sono da sempre appassionata d’arte e penso che il cinema, la settima arte, raccolga le altre, tutte insieme. Secondo me cinema è arte soprattutto quando è anche un po’ sogno. Nei miei racconti quindi cerco sempre di metterci una sfumatura surreale, fantastica o animista. Detto questo non vedo l’ora di girare la mia opera seconda.”

Sono previste presentazioni qua e là per l’Italia del tuo libro?

“Sì. Cominceremo da Roma e mano mano ci sposteremo anche in altre città, Calabria, Sicilia e probabilmente Milano.”

Tornando alla tua carriera da attrice… quando hai scoperto il tuo talento recitativo?

“La prima vera volta in cui mi accorsi che non ero poi male come interprete fu durante una recita scolastica. Ogni bambino recitava una parte divisa equamente con gli altri. Il testo era comico-brillante e, quando arrivò il mio turno, ad ogni battuta il pubblico rise. Mi stupii tantissimo: dovevo aspettare che finissero di ridere per andare avanti. Alla fine mi fecero talmente tanti complimenti, compresa la maestra, che ne fui inebriata. Detto questo avrei fatto il concorso al Centro Sperimentale come regista, se la mancanza di comunicazioni online dell’epoca non mi avesse fatto perdere la data del bando. Ripiegai con un corso universitario e con alcuni seminari, tra cui quello di recitazione. Feci il primo provino per gioco, perché rispecchiavo in tutto e per tutto le caratteristiche che stavano cercando per il personaggio e mi presero: era “Uno sguardo dal ponte” di Miller che portammo a teatro per diverse stagioni, con la regia di Teodoro Cassano, che mi scelse come giovane protagonista accanto a Michele Placido.”

Quella di “Boris” che esperienza è stata?

“Boris è stata un’esperienza irripetibile e la porto nel cuore. Siamo prima di tutto un gruppo di amici. Gli autori sono state tra le prime persone che ho conosciuto, stimato e frequentato quando mi sono trasferita a Roma, da Latina. L’avventura di Boris inizia paradossalmente da lì e spero che non si fermi, nonostante la grave mancanza del caro Mattia Torre, scomparso prematuramente, lasciandoci un dolore imperituro.”

Devo confessarti che ho amato tantissimo la fiction “Le tre rose di Eva”….non ne ho persa neppure una…. Qual è stato il segreto del suo successo?

“Il segreto secondo me sta nella trama avvincente. Non ci si poteva distrarre un attimo perché ogni minuto portava una novità. Molti amici mi hanno confessato che non andavano nemmeno al bagno, durante le puntate, perché si sarebbero persi qualche passaggio. Anche noi attori del cast ci divertivamo un sacco a leggere le sceneggiature quando arrivavano e non vedevamo l’ora di sapere cosa avessero immaginato per il finale. Moltissimi spettatori, sperano ancora che ne scrivano un’altra serie.”

Quanto ti somigliava il tuo personaggio, Marzia?

“Inizialmente Marzia non mi somigliava per niente. Né per le scelte di guardaroba, trucco e acconciatura, né per le scelte personali e sentimentali. Faceva sempre qualcosa di diverso da quello che avrei fatto io. Man mano però che passavano le puntate e le stagioni, il personaggio si è avvicinato molto di più a me. Alla fine molte scelte, se non tutte, a parte quel matto di Maniero, le condividevo e la maggior parte le avrei sostenute anche nella vita, con gran convinzione.”

Cosa significa essere una regista donna di questi tempi?

“Ho sempre avuto l’idea che il regista fosse un direttore d’orchestra, mi sono accorta sul campo che invece è un domatore di leoni. Temo che la donna, almeno all’inizio, debba faticare molto più dei colleghi maschi per farsi considerare. Comunque la cosa certa è che ancora oggi, di registe donne ce ne sono troppo poche. Anche se molti sembrano candidamente non rendersene conto, la donna è ancora molto svantaggiata e non solo nel nostro settore. É proprio un fatto culturale l’essere subordinate e molte donne nemmeno se ne accorgono, lo prendono come fatto normale. Io sono sempre stata una bambina ribelle da quel punto di vista. Me la sono sempre presa molto per le differenze di trattamento tra maschio e femmina e sono tutt’oggi molto sensibile all’argomento. Basta spostare lo sguardo un po’ più in là e pensare alle donne ridotte in schiavitù dai compagni, uccise da mariti, compagni, infibulate, messe sotto “tutela del maschio”, marito, fratello o padre che sia e che senza il loro permesso non possono nemmeno, di fatto, prendere la patente o farsi il passaporto, come succede ancora in alcuni paesi. In questo panorama a molti verrebbe da pensare di essere in un paese paritario, eppure c’è ancora molta strada da fare.”

Il tormentone “Antò…fa caldo” della nota pubblicità ha quasi segnato un’epoca?

“A quanto pare sì. E la cosa mi diverte molto. La gente mi ricorda per poche semplici battute, una è senz’altro “Antò fa caldo”. Un’altra è la risposta a “Chi ha sparato al conte?” che ora non cito, non per pudore, ma per suspence – così chi non sa la risposta e vuole cercarla può mantenere la sorpresa – che mi ha fruttato anche diverse buffe gif, usate dai più sui social a commento delle situazioni più disparate.”

Ami la ceramica….il pianoforte… coltivi ancora queste passioni?

“Sono diplomata maestra d’arte e ho una specializzazione in arte applicata. Dipingo, intruglio, pasticcio. Senza queste cose non posso stare. Per la ceramica purtroppo attualmente non ho un laboratorio, ma in futuro spero di riuscire a metterlo su, anche solo ad uso personale. Il pianoforte è stato il mio primo amore, da quando a casa di un’amichetta, posai le mani per la prima volta su una pianola. Mi precipitai da mio padre pregandolo di mandarmi a scuola per imparare a suonare il piano, lui ne fu ben felice e, oltre a mandarmi da un ottimo, amoroso e talentuoso maestro, Franco Testa, mi regalò anche un pianoforte. Ora anche mia figlia ha iniziato a suonare.”

Cosa pensi del modo di fare televisione oggi?

“La televisione è in continua evoluzione e la piega che sta prendendo è piuttosto naturale. Le reti generaliste perdono forza e avanzano quelle tematiche. Ritengo però che sia importante mantenere un “luogo” d’incontro per tutti, anche se questo luogo senz’altro non è fisso ma si sposterà, come abbiamo visto finora dall’analogico al digitale, dalla tv al pc, al telefonino. Non ho mai seguito quei programmi televisivi che usano lo scandalo, i toni aspri e le volgarità per fare ascolti, o gossip, molto spesso, oltretutto, inventato. Ma evitare quel tipo di televisione è facile: basta non guardarla. Non accendo la tv se non c’è in programmazione qualcosa che mi interessi. Per quanto riguarda i film, la differenza tra prodotto cinematografico e prodotto televisivo non l’ho mai vista fino in fondo e l’ho sempre considerata piuttosto superflua, a parte il luogo di fruizione (se potessi andrei al cinema tutte le sere). Ad oggi mi sembra di averci azzeccato. Ci sono prodotti assolutamente cinematografici come Roma di Alfonso Cuaron che ha vinto i più importanti riconoscimenti cinematografici mondiali, che è, di fatto, un assolutamente molto cinematografico e autoriale prodotto televisivo. Al contrario “La meglio gioventù” fu una serie girata per la televisione, che uscì prima al cinema e fu un grandissimo successo di pubblico e critica. Qua veniamo a quello che è sempre stato il mio pensiero: ci sono prodotti belli e prodotti brutti. Un prodotto è bello se è bello in sé e non se è destinato a una fruizione piuttosto che a un’altra. Se è bello, per quanto mi riguarda, sarà adatto ad entrambe.”

Ti ispiri a qualcuno?

“Non precisamente. Talvolta mi ispiro a chi non mi piace, cioè prendo esempio per fare diversamente. Amo Spielberg, Lynch, che inizialmente avevo sottovalutato perché lo conoscevo in maniera superficiale, Sergio Leone e un mondo di altri registi. Ci sono diversi film, di cui cerco di fare bagaglio, per alcuni i ricordi si sono trasformati nella mia memoria. Li rivedo con piacere, ogni tanto, e ogni volta mi scopro a guardarli con occhi nuovi e diversi.”

Con chi ti piacerebbe recitare od essere diretta?

“In questo momento il mio gusto segue l’espressione artistica messicana. Tra i miei registi preferiti infatti ci sono Cuaron, Inarritu, Guillermo Del Toro. Oltre ai messicani, un altro regista tra i miei preferiti è Baz Lurman. E poi il maestro Spielberg.”

Tu sei attrice, moglie e madre… Difficile conciliare bene tutto o sai gestire al meglio le situazioni?

“Più che essere attrice, moglie e madre sono prima di tutto Karin, che come mestiere fa l’attrice, è sposata e mamma di una bambina. Vista così è più semplice. Non sono la sola: noi donne siamo multitasking, non facciamo fatica a fare più cose insieme, ci viene naturale. Peculiarità femminile.”

Sei anche sui Social… cosa ne pensi di tutta questa “virtualità” di rapporti?

“Penso che bisognerebbe educare i ragazzi ma anche gli adulti, su questo. Il mondo e i rapporti si stanno spostando sempre di più online. È un vero e proprio mondo alternativo a quello reale e, in quanto mondo aperto a tutti, ha bisogno di regole per la convivenza ed educazione, per usarlo. L’esempio che purtroppo spesso ci manca viene dai politici. Dovrebbero evitare comportamenti volgari, offensivi, linguaggi turpi e malcurati o spocchiosi. Dovrebbero mantenere un contegno e dare l’esempio, altrimenti questo mondo dove lo portiamo? Comunque amo i lati positivi dei social. Ci consentono di rimanere in contatto con le persone (anche se sempre meno per via delle restrizione degli algoritmi che ti mostrano sempre ben pochi contatti), farci comunicare con una platea, farci condividere esperienze ed opinioni. Twitter è il mio social preferito. Ma ho anche Facebook , Instagram, che trovo molto bello perché ci sono artisti che mi diverte seguire, e linkedin, che mi affascina ma ancora non ho capito fino in fondo come usarlo.”

Progetti futuri?

“Al romanzo di “Una gita a Roma” seguirà un’edizione del dvd del film. Ultimamente ho prodotto insieme a mio marito, Raffaele Buranelli, e il nostro socio Peppino Bisagni uno spettacolo di e con Anna Galiena, sola in scena, che ha debuttato in Sicilia a fine Novembre e che riprenderà nella prossima stagione teatrale. Riprenderò anche “Call center 3.0”, faremo qualche data nel 2020 e poi spero di girare il mio secondo film da regista, ma anche tornare sul set come attrice con la regia di qualcun altro.”

Concludendo?

“Spero che il prossimo 2020 sia un anno di speranze soddisfatte per tutti. Siamo tutti nella stessa barca e vedere l’insoddisfazione sul volto delle persone che incontro non mi piace. Dovremmo essere tutti più uniti, aiutarci e supportarci e soprattutto volerci bene. Bisognerebbe iniziare dal sorriso e dalla buona disposizione all’ascolto. Mettersi nei panni dell’altro è senza dubbio la via più semplice e diretta per cominciare a comprendersi, o per lo meno rispettarsi.”

Scrivi un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*