La battaglia di Hacksaw Ridge.

Il film, diretto da Mel Gibson, tratto dalla storia vera del primo obiettore di coscienza Desmond Doss, torna a parlare di fede e di guerra.

Guerra! Corpi straziati, dilaniati, devastazione, morte. Uomini che colpiscono altri uomini come fossero pupazzi, come se la vita non fosse niente, Caino e Abele, giovani che si gettano sul fronte per quattro folli che comandano. Questo pensiero si palesa alla mente guardando l’inizio del film ‘La battaglia di Hacksaw Ridge’ uscito appena nelle sale italiane. Film già candidato a 6 Premi Oscar, tra cui, come miglior film. Intenso, drammatico, con scene che fanno tornare vivide tutto l’orrore delle guerre, nello specifico, quella del 1945, quando gli americani dovevano vedersela contro agguerriti e crudeli giapponesi.

Due fratellini, si torna indietro di sedici anni, che corrono, attraversano torrenti, salgono su una cima come caprioli per assaporare un panorama mozzafiato, quel senso di libertà, o di fuga, da un padre alcolizzato che, dopo aver indossato la divisa, ha visto morire in guerra tutti i suoi amici, partiti con lui a diciotto anni, sepolti nel cimitero della cittadina, tra le cui lapidi egli si aggira come un ossesso senza trovar pace, riversando in famiglia la violenza oscura che lo possiede.

Un giorno il più piccolo, Desmond, colpisce il fratello maggiore con un mattone in faccia rischiando di ammazzarlo. Rimane terrificato, paralizzato dal proprio gesto, dalle tragiche conseguenze che avrebbero potuto scaturirne.

Passano gli anni e ritroviamo un giovane Desmond Doss (Andrew Garfield) che ha aderito alla religione degli avventisti del settimo giorno con tutto se stesso e che si innamora di una giovane infermiera Dorothy Shutte (Teresa Palmer) che conosce andando a donare il sangue.

Ma l’America è di nuovo nel mezzo di un terribile conflitto, e dopo l’attacco di Pearl Harbour la nazione si stringe attorno alla propria bandiera, i giovani in età di leva fanno domanda per partire volontari. Lo stesso fa anche il fratello di Desmond, che un giorno si presenta a cena in divisa, sfidando le ire paterne. Così farà poco dopo anche Desmond, per senso del dovere verso la patria. Non lo trattiene neppure l’amore, puro ed incrollabile, che è sbocciato con la giovane Dorothy. Al punto che quando arriva la chiamata alle armi, le chiede come dono reciproco, di poterla condurre all’altare prima di partire.

L’arruolamento di Doss non è semplice. Il suo rifiuto per le armi, che ben presto emergerà tra molteplici contrasti, lo condurrà ad una serie di ‘emarginazioni’, vessazioni, maltrattamenti psicologici e fisici, deriso e tacciato di viagliaccheria e, non ultimo, ad essere incarcerato per subordinazione ad un superiore. Verrà processato, ma sarà proprio grazie ad una lettera, contenente un emendamento della Costituzione, procurata da quel padre tanto detestato, che verrà assolto e ritenuto idoneo ad andare sul fronte senza neppure un’arma in mano.

La sua partecipazione accanto ai  compagni sarà quella di “rimettere a posto i pezzi lacerati dalle armi” servendo nel reparto medico.

Sul fronte inizia il clou del film, di tutto l’intenso pathos, della vicenda di questo vero e proprio eroe.

Hacksaw Ridge è una parete scoscesa a picco di almeno trenta metri, tagliata ad angolo vivo alla sommità, scalabile unicamente attraverso una rete a maglia larga, di robusta corda, calata dall’alto ed estesa per l’intera larghezza del fronte roccioso. Nel 1945 la missione a cui la sua divisione è comandata è appunto la quasi impossibile conquista dell’isola di Okinawa, uno scudo avanzato dell’Impero nipponico. La leggendaria battaglia è raccontata e riproposta nei dettagli da Mel Gibson, il quale in fatto di violenza non ama le mezze misure, nella sua più cruda e terrificante carneficina, un vero condensato di orrore in cui il destino dell’uomo, e in particolare del guerriero, una figura così cara al regista, sembra non potersi compiere se non nella più elementare delle sue necessità, lo scontro per la vita, per l’onore del proprio popolo, per la difesa delle proprie case, per la riaffermazione dei propri valori, aggredendo e annientando il nemico fino all’estremo martirio.

Quello che vediamo fare a Desmond, se non fosse tratto da una storia realmente accaduta, ci sembrerebbe soprannaturale. Tutto è avvolto in un alone polveroso, cupo, denso di fuliggine e fumo, come se questo ragazzo dal cuore immenso e l’animo impavido, fosse protetto da qualcosa di più grande di lui…La sua fede gli da una forza indescrivibile, tanto da riuscire a salvare 75 uomini, in una sola notte! Rischiando anche di venire ucciso lui stesso, salvandosi con un ingegnoso stratagemma. Da ogni uomo che riesce a portare in salvo sembra quasi trarre nuova linfa per correre da quello successivo. Scene intense davanti alle quali non sono riuscita a non commuovermi.

Doss, ventitre anni, che va in guerra a mani nude, milita sul fronte dell’amore e della solidarietà, per riparare agli scempi che le armi producono. Doss, “il  buon Samaritano” che soccorre i caduti sul campo, armato di Bibbia, di lacci emostatici, di bende e di morfina, cercando di portare in salvo quanti più soldati possibile. Quando il silenzio di Dio diventa più assordante degli urli di dolore e di morte, è in quel momento che l’eroe disarmato si lancia con ancora maggior veemenza lì dove la guerra infuria, e con la forza della propria fede e delle proprie mani piagate, salva da morte sicura i feriti senza alcuna speranza di sopravvivenza, calandoli uno ad uno dalla cima di Hacksaw Ridge. Per ognuno che porta in salvo chiede a Dio una prova successiva: “Fammene trovare ancora un altro” e si getta a testa bassa attraverso la furia delle mitraglie e delle esplosioni.

Un cast davvero eccezionale, oltre a Andrew Garfield e Teresa Palmer, Hugo Weaving, Rachel Griffiths, Luke Bracey e Vince Vaughn (di solito fa l’attore comico ma quì è apprezzabilissimo per il suo ruolo drammatico).

Andrew Garfield ha, quello che si dice, il volto giusto!  Saranno gli occhi dolci, la faccia da bravo ragazzo, a far accedere l’attore al ruolo di nuovo ‘martire’ di Hollywood. Se uno dei grandi cineasti di Los Angeles ha per le mani un ruolo che richieda di esprimere profonda sofferenza fisica e psicologica, finirà probabilmente per chiamare lui. Infatti solo nel 2016 lo ha voluto Martin Scorsese per “Silence” per interpretare un gesuita piegato da una serie infinita di torture psicologiche e fisiche ad opera dei giapponesi, poi, lo ha ingaggiato Mel Gibson. Andrew Garfield funziona in questi ruoli, alla grande.

Un film cruento in alcune sue parti, ma del resto questo sono le guerre, che viene però descritto come un film contro la guerra e, soprattutto, come un film in cui l’aspetto religioso è molto presente. Per Mel Gibson tutto quello che serve è la Fede: in Dio e poi in se stessi. Gibson che, personalmente, apprezzo di più come regista che come attore, ha creato una storia incredibile, rendendolo un gran bel film.

Nel 1998 c’era un soldato da salvare ora è il soldato a salvare tutti. Il paragone con  “Salvate il soldato Ryan” di Spielberg è calzante, c’è un impatto dirompente simile a quel film che vinse cinque oscar alla fine degli anni Novanta. Non ci sono solo fede e coraggio ne “La Battaglia di Hacksaw Ridge”, ma anche il grande dilemma morale, fare la guerra pur essendo pacifisti, che viene messo in scena con grande vigore, sentimento e potenza. Quello di Gibson è un ritorno alla regia che lascia il segno.

La storia di un eroe tacciato come vigliacco che al termine tutti saluteranno con riverenza. La storia di un uomo che ha realmente messo in atto la sua fede, con coraggio e senza parole fatue, un autentico uomo di fede!

Sui titoli di coda i veri protagonisti della vicenda…Desmond è morto nel 2006 a 87 anni e la moglie Dorothy nel 1991.

 

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