“La falsa giustizia – La genesi degli errori giudiziari e come prevenirli”.

LF ha incontrato due eccellenti protagonisti del campo investigativo e criminologico, la dottoressa Maria Gaia Pensieri ed il comandante dei RIS Luciano Garofano, che hanno dato vita ad un interessante quanto chiarificatore libro, scritto a 4 mani, su clamorosi errori giudiziari.

Il Comandante dei RIS Luciano Garofano e la dottoressa Maria Gaia Pensieri
I casi giudiziari, in particolare gli omicidi, hanno sempre suscitato grande interesse nell’opinione pubblica. Negli ultimi anni, tuttavia, il dibattito e il confronto tra “innocentisti” e “colpevolisti” ha registrato un notevole incremento, grazie anche ai media che hanno portato il processo nelle nostre case, denunciando indagini non sempre perfette e sentenze spesso discutibili che hanno intaccato la fiducia nella giustizia.
Il libro “La falsa giustizia” scritto a 4 mani dalla criminologa investigativa Maria Gaia Pensieri e dal comandante dei RIS Luciano Garofano, attraverso lo studio di delitti famosi, vuole affrontare le cause spesso all’origine dell’errore giudiziario, come il ruolo e il valore della testimonianza o l’affidabilità dell’esame del Dna, e il rilevante contributo offerto dall’analisi della scena del crimine e dalla prova scientifica in generale. Il tutto, in un confronto approfondito e avvincente tra il sistema italiano e quello statunitense e con particolare attenzione a tutte le iniziative che vanno sotto il nome di “Progetto Innocenza”, che sia in Italia sia oltreoceano sono dedicate a scagionare gli innocenti e a individuare i veri colpevoli.
La prefazione del libro è stata curata da Manfredi Mattei Filo Della Torre, con l’introduzione di Baldassare Lauria.

Troppi gli errori giudiziari verificatesi per “contaminazione” della scena del delitto, errori umani e poco corrette valutazioni…L’errore giudiziario (errore di primo tipo) viene spesso confuso con il termine di “sentenza ingiusta” riferita a pene comminate in circostanze anomale per l’accusa o per la difesa (errore di secondo tipo). Tali sentenze sono spesso denunciate dai sostenitori dell’abolizione della pena capitale. In tempi recenti, ad esempio, il prelievo e l’analisi del DNA è servita scagionare molte persone da accuse ingiuste. Un altro termine, “processo farsa”, è talvolta utilizzato per ingenti e deliberati errori giudiziari, specialmente laddove vi è il concorso dei mass media e di forti pressioni esterne. Il concetto di errore giudiziario ha importante implicazioni nei casi di revisione, cioè nei casi in cui il Tribunale decide di rivedere o di correggere una sentenza dove si ravvisano certi errori.

Ma lasciamoci coinvolgere in questa complessa tematica dalla dottoressa Pensieri e dal dottor Garofano che LF ha avuto l’onore ed il piacere di intervistare in occasione dell’uscita del loro libro…

Innanzi tutto raccontatemi com’è nata l’idea di scrivere questo libro “a 4 mani”?

Pensieri: “A dire il vero io dovevo occuparmi di una ricerca per l’Università ed ho chiesto consiglio a Luciano, lui mi ha suggerito questo argomento che al momento sembrava poco trattato e poi ci siamo appassionati alla materia e in modo molto naturale si è trasformato in un libro. Abbiamo lavorato alla sua stesura due anni (ovviamente presi da altri impegni entrambi) e oggi che è uscito, ci accorgiamo favorevolmente che anche altri si stanno occupando della questione. In questi giorni si è svolto il festival della Giustizia Penale a Modena che ha ospitato le vittime di errori giudiziari e anche il bravo giornalista Rai Alberto Matano la scorsa stagione ha condotto il programma “Sono Innocente” raccontando le storie di persone innocenti che erano cadute nelle maglie della giustizia. Consideri che è partito così negli Stati Uniti il dibattito sulla questione degli errori giudiziari, attraverso l’impegno di movimenti innocentisti contro la pena di morte che poi man mano è diventato l’Innocence Project un gruppo di lavoro strutturato che si occupa di scagionare gli innocenti condannati e fa ricerca sulle cause di errore giudiziario che oggi conta diverse sedi in molti Stati. Anche gli Stati Uniti ritenevano il loro sistema giudiziario fosse invincibile e a poco a poco hanno dovuto ricredersi, arrivando oggi a delle riforme per limitare il rischio di nuovi errori. Rischio con conseguenze, se vogliamo, ancora più gravi delle nostre, se pensiamo che in molti Stati vigeva la pena capitale e che in alcuni casi era già stata eseguita quando i condannati sono stati riconosciuti innocenti.”

Tutto il libro, correggetemi se sbaglio, oltre a clamorosi errori giudiziari, si articola comparando la giustizia italiana con quella Americana…

Garofano: Esatto, abbiamo comparato il sistema giudiziario statunitense con quello italiano e seppur differenti – in Italia vige un sistema di Civil Law rispetto a quello di Common Law americano – abbiamo individuato dei punti di forza e di debolezza in entrambi. Il punto però a nostro avviso è di prendere ciò che di buono hanno sviluppato negli Stati Uniti e applicarlo nel nostro Paese: pensiamo ad esempio all’applicazione di precise linee guida per le indagini di laboratorio e di protocolli dedicati all’esecuzione di adeguate attività sulla scena del crimine al repertamento delle potenziali future fonti di prova; tutto scrupolosamente documentato affinché la catena di custodia non s’interrompa mai, o alla video-registrazione delle operazioni di sopralluogo e degli interrogatori, semplici operazioni se ci pensiamo, ma estremamente preziose che salvaguardano le indagini da errori inemendabili e gli investigatori da eventuali contestazioni.”

In cosa si differenziano i due sistemi giudiziari?

Pensieri: “Il sistema giudiziario statunitense è più snello, arriva prima alla conclusione delle sentenze, questo non vuol dire che sia migliore, ma se ragioniamo sui casi che coinvolgono erroneamente delle persone all’interno dei processi, queste per fortuna ne escono prima, da noi le lungaggini processuali ci hanno portato più volte ad essere sanzionati dalla CEDU (Corte Europea dei Diritti dell’Uomo), e se alla fine non si viene condannati, si rischia di rimanere sul banco degli imputati per molti anni. Consideri che quando si parla di diritto ad un giusto processo, ci si riferisce anche alla sua ragionevole durata che nei tre gradi di giudizio non dovrebbe eccedere i sei anni con il rischio altrimenti, di ricevere una richiesta di indennizzo, cosa spesso accaduta in Italia. Perché vede, quando si entra in un procedimento giudiziario anche se non si viene condannati, se ne esce sempre distrutti nell’immagine e moralmente; per questo dovremmo cercare di limitare i danni alle persone, evitando fin da subito con indagini corrette, di coinvolgere persone estranee ai fatti, e allo Stato gli ingenti costi delle richieste di indennizzo. Se ci troviamo difronte a numeri importanti, allora vuol dire che nel nostro sistema qualcosa deve essere corretto.”

Garofano: “Anche nell’escussione dei testimoni il sistema statunitense è tempestivo e ed è importante, perché garantisce maggiormente un buon ricordo degli eventi ai quali si è assistito. Nel libro abbiamo affrontato anche i rischi legati al ruolo della testimonianza all’interno del procedimento. Spesso quest’ultima, in Italia, è acquisita e trascritta in forma riassuntiva, tanto che a posteriori non si è in grado di capire quale sia stata la domanda o, peggio ancora, quale sia stata la risposta, non soltanto perché le domande, spesso, sono suggestive, ma perché le risposte sono il frutto della elaborazione di chi interroga e non riflettono la completezza delle dichiarazioni dei testimoni. E, come si diceva, non provvedendo a videoregistrare, viene meno anche quell’enorme contributo derivante dal linguaggio non verbale che, com’è noto, è molto più informativo delle sole parole.”

Le “lungaggini” del sistema italiano possono in qualche modo equipararsi ai tempi di qualche sentenza americana?

Garofano: “Purtroppo no. Frequento molto gli USA ed i colleghi americani, oltre ad aver seguito alcuni dei casi più famosi che hanno interessato l’opinione pubblica di tutto il mondo. Si pensi ad esempio al caso di O.J. Simpson che è arrivato a sentenza dopo poco più di un anno dall’omicidio della moglie e quello di Chiara Poggi, per il quale sono stati necessari più di otto anni.”  

Pensieri: Decisamente no, il 70% dei processi negli States si conclude in pochi giorni anche per reati più gravi, direi che non esiste il paragone, se non  marginalmente con il nostro Giudice di Pace che si occupa di reati minori, ma di certo non per quelli che prevedono sanzioni severe.”

Come inizia una corretta indagine e quali sono gli elementi che la caratterizzano?

Pensieri: “Direi che è più giusto far rispondere il Generale con la sua comprovata esperienza sul campo.”  

Garofano: Un’indagine inizia subito, già a partire dal primo intervento dei soccorritori o della prima pattuglia delle forze dell’ordine. È una fase, questa, delicatissima e strategica, ma che in Italia è ancora connotata da grande approssimazione, mancanza di coordinamento e totale disinteresse per la tutela della scena del crimine. Ne consegue che, troppo frequentemente, il luogo del reato, i reperti e le tracce ivi presenti, non vengono protette, né documentate, con il risultato che la scena del crimine viene alterata, contaminata e tutto ciò penalizza fortemente le indagini future.”

In cosa sono responsabili, se lo sono, le forze dell’ordine nella “mala giustizia”?

Pensieri: “Nel nostro Paese, le indagini preliminari, sono dirette e coordinate dal Pubblico Ministero che si avvale della Polizia Giudiziaria. Il ruolo svolto nelle primissime fasi sulla scena di un crimine, come si è detto, si rivela fondamentale per la buona riuscita del caso. Purtroppo il rischio di commettere errori è sempre presente. Noi crediamo fermamente che si debba puntare sulla formazione del personale che interviene: Primo Soccorso, Medici, Forze dell’Ordine, solo con un’adeguata competenza e l’applicazione di standard consolidati possiamo limitare i rischi di errore.”

Garofano:Nonostante la scienza e la tecnologia ci offrano possibilità impensabili – si pensi ad esempio alla capacità di mettere in evidenza tracce invisibili – la gestione della scena del crimine, tranne i rari casi in cui ad intervenire siano gli esperti della Polizia Scientifica o quelli del RIS dei Carabinieri, è spesso viziata da interventi superficiali e incompleti, frutto di competenze inadeguate alla complessità degli eventi criminali. Nel nostro libro, con la dottoressa Pensieri, insistiamo molto sulla professionalità degli operatori, perseguibile solo attraverso un rinnovato processo culturale che porti alla consapevolezza che la scena del crimine ha bisogno di personale motivato, preparato e costantemente aggiornato, ma soprattutto convinti della necessità, non più rinviabile, dell’applicazione di procedure d’intervento che si ispirino ai massimi livelli di standard di qualità.”

Come mai gli omicidi suscitano sempre grande interesse nell’opinione pubblica?

Garofano: Credo che le motivazioni siano molteplici. In fondo, un omicidio, è sì una tragedia, ma riguarda le persone, le loro relazioni, i loro sentimenti, così come la cattiveria o la malvagità e dunque, la vita. Si tratta di una miscela di curiosità, pietà, ma anche angoscia, timore e quindi la voglia di scoprirne le cause ed i motivi per poterne prendere le distanze e tranquillizzarsi.”

Pensieri: I reati violenti hanno da sempre interessato l’opinione pubblica, è un modo per esorcizzare la paura, che nella società, definita da Bauman dell’incertezza, è sempre presente anche quando i dati ci dicono che siamo difronte ad una stabilità se non ad una riduzione dei fenomeni criminali.”

Ma a monte a cosa sono dovuti realmente gli errori giudiziari?

Garofano: “La lettura del nostro libro, almeno speriamo, potrà sicuramente contribuire a rispondere a questo quesito. Non c’è una sola causa, ma tanti piccoli o grandi errori che si sommano tra loro e che alla fine, vuoi per un intervento sulla scena del crimine sbagliato, o per un’analisi di laboratorio inesatta, od una testimonianza assunta erroneamente, portano ad una sentenza ingiusta.”

Mi parlate del “Progetto Innocenza”?

Pensieri:Sì, è un’associazione nordamericana non governativa, nata con l’obiettivo di individuare le falle del sistema giudiziario statunitense che si batte per riaprire i casi dubbi e dimostrare l’innocenza dei loro assistiti. Oggi possono contare sulle recenti tecniche di genetica forense come nuove fonti di prova per riuscire a scagionare chi è stato erroneamente condannato e in alcuni casi, queste tracce di Dna, hanno portato, anche a distanza di molti anni, ad individuare i reali autori dei crimini.”

Garofano: Ho conosciuto personalmente i due ideatori dell’Innocence Project, Barry Scheck e Peter Neufeld, quest’ultimo ospite in Italia in due eventi organizzati nel recente passato. Li incontro ogni anno negli USA in occasione del Meeting annuale dell’Accademia Americana di Scienze Forensi ed ogni volta rimango estasiato dalla loro passione e dalla straordinaria capacità con la quale hanno saputo progettare e organizzare operativamente una iniziativa che costituisce un punto di riferimento irrinunciabile per tanti cittadini innocenti.”

Cosa ne pensate della recente partecipazione al Festival della Giustizia di Amanda Knox? 

Garofano: Discutere di casi giudiziari che, come l’omicidio di Meredith Kercher, hanno lasciato dubbi e perplessità, lo ritengo sempre un approccio positivo. Far parlare però solo Amanda, in assenza di un confronto diretto con il Pubblico Ministero o l’avvocato di parte civile, lo giudico molto sbilanciato a favore della sola spettacolarizzazione e dunque inutile se l’obiettivo era quello di riflettere sugli errori giudiziari.”

Pensieri: “Benché la Knox sia giustamente tornata una libera cittadina e quindi libera di tornare anche nel nostro Paese, io avrei evitato. Purtroppo per stessa ammissione della Corte di Cassazione, sul caso hanno gravato delle clamorose defaillance investigative e se le indagini non avessero risentito di tali “colpevoli omissioni“, si sarebbe “con ogni probabilità, consentito, sin da subito, di delineare un quadro, se non di certezza, quanto meno di tranquillante affidabilità, nella prospettiva vuoi della colpevolezza vuoi dell’estraneità” di Knox e Sollecito. L’aspetto che più volte la Knox ha denunciato durante il processo è la pressione mediatica che ha sentito forte su di sé, oggi a me sorprende che si metta volontariamente al centro di questa stessa attenzione.”

Quali sono i casi più clamorosi di errori giudiziari in Italia?

Pensieri: Sicuramente tutti ricorderanno quello del conduttore Enzo Tortora, perché era un personaggio pubblico che entrava in punta di piedi con le sue trasmissioni nelle case degli italiani. Nel libro abbiamo trattato uno dei più importanti processi di revisione affrontati in Italia. Il caso riguardava l’eccidio di due carabinieri avvenuto nel 1976 ad Alcamo Marina; al termine dei tanti e lunghi processi vennero condannate ben quattro persone. Tutte riconosciute innocenti dopo anni di carcere e i processi di revisione conclusi tra il 2012 e il 2014; un caso clamoroso sotto molti aspetti.”

Garofano: In realtà non sono tanti quelli di cui si parla e, tranne il caso di Giuseppe Gullotta che ha descritto Gaia, gli altri sono rimasti sconosciuti ai più. Nel libro riferiamo di un caso, sicuramente molto più noto per la vittima, che per gli autori, ancora da individuare. Si tratta dell’omicidio di Beppe Basile, politico pugliese dell’Italia dei Valori, ucciso ad Ugento nella notte tra il 14 ed il 15 Giugno del 2008. Un caso in cui fui coinvolto come consulente degli imputati e che invito a leggere come esempio importante di errore giudiziario, soprattutto per gli sbagli commessi nell’interpretare le tracce di sangue e la conduzione della testimonianza di una minore.”

La titolazione “La legge è uguale per tutti” ha ancora autentico valore?

Garofano: La legge è gestita e interpretata dall’uomo ed in quanto tale è per definizione imperfetta. Col nostro libro abbiamo tentato di dare dei suggerimenti per migliorarla o almeno per ridurre i tanti errori giudiziari che si commettono nel nostro Paese.”

 Pensate possa ripetersi la stesura di un altro libro assieme?

Garofano: Esperienza decisamente positiva e, almeno per quanto mi riguarda, sicuramente da ripetere…ed infatti ho già qualche idea, ma che Gaia ancora non conosce.”

Pensieri: È stata una piacevole esperienza, perché c’è stato sempre accordo su cosa e come trattare il tema, le idee sono molte, perché no? Accetto la nuova sfida letteraria.”

 

 

 

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