La grande promessa del cinema thriller Luigi Pastore sta creando scalpore con una nuova discussa pellicola: “Deliriumpsike”.

Visionario e pragmatico, con i suoi film riesce a creare universi di inquietudine e il pubblico giovane e del settore già lo segue.

Finalmente riesco ad intervistare una giovane ma solida promessa del cinema thriller horror italiano, un professionista del thriller all’italiana con una personalità semplice e complessa, raffinata e acuta.

Visionario e pragmatico, con i suoi film riesce a creare universi di inquietudine e il pubblico giovane e del settore già lo segue.

Luigi Pastore è un giovanotto educatissimo e affabile, alto, massiccio con un viso molto fotogenico ed uno sguardo vagamente orientale, ipnotico.

Il nostro regista fisicamente potrebbe essere un investigatore di serial killer di una serie televisiva, ma è un regista e produttore grintoso di cui si parla molto tra appassionati del thriller e dell’ horror, di cui sentiremo parlare molto ancora. Il suo stile e le sue storie non si dimenticano e non conciliano sonni tranquilli.

Luigi sei al terzo film…che idea ti sei fatto del mondo del cinema ?

“Un mondo lobbista se non ne fai parte, ma esiste il cinema indipendente con registi molto interessanti. Poi ci sono altre vie come i finanziamenti, le conoscenze, ma ogni regista ha i suoi ideali e quando sei contro il sistema diventi fastidioso. Ma non mi interesso di politica. Devi credere in te stesso per fare un cinema libero. Anche se molti, per lavorare, fanno film sul sociale per emergere e usano biecamente quelle tematiche, sebbene non sia il loro cinema ed i prodotti siano scarsi. A me non interessano affatto quei film.”

 Ci nomini un personaggio che ti ha spinto ad intraprendere questo cammino?

“Dario Argento, i suoi film sono stati significativi per me. Poi altri autori hanno avuto  influenze diverse per la mia formazione, e ho deciso di proseguire. A chi segue i suoi insuperabili film dico di continuare questo percorso per non dimenticare Argento e gli altri maestri. Con loro ho costruito un rapporto di amicizia, non mi sono mai proposto come assistente, proprio per una forma di rispetto nei loro confronti. Il cinema indipendente è scevro da questa condizione.  Nasce come esigenza pura di fare film differenti.”

Parliamo di quest’ultimo film tanto atteso?

“E’ nato in condizioni di totale isolamento, quando sono ritornato nei luoghi della mi infanzia e mi sono rifugiato in una vecchia casa di famiglia, in riva al mare, e davanti al caminetto, lentamente ho avuto delle visioni che sono diventate più nitide, ma non ho scritto nulla. Poi dal passato è riemerso un nastro di una musica che avevo composto da adolescente, che avevo intitolato proprio DELIRIUMPSIKE. Sì, ho provato disagio in un posto abbandonato, tra foglie secche e vetri rotti, topi, oggetti dismessi, insomma è nato dal disagio del passato. Non ho voluto uno sceneggiatore perché non avevo sicurezze di fare il film. Scrissi così saltuariamente. Il titolo poi è stato varato dal maestro Castellari.”

La possibilità di lavorare con un commediante icona di Fellini come Alvaro Vitali  è stata una tua scelta autoriale?

“Sì, è stata una mia scelta autoriale scrivendo e immaginando il personaggio di Faccia di Cartone. Alvaro lo avevo incrociato in un festival a Castel di Sangro. Mi colpì molto la sua fisicità. Contattai un produttore ma non era facile trovarlo. Mandai dei messaggi ad Alvaro Vitali ma non rispondeva, perché era all’estero. Mi ricordo ancora quando comparve la scritta “sta scrivendo” su WhatsApp, che emozione… dopo due misteriose spunte blu. Fu molto cortese e carino e fissammo un appuntamento in cui parlammo molto. Con lui ci si perde negli aneddoti del cinema. Lui fu stimolato dalla storia.”

Ci racconteresti qualcosa della storia di questo Thriller che tutti aspettano?

“Il personaggio di “Faccia di Cartone” è vagamente ispirato a Oreste Nannetti NOF4, un artista rinchiuso nel carcere di Volterra, dove ha lasciato delle opere sulla parete, opere che parlano di sensibilità e di sofferenze. Ci sono dei filmati molto interessanti su questo artista incompreso, dalla vita sfortunata. Se sei un ribelle, le persone tentano di etichettarti, se per la gente non ti comporti bene nel senso della morale comune, allora scatta una ferocia incredibile nel mondo cosiddetto civile. Ripeto è un thriller in cui la psichiatria è solo una cornice del thriller. Non punto il dito, non accuso medici o trattamenti. Uso la cornice, documento, e dunque faccio vedere i trattamenti usati in passato.”

Grazie Luigi e complimenti per la tua storia che appare già avvincente e magnetica sulla carta, per tutti gli appassionati del genere e non.

“Grazie a voi Antonello.”

 

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